Risale al 13 gennaio 1984 l’ultimo contatto via radio della “Tito Campanella” con la società armatrice Alframar di Savona. Nel ricordo di quel tragico avvenimento, domani, sabato 13 gennaio 2024, alle 18:00, nella città ligure, si terrà una commemorazione nei pressi del monumento ai caduti, alla quale seguirà, alle 18:30, la Santa Messa nella Chiesa di San Domenico. Nessun evento a Mola, città natale dei due marittimi dispersi nel Golfo di Biscaglia, Nicola Fiordaliso e Domenico Daniele. Nell’inerzia pluridecennale della classe politica e della nostra comunità, che pure tanto ha ricevuto dal duro lavoro, spesso pagato con la vita, dei tantissimi marittimi molesi che hanno solcato mari e oceani, voglio ricordarli con il dossier che pubblicai nel maggio 2011 sul supplemento di “Città Nostra”, e che ricostruiva l’intera vicenda, ancora oggi avvolta nel mistero. E per la prima volta, in esclusiva, pubblichiamo l’accorata lettera che un marittimo della “Tito Campanella”, sbarcato poco prima dei tragici fatti, inviò al molese Nicola Fiordaliso. Una lettera che il destinatario non lesse mai. Ad inviarla fu il caporale di macchina, che raccontò ai giornali dell’epoca molti inquietanti risvolti su presunti traffici di armi e di sostanze tossiche a bordo della nave scomparsa.
Mola, città ingrata.
A distanza di quarant’anni dalla tragica scomparsa della “Tito Campanella”, senza che nessun corpo e neppure il più piccolo relitto venisse mai ritrovato nelle acque gelide e spesso tempestose del Golfo di Biscaglia, nell’Atlantico, tra le coste francesi e quelle della Spagna settentrionale, nessuna manifestazione pubblica è stata annunciata dall’Amministrazione comunale.
Purtroppo, così è sempre stato in tanti anni, nonostante tra l’equipaggio di quella sfortunata “carretta del mare” fossero imbarcati due giovani marittimi molesi: Nicola Fiordaliso, operaio meccanico, 36 anni, coniugato e padre di due bambini piccoli, oggi quarantenni, e Domenico Daniele, 25 anni, marinaio, celibe.
A nulla sono valsi gli appelli che ho lanciato più volte dalle colonne della stampa locale: il sacrificio di Nicola e di Domenico non è mai stato ricordato, come neppure quello dei tanti marittimi di lungo corso, oltre che dei numerosi pescatori molesi, periti in molti naufragi e incidenti che hanno funestato la storia della nostra marineria e, quindi, la nostra Storia cittadina.
Savona, città sede della società armatrice della “Tito Campanella”, ha dedicato ai marittimi scomparsi un monumento al marinaio nell’area portuale e una targa alla memoria.
Mola, città marittima di lunga tradizione, nemmeno un simbolo.


E nel corso dell’intero Novecento, a Mola, si conta soltanto la lapide commemorativa, peraltro neppure su iniziativa del Municipio, ma offerta dalla Comunità molese negli USA, dell’altrettanto misterioso naufragio di due pescherecci molesi, avvenuto nel 1930, nel mare dell’isola greca di Lefkada.
Nient’altro, se non la generica intitolazione di Piazza Portecchia ai Marinai d’Italia.
Davvero molto poco, praticamente niente, per il sacrificio di intere generazioni di marittimi e pescatori che hanno fatto la ricchezza di Mola nei tempi ormai andati, quando si pescava a Levante tra immense privazioni e quando gli imbarchi sulle navi da carico e sulle petroliere duravano anche anni, lontani da ogni affetto, sugli oceani del mondo, sballottati sulla schiuma di mare, come ricorda lo struggente canto di Enzo Delre, “U’ Navegande“.
A Savona la commemorazione del 40esimo dalla scomparsa della “Tito Campanella”
A Savona, domani, sabato 13 gennaio 2024, dopo le riprese di un servizio televisivo del TG3, nell’area portuale, con la presenza dei familiari dei marittimi scomparsi, alle ore 18:00, in Piazza Mameli, davanti al monumento ai caduti, si terrà una commemorazione pubblica, seguita alle 18:30 dalla Santa Messa nella Chiesa di San Domenico in Via Mistrangeli.
Alle riprese televisive e alle manifestazioni di Savona in onore dei marittimi della “Tito Campanella” parteciperanno anche i familiari di Nicola Fiordaliso, la moglie Tonia Pietanza e il figlio Giuseppe, ai quali va il caro saluto e l’abbraccio di “Mola Libera”.
Dietro autorizzazione di Giuseppe Fiordaliso, pubblichiamo un documento privato ma che, tuttavia, riveste una testimonianza eccezionale.
Si tratta della lettera del sig. Fabio Bruni che scrive, pochi giorni prima della tragedia del mare, a Nicola Fiordaliso e a sua moglie, invitando Nicola a sbarcare dalla “Tito Campanella” perchè “è una nave che fa pietà” e fornendogli alcune preziose indicazioni per cercare un imbarco su navi sicure e con continuità di lavoro (a tal proposito, sebbene a distanza di tanti anni, abbiamo in ogni caso oscurato i nomi delle persone indicate da Bruni).
La lettera di Bruni, collega di Fiordaliso a bordo della Tito Campanella, ancora oggi, dopo quarant’anni, ha un sapore molto amaro: venne inviata da Firenze, dove risiedeva il marittimo, in data 23 dicembre 1983 e ricevuta dalla signora Pietanza il successivo 29 dicembre.
Nicola Fiordaliso sarebbe sbarcato all’arrivo della nave ad Eleusi, in Grecia, intorno al 20 gennaio 1984, e una volta giunto a Mola avrebbe letto la missiva e sicuramente provveduto per un futuro migliore per sè, per sua moglie e per i suoi figli, in base alle indicazioni del suo amico Fabio Bruni.
Ma Nicola, a Mola non tornò più e quella lettera non la lesse mai: il 14 gennaio 1984 della Tito Campanella non c’erano più tracce.


La testimonianza di Fabio Bruni: c’erano gas nervino e armi sovietiche sulla “Tito Campanella”?
Il marittimo Fabio Bruni, caporale di macchina, non era soltanto un collega e amico di Nicola Fiordaliso.
Egli è stato oggetto delle cronache dei giornali dell’epoca. Ne trattarono diversi quotidiani e le sue dichiarazioni furono oggetto della Commissione d’indagine ministeriale che trattò della scomparsa della nave. Ecco un articolo pubblicato da “La Repubblica” alcuni anni dopo, il 30 giugno 1988:

LA RICOSTRUZIONE DEGLI AVVENIMENTI CON I DOCUMENTI DELL’EPOCA
Della tragica vicenda della “Tito Campanella” mi sono occupato fin dalla sua scomparsa, più volte nel tempo. L’ultima, in maniera analitica, con un dossier pubblicato sul numero speciale di “Città Nostra”, dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, del maggio 2011.
Lo ripropongo qui integralmente perchè ritengo che contenga spunti ancora molto interessanti di riflessione, sia sulla ricostruzione dei fatti, operata da due Commissioni statali d’indagine, che sulle tante zone d’ombra e di mistero che rimangono insolute a distanza di tanto tempo.
Misteri che, non a caso, mi ispirarono la scrittura del mio primo “noir”, intitolato “Ursa Major”, dal nome di una nave di fantasia e con una mia personale ipotesi dei fatti, non reale ovviamente (perchè la verità non la sapremo mai), però verosimile, come ebbe a dire il prof. Italo Garzia, all’epoca docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università di Bari, nel presentare quel mio libro al Castello Angioino nel 2012.
Ecco il Dossier sulla “Tito Campanella” di maggio 2011:




