In questi giorni è stato consegnato alle ditte aggiudicatarie dell’appalto il cantiere del primo lotto di Costa Sud, il parco lineare costiero di sei chilometri che si estenderà dalla spiaggia cittadina di Pane e Pomodoro fino a San Giorgio e che è stato finanziato con 75 milioni di euro del piano complementare al PNRR. Dopo il fallimento del Piano Urban, Mola non riesce nemmeno a liberare l’area delle due lottizzazioni confiscate per abusivismo e a realizzarci un parco con annessa spiaggia attrezzata che parta da Portecchia, passando per Porto Colombo. Non parliamo poi del lungomare sud, fino al molo di levante, abbandonato a se stesso, senza porto turistico e privo di identità. Ecco quello che si doveva fare e che invece non è stato fatto per incapacità politica e nel perseverare negli errori. Svegliarsi al più presto dal lungo letargo si deve e si può. La classe politica discuta le proposte di “Mola Libera” per uno sviluppo economico e turistico, prima che sia troppo tardi. Eccole. (Prima parte)
Bari continua imperterrita a comportarsi da asso piglia tutto che scarica le sue contraddizioni sui comuni dell’hinterland: sposta ferrovie e strade, vuole varianti devastanti, nel disinteresse per le comunità che le fanno da corona.
Il Sindaco patrigno della Città Metropolitana, Antonio Decaro, pensa innanzitutto ai bisogni della città capoluogo e i comuni limitrofi … che si arrangino! Anzi, se trova Sindaci accomodanti con la sua visione totalizzante della Bari rampante, è ben felice e peggio per loro se non sanno provvedere alle loro comunità.
Dei vantaggi notevoli per Bari capoluogo della variante alla statale 16 abbiamo parlato più volte, come pure dei disastri che quella nuova arteria produrrà sui territori di Triggiano, Noicattaro e Mola che ne verranno attraversati.
Oggi trattiamo invece del fallimento urbanistico di Mola di Bari al cospetto, invece, dell’arrembante trasformazione appena iniziata sulla costa a sud di Bari, per ora fino a San Giorgio e poi a traguardare Torre a mare. E in seguito ad espandersi sul tratto Torre a mare – Mola che, con la variante e il declassamento a due corsie dell’attuale statale, in chiave di strada di servizio, vedrà liberarsi enormi praterie per grandi lottizzazioni edilizie tra il vecchio nastro stradale e la ferrovia. E già vi è un’avvisaglia in tal senso, con una mega lottizzazione di lusso situata a Torre a mare al confine con il territorio molese. Ma di questo parleremo un’altra volta, quando avremo finito di esaminare il voluminoso fascicolo in nostro possesso.
IL PROGETTO BARI COSTA SUD
Vediamo intanto in cosa consiste il progetto Bari Costa Sud, riprendendone i contenuti dal sito ufficiale del Comune di Bari.
L’intervento denominato “Bari Costasud, Parco Costiero della cultura, del turismo, dell’ambiente” riguarda il progetto di un grande parco che prevede la riqualificazione delle aree collocate a sud-est dell’abitato di Bari, una vasta zona in parte degradata e poco fruibile, ma che presenta caratteri peculiari del paesaggio costiero quali componenti naturalistiche e orticultura costiera, ancora libero dall’insediamento.
Obiettivo del progetto è la realizzazione di un parco lineare costiero lungo 6 km che connetta il lungomare monumentale novecentesco e le spiagge urbane con i quartieri collocati a est e a sud del nucleo urbano centrale, diventando di fatto il parco più rilevante in termini di dimensioni e funzioni dell’area metropolitana di Bari.
L’intervento è stato inserito nell’elenco dei 14 interventi del Piano Strategico Grandi Attrattori Culturali, finanziati dal PNC, Piano Nazionale degli interventi Complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tale Piano è compreso nel più ampio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che mira ad incrementare il livello di attrattività del sistema turistico e culturale del Paese, attraverso la modernizzazione delle infrastrutture, materiali e immateriali.
Elemento fondante del progetto per l’intero settore “Costa Sud” è l’attivazione di un vasto paesaggio come struttura portante per la rigenerazione urbana di una delle poche aree della costa barese ove ancora è possibile costruire un legame forte tra l’entroterra agricolo e il fronte marino. Un legame che il piano intende costruire attraverso la struttura dello spazio pubblico, la presenza dell’agricoltura e degli spazi aperti di uso collettivo, la continuità dei percorsi pedonali e ciclabili e la continuità delle aperture visuali. Al nuovo paesaggio è, quindi, assegnato un ruolo prioritario nell’attivare la rigenerazione dei quartieri della città esistente e nel supportare la costruzione delle densità edilizie previste.
Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica suddivide l’area di intervento in sei lotti funzionali:
- i lotti 1, 2 e 3, parco costiero di “Pane e Pomodoro”, “Torre Quetta” e “Torre Carnosa” prevedono principalmente la riqualificazione naturalistica della fascia litoranea, con interventi di piantumazione, nuova rete di percorsi misti ciclopedonali e riprofilazione e parziale ridisegno del tracciato della strada litoranea;
- il lotto 4 “Parco Valenzano” prevede un settore di rinaturalizzazione dell’alveo della Lama Valenzano ed un settore di realizzazione del parco agricolo reticolare;
- il lotto 5 “Parco Reticolare” prevede la realizzazione di un parco agricolo reticolare, con creazione di una rete di spazi aperti ad uso pubblico all’interno di zone destinate ad orticoltura;
- il lotto 6 “Parco Bellavista” prevede la riqualificazione dell’area attualmente occupata dal centro sportivo Bellavista e l’estensione delle attrezzature sportive.
Recupero ambientale e paesaggistico, integrazione degli standard per la popolazione insediata, fruibilità, attraverso un sistema di mobilità lenta, incentivazione agli usi agricoli delle frange di campagna ancora presenti ai margini dell’abitato, creazione di un sistema di parchi attrezzati con finalità anche turistiche costituiscono quindi gli obiettivi principali che l’investimento è chiamato a conseguire.
L’opera è inserita nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche 2022_2024, approvato con Delibera di Consiglio n. 00040 del 24.06.2022.
IL FALLIMENTO URBANISTICO MOLESE: UNA VISIONE DISOMOGENEA DELLA FUNZIONE DELLA COSTA. BERLEN E COLONNA CORRESPONSABILI.
Fin qui quanto è previsto a Bari lungo una direttrice che ci vede in diretta continuità lungo la costa. E che, purtroppo, è foriera di speculazione edilizia a carico del nostro territorio, come propaggine dell’espansione “Costa Sud” fino a Torre a mare e, quindi, oltre verso Mola: infatti, come si è già detto, sarà la variante alla statale 16 a “liberare” terreno edificabile per i residence residenziali da costruire tra la ferrovia e l’attuale statale da declassare, a tutto beneficio dei grandi immobiliaristi baresi.
Ma veniamo ora a quello che Mola poteva essere in un recente passato e, invece, non è stata. E a cosa si potrebbe ancora fare, fuori da logiche speculative ma a beneficio degli interessi generali della comunità e nella tutela dell’ambiente.
Berlen chiama Bohigas: così tutto ebbe inizio

Tutto nasce nei primi Anni 2000, con la seconda Giunta Cristino e con il mettere nelle esclusive mani dell’arch. Nicola Berlen gli Assessorati unificati all’Urbanistica e ai Lavori pubblici.
Berlen ha l’intuizione, in realtà si tratta di una proposta portata a Mola da alcuni consulenti pugliesi che fanno la spola con alcuni ministeri, di presentare domanda per il Piano Urban II di cosiddetta “rigenerazione urbana”, finanziato da fondi comunitari e nazionali e con una quota di compartecipazione comunale e dei privati.
Mola, per le sue condizioni socio economiche arretrate, attestate dai dati ufficiali ISTAT, riesce ad ottenere i fondi per un ammontare davvero strabiliante per l’epoca, con circa 23 milioni di euro complessivi di finanziamento.
La nostra cittadina, nel 2001, quando si sparge la voce, è in visibilio: approdano giornalisti da ogni dove, perfino il Sole 24 ore vi dedica uno speciale, anche se a pagamento. Berlen si è affidato ad una grande firma dell’architettura europea: Oriol Bohigas, l’urbanista di Barcellona che ha rivoluzionato il lungomare della sua città, in Spagna, e quello di Salerno, in Italia.
Come presto si scoprirà, Bohigas ha una visione apparentemente innovativa della trasformazione urbana: procedere senza una programmazione organica del territorio, ma “per pezzi” di città. A suo parere, i piani urbanistici servono a poco, se non ad ingessare lo sviluppo.
Ed è così, con questa “deregulation” urbanistica in mente, che Bohigas consegna agli amministratori dell’epoca poche pagine.
Un breve testo, seguito da alcune idee progettuali che riguardano: 1) la sistemazione del fronte mare nord, dalla Capitaneria a Portecchia e fino a Porto Colombo, con parcheggi interrati al di sotto dell’ex Baby-park; 2) la sistemazione di Piazza XX Settembre, con un discutibile “serpentone” che, correndo fino all’ingresso di previsti parcheggi interrati sotto la piazzetta Donna Flor, avrebbe reso inutilizzabile gran parte dell’assetto pedonale della piazza; 3) la sistemazione del fronte mare sud, dalla Capitaneria fino alla radice del molo di levante, con lo spostamento del mercato ittico sullo slargo del primo gomito del molo di tramontana, e con parcheggi interrati lineari al di sotto di Via Lungara Porto fino all’altezza del cantiere navale, da trasferire sul molo di levante; 4) la realizzazione di un porto turistico, tra Cala Loreto e la radice del molo di levante, con una lottizzazione edilizia in riva al mare, che sarebbe terminata con uno svettante grattacielo alla radice del molo di levante.

I propositi di Bohigas avevano una loro plausibilità in alcuni punti di forza, molto meno in altri, come, da consigliere comunale, ebbi modo di rappresentare in una seduta di Consiglio comunale convocata alla sua presenza per discutere del suo Piano. Li voglio qui ripercorrere brevemente perchè è opportuno farlo ai fini del discorso sulle prospettive future.
Punti di forza del Piano Bohigas
- Lo spostamento dell’asse stradale sul fronte mare nord. Bohigas ebbe il grande merito di ridisegnare lo scorrimento della strada che fa da lungomare, facendola passare in maniera parallela alla costa nel tratto che prima invece lambiva il Castello e che portava a ridosso delle mura, lasciando un grande spazio inutilizzato in riva al mare, che, come si ricorderà, era adibito a precario parcheggio. Così facendo, Bohigas ha permesso di recuperare una grande porzione di spazio che poi è stata destinata all’anfiteatro, sebbene il suo posto potesse essere occupato da altra funzione di utilità sociale, come scrissi più volte a suo tempo. Ma ci torneremo in seguito.
- I parcheggi interrati al di sotto dell’area dell’ex Baby park per 328 posti auto. Anche questa fu un’ottima proposta progettuale perchè avrebbe consentito di liberare dalle auto molti spazi in superficie destinandoli ad usi sociali più nobili (attrezzature per il tempo libero, verde, ecc.).
- Il parcheggio interrato al di sotto di Via Lungara Porto. Anche se per il lungomare sud si trattò solo di ipotesi, pure in questo caso la proposta di Bohigas avrebbe permesso di decongestionare un’ampia zona centrale, utilizzando in superficie, per attività del tempo libero, anche l’area oggi riservata allo scalo d’alaggio del porto.
- La spiaggia urbana tra Portecchia e Porto Colombo. Con strutture leggere per la balneazione, Bohigas dava così vita ad una sia pur breve spiaggia lineare in una zona di costa tradizionalmente utilizzata dai molesi.
I punti di debolezza del Piano Bohigas
Non conoscendo bene la nostra storia, la nostra tradizione, le caratteristiche della nostra costa e le nostre norme in materia ambientale e paesaggistica, Bohigas ideò alcune soluzioni, a mio parere, non molto condivisibili. Vediamole, insieme alle proposte di soluzione che, al contrario, potevano essere implementate, come più volte ho scritto a suo tempo:
- Fronte mare nord: a) spiaggia urbana alla Rotonda con solarium in legno e isola artificiale appoggiata all’attuale barriera frangiflutti e passerella pedonale di collegamento. b) eliminazione del baby park con realizzazione dello spazio attuale e giochi per bambini trasferiti a ridosso di Portecchia. c) realizzazione anfiteatro.
- Piazza XX Settembre: “serpentone” tra Via Colombo e l’ingresso del parcheggio interrato della piazzetta Donna Flor. Utilizzo di materiali avulsi dalla tradizione locale e nessuna valorizzazione del contesto storico-architettonico nè introduzione di nuove funzioni per il turismo culturale.

- Fronte mare sud e Porto turistico: non fu progettato niente di concreto in merito al lungomare sud, cioè dalla Capitaneria fino a Cala Loreto e il porto turistico proposto si presentava decentrato, con lay-out inappropriato e con la previsione di una massiccia edificazione tra Cala Loreto e la radice del molo di levante, da terminare con un grattacielo.

Vediamo perchè le soluzioni proposte da Bohigas avevano forti controindicazioni funzionali e urbanistiche:
- Fronte mare nord:

a) La spiaggia urbana alla Rotonda è l’idea progettuale che, a distanza di tanti anni, dalla previsione Bohigas, è stata progettata in via definitiva-esecutiva dai collaboratori dell’architetto spagnolo e dalla Finepro di Alberobello, di cui è titolare l’arch. Michele Sgobba, già progettista a Mola di numerose opere pubbliche nel corso dei ripetuti incarichi assessorili di Nico Berlen. Tale opera è stata finanziata con 2 milioni di euro dalla Città Metropolitana di Bari nel corso dell’Amministrazione Di Rutigliano e appaltata, sebbene priva dei pareri e dei nulla osta delle autorità paesaggistiche e ambientali, a fine dicembre 2022. E’ tuttora in corso (o comunque non è stata ancora pubblicata la relazione finale di chiusura) la nuova “conferenza di servizi”, indetta dal Comune di Mola, alla quale partecipano numerosi enti pubblici, dopo che la prima indizione del gennaio 2023 non ebbe esito a causa del parere negativo della Regione Puglia. Come più volte “Mola Libera” ha scritto e ribadito, da ultimo con precise “Osservazioni” presentate nella procedura della conferenza di servizi, una spiaggia urbana alla Rotonda è improponibile per alcuni fondamentali motivi: 1) la zona è assolutamente non balneabile, come risulta non solo dal cartello ben visibile, in conseguenza delle disposizioni regionali che prevedono il divieto di balneazione nei dintorni dei porti (in questo caso, il porticciolo di Portecchia) e dei canali di sbocco a mare di lame e altri corsi d’acqua, sia pure episodici, come il canalone di Sant’Antonio, peraltro responsabile, come è ben noto, di numerosi e ripetuti sversamenti di liquidi fognari nelle acque antistanti; 2) il devastante impatto ambientale previsto, con la realizzazione di una struttura inamovibile, con plinti in calcestruzzo, impiantati anche sul fondale marino, sulla quale poggeranno due trame di travi in acciaio del peso di molte tonnellate, che reggeranno la piattaforma in legno sintetico destinata a “solarium”; 3) le condizioni meteo-marine spesso avverse della zona che, oltre a spazzare il previsto ponticello di collegamento con l’isolotto artificiale, accorceranno di molto il ciclo di vita della struttura, ossidando in breve tempo l’armatura in ferro del calcestruzzo e le travi in ferro, anche se zincate, producendo così un veloce deterioramento che comporterà notevoli costi per il ripristino delle opere oppure per il suo smantellamento.

b) Eliminazione del Baby park. Il parco giochi preesistente, sebbene ridotto in cattive condizioni, ha avuto nei decenni una forte valenza ludica e sociale per migliaia di bambini molesi e per le loro famiglie. Il suo trasferimento in una posizione troppo esposta ai venti e con una superficie molto limitata, oltre che con condizioni logistiche, funzionali e igieniche (pietrisco) molto discutibili, non ha migliorato la condizione dei bambini nella nostra città. Peraltro, lo spazio creato con l’eliminazione del Baby-park ha determinato una vasta superficie priva di qualsiasi plausibilità urbanistica, tenuta in uno stato semi incolto e utilizzata prevalentemente come deposito di tavoli e sedie delle attività ristorative antistanti, con grande spreco di suolo pubblico, di fatto semi-privatizzato.
c) Anfiteatro nella zona Castello. Apparentemente si tratta di una buona soluzione, sebbene già largamente degradata per scarsa manutenzione. Tuttavia, per la sua posizione fortemente esposta ai venti di mare, anche in piena stagione estiva, l’anfiteatro viene utilizzato per poche serate all’anno.
2. Piazza XX Settembre
Come si è ben visto, i finanziamenti di Urban, sperperati in malo modo in spese largamente improduttive, furono a malapena sufficienti a finanziare parzialmente il solo lungomare nord: infatti, il Comune fu costretto ad accendere un ragguardevole mutuo a titolo oneroso, con la Cassa Depositi e Prestiti per mettere in gara d’appalto i lavori.

E quindi non rimasero risorse per eseguire i previsti lavori di Piazza XX Settembre, nè quelli per i parcheggi interrati (su 3 livelli con 312 posti complessivi) e, ovviamente, nemmeno per il lungomare sud e neppure per il porto turistico. I lavori di ristrutturazione di Piazza XX Settembre furono quindi eseguiti negli anni successivi, con nuovi finanziamenti extra Urban, dalla Giunta Diperna (2010-2015). Pertanto, la soluzione proposta da Bohigas non fu attuata. Se lo fosse stata avremmo avuto Piazza XX Settembre largamente inutilizzabile. Infatti, l’architetto spagnolo prevedeva di realizzare un percorso carrabile che, partendo da Via Colombo, con un tracciato a “esse” (che fu soprannominato “serpentone”), avrebbe intaccato una parte della corona circolare che circonda la fontana monumentale per far confluire il traffico in arrivo nel parcheggio interrato previsto sotto la piazzetta, oltre ad utilizzare la fontana come parziale rotatoria per il traffico, abolendo in sostanza la zona pedonale conquistata nei decenni precedenti con grande fatica. Inoltre, Bohigas prevedeva l’utilizzo di una pavimentazione in granito che mal si accordava con la tradizione locale e con le facciate degli edifici storici della piazza. Peraltro, non veniva proposto alcun recupero degli edifici storici che si affacciano sulla piazza, in particolare senza alcun investimento concreto sul Palazzo Roberti, completamente abbandonato alla mercè dei volatili e neppure sul Torrione che si trovava in via di disfacimento. E neppure veniva data concretezza al passaggio Piazza-Fronte mare attraverso l’arco Vaaz, mentre si accantonava ogni prospettiva di isolamento del Castello Angioino, sebbene previsto dal vigente Piano Regolatore Generale.

3) Lungomare Sud e Porto turistico. Il fronte mare sud, tra la Capitaneria e Cala Loreto, rimase allo stato di qualche disegno appena abbozzato, niente di più, sebbene prevedesse lo spostamento di Via Lungara porto ad occupare l’attuale scalo d’alaggio e la teorica realizzazione di parcheggi interrati. Ma uno dei maggiori flop del Piano Urban fu l’aver annunciato la costruzione di un approdo turistico per 400 posti barca e non averlo poi realizzato. Come poi si è visto, invece, Polignano, in anni immediatamente successivi, dava vita alla progettazione e alla realizzazione del porto turistico di Cala Ponte. Il fallimento fu dovuto fondamentalmente all’aver legato il finanziamento delle opere marittime all’edificazione residenziale prevista lungo il fronte del porto turistico, cioè tra Cala Loreto e Ponticello, alla radice del molo di levante. In sostanza, si cercavano costruttori interessati a realizzare il porto in concambio dei suoli e delle licenze edilizie per costruire grandi palazzi affacciati sull’area portuale, con un grattacielo a chiudere il fronte edificatorio, totalmente avulso dal contesto. Tuttavia, la previsione edificatoria confliggeva con le norme di divieto di nuove costruzioni entro i 300 metri dalla linea di costa e, pertanto, l’assunto fondamentale del project financing venne meno, non essendosi invece cercato attivamente un partner pubblico-privato che investisse esclusivamente sulla costruzione del porto turistico e, quindi, sulla sua gestione in concessione per i decenni successivi. Peraltro, il lay out del porto turistico presentava controindicazioni di carattere tecnico, come fu infatti accertato, non garantendo le condizioni di sicurezza ai natanti in ingresso e in uscita, a causa della ristrettezza degli spazi di manovra.
LE PROPOSTE DI SOLUZIONE ALTERNATIVA: UN’ALTRA MOLA E’ POSSIBILE
Molte delle proposte che “Mola Libera” porta di seguito all’attenzione dei lettori, furono già avanzate da chi scrive all’interno del dibattito pubblico, istituzionale, popolare e politico, che seguì al Piano Bohigas.
Vediamo le soluzioni che potevano essere implementate e che non lo furono, ma che, tuttavia, potrebbero ancora trovare spazio, pur con mezzi appropriati di finanziamento.
FRONTE MARE NORD: SPIAGGIA URBANA E PORTECCHIA, SPAZI DELL’EX BABY PARK E ANTISTANTI AL CASTELLO ANGIOINO, VILLE A MARE CONFISCATE. ECCO COSA FARE.
Come si è già detto, il lungomare nord si presenta per gran parte indefinito, sebbene la correzione del percorso stradale sia stata l’intuizione migliore dell’arch. Bohigas. Gli scarsi mezzi finanziari rimasti a disposizione, costrinsero a realizzare una pavimentazione di scarso valore estetico e arredi urbani scadenti. Con il reperimento di idonei nuovi mezzi di finanziamento, il lungomare nord potrebbe essere così rivoluzionato:
- RIFACIMENTO DELLA PAVIMENTAZIONE E INTRODUZIONE DI MOTIVI DECORATIVI. a) Sostituzione dell’attuale copertura in cemento industriale con una pavimentazione in blocchi resistenti all’usura e all’azione del mare, e con motivi geometrici e colorati (si veda il lungomare di Riccione). b) Rifacimento del muretto in cemento tra la Rotonda e la ex Capitaneria, dotandolo, lungo tutto il percorso di una struttura a sedile continuo, con motivi decorativi in chiave di simbologia marinara (si veda in tal senso il lungomare di Palma di Maiorca). c) Realizzazione di una grande Rosa dei venti sulla pavimentazione della Rotonda (si veda quella di Lisbona sulla piazza del Monumento alle scoperte, zona di Belem). d) L’area attualmente esterna alla Rotonda, caratterizzata da massi alla rinfusa, situata tra il molo di levante di Portecchia e il Castello, anzichè trasformata in opera devastante dal punto di vista ambientale e paesaggistico (come nel progetto all’esame della conferenza di servizi) va sistemata con il semplice allineamento e livellamento dei cassoni, tale da rendere possibile lo sviluppo di una seconda “promenade” calpestabile, protetta con un potenziamento della barriera esterna frangiflutti.
2. AREA EX BABY PARK E ZONA ANFITEATRO: UN GIARDINO ALL’ITALIANA CON FONTANA ARTISTICA, UN’AREA A VERDE CON PARCO GIOCHI E ACQUARIO SCENOGRAFICO E LO SPOSTAMENTO DELL’ARENA CASTELLO. INOLTRE, UN DIURNO PER SERVIZI IGIENICI. a) Il tratto che va da Via Colombo a Via Marconi, ex Baby Park, andrebbe completamente rivoluzionato, non rivestendo attualmente alcuna funzione urbanistica, ma trattandosi di uno spazio sostanzialmente “morto” e degradato. L’area andrebbe ridisegnata completamente con un bel giardino all’italiana, dotato di una grande fontana artistica centrale, con giochi di acqua e di luce, e spazi di socializzazione con panchine. b) L’anfiteatro andrebbe spostato in altra ubicazione, in particolare nella piazza che si verrebbe a creare demolendo l’attuale mercato ittico: si tratterebbe di una posizione molto più protetta dai venti e che, quindi, consentirebbe di tenere spettacoli all’aperto per più lunghi periodi nel corso dell’anno. Al posto dell’attuale anfiteatro andrebbe realizzato un parco con vegetazione mediterranea, con attrezzature per il “fitness” all’aperto e dotato di giochi per bambini, in un ambiente più riparato rispetto all’attuale, e di un Acquario, situato sotto il piano di calpestio, in funzione scenografica e didattica: sarebbe una realizzazione unica nel suo genere sulla costa pugliese e, quindi, in grado di caratterizzare in maniera originale la nostra offerta turistica. c) Nell’adiacenza dell’area che ospita l’impianto sotterraneo di sollevamento della fogna (antistante allo slargo che vedeva la statua di Padre Pio, poi rimossa), andrebbe realizzato un “diurno” interrato dotato di servizi igienici da affidare in gestione: si risolverebbe in tal modo, senza un diretto impatto sul borgo antico, un problema di sicura rilevanza igienico-sanitaria, in specie nei periodi estivi di maggiore affollamento.
3. RISTRUTTURAZIONE DEL PORTICCIOLO E TRATTO DI COSTA TRA PORTECCHIA E PORTO COLOMBO. a) Il porticciolo, sebbene anticamente ubicato quale insenatura in quella che attualmente è la Piazza Marinai d’Italia, rappresenta il primo approdo della storia molese e, quindi, va recuperato e valorizzato, non certamente cassato come già nelle intenzioni del duo Berlen – Colonna e ora del Colonna bis. Una cancellazione che nasconde la volontà di “liberarsi” di una delle due condizioni ostative all’introduzione della balneabilità nella zona della Rotonda; l’altra è la declassificazione del canalone di Sant’Antonio, portandolo da Alta pericolosità idraulica, come oggi è censito nel PAI – Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Puglia, a canale da non mostrare sulle mappe di rischio dell’Autorità di Bacino. L’obiettivo di deportualizzazione, probabilmente con l’assenso delle Autorità marittime, ha già iniziato il suo iter, tenendo conto che, sebbene il porticciolo continui ad essere presente sulle carte nautiche (e quindi vi è l’obbligo di mantenerlo in efficienza), esso presenta i due fanali di segnalazione dell’imboccatura spenti da numerosi mesi, con la chiara omissione di un servizio obbligatorio. Pertanto, il porticciolo va recuperato con lavori di messa in sicurezza, di approfondimento dei fondali e di consolidamento dei due bracci, uno dei quali, quello di tramontana, in stato di evidente disfacimento. La rifunzionalizzazione di Portecchia potrebbe consentire, ad esempio, di ospitare piccole imbarcazioni per giri turistici durante la stagione estiva e, allo stesso tempo, ospitare natanti per la pesca sportiva e per effettuare lezioni di sport subacquei, oltre che di nuoto. b) Il tratto di costa che va da Portecchia a Porto Colombo, andrebbe innanzitutto riqualificato con la sistemazione dello spazio antistante al porticciolo, ospitando verde di macchia mediterranea, panchine, punti ristoro. Inoltre, andrebbe trovata una soluzione all’attuale rudere dell’ex ristorante “Gabbiano”, con il suo recupero a cura dei proprietari per ripristinarne l’originaria funzione, oppure con l’acquisizione da parte del Comune e la sua demolizione per creare spazi destinati al verde pubblico, al tempo libero e ai servizi balneari da concedere in gestione. Il litorale fino a Porto Colombo va rialzato per impedire l’invasione delle mareggiate e sistemato con dotazione di pedane in legno per il solarium facilmente amovibili a fine stagione, nonchè di passerelle e scalette per la discesa e la risalita in mare.
4. DEMOLIZIONE DELLE VILLE A MARE CONFISCATE E CREAZIONE DI UN PARCO URBANO CON SPIAGGIA ATTREZZATA.

Nonostante il voto del Consiglio comunale che, nell’ottobre 2019 (Giunta Colonna 1), deliberò per la demolizione delle ville a mare confiscate a seguito di sentenza della Cassazione dell’aprile 2013 passata in giudicato, nulla è stato fatto, sebbene esistano fondi nazionali e regionali che finanziano le operazioni di abbattimento delle opere abusive. a) Pertanto, è quanto mai opportuno procedere al più presto con un piano di demolizione delle ville a mare confiscate, tanto più che il ricorso alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) di Strasburgo è fermo all’atto della sua presentazione nell’ottobre 2013 e che, in ogni caso, l’esito potrebbe al limite disporre per la restituzione dei suoli ai proprietari. In tal caso, basterebbe che il Comune proceda alla demolizione dopo la procedura generale di esproprio a titolo oneroso per pubblica utilità. b) In sostanza, dopo la demolizione, va dato seguito a quanto il Sindaco Colonna, aderendo nella sostanza ad una proposta di chi scrive presentata sulla stampa locale molto tempo addietro, ha più volte dichiarato e cioè la realizzazione, al posto dei ruderi, di un parco urbano. Il parco andrebbe realizzato esclusivamente con vegetazione tipica della macchia mediterranea che, in origine, si estendeva anche sul litorale molese. Gli alberi, gli arbusti e i cespugli della macchia mediterranea richiedono poca irrigazione e limitata manutenzione, quindi si prestano ovviamente allo scopo. Il parco dovrebbe ospitare aree per il relax e il tempo libero, il fitness, giochi per bambini, oltre ad un grande parcheggio perimetrale. c) L’antistante litorale andrebbe adibito a spiaggia pubblica attrezzata, prolungando la spiaggia Portecchia-Porto Colombo, con pedane amovibili, passerelle per la discesa e la risalita dal mare, nonchè con attrezzature balneari (ombrelloni, sedie a sdraio, ecc.) e punti ristoro da far gestire da una cooperativa giovanile o comunque come servizio in concessione.
Nella seconda parte, tratteremo di sistemazione dell’area portuale, del porto turistico e del Fronte mare sud.
(La foto di copertina è di Giuseppe Aversa)




