mercoledì, 9 Settembre, 2026
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Mola di Bari

ADEGUAMENTO DEL PRG AL PPTR: ECCO LE “OSSERVAZIONI” DI MOLA LIBERA, ANTICHE VILLE, CENTRO MOLESE STUDI STORICI, LEGAMBIENTE. TUTTE RESPINTE DAL CONSIGLIO COMUNALE, SENZA UNA VERA MOTIVAZIONE

data:

Il Consiglio comunale di Mola, in data 20 marzo 2026, ha esaminato le “Osservazioni” di associazioni, professionisti e privati cittadini, presentate nell’ambito della procedura prevista dalla legge per l’adeguamento del vigente Piano Regolatore Generale (PRG) al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR). Tutte le osservazioni delle associazioni più impegnate nella difesa ambientale, paesaggistica e di recupero e valorizzazione storica e archeologica, sono state respinte in blocco, pur in assenza di una concreta e credibile motivazione. Pubblichiamo i contenuti presentati al Comune da tali sodalizi affinché i lettori possano comprendere con quale disinvoltura i nostri rappresentanti istituzionali, con alzate di mano all’unanimità, hanno ritenuto di sbarazzarsi di significative proposte, ben argomentate e a vantaggio dell’intera comunità. Tutto mentre la redazione del PUG (Piano Urbanistico Generale), affidata, violando i principi di libera concorrenza europei, al Politecnico di Bari, appare l’ennesima incompiuta della politica molese. Ben oltre 25 anni di incarichi al Dipartimento di Architettura hanno prodotto solo una montagna di carte, con notevoli oneri finanziari per il Comune di Mola, finora senza alcun risultato concreto.

Dopo l’ultima seduta consiliare dello scorso venerdì 20 marzo, è lecito chiedersi a cosa serve, nel nostro Comune, il procedimento delle “osservazioni” ai piani urbanistici e di gestione territoriale.

Infatti, come già accadde per il PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile), poi per il Piano Comunale delle Coste e ora per l’adeguamento del PRG (Piano Regolatore Generale) al PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), inevitabilmente TUTTE le osservazioni dell’associazionismo molese vengono inesorabilmente bocciate dai nostri consiglieri comunali, quasi sempre all’unanimità.

E’ come se i rappresentanti istituzionali mettessero una mannaia per tagliare alla radice qualsivoglia rapporto di confronto e di interazione tra di essi e la “cittadinanza attiva”.

Eppure il meccanismo delle “osservazioni” non solo è previsto dalla legge per la regolarità nell’adozione e quindi nell’approvazione degli strumenti urbanistici, ma è la linfa vitale che fa emergere questioni ambientali e urbanistiche, complesse e delicate, spesso taciute dalla politica per svariate ragioni.

La “maratona” Tanzi-Ranieri (il primo Presidente del Consiglio comunale; il secondo Presidente della 3a Commissione consiliare) che si è svolta venerdì scorso, con l’esame freddo e burocratico di ben 81 osservazioni presentate da associazioni, professionisti e privati cittadini, testimonia invece, ancorché si sia trattato di un estenuante e obbligato esercizio procedurale, l’assoluta mancanza di considerazione verso quanti ci mettono raziocinio e allo stesso tempo passione per segnalare e contribuire alla risoluzione di annosi problemi.

E così sono state bocciate in blocco le decine di osservazioni presentate da “Mola Libera”, dal Centro di Molese di Cultura e Studi Storico Archeologici diretto dal dott. Giuseppe Berlingerio, dall’Associazione Antiche Ville, fondata e ispirata dal dott. Waldemaro Morgese, nonché da Legambiente – Mola.

Tutte osservazioni – come si vedrà dalla loro pubblicazione integrale – sono di ampio respiro programmatico e viste proprio in chiave di adeguamento dell’attuale Piano Regolatore, datato ad un’epoca (la metà degli Anni ’80) di ancora bassa coscienza ambientale e paesaggistica, al più moderno e attuale PPTR della Regione Puglia.

Quindi, a che titolo queste bocciature se non per sostanziale sfregio allo studio e alla proposta delle associazioni locali maggiormente vocate all’analisi del nostro territorio?

La motivazione, ancorché molto generica e sbrigativa, è stata che si tratta di “osservazioni” che andranno formulate ed eventualmente accettate in sede di redazione del PUG (Piano Urbanistico Generale), cioè del nuovo PRG.

Una motivazione che non regge affatto perchè le osservazioni – e ci limitiamo a parlare di quelle di Mola Libera, ma siamo sicuri che anche per quelle delle altre due associazioni citate sia stato usato lo stesso spirito e la stessa logica – miravano proprio ad un’attualizzazione e adeguamento in chiave ambientale e paesaggistica del PRG, almeno nelle emergenze maggiori.

Invece, sono state accettate osservazioni solo marginali, molto tecniche, di alcuni privati finalizzate a consentire il via libera ad edificazioni o ristrutturazioni: insomma, si è guardato al dettaglio mentre sfuggiva il contesto generale ben più ampio della cementificazione della costa (da ultimo il vergognoso “solarium”), dell’abusivismo su di essa, dell’attacco edilizio al polmone premurgiano, della totale noncuranza per la valorizzazione delle antiche testimonianze, da Cala Padovano alla strada dei tufi e così via.

Il rinvio alla redazione del PUG somiglia tanto ad un prendere tempo per non affrontare i veri nodi dell’emergenza ambientale e paesaggistica, in assenza di una politica urbanistica ormai da decenni nel nostro paese.

Peraltro, parlare del PUG a Mola equivale a trattare sui massimi sistemi dell’universo: un “buco nero” che dalla fine degli Anni ’90 ingoia non poco denaro pubblico, dai primi incarichi al Politecnico di Bari, reiterati nel tempo fino ai giorni nostri, e sono trascorsi ben 26 anni di rapporti più o meno ininterrotti.

Rapporti che non hanno prodotto alcun risultato tangibile se non una quintalata di carte in studi teorici, sempre da rivedere e aggiornare, peraltro con un affidamento diretto illegittimo, come sanzionato più volte dall’ANAC in tutta Italia.

Infatti, in base alle norme comunitarie e alle sentenze del Consiglio di Stato non è più possibile, ormai da molti anni, conferire incarichi di redazione di strumenti urbanistici a enti universitari senza gare d’appalto aperte alla libera concorrenza.

Ma tant’è. Siamo nella Repubblica Autonoma di Mola di Bari dove la legge si interpreta, non si applica.

D’altronde, tornano tutte le nostre perplessità sulla procedura di adeguamento del PRG al PPTR. Una strada inutile, che è soltanto un doppione e che sta facendo soltanto perdere tempo nella redazione dell’unico strumento urbanistico oggi indispensabile, cioè il PUG.

L’adeguamento al PPTR si poteva fare benissimo in un solo passaggio con la redazione sic et simpliciter del PUG, ma invece si è scelto il passaggio intermedio attuale. E si sa che in questi giri tortuosi e ripetitivi si annidano incarichi, prebende, consulenze, ecc..

Tutto questo continua a generare disaffezione, disillusione, allontanamento dall’impegno della cittadinanza attiva.

Alla fine rimane il triste rituale della “maratona” Tanzi-Ranieri, con lo snocciolamento per ore delle aride sigle e numeri di protocollo delle 81 “osservazioni”.

Un rituale da ente burocratico, a metà tra il sabaudo e il borbonico, che si compiace nelle alzate di mano di rito, usate per affossare l’impegno di quanti si adoperano ancora per il bene comune senza chiedere nulla in cambio.

PUBBLICHIAMO DI SEGUITO LE “OSSERVAZIONI” INVIATE DALLE ASSOCIAZIONI CITATE E DAL NOSTRO GIORNALE

1) OSSERVAZIONI DI “MOLA LIBERA – GIORNALE INDIPENDENTE”

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2) OSSERVAZIONI DELL’ASSOCIAZIONE “ANTICHE VILLE”

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3) OSSERVAZIONI DEL CENTRO MOLESE DI CULTURA E STUDI STORICO ARCHEOLOGICI

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4) OSSERVAZIONI DI “LEGAMBIENTE – MOLA” nel formato inviato alla nostra Redazione:

STRUTTURA ANTROPICA E STORICO-CULTURALE


A. CAPODIECI
La viabilità rurale molese, fondata sui capodieci, ha peculiarità che la rendono forse unica nel suo genere e che ha spinto diversi studiosi alla sua analisi, tra i quali Berlingerio , Calabrese , Consiglio, Ruta ed altri.
L’adeguamento del PRG al PPTR pur riconoscendo l’importanza dei capodieci e del territorio da essi delimitato, non prevede l’apposizione di vincoli di salvaguardia sufficienti a preservarne la valenza storico-documentale, garantirne il valore paesaggistico e tutelarne la natura di bene demaniale. Tale elemento va in particolare sottoposto ad un’attenzione rafforzata in considerazione della proposta di creazione della variante alla SS16 nel tratto tra Torre a Mare e Mola, che nella proposta di tracciato 3 e nella sua progettazione esecutiva redatta da ANAS (attualmente sottoposta a procedimento VIA da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), prevede pesanti impatti negativi su buona parte dei capodieci.

PROPOSTE DI MODIFICA
Si propone di emendare le Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02) e la Carta della struttura antropica e storico-culturale (Documento 05) in modo da:
1. Tutelare l’integrità dei capodieci a partire dalla linea di costa, e ripristinarli salvaguardandoli dalle appropriazioni illecite da parte di privati.
2. Creare un’area di rispetto delle zone limitrofe ai capodieci, di ampiezza adeguata a garantire che permangano i caratteri di riconoscimento del territorio.
3. Censire e salvaguardare le cisterne pubbliche che si affacciano sui capodieci.

B. STRADE PANORAMICHE

PROPOSTE DI MODIFICA
Classificare come strade panoramiche, ampliando le relative fasce di rispetto:
1. i tratti delle strade provinciali SP 66 ‘Mola di Bari alla Conversano-Rutigliano’, SP 111 ‘Mola di Bari-Rutigliano’, ed SP 165 ‘Mola di Bari-Conversano per villa Pepe’, quantomeno nelle porzioni corrispondenti al gradone premurgiano;
2. l’intera strada comunale Mola-Cozze (ex tracciato della SS 16 dismesso dall’ANAS).
3. La II traversa della litoranea Mola Cozze che, superata con cavalcavia la SS16 e la ferrovia, si collega al Viale di Monsignore nella Riserva Naturale Orientata Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore.

STRUTTURA IDROGEOMORFOLOGICA
C. TERRITORI COSTIERI
Gli indirizzi delle Norme Tecniche di Attuazione mirano a “ridurre l’artificializzazione della fascia costiera”, “conservare e incrementare gli elementi di naturalità”, salvaguardarne i “caratteri storico-identitari”.

PROPOSTE DI MODIFICA
Si propongono le seguenti modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02), finalizzate ad assicurare concreta rispondenza fra gli indirizzi previsti (art. 30) e le relative prescrizioni:
1. Trasformazione di manufatti legittimamente esistenti (art. 32, co. 3, lettera b1): prescrivere che la trasformazione dei suddetti manufatti sia consentita all’ulteriore condizione di non accrescere pressione antropica sulle componenti botanico‐vegetazionali.
2. Attrezzature di facile amovibilità (art. 32, co. 3, lettera b3): prescrivere che la realizzazione di attrezzature di facile amovibilità per la balneazione e altre attività connesse al tempo libero sia consentita alle ulteriori condizioni che tali attrezzature:
– non comportino l’aumento di superficie impermeabile;
– non accrescano la pressione antropica sulle componenti botanico‐vegetazionali.

D. LAME
Il sistema di lame, che interessa il territorio di Mola di Bari, è riconosciuto parte del reticolo idrografico di connessione della Rete Ecologica Regionale e in quanto tale è riconosciuto meritevole di tutela sotto il profilo idrogeomorfologico. Il sistema di lame, inoltre, riveste un’importanza primaria dal punto di vista naturalistico, operando da corridoio ecologico sia in quanto riserva botanico-vegetazionale, sia come area privilegiata per la frequentazione della fauna selvatica residuale presente nel territorio. Infine, per secoli esso ha agito da via di comunicazione privilegiata fra la costa e l’interno e si connota per una frequentazione antropica antichissima le cui testimonianze lo rendono fra gli elementi di connotazione del paesaggio molese.

PROPOSTE DI MODIFICA
Modificare le Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02) prevedendo:
1. L’istituzione di una fascia di rispetto non inferiore a 100 metri su ciascun versante della lama, e in ogni caso dai rispettivi declivi, per tutta la lunghezza dei relativi tracciati, come riportati cartograficamente nell’allegato 04 – Carta della struttura eco-sistemica e ambientale.
L’individuazione di misure di salvaguardia anche di natura ambientale, che presentino contenuti analoghi a quelli previsti per le aree di rispetto per le formazioni boschive.

STRUTTURA ECOSISTEMICA E AMBIENTALE
E. TUTELA DELLA FASCE BOSCHIVE E ARBUSTIVE
La Relazione generale all’adeguamento del PRG a PPTR (Documento 01, § 2.4, pp. 15-16) sottolinea la necessità di assicurare una “tutela delle limitate formazioni boschive […] nonché di alcune aree con formazioni arbustive in evoluzione naturale” e indica l’opportunità di “interventi che favoriscano l’espansione della naturalità nelle aree rurali e lungo la fascia costiera” attraverso l’adozione di misure regolative in grado, oltre al resto, di “evitare trasformazioni che compromettano la funzionalità della Rete Ecologica per la Biodiversità, connettendo le lame ai boschi residui e al sistema dei muretti a secco” e di “incentivare […] l’espansione di formazioni naturali e seminaturali”.

Inquadramento. La macchia mediterranea costituisce l’ecosistema caratteristico della Puglia. In essa coesistono, con pari dignità ecologica, aree boschive e aree contraddistinte da rade formazioni cespugliose e arbustive basse (Bussotti et al., 2005) . Queste ultime, oltre che generarsi dalle aree boschive in senso stretto quando sono percorse da incendi o sottoposte a tagli frequenti che ne inibiscono il pieno sviluppo, possono essere il risultato di peculiari fattori edafici (condizioni geologiche, fisiche e chimiche del terreno) o elementi climatici (ad esempio l’esposizione ai venti). In tale circostanza, cioè, la presenza di formazioni arbustive non può essere di per sé considerata come “soggetta a evoluzione naturale” verso altre strutture vegetazionali, ma va piuttosto interpretata come un elemento primario (stabile) del bioma.

La Carta della struttura eco-sistemica e ambientale (Documento 04) individua le residue formazioni di macchia mediterranea del territorio molese (classificate come aree boschive e arbustive) nelle porzioni del territorio che, per caratteristiche idro-geo-morfologiche e topografiche, sono state storicamente di più difficile asservimento agli usi agricoli, in quanto poste per lo più in corrispondenza della linea costiera, delle lame e del costone premurgiano.

Il costone premurgiano, correndo parallelo alla linea di costa, è esposto ai venti in misura sensibilmente maggiore rispetto alle porzioni di territorio ad esso immediatamente a valle. Esso, inoltre, è di norma contraddistinto da un acclivio (pendenza) rilevante. Recenti studi (Pirastru et al., 2012) hanno mostrato che l’eliminazione della macchia mediterranea dai versanti deteriora “le caratteristiche idrauliche dei suoli, il loro regime termico e la dinamica idrologica”, rendendoli più suscettibili alla saturazione idrica. Quando cioè la macchia viene eradicata, il suolo perde la capacità di assorbire l’acqua piovana: esso è a rischio di dilavamento e, in presenza di fenomeni estremi, rende più probabili i fenomeni di inondazione dei terreni a valle. Inoltre, il disboscamento “provoca una forte riduzione della capacità di ritenzione dell’acqua da parte del suolo e può essere considerato, quindi, la principale causa antropica di esaurimento delle risorse acquifere” (Bussotti et al., 2005).

PROPOSTE DI MODIFICA
In aderenza alle previsioni contenute nella Relazione generale (Documento 01), si propone di emendare come segue le Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02):
1. Individuazione delle componenti botanico‐vegetazionali (art. 43, co. 2). Riconosciuta, nelle formazioni arbustive, la natura di struttura vegetazionale primaria della macchia mediterranea, includere le formazioni arbustive tra i beni paesaggistici. Aggiornare di conseguenza le definizioni di cui agli artt. 44 e 45.
2. Formazioni arbustive. Prevedere, di conseguenza, per tali aree:
a. i medesimi indirizzi per le componenti botanico-vegetazionali previsti per le aree boschive: art. 46, co. 2, lettere (b), (c), (d) ed (e);
b. le medesime prescrizioni previste per i boschi (art. 48)
3. Aree di rispetto per le formazioni boschive (art. 45, co. 3). Accrescere l’entità dell’area di rispetto che attualmente è pari alla soglia minima prevista dal PPTR (20, 50 e 100 metri dal perimetro, a seconda dell’estensione del bosco), portandola sino alla misura rispettiva di 50, 100 e 250 metri dal perimetro;
4. Aree di rispetto per le formazioni arbustive. Riconosciuta, nelle formazioni arbustive, la natura di struttura vegetazionale primaria della macchia mediterranea:
a. introdurre un’area di rispetto da calcolarsi come per le formazioni boschive, ossia pari a 50, 100 e 250 in ragione dell’estensione della formazione medesima;
b. prevedere le medesime misure di salvaguardia e di utilizzazione previste per l’area di rispetto delle formazioni boschive (art. 49).
5. Aree di rispetto per parchi e riserve regionali: In analogia a quanto già previsto o proposto per le formazioni boschive:
a. estendere a 250 metri dai rispettivi perimetri l’estensione delle aree di rispetto;
b. prevedere, per tali aree di rispetto, le medesime misure di salvaguardia e di utilizzazione previste per le aree di rispetto delle formazioni boschive (art. 49).

F. CORRIDOI ECOLOGICI
Le connessioni fra porzioni di territorio non antropizzate, anche a differenti strutture vegetazionali, assicurano la mobilità di popolazioni animali e vegetali (Bussotti et al., 2005) e contrastano la “progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e un aumento del loro isolamento” (APAT-INU, 2003) e dell’impoverimento genetico (Bussotti et al., 2005). Inoltre, l’inaridimento del clima determina la naturale migrazione della flora verso regioni più umide e la sua sostituzione con comunità più xerofile, ossia con minore fabbisogno idrico: perché tale migrazione possa avvenire, occorre assicurare la necessaria connettività vegetazionale (Bussotti et al., 2005).
La frammentazione del paesaggio naturale risulta particolarmente acuta nelle aree, come Mola, prossime alla costa. Nel suo territorio si riscontra la compresenza di ambienti naturali diversi – costiero, delle lame, del costone premurgiano – che occorre mettere in mutua connessione.

PROPOSTE DI MODIFICA
Per dare un concreto riflesso regolamentare agli indirizzi di tutela esposti nella Relazione generale, si propone di integrare le Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02) prevedendo le seguenti misure aggiuntive:
1. Determinazione delle aree di rispetto in funzione di contiguità e sovrapposizioni. In ossequio alla necessità di costituire e migliorare i corridoi ecologici, perimetrare le aree di rispetto delle componenti meritevoli di tutela considerando l’estensione complessiva delle formazioni contigue. A tale fine, andranno considerate come contigue tutte le formazioni, di qualunque natura (siano cioè boschive, arbustive e/o delle lame), che soddisfino una delle due condizioni seguenti:
– che siano direttamente adiacenti;
– che abbiano aree di rispetto in adiacenza o sovrapposizione anche parziale.
Ogni qualvolta sia individuata una condizione di contiguità, come sopra definita, fra formazioni boschive e/o arbustive e/o lame (ovvero tra i loro conglomerati contigui), occorrerà pertanto rideterminare la superficie complessiva dell’area meritevole di tutela e quindi l’ampiezza della conseguente area di rispetto.
2. Estendere l’obiettivo identificato a pagina 14 della relazione generale che già prevede: “La continuità ecologica costiera viene considerata un aspetto fondamentale sia per il tratto a nord che per quello a sud verso Cozze, per il quale si dovrebbe puntare all’ampliamento dell’esistente Parco Costiero di Costa Ripagnola verso il territorio di Mola di Bari”. Tale giusta previsione va estesa includendo anche l’integrazione con la Riserva Naturale Orientata Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore in territorio di Conversano ai confini con quello di Mola. Questi obiettivi potranno essere indirizzati attraverso la creazione di Varchi Ecologici e Percettivi, che costituiscono degli importanti corridoi ecologici, riportati ai successivi punti:
a. lungo le lame che collegano la Riserva Naturale Orientata Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore alla costa molese; in particolare ci si riferisce alle lame che terminano a Cala delle Alghe (lungo la lama di Monsignore) e nella vicina lama che raggiunge Calarena. Si ricorda che a tali lame vanno tutelate come richiesto al precedente punto D di questo documento.
b. lungo le successive lame poste più a sud di quelle indicate al punto a., che attraversano la frazione di Cozze, sino a collegarsi con il parco Costiero di Costa Ripagnola in territorio di Polignano.
Tali varchi vanno tutelati come indicato al precedente punto D relativo alle Lame.

G. TRASFORMAZIONI FONDIARIE
Gli indirizzi di tutela, valorizzazione e riqualificazione del patrimonio paesaggistico della Relazione generale (Documento 01, § 2.4, pp. 15-16) includono le seguenti misure:
– promuovere un’agricoltura “a basso impatto sulla qualità idrologica degli acquiferi e poco idroesigente”;
– “elevare il gradiente ecologico degli agro-ecosistemi, incentivando pratiche agronomiche che favoriscono la diversità ecologica”;
– “salvaguardare l’integrità delle trame e dei mosaici colturali dei territori rurali di interesse paesaggistico”:
– “riqualificare e valorizzare i paesaggi rurali storici”;
– “impedire modifiche allo stato dei luoghi che interferiscano con i coni visuali”;
– “stabilire le azioni più opportune per un ripristino del valore paesaggistico dei luoghi e il miglioramento della percezione visiva dagli stessi;”
– “definire fasce di rispetto a tutela della fruibilità visiva dei paesaggi”.
Tali misure costituiscono una risposta alla lamentata “alterazione dei connotati tradizionali del paesaggio rurale, dovuto all’uso di tecniche intensive di coltivazione dell’uva da tavola, quali il tendone coperto con film di plastica” (Relazione generale, §4.1, p. 53).

PROPOSTE DI MODIFICA
Per dare concreto riflesso agli indirizzi di tutela già inclusi nella Relazione Generale, si propongono le seguenti modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione (Documento 02):
1. Includere fra gli interventi non ammissibili, quantomeno nelle aree di rispetto dei beni paesaggistici:
a. le trasformazioni fondiarie che comportino la realizzazione di nuovi impianti di viticoltura a portamento non naturale (allevamento della vite a tendone);
b. le pratiche agronomiche che prevedano la copertura della vegetazione o del suolo con elementi (telonature plastiche) suscettibili di interferire con la percezione visiva dei luoghi o di ridurre la permeabilità idraulica dei terreni.
2. Carrubi e conifere secolari: includere tali essenze arboree, anche quando non siano ricomprese nella vegetazione naturale, fra gli elementi del paesaggio agrario per i quali considerare non ammissibili tutti i piani, progetti e interventi che ne comportino la compromissione (art. 67, co. 3).

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