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AGIMUS, UN NUOVO SUCCESSO: “CAVALLERIA RUSTICANA”, TRAGEDIA DELL’INCOMUNICABILITA’

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Sabato 5 e domenica 6 novembre, dopo i successi di «Carmen» di Bizet, «Elisir d’amore» di Donizetti e «Rigoletto» di Verdi, l’AGIMUS ha messo in scena, al Teatro comunale, il melodramma “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni, con grande successo di pubblico.

Piero Rotolo

Un nuovo obiettivo centrato dal Maestro Piero Rotolo, direttore artistico dell’AGIMUS.

Non si è ancora spenta del tutto l’eco della travolgente stagione estiva, con i grandi spettacoli tenuti dalla prestigiosa associazione musicale molese nell’arena Castello, che un Autunno a tinte vivaci si è subito annunciato.

Infatti, sono tanti e qualificanti gli eventi del cartellone della nuova stagione, in attesa del grande appuntamento con “Casa van Westerhout”, con inizio a giorni, venerdì 11 novembre.

La formula utilizzata per proporre al pubblico il celebre melodramma “Cavalleria rusticana” è quella già utilizzata in maniera vincente e convincente con i precedenti spettacoli «Carmen» di Bizet, «Elisir d’amore» di Donizetti e «Rigoletto» di Verdi.

Una formula che vede una riduzione dei noti capolavori della lirica ideata e firmata da Cristian Levantaci, voce narrante dello snodarsi delle trame, spesso intricate ma sempre affascinanti e coinvolgenti, nate nell’effervescente clima ottocentesco che fece del melodramma un’autentica passione nazionale, molto diffusa e radicata anche tra le classi popolari.

Cristian Levantaci

E le passioni popolari a tinte forti sono ben dipinte e articolate nell’opera di Giovanni Verga, lo scrittore siciliano che diede vita al “verismo”, la corrente letteraria che si proponeva di “fotografare” in maniera oggettiva e fedele la realtà sociale e umana, rappresentando le vicende delle classi anche più umili, in ogni aspetto concreto.

Verga scrisse “Cavalleria rusticana” come novella contenuta nella raccolta di novelle “Vita dei campi”, pubblicata nel 1880 e, successivamente,  trasposta  in un atto unico, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, di Pietro Mascagni.

L’opera, rappresentata per la prima volta a Torino, ebbe uno straordinario successo e una vasta diffusione, portando un dramma della gelosia, vissuto tra le classi povere siciliane, alla ribalta dei templi dell’opera lirica italiana.

Cristian Levantaci, nella sua encomiabile e difficile attività di adattamento e nel presentare al pubblico lo spettacolo l’ha ribattezzato “tragedia dell’incomunicabilità”, più che dramma della gelosia.

E, in effetti, si tratta di quell’incomunicabilità che poi, agli inizi del Novecento, diventerà una delle cifre più importanti del romanzo “psicologico” di Svevo e Pirandello, più orientato a descrivere i drammi interiori degli individui delle classi borghesi.

L’incomunicabilità tra i personaggi della Cavalleria rusticana è però quella tipica, a quei tempi, delle classi più popolari: urlata e irata e per questo ancora più travolgente, connotata nel Sud Italia peraltro fortemente dagli stilemi della tragedia greca, e caratterizzata, in seno alla società siciliana, dal tabù dell’onore ad ogni costo, anche pagando e facendo pagare il prezzo della vita.

Ed è questo che avviene nella tragedia della Cavalleria rusticana, con una sovraesposizione esasperata dei personaggi a tinte fortissime e coinvolgenti, fino al crescendo e al cupio dissolvi finale. A quel grido che arriva da fuori campo a ferire timpani e coscienze: “Hanno ammazzato cumpari Turiddu!!!”

Bravissimi tutti i cantanti. Hanno dato vita ad una felice amalgama che ha intrigato il pubblico, provocando numerosi applausi a scena aperta: Tina D’Alessandro (Santuzza), Ugo Tarquini (Turiddu), Pedro Carrillo (Alfio), Angela Bonfitto (Lola) e Michela Iallorenzi (mamma Lucia).

(cliccare sulle foto per ingrandire)

Come sempre sublime l’Orchestra Ico Suoni del Sud, diretta dal Maestro Benedetto Montebello, che si conferma, dopo gli spettacoli del cartellone estivo Agimus, come uno dei punti fermi della programmazione ideata dall’instancabile e sempre fervido Piero Rotolo.

Il Maestro Benedetto Montebello

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