Stamattina, giovedì 9 giugno, presso la saletta al piano terra di Palazzo Roberti, su iniziativa del Sindaco di Mola, la marineria molese e delegazioni provenienti da Monopoli, Bari e da pescherecci di stanza ad Otranto, hanno incontrato i deputati del Partito Democratico Marco Lacarra (anche segretario regionale del partito) e Ubaldo Pagano, oltre al consigliere regionale Francesco Paolicelli. Un’assemblea che si è conclusa con un nulla di fatto: le proposte di emendamento del PD al “Decreto Aiuti” (Decreto Legge 17 maggio 2022, n. 50) consistono in blandi provvedimenti sul credito d’imposta alle imprese della pesca: si tratta di poche di decine di milioni di euro per l’intero comparto nazionale, con sostegni indiretti, a valersi sull’acquisto di carburante e da scontare su debiti con l’Agenzia delle entrate. Insomma, “acqua fresca” al posto del gasolio: e si sa che il motore ad acqua non è stato ancora inventato… Intanto, gli armatori molesi, stanchi e delusi, sembrano intenzionati, almeno per il momento, a ritornare in mare, mentre le sorprese potrebbero arrivare dagli equipaggi… Ecco perchè.
L’informazione che avevamo ricevuto ieri da una fonte bene informata, si è rivelata vera a metà.
Infatti, ieri abbiamo preannunciato che oggi si sarebbe tenuta un’assemblea pubblica della marineria molese, alla quale sarebbero intervenuti il Comandante del Compartimento di Bari e il sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole, con delega alla Pesca, recuperando così, da parte di quest’ultimo, la ferita inferta ai pescatori italiani con il mancato ricevimento di una delegazione, a Roma, nel corso dell’infruttuosa manifestazione nazionale della settimana scorsa.
Il Comandante del Compartimento di Bari, invece, era dato come presente qui a Mola a seguito delle sempre più precarie condizioni del nostro scalo portuale, dopo l’incidente di lunedì 6 giugno, quando una motovedetta della Guardia costiera è rimasta incagliata nel vasto insabbiamento all’imboccatura del porto, salvo poi, fortunatamente, disincagliarsi e riprendere il largo senza però più tentare l’ormeggio in banchina.


Invece, al posto delle qualificate presenze militari e ministeriali, la marineria molese ha ricevuto, su iniziativa del Sindaco Giuseppe Colonna, due deputati pugliesi del PD (Marco Lacarra e Ubaldo Pagano, con buoni agganci politici a Mola) e il consigliere regionale Francesco Paolicelli, che – nell’ambito della votazione per il Piano Regionale rifiuti, nella seduta decisiva del 14-12-2021 – votò a favore della riapertura della discarica Martucci, insieme ai suoi colleghi del PD e della maggioranza che sostiene Michele Emiliano.

L’assemblea è stata caratterizzata prevalentemente dall’esposizione dell’emendamento che il gruppo PD della Camera ha presentato al Decreto “Aiuti” (Decreto Legge 17 maggio 2022, n. 50) del Governo Draghi.
Una blanda misura, un pannicello caldo, o meglio, per restare in tema, “acqua fresca” al posto del gasolio di cui i pescherecci italiani sono assetati: un liquido sempre più prezioso, che ha raggiunto 1,30 euro al litro per il rifornimento, dagli 0,70 centesimi di qualche mese fa.
I tre esponenti PD non hanno fatto alcuna promessa sulla discesa del prezzo del gasolio e, in effetti, non avrebbero potuto farla: il prezzo è ormai deciso dagli andamenti della speculazione internazionale, influenzata direttamente dalla guerra in Ucraina, e accollarsi la differenza, rispetto al prezzo richiesto dalle marinerie (0,50 – 0,70 cent. al litro), da parte del Governo italiano equivarrebbe ad assumersi un onere impraticabile, stante il nostro gigantesco debito pubblico, sebbene i governi spagnolo e francese lo abbiano, in parte, fatto.

Ma in quei Paesi prevale la pesca atlantica, molto più sostenuta dalla Comunità Europea rispetto alla pesca mediterranea: e si sa che le grandi catene della surgelazione hanno bisogno di grossi stock di pescato senza soluzioni di continuità.

Ecco perchè i governi spagnolo e francese sostengono il prezzo del carburante per i loro pescherecci: il sostegno ai pescatori rientra economicamente attraverso lo sviluppo della filiera della pesca atlantica (aziende di lavorazione, surgelazione e di commercializzazione nelle grandi catene della GDO – Grande Distribuzione Organizzata).

Per l’Italia, invece, a causa di politiche nazionali miopi e appiattite su quelle comunitarie, che favoriscono la pesca delle grandi flotte atlantiche e del Nord Europa, l’attività dei pescherecci nazionali è ormai economicamente residuale: e così cresce l’import di pesce dall’estero, ovviamente surgelato e congelato, ovvero spedito in poche ore per via aerea, come si sta vedendo in queste settimane anche nelle pescherie molesi.

Il trio del PD ha quindi ripiegato su qualche promessa di seconda scelta, come il credito d’imposta: una misura che prolunga solo l’agonia per qualche mese, forse un paio d’anni, non di più, se in Italia dovesse permanere il caro gasolio a questo livello.
Ecco cosa dice l’emendamento del PD al Decreto “Aiuti” del Governo Draghi, così come ci è stato fornito per la foto:

Come bene si può capire, si tratta di un provvedimento che non potrà assolutamente risolvere la crisi strutturale delle marinerie italiane e, soprattutto, meridionali che hanno maggiori problemi fiscali, contributivi e retributivi.
Il credito d’imposta, infatti, è un qualsiasi credito che il contribuente (nel nostro caso specifico l’azienda peschereccia) vanta nei confronti dello Stato. Il credito d’imposta può essere utilizzato per compensare eventuali debiti dell’azienda nei confronti dell’erario, per il pagamento dei tributi e, quando ammesso, se ne può chiedere il rimborso nella dichiarazione dei redditi.

Peraltro, non è chiaro se il 20%, con eventuale estensione al 25%, del costo per l’acquisto del gasolio potrà essere rimborsato in sede di dichiarazione dei redditi oppure potrà essere solo compensato.
Si capisce inoltre molto bene che se il prezzo continuerà a salire, il 20% diventerà ben poca cosa.
Il consigliere regionale Paolicelli ha informato che la Regione Puglia metterà a disposizione 4 milioni di euro per le marinerie pugliesi: ripartite sui singoli pescherecci, in relazione alla loro stazza, diventeranno briciole.
Altri provvedimenti proposti sono la sospensione delle sanzioni per irregolarità nel DURC aziendale (Dichiarazione di Regolarità Contributiva). Una disposizione che non incide assolutamente sul soddisfacimento del fabbisogno energetico dei pescherecci.

I pescatori presenti hanno mugugnato parecchio, qualcuno ha alzato anche la voce, ma alla fine hanno prevalso le tecniche affabulatorie del potere politico, al quale la marineria molese ha sempre tributato onori, dai tempi della DC fino agli attuali del PD, passando per il gran pavese esibito al passaggio dello yacht di Berlusconi, ai tempi del Silvio imperatore.
Il Sindaco Colonna ha presenziato ad adiuvandum dei tre esponenti PD, tenendo in sostanza “buona” la platea.
Terminata l’assemblea, al di fuori della saletta di Palazzo Roberti, mentre dal cielo scendeva una pioggia che ha ulteriormente raffreddato gli animi, si è svolta la seconda parte dell’incontro.
Gli armatori si sono confrontati tra di loro: motivo del contendere è stato se riprendere il mare oppure rimanere fermi in banchina.

Se ne parlerà ancora sabato, in un nuovo incontro della categoria, probabilmente a porte chiuse, ma gli umori sembrano andare verso il ritorno alla pesca già da domenica notte, preso atto delle proteste finora infruttuose tenute dalla categoria, sia a Roma che in sede locale.
Peraltro, la categoria chiede il fermo pesca straordinario, con gli adeguati contributi dello Stato, che consentirebbe di tenere ferme le barche, così da non incorrere nei costi elevati del gasolio. Ma il Governo Draghi non sembra intenzionato a concederlo: si dovrà aspettare a fine luglio per il Basso Adriatico per il fermo biologico programmato annualmente. E intanto la bolletta del pieno aumenta…
L’altra faccia della medaglia è stata rappresentata da una presenza silenziosa eppure determinante: quella degli equipaggi, cioè dei marinai che, a differenza degli armatori (i datori di lavoro), traggono il loro sostentamento soltanto dalla retribuzione “alla parte”.
Il loro malessere, evidenziato in un conciliabolo a se stante, è notevole: da un mese non percepiscono alcuna paga dagli armatori e solo se i pescherecci disarmassero potrebbero chiedere l’indennità di disoccupazione.

In poche parole, al momento, con le barche ferme non stanno vedendo un centesimo e la vita per loro è molto dura: famiglie che si sostengono con una sola entrata, con il fitto e le bollette da pagare, i figli da mandare a scuola, mentre gli armatori possono contare sui risparmi, anche ingenti, accantonati negli anni delle “vacche grasse”.

Peraltro, lasciare i pescherecci locali per imbarcare sulle navi di lungo corso non è per loro agevole: dovrebbero spendere almeno 7.000 euro per frequentare i corsi base richiesti dalle compagnie di navigazione, somme che fanno felici le società private di formazione in campo marittimo (la Regione Puglia, a differenza di altre regioni, non finanzia questi corsi) ma che impediscono a questi uomini consumati dal mare di pensare ad un futuro meno duro e con migliori prospettive di vita e di lavoro.
Insomma, la marineria molese è ad un bivio: i marinai potrebbero decidere, se non adeguatamente ristorati delle loro paghe, perfino di indire uno sciopero. E questa volta sarebbe contro gli armatori, non solo contro lo Stato, la Regione e la Comunità Europea.
Uno sciopero che ben difficilmente potrebbe vedere una loro sostituzione da parte degli armatori con altri lavoratori: sono molto pochi, infatti, i molesi in grado di fare questo mestiere e, soprattutto, che abbiano voglia di farlo.

D’altra parte, sono stati per gran parte gli equipaggi a sostenere le azioni di lotta: a Roma gli armatori erano in pochi, ben di più erano presenti i marinai, sebbene lasciati senza paga e con fosche prospettive di futuro.






Spiace tantissimo per la Marineria Molese ma anche Nazionale ovvio. Non ci vogliono tanti giri di parole. Qui c’è un piano mondiale per distruggere e arricchire: il quesito è di capire le politiche dei nostri amministratori attuali da che parte pendono…!? Ve lo dico io! A parte il momentaneo minestrone dove siedono tutti assieme, c’è una parte non indifferente (purtroppo) di politica nostrana, che sta Svendendo l’Italia a qualcuno che tutti sappiamo chi essere…! Politici senza identità senza decoro, senza dignità, senza scrupoli, senza appartenenza ecc. Mostri Orrendi le cui mire non sono di certo la popolazione Italiana Ecc…!!! Aprite gli occhi per sempre, per il vostro Bene, le vostre Attività, le vostre Famiglie, le vostre Vite, come fate a non Capire…!?