DOSSIER MARTUCCI – TERZA PARTE. Non solo Emiliano che applica il “principio di prossimità a convenienza”: anche nei numeri riportati nel Piano Regionale Rifiuti, la riapertura delle due vasche di servizio/soccorso non ha alcun senso, oltre ad essere esclusivamente punitiva. “Mola Libera” vi spiega i misteri, le contraddizioni e l’assurdo di una programmazione regionale che prevede una riduzione dei rifiuti, ma richiede nuove inutili discariche.
L’esame del Piano Regionale Rifiuti approvato dalla Giunta Regionale lo scorso 15 ottobre e quindi sottoposto all’esame del Consiglio Regionale, chiamato ad approvarlo l’8 dicembre, continua ad essere motivo di approfondimento. E a riservare enormi sorprese.
Nel Dossier pubblicato da “Mola Libera” in due parti abbiamo anticipato la nostra proposta di una dismissione anticipata del sito Martucci, a cominciare dal mantenere assolutamente ferma la chiusura delle due vasche di servizio/soccorso, in previsione della messa a regime del Piano.
Prima Parte:
Seconda Parte:
In sostanza, il Piano Regionale prevede la dismissione dell’impianto complesso di Martucci, che tratta i rifiuti indifferenziati provenienti attualmente da ben 39 comuni (soprattutto dell’Area Metropolitana ma anche della BAT), al 31-12-2026, cioè alla scadenza del contratto di affidamento quindicennale, firmato da Vendola nel febbraio 2012, alla società Progetto Gestione Bacino Bari 5 srl.
Pertanto, a regime, cioè nel 2025, come dichiarato dal Piano Regionale, l’unico impianto complesso per il trattamento dei rifiuti indifferenziati per l’intera Area Metropolitana, ma anche per la BAT, sarà quello già esistente presso l’AMIU di Bari, destinato ad essere potenziato con la tecnologia RE.MAT. (Recupero di Materia), con un piano di finanziamento CIPE già approvato, come citato nel Piano. Gli altri due impianti di questo tipo saranno operativi a Cerignola e a Manduria.
Tuttavia, nel periodo transitorio, ovvero tra il 2022 e il 2025-26, l’impianto complesso di Martucci dovrà comunque conferire in discarica il rifiuto che residua dalla lavorazione dell’indifferenziato.
Si tratta del cosiddetto “biostabilizzato” al quale si aggiunge, dove vi sia anche il ciclo completo per la produzione del CDR (ora si chiama CSS – Combustibile solido secondario), un residuo ulteriore.
L’impianto complesso di Martucci (che, infatti, lavora l’indifferenziato fino a produrre il CSS) è dotato di due vasche di servizio/soccorso destinate ad ospitare questi rifiuti prodotti nel ciclo di lavorazione.
Si tratta di una discarica con una volumetria complessiva di 764.560 m3, di cui una vasca, la B, è già piena per oltre la metà con 250.000 tonnellate di rifiuti, anche “tal quale” e speciali, sversati tra l’avvio della concessione (inizi del 2012 e il sequestro giudiziario dell’aprile 2013). La vasca A invece è vuota. Entrambe le vasche, tuttavia, sono inagibili perché, come hanno accertato le indagini, sono state realizzate in violazione delle norme costruttive a difesa dell’ambiente.
Perdurando il sequestro delle due vasche, la società Progetto Gestione Bacino Bari 5 srl ha ottenuto l’autorizzazione a scaricare i residui della lavorazione dell’indifferenziato presso alcune discariche sul territorio regionale: prima a Brindisi, quindi a Massafra.
Nel 2019, il volume portato in discarica, proveniente dall’impianto complesso Martucci, è stato di 63.932 tonnellate.
Ma c’è di più.
L’altro impianto complesso esistente nell’Area metropolitana è quello dell’AMIU Bari, l’azienda municipalizzata per l’igiene urbana.
Questo impianto che, come si è detto, è destinato a diventare, entro il 2025, l’unico per il trattamento dell’indifferenziato in tutta l’Area Metropolitana e nella BAT, lavora l’indifferenziato soltanto fino alla produzione del biostabilizzato, non disponendo della linea per la produzione del CDR/CSS.
Nel 2019, l’impianto AMIU di Bari ha prodotto 55.139 tonnellate di rifiuti biostabilizzati, portate in discarica.
Ma se l’impianto di Martucci è comunque dotato della discarica di servizio/soccorso (le due vasche A e B), sebbene sotto sequestro, l’impianto dell’AMIU Bari non ne dispone. E pertanto è costretto a conferire il rifiuto biostabilizzato presso altre discariche della regione: nel 2018-2019 i suoi conferimenti sono avvenuti prevalentemente presso la CISA di Massafra e Statte e la Formica Ambiente di Brindisi.
Il Piano Regionale prevede che, a regime, cioè nel 2025, sia necessario chiudere il ciclo dei rifiuti per ciascuna provincia per il “principio di prossimità” stabilito dall’art. 182 bis del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/06), sebbene nello stesso piano è chiaramente riportato che tutte le operazioni di smaltimento in discarica sono finora avvenute secondo il principio di prossimità con riguardo all’intero territorio regionale. Infatti, l’art. 182 bis D.Lgs. 152/06 non fa alcun cenno alla obbligatorietà di chiusura del ciclo per provincia.
Ecco a tal proposito quanto viene riportato nel Piano: “Si precisa che è sempre stata garantita la chiusura del ciclo rifiuti nel territorio regionale, nel principio di autosufficienza e prossimità di cui all’art. 182-bis del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.”.
Però, con la forzatura sull’art. 182 bis del Codice dell’Ambiente, introdotta nel Piano Rifiuti, che verrà sottoposto al voto del Consiglio Regionale l’8 dicembre, l’impianto AMIU di Bari dovrebbe quindi scaricare nel solo ambito provinciale (Area Metropolitana).
Tuttavia, tutte le discariche in ambito metropolitano sono chiuse per svariati motivi (soprattutto per violazione di norme ambientali). Chiusa è pertanto anche la discarica di servizio/soccorso di Martucci, con le sue due vasche.
La Regione Puglia però vuole riaprirla per servire sia l’impianto complesso di Martucci che, evidentemente, anche quello dell’AMIU di Bari.
Ora, al di là di tutti gli inderogabili motivi ambientali che ostano a tale riapertura (contaminazione del sito per fuga del percolato nel sottosuolo, innumerevoli violazioni di legge, possibili interazioni tra inquinamento e malattie neoplastiche, ecc.), vi è da sottolineare la pesante strumentalità che i vertici regionali, politici e burocratici, vogliono fare.
In sostanza, anziché continuare nell’applicazione del principio di prossimità su scala regionale, nel restringerlo su scala provinciale, il Presidente Emiliano e l’Assessora Maraschio se ne guardano bene dal chiedere all’AMIU di Bari di dotarsi di una discarica di servizio/soccorso asservita al proprio impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) dei rifiuti indifferenziati.
E anzi scaricano sulla martoriata contrada Martucci l’onere di accogliere in discarica quelli biostabilizzati provenienti dall’impianto AMIU di Bari, oltre agli attuali rifiuti indifferenziati – da lavorare nell’impianto complesso esistente – provenienti già da 39 comuni: 21 dall’ex ATO Bari 5, ai quali se ne sono aggiunti altri 18, nel 2016, su disposizione dell’AGER, di cui 4 della BAT.
Insomma, Emiliano e Maraschio, con l’assenso dei burocrati dell’AGER (Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti), pretendono di applicare il “principio di prossimità” a convenienza, cioè continuando a mortificare un territorio vilipeso e inquinato da oltre 45 anni di gestione scriteriata e contra legem, mentre il capoluogo si limita alla lavorazione senza accogliere gli scarti che produce il suo impianto complesso. Troppo comodo e troppo ingiusto.
Infatti, nello scaricare pilatescamente la patata bollente ai Comuni dell’Area Metropolitana, per un’eventuale individuazione alternativa a Martucci, la troika Emiliano-Maraschio-AGER “dimentica” di indicare innanzitutto all’AMIU di Bari di completare in maniera coerente il proprio ciclo. E, ovviamente, Decaro – che pure dovrebbe essere il garante di tutti i comuni dell’Area Metropolitana – tace.
Il risultato è un’incredibile fuga politica dalle proprie responsabilità, pretendendo che la discarica di servizio/soccorso di Martucci venga ripristinata all’interno di un sito contaminato, pur ben sapendo che il riallestimento delle due vasche passa attraverso una gigantesca spesa, peraltro senza una vera utilità futura: la vasca B va liberata dai rifiuti esistenti (gran parte “tal quale” e speciali”), bonificata e praticamente rifatta, dovendosi rifare il rivestimento di argilla e dei teloni impermeabili e la stessa procedura di rifacimento va eseguita per la vasca A, anche se rimasta vuota.
Un’attività che richiede alcuni anni di attività e almeno cinque milioni di euro, in base alle stime di esperti da noi consultati.
Intanto, il Piano sarà andato a regime (2025) e di lì a poco (fine 2026) anche l’impianto complesso di Martucci dovrà essere dismesso. Che senso ha tutto questo?
Ancora peggio sarebbe se ci fosse malafede: in tal caso, la discarica servirebbe comunque a tempo indefinito, da qui all’eternità con continui rinnovi e sopralzi, per accogliere il biostabilizzato dell’AMIU Bari e l’impianto complesso sopravviverebbe sia alla sua scadenza gestionale che allo stesso Piano che ne prevede la dismissione. E secondo il vecchio adagio andreottiano, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
Ma vi è di più.
Il Piano Regionale Rifiuti, nel suo documento “Scenari di Piano”, che ne tratteggia la programmazione, nel capitolo 8 – Scarti da avviare in discarica definisce i calcoli che stimano il peso finale dei rifiuti da conferire in discarica nel ciclo di trattamento dell’indifferenziato (biostabilizzato e scarti nella produzione del CSS, ex CDR, il combustibile solido secondario da bruciare per produrre energia).
Le cifre indicate dal Piano regionale vedono, nel 2019, in 557.630,33 le tonnellate finite in discarica, in tutta la Puglia, quale scarto della lavorazione dei rifiuti indifferenziati (avviati agli impianti complessi, tra cui quello di Martucci).
Nel 2025, cioè a regime, passando per la fase transitoria del 2022, il Piano così riporta: “Lo scenario a regime, riferibile all’orizzonte temporale 2022 – 2025, è stato elaborato tenendo saldi gli obiettivi relativi agli smaltimenti definiti dalle Direttive Europee, come recepite nella norma nazionale, ed in particolare:
- l’obiettivo strategico intermedio, rispetto a quello fissato dalla direttiva comunitaria al 2035, del conferimento in discarica del 20% dei rifiuti urbani e dei rifiuti derivanti dal loro trattamento (rispetto al totale dei rifiuti urbani prodotti);
- l’obiettivo di lungo periodo, al 2030, di divieto di collocamento in discarica di tutti i rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo, in particolare dei rifiuti urbani.”
Pertanto, dopo una serie di calcoli, il Piano stima che, a regime, a seguito delle ottimizzazioni dei processi di lavorazione, il quantitativo che finirà nelle discariche regionali sarà, complessivamente, di circa 323.262,00 tonnellate/anno come scarti della lavorazione dell’indifferenziato.
Nel Piano, il passo successivo è quello di garantire l’autosufficienza delle discariche esistenti sul territorio regionale ai fini del contenimento dei rifiuti prodotti alla fine del ciclo di lavorazione dell’indifferenziato, precisando che due discariche pubbliche, una a Manduria e l’altra a Ugento, sono in fase di esaurimento.
A tal proposito, viene effettuata una ricognizione di tutte le discariche pubbliche e private disponibili, comprendendo tra di esse la discarica di servizio/soccorso (le due vasche A e B) dell’impianto complesso di Martucci, dichiarata in una volumetria di 764.560 m3.
Dalle tabelle pubblicate nel Piano – escludendo dal calcolo, da parte nostra, la volumetria delle due vasche di Martucci -, si evidenzia, nella sommatoria, la disponibilità ad oggi di ben 5.482.101 m3 sull’intero territorio regionale, salvo provvedimenti ostativi della Magistratura.
Tuttavia, come si è visto, lo smaltimento in discarica previsto a regime dal Piano, sarà di 323.262,00 tonnellate/anno a partire dal 2025 e, nel frattempo, la quantità prodotta nel 2019-21 si ridurrà comunque sensibilmente per l’aumentare progressivo della raccolta differenziata, come dichiarato nel Piano.
L’eventuale termine dell’adeguamento delle due vasche di Martucci non potrà comunque avvenire prima della fine del 2022 e, in ogni caso, la loro presenza all’interno della volumetria complessiva regionale è assolutamente ininfluente.
Infatti – tenendo conto di un indice di compattamento del biostabilizzato che finisce in discarica di 1,4 – avremo una volumetria complessiva (calcolata con una densità del materiale di 0,4) di circa 577.250 m3 annui.
Infatti, i quasi 5 milioni e mezzo di metri cubi, in termini di volumetria, disponibili nelle discariche regionali (ad eccezione della discarica di servizio/soccorso di Martucci), si satureranno nell’arco di 9,49 anni.
Si tratta di un tempo che va ben oltre la messa a regime del Piano (2025), peraltro tenendo conto che della discarica Formica Ambiente (BR) non viene dichiarata la volumetria disponibile (pertanto, andrà ad aggiungersi quando sarà nota) e che la sola discarica della Italcave Spa di Taranto, ottenendo una ulteriore “Volumetria in ampliamento autorizzata pari a 4.600.000 m3 (III lotto), di cui volumetria pari a 500.000 m3 ovvero 500 t/g riservata ai rifiuti derivanti dal trattamento degli urbani”, da sola sarà in grado di soddisfare gran parte del tonnellaggio giornaliero dei rifiuti da indifferenziato dell’intera Puglia da smaltire in discarica (323.262 tonn. annue / 365 = 885,65 tonn. giornaliere).
In definitiva, a chi giova questo gioco al massacro contro le popolazioni di Mola e di Conversano e, in generale, dell’Area Vasta Martucci?
La troika Emiliano-Maraschio-AGER è consapevole che, in questo modo, sta scavando un solco profondissimo tra sé e le decine di migliaia di cittadini pugliesi stanchi di essere vessati da decenni, spesso costretti a vivere con la spada di Damocle delle mortali malattie da inquinamento e, per giunta, ora anche senza alcuna motivazione concreta, se non un’ottusa, arrogante e padronale gestione del potere?
Le popolazioni vi hanno già condannato. Fermatevi fino a che siete in tempo.




