Fabrizio Traversa, per capire si sbaglia tanto e per “riprodurre la vita” da buon Attore ci vuole umiltà. Non basta avere bella presenza, essere alto quasi un metro e novanta, avere occhi azzurri, magari un fisico atletico per affermarsi nel mondo dello spettacolo. E’ il desiderio di voler condividere il proprio sentire con spontaneità a fare la differenza.
E’ quell’energia a far del barese, Fabrizio Traversa, (da molti anni vive a Roma), un attore sempre intento a ricercare, studiare, sperimentare per imparare a trasmette con immediatezza, il personaggio, i personaggi nelle forme interpretative migliori.
Il suo percorso sembra essere cominciato per caso. Un giorno di moltissimi anni fa, aveva quindici o forse sedici anni, quando accompagnando la sorellina a danza, si lasciò catturare da una locandina: Corsi di Teatro.
Qualcosa scattò in lui e si iscrisse con quella “curiosità tipica degli adolescenti” senza immaginare che sarebbe diventato attore professionista.
Fu lui a scegliere quell’Arte o quell’Arte a riconoscerne le doti? Un amico, un giorno gli disse che a giorni sarebbe partito per presentarsi al “Centro Sperimentale di Cinematografia”, nella speranza di essere ammesso.
Fabrizio sapeva poco e quasi nulla di quell’istituto dove si presentano in tanti, ma pochi superavano le selezioni. L’anno dopo (2006) decide di provarci, mosso dall’idea di allargare i propri orizzonti. E’ la motivazione interiore la molla e la chiave grazie alla quale si giunge fino alla fine del percorso scolastico. La vera competizione è con se stessi e il segreto di quell’approdo sta nell’Essere non nel dimostrare.
Sembra che, ogni qualvolta superasse una prova, ricevesse una lettera e quando la madre gliela portava al mattino, adorasse aprirla al buio e leggerla.
Raggiungere una meta è sempre frutto d’impegno costante, bisogna infatti, guardare diritto, non perdere l’obiettivo, nonostante l’ignoranza, l’invida, la superficialità di troppi banalizzino il cammino, i successi.
E’ vero, nella vita ci vuole fortuna, fortuna e fortuna (tanto da parafrasare qualcuno molto noto), ma per quel treno che passa bisogna avere il biglietto pronto, il progetto nel cassetto, ovvero competenze frutto di allenamento, visione della realtà, determinazione e mai presunzione.
Semplicemente “Essere” non Apparire né dimostrare con quella semplicità ritrovata, umiltà che è rispetto per la propria predisposizione alla scena, della scena come goccia coesa di un flusso narrativo.
Alle spalle di Fabrizio Traversa vi è capacità di fare “Gruppo di Studio”, “Lavoro di squadra” e poi, corsi, stage, laboratori, workshop intensivi, seminari (con Elisabetta Kemp, Doris Hicks, Mike Bernardin, Margie Haber, Pierpaolo Sepe, Paolo Antonio Simioni, Stefania De Santis e Gisella Burinato) per imparare ad ascoltarsi, osservare e coniugarsi con la natura, con gli altri. E per raggiungere certi obiettivi combatte con la pigrizia e ancora viaggia ed ha viaggiato da un capo all’altro del mondo, andando da Los Angeles a Berlino, tanto per citare qualche città e, tutto per imparare, anzi raffinare il proprio mestiere di attore.
Nel suo bagaglio vi è il metodo Stanislavsky e poi il metodo Meisner e, sempre studio, passione, allenamento, training, insomma tanta fatica e costanza per fare dell’attore un dono che riesca a restituire la Vita a tanta vita dove l’egocentrismo è pura miopia, dove certi condizionamenti culturali distolgono dall’essenza, dallo scenario autentico che danza, palpita tutt’intorno.
Educarsi, quindi, a servire per essere puro canale di trasmissione di sensazioni! E il suo lavoro sembra continua ricerca, una specie di euritmia intesa come bisogno della “giusta proporzione”, che è coordinamento tra respiro, gesti, toni, in altri termini il giusto ritmo, espressione armonica di chi sa sintonizzarsi con i mondi degli altri come se appartenesse a un giardino di distacco e concentrazione, un piccolo recinto che gli restituisca le dimensioni di servizio/specchio.
Il mestiere d’attore è fatto di attese e progetti, alcuni andati in porto, altri sospesi e Fabrizio è una persona sveglia che sogna continuamente, capace di parlare con tutti ridendo di sé, delle cadute e risalite, ma sempre fedele al suo amore, il pianeta dello spettacolo per il quale cura per il proprio talento attoriale che lo ha schiuso a cortometraggi come: “Romeo e Giulietta”, regia di Andrea Fasciani, coordinato da Marco Bellocchio; “The Muse” nel ruolo di Charlie, regia di Lenore Lohman; “La prima notte” nel ruolo di Danilo per la regia di Alberto Dell’Ara.
Ha lavorato per il cinema, diretto da Pierluigi Ferrandini nel film del 2021 dal titolo: “Percoco, la vera storia del mostro di Bari”.
Ha lavorato per fiction televisive come. Distretto di polizia 9, regia di Michele Soavi; “Ho sposato uno sbirro 2”, regia di Giorgio Capitani; “Provaci ancora Prof 4”, regia di Tiziana Aristalco; “Tutta la musica del cuore”, regia di Ambrogio Lo Giudice; “Distretto di polizia 11”, regia di Alberto Ferrari; “Il delitto di via Poma, regia di Roberto Faenza; “La narcotici 2”, regia di Michele Soavi; “”Pietro Mennea, la freccia del Sud” regia di Ricky Tognazzi; “Videoclip ‘Straordinario”, regia di Paolo Marchione; “Petra”, regia di Maria Sole Tognazzi; “Bella da morire” di Andrea Molaioli; “Fino all’ultimo battito” di Cinzia Th Torrini.
Ha lavorato per il teatro in commedie come: “Il giardino dei ciliegi” nel ruolo di Epichodov diretto da Eljana Popova; “Sogno di una notte di mezza estate” nel ruolo di Bottom sempre diretto da Eljana Popova; “Dubbi” nel ruolo di Charlie, regia di Lenore Lhoman; “the insurance man” nel ruolo di Franz, regia di Andreas Bode; “Romeo e Giulietta nel ruolo di Benvolio, regia di Eljana Popova; “Partita Spagnola” nel ruolo di Domenico Scarlatti, regia di Lorenzo d’Amico De Carvalho;”Storie fantastiche dal Delta del Niger”, regia di Raffaele Curi; “La Gabbia”, regia di Massimiliano Vado.




