Dopo la dichiarazione di “autosospensione” pronunciata dall’Assessore Nico Berlen nella seduta di Consiglio comunale dello scorso venerdì 3 dicembre, “Mola Libera” pubblica il parere della Soprintendenza sul Piano comunale delle coste che ha scatenato le ire dell’architetto. Motivazioni dell’Ente di tutela ambientale senz’altro tutte condivisibili e che, in alcune parti significative, il nostro giornale aveva già evidenziato nelle sue “osservazioni” al Piano. Pertanto, la doglianza di “lesa maestà” dell’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici, accompagnata dal sostegno politico del Sindaco, appare assolutamente fuori luogo oltre che inappropriata nel ricorso ad un atteggiamento di protesta dai contenuti di facciata.
Quello che pubblichiamo è il documento contenente il parere della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari.
I lettori troveranno, su ogni pagina, una scritta in sovraimpressione: “Copia ad uso esclusivo dei consiglieri comunali”.
La scritta è stata apposta evidentemente dall’Assessore Berlen, o comunque su sua disposizione e/o del Sindaco Colonna, perchè in un primo momento si voleva impedire che la stampa ne fornisse informazione tempestiva alla cittadinanza, giustificando l’embargo informativo con l’attesa delle controdeduzioni che l’Amministrazione comunale ha comunicato di voler replicare alla Soprintendenza.
Tuttavia, nella seduta di Consiglio comunale di martedì 7 dicembre – in risposta al consigliere Michele Daniele che ha sollevato la questione della natura e del metodo della cosiddetta “autosospensione” dell’Assessore Berlen – il Sindaco Colonna ha informato che, bontà sua, il documento può essere reso noto al pubblico dai consiglieri comunali che lo vorranno, anche subito, cioè senza attendere le “controdeduzioni”.
Ed è pertanto che “Mola Libera” lo ha ricevuto e lo pubblica, non senza prima evidenziare il totale arbitrio compiuto, in un primo momento, dal Sindaco e dall’Assessore Berlen nel voler tenere riservato ai soli consiglieri comunali, con una motivazione priva di sostanza giuridica, un documento eminentemente pubblico qual è il parere, obbligatorio per legge, fornito al Comune di Mola da un Ente dello Stato di primaria rilevanza su una questione di fondamentale importanza urbanistica e ambientale.
Fatto questo doveroso chiarimento in premessa, veniamo a due aspetti fondamentali da trattare:
1) L’autosospensione dell’Assessore Berlen per protesta contro i contenuti del parere della Soprintendenza.
2) I contenuti sostanziali del parere espresso dal predetto ente.
L’autospensione di Berlen: tra serio e faceto
Innanzitutto, chiariamo che l’istituto dell’autosospensione di un amministratore locale non esiste: non se ne trova alcuna traccia nel Testo Unico degli Enti Locali (Legge 267/2000 e successive modifiche e integrazioni), nè in altre leggi attinenti. Esistono invece gli istituti delle dimissioni e della sospensione, ma si tratta di cose serie e chiaramente normate dalla legge, non della dichiarazione, con successivo agire tra il serio e il faceto, dell’Assessore Berlen.
Infatti, il nostro inossidabile amministratore, che calca la scena pubblica in posizioni quasi sempre di diretto comando, fin dal remoto 1996, ha adottato uno status che Dante, il sommo poeta, non avrebbe avuto difficoltà a collocare nel limbo, “tra color che sono sospesi… o meglio “autosospesi”…
Diciamo che prima ancora che di indignazione per l’intemerata da lesa maestà verso un ente dello Stato, deputato a fornire per legge pareri obbligatori in materia di tutela ambientale, artistica e archeologica, la limbica autosospensione berleniana dovrebbe suscitare un moto di umano compatimento verso chi, nonostante il lungo corso da amministratore, adotta simili suggestive ma inconsistenti dichiarazioni politico-amministrative, seguite, peraltro, da una prassi incoerente e che, di fatto, appare in violazione della delega assessorile ricevuta dal Sindaco.
Infatti, alla singolare comunicazione al Consiglio di autosospensione, l’Assessore Berlen ha fatto seguire comportamenti concludenti… inconcludenti.
Ancorchè la dichiarazione di autosospensione sia un non senso giuridico-amministrativo, essa comunque avrebbe dovuto sostanziarsi in un’astensione totale dalle attività assessorili.
Invece, cosa ha fatto l’Assessore? Ha utilizzato la sua esternazione “a convenienza”.
In sostanza, ha esercitato un comportamento inatteso e inspiegabile.
Nei fatti, da un lato, nei giorni successivi, Berlen si è astenuto, o comunque ha dichiarato di astenersi, dal partecipare a fondamentali azioni dell’attività assessorile: riunioni di Giunta, sedute di commissione consiliare, rappresentanza esterna del Comune presso enti, seduta di Consiglio comunale del 7 dicembre, insomma da tutte le incombenze connesse alla delega assessorile.
Dall’altro lato, l’Assessore è stato ben visibile e ben presente nel suo ufficio pubblico, al 5° piano del Palazzo Municipale, come testimoniato da alcuni impiegati comunali molto sorpresi di vederlo comparire lunedì mattina, 6 dicembre, dopo la sua dichiarazione di autosospensione del venerdì sera precedente.
Peraltro, risulta che Berlen sia stato nel suo ufficio assessorile addirittura nei precedenti giorni di sabato 4 e perfino di domenica 5 dicembre, sempre in base alle dichiarazioni di alcuni impiegati comunali che, evidentemente, ne hanno avuto contezza.
D’altra parte, nel momento in cui scriviamo (ore 18:45 del 09-12-2021), non risulta all’Albo pretorio on line alcuna comunicazione dell’Assessore Berlen di autosospensione, nè di acquisizione del parere della Soprintendenza, atto in forza del quale l’amministratore in discorso ha pronunciato la sua dichiarazione di protesta e di astensione, ora si capisce, solo da alcune attività, lasciando invece impregiudicata la sua assidua e diuturna frequentazione del suo ufficio.
Insomma, per concludere su questo aspetto, Berlen continua ad avere poco chiari i confini tra ufficio pubblico e volontà privata, peraltro ignorando, almeno apparentemente, che il suo incarico gli deriva dalla delega conferitagli dal Sindaco e non già dalla volontà popolare.
Peraltro, non è chiaro se, dal momento della dichiarazione di autosospensione (venerdì 3 dicembre) in poi, all’Assessore Berlen verrà decurtata totalmente o parzialmente la sua indennità di funzione assessorile.
Se il Sindaco Colonna avesse fatto per intero il suo dovere istituzionale, a fronte di questa intemerata assessorile avrebbe dovuto già ritirargli le deleghe ai vitali settori dell’urbanistica e dei lavori pubblici, ridandogli lo status di privato cittadino.
Ma tant’è. Invece, il Sindaco si è reso politicamente e formalmente corresponsabile del plateale ma strumentale gesto del suo assessore.
Il parere della Soprintendenza: una bocciatura del Piano comunale delle coste più che meritata
Ma lasciamo perdere l’incoerente e inconsistente autosospensione assessorile, e veniamo al merito della questione: al parere della Soprintendenza sulla sostanza del Piano.
Abbiamo letto con attenzione quanto redatto dai funzionari arch. Francesco Del Conte (responsabile del procedimento) e dott.ssa Caterina Annese (tutela archeologica) e firmato dalla Soprintendente arch. Giovanna Cacudi.
Ogni rilievo al Piano comunale delle coste – in fase di avvio alla verifica di assoggettabilità della VAS (Valutazione Ambientale Strategica), e che, al termine, dovrà essere approvato dal Consiglio comunale – è assolutamente pertinente e condivisibile, tanto che diverse questioni evidenziate dalla Soprintendenza sono già contenute nelle “Osservazioni”, secondo quanto prescritto dalla legge, presentate da “Mola Libera” al Capo Settore Urbanistica ing. Vito Berardi. Ecco, ad ogni buon conto, un richiamo alle osservazioni del nostro giornale:
In particolare, la Soprintendenza evidenzia alcuni capisaldi dei quali il Comune di Mola non ha tenuto debita rilevanza, sebbene la legge regionale sul Piano Regionale delle Coste sia molto chiara in proposito. Infatti, per la Soprintendenza:
1) Il Piano elaborato dal Comune di Mola “presenta un quadro di utilizzazione della costa intensivo che genera inevitabilmente una grande pressione sull’ambito tutelato, in contrasto con gli obiettivi generali e gli indirizzi introdotti dal PPTR” (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale).
2) Vi è un vasto utilizzo al ricorso permanente di strutture che alterano la connotazione del bene paesaggistico, sia in estate che in inverno, con circa 190 moduli, con una forte concentrazione di manufatti e attrezzature da installare lungo la costa, a cadenza ravvicinata e a moduli aggregati.
3) “Il Piano, omettendo motivati criteri, obiettivi e condizioni, appare elusivo rispetto al compito di governare il processo di utilizzazione della costa; non sembra preoccuparsi di prefigurare e di disciplinare gli impatti derivanti dall’applicazione, a regime, delle proprie previsioni.”
4) Non si è tenuto conto della tutela delle aree costiere escluse dalla concedibilità per stabilimenti balneari, sebbene tali aree siano suscettibili di valorizzazione alternative o complementare al turismo balneare in base alle norme tecniche di attuazione del PPTR.
5) Non si è tenuto conto della presenza di importantissime testimonianze storico-archeologiche e della loro tutela e valorizzazione: la presenza sulla costa e in mare delle vestigie della villa romana di età tardo imperiale a Cala Paduano; del passaggio costiero della Via Traiana; dei resti delle cave in tufo lungo la battigia; della struttura viaria tipica di epoca angioina a “capodieci”.
In definitiva, la bocciatura del Piano è inesorabile: “in ragione del contesto in esame, premesso quanto sopra descritto, la Scrivente (cioè la Soprintendenza) ritiene che il Piano non sia compatibile con le ragioni di tutela del patrimonio paesaggistico interessato. Alla luce di quanto descritto si ritiene che il Piano debba essere opportunamente adeguato e rimodulato, nell’ambito del procedimento di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a cui va assoggettato”.
CONSIDERAZIONI FINALI
La bocciatura del Piano comunale delle Coste, ancorchè da assoggettare comunque a valutazione ambientale strategica (VAS), è molto evidente dalle argomentazioni e dal tenore letterale del parere della Soprintendenza.
Ricordiamo che la VAS è la “valutazione ambientale di piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull’ambiente: essa ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.”
Ora, al di là della VAS, che comunque, stante queste negative premesse, il Piano comunale delle coste di Mola, così come finora elaborato, senz’altro non potrebbe superare, vi è da dire che la prescrizione della Soprintendenza di un opportuno adeguamento e rimodulazione non può essere sdegnosamente respinta al mittente, come hanno fatto, con innegabile spocchia provinciale, l’Assessore Berlen e il Sindaco Colonna.
Questi nostri amministratori sono in possesso di una visione distorta della nostra realtà cittadina, ritenendo, a torto, che Mola sia l’ombelico del mondo e che tutto debba ruotare intorno ad essa e alle magnifiche sorti e progressive prefigurate con progetti e programmi spesso avulsi da ogni contesto storico, territoriale e ambientale.
Quindi, con una mentalità perdente di questo tipo, non sia mai – secondo la mentalità di questa coppia di amministratori – che un ente di garanzia, qual è la Soprintendenza, si permetta di evidenziare lacune, omissioni, elusioni e criticità di progettazioni e programmazioni spesso astruse e, comunque, talvolta avulse dal pieno rispetto delle leggi urbanistiche e della tutela e valorizzazione ambientale. A parer loro si tratta di “lesa maestà”!
Pertanto, benissimo ha fatto la Soprintendenza a spezzare questo cerchio di convinzioni errate e autoreferenziali dell’Assessore Berlen, improvvidamente sostenuto dal Sindaco Colonna, troppo a lungo protrattosi nel tempo in fantasmagoriche idee di scarso costrutto (casette galleggianti nell’area portuale, molo di tramontana stravolto nella sua fisionomia storico-costruttiva, improbabili impianti per energia da moto ondoso, ecc.) e, quindi, nell’inazione dei fatti concreti e concludenti.
La singolare autosospensione dell’Assessore Berlen dovrebbe ora fare appunto un passo ulteriore: un bagno di umiltà e di adeguata e immediata correzione della sua pur lunga ma inefficace azione amministrativa.
In alternativa, dall’autosospensione alla dimissione il passo è breve.
Ecco il parere integrale della Soprintendenza:
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