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CALVANI, ORGOGLIO MOLESE. INAUGURATA UNA SPLENDIDA MOSTRA PER LA “CITTA’ DELLE SETTE ARTI”

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Sabato 28 febbraio 2026, segna una data storica per la vita culturale e sociale della nostra città. Ieri sera, a partire dalle 18:00, nella gremita sala conferenze del Castello Angioino-Aragonese, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della splendida mostra retrospettiva dedicata al grande artista molese Bruno Calvani. Una mostra organizzata – per mandato di Angelo Rotolo, Assessore alla Cultura del Comune di Mola di Bari – in modo sapiente e altamente professionale dalla cooperativa Armida, con il suo presidente Carlo Mansueto, e grazie all’eccellente direzione scientifica del prof. Massimo Guastella, docente presso l’Università del Salento. E’ stato un momento molto alto di unità d’intenti tra rappresentanti istituzionali, organizzatori, esperti, collezionisti e “cittadinanza attiva”. Presenti la famiglia Pisapia di Milano, legata da un forte legame di amicizia con il Maestro – che ha molto contribuito alla qualità della mostra – e i rappresentanti del “Comitato per Palazzo Roberti”, con il loro riconosciuto impulso iniziale e la perseveranza di anni, fino al risultato finale.

Mola, città d’arte. Anzi, delle “sette arti”. Ieri sera, 28 febbraio 2026, è stato tracciato un punto fermo.

Da qui, dalla grande mostra dedicata a Bruno Calvani, uno dei figli più importanti e prestigiosi della nostra città, si parte per delineare quella che sarà, se verrà confermata la volontà politica di andare avanti, la “Città delle sette arti”.

Bruno Calvani

E, in ogni caso, la città delle grandi personalità culturali con le loro radici qui, tra terra e mare irripetibili: un “genius loci” che, in un mondo sempre più standardizzato, deve rendere consapevole sopra ogni cosa la nostra identità, legandola a uomini e donne di alto valore artistico, ed offrendola a quanti vorranno conoscere la nostra storia, la nostra comunità.

La retrospettiva sulla formazione e le opere del grande artista molese può segnare l’avvio di un percorso virtuoso, al fine di innalzare non solo la consapevolezza identitaria cittadina, portando a maturità un popolo rimasto in parte acerbo nei suoi valori fondanti, ma, al tempo stesso, di innescare un meccanismo di fecondo turismo culturale e, quindi, di beneficio economico con ampie e intuibili ricadute sociali. Ma di questo diremo meglio in seguito, in altri articoli.

Ora è il momento di gioire per un evento davvero unico. 

L’inaugurazione della mostra si è svolta con gli interventi dei curatori, delle autorità comunali, dei rappresentanti della Città metropolitana e della Regione.

Innanzitutto, è intervenuto il dott. Carlo Mansueto, presidente della cooperativa “Armida” di Conversano, la società specializzata in ambito artistico, affidataria della cura e dell’allestimento della mostra dal Comune di Mola, per la volontà politica essenziale del Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Angelo Rotolo.

Dott. Carlo Mansueto

Una scelta che si è rivelata vincente. Infatti, la cooperativa Armida è riuscita ad aggiudicarsi un finanziamento regionale, per la verità non cospicuo, oltre ai fondi messi a disposizione dal Comune di Mola, limitati anch’essi, ma ha saputo fare di necessità virtù.

Il suo presidente e la sua vice Lella Lestingi, hanno bruciato le tappe e guadagnato il tempo perduto nel corso dei molti anni passati infruttuosamente. La catalogazione delle opere, grazie al lavoro eseguito in precedenza dal Comitato per Palazzo Roberti, e nello specifico dalla prof.ssa Valeria Nardulli, ha dato una buona base di partenza alla sapiente regia di Carlo Mansueto che ha saputo individuare la persona giusta al momento giusto: il prof. Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università del Salento, curatore scientifico della mostra.

Al centro, il prof. Massimo Guastella

Il prof. Guastella ha compiuto una scelta delle opere in base al percorso dell’evoluzione artistica del Maestro Calvani. E non è stato un compito facile: le opere dei tanti collezionisti che si sono resi disponibili, a cominciare da Pietro Ungaro, Nico Lioce e i fratelli Gino e Antonio Pisapia, sono davvero tante e tutte di qualità, ma gli spazi per ospitarle, al primo piano del Castello Angioino-Aragonese, piuttosto limitati.

Anche le difficoltà logistiche non sono state da meno. Come ha ricordato il prof. Guastella, per acquisire la presenza di una delle opere più belle, è stata necessaria una complessa e lunga procedura di autorizzazione al prestito dalla Camera dei Deputati, dove è ospitato il volto in bronzo di Maria Giulia Fazzini, del 1950.

Il dott. Mansueto, innanzitutto, ha voluto ringraziare nel suo intervento tutti coloro che si sono adoperati per aver posto le basi per una buona riuscita della Mostra, con un cenno significativo all’attività di supporto del Comitato per Palazzo Roberti e, nello specifico, del suo presidente Andrea G. Laterza. Un’iniziativa avviata dal Comitato nel lontano maggio 2019, con la proposta all’Amministrazione comunale pro tempore per una Mostra da dedicare a Bruno Calvani, e che si è giovata di un gruppo di lavoro formato, tra gli altri, dalle docenti, esperte d’arte, prof.sse Antonella Linsalata, Valeria Nardulli, Francesca Palazzo.

Il lavoro di Mansueto, di Lella Lestingi, dei loro collaboratori, del prof. Guastella e del comitato scientifico da egli diretto, è stato ampio, approfondito, appassionato, con la presenza operativa non solo di giovani studiosi e ricercatori dell’Università del Salento, ma di prestigiosi apporti consulenziali come quello, tra gli altri, ricordato da Guastella, della prof.ssa Clara Gelao, già direttrice della Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari, presente in sala.

Ed è stata Micaela Paparella, consigliera della Città Metropolitana di Bari delegata alla Pinacoteca, a tracciare, nel suo intervento, il ruolo fondamentale svolto da tale istituzione nella valorizzazione degli artisti che, nel corso del tempo, hanno dato lustro al territorio provinciale. Un’attività che si sostanzia non solo nell’apporto di opere alle numerose mostre che si tengono in diversi comuni dell’area metropolitana, ma che si giova di un lavoro scientifico finalizzato a conservare, tutelare, studiare e valorizzare il vasto patrimonio artistico pugliese e a promuovere l’arte attraverso laboratori, visite guidate, eventi.

Micaela Paparella

Un’attività di promozione dell’arte tra i pugliesi che Sante Levante, direttore di Puglia Culture, ha tenuto a rimarcare nello scopo di tale ente (ex Teatro Pubblico Pugliese), al fine di perseguire finalità di pubblico interesse nei comparti dello spettacolo, delle arti e della valorizzazione dei patrimoni culturali. E in tal senso la Mostra Calvani è un evento che qualifica la cultura regionale e che “Puglia Culture” ha ogni interesse a fare emergere in contesti più ampi e di ulteriore risonanza mediatica.

Sante Levante

L’Assessore Angelo Rotolo nel riprendere l’excursus sul lungo iter che, alla fine, ha portato alla realizzazione della Mostra, ha sottolineato l’apporto dei numerosi contributi, corali e univoci, alla buona riuscita dell’iniziativa, evidenziando il ruolo di grande evidenza offerto dai fratelli milanesi Gino e Antonio Pisapia (quest’ultimo presente in sala), legati al Maestro da lunga amicizia, ai quali è stata “rivolta gratitudine per la dedizione, l’amore verso Bruno Calvani, e l’enorme generosità con cui si sono prodigati per la realizzazione e la buona riuscita dell’esposizione”.

Il Sindaco Giuseppe Colonna, nel suo intervento, ha voluto sottolineare la strategicità della Mostra Calvani per un approccio di lungo periodo allo sviluppo culturale della città. In tal senso, ha salutato la presenza in sala di rappresentanti della famiglia di Onofrio Martinelli, pittore molese di indiscusso valore e talento, formatosi, insieme a Calvani, nella “école italienne de Paris“, la fucina di grandi artisti italiani che, negli Anni Venti e Trenta del Novecento, li vide protagonisti nella capitale francese. Una presenza non casuale: l’Amministrazione comunale intende dar seguito all’esposizione Calvani con una Mostra dedicata a Martinelli.

Giuseppe Colonna

Un’idea lanciata anch’essa anni addietro dal Comitato per Palazzo Roberti nell’ambito di una proposta organica per un Museo civico da ospitare presso lo storico edificio, una volta ristrutturato, quale percorso identitario incentrato sulle nostre più importanti personalità artistiche e culturali e fucina di formazione e produzione culturale per i giovani artisti.

Proposta poi ampliata, arricchita e condivisa nel corso di un importante convegno tra le associazioni culturali molesi, tenutosi presso la Pro Loco di Mola a fine giugno 2025, per la Città delle sette arti. Quelle sette arti tratteggiate agli inizi del Novecento a Parigi da Ricciotto Canudo – illustre uomo di cultura di famiglia molese – precursore del valore artistico e dell’importanza sociale del cinema.

Al termine degli interventi programmati, il pubblico presente in sala ha raggiunto, a piccoli gruppi, il piano superiore del Castello, nello spazio museale dedicato all’evento. E la meraviglia si è dipinta negli occhi di tutti. 

Il prof. Massimo Guastella ha illustrato, con grande trasporto e ogni dettaglio, il percorso espositivo.

Un itinerario molto ben strutturato, con le opere messe tutte in adeguato risalto illuminotecnico e con ogni appropriata collocazione e sistemazione, nonché con esaustivi pannelli riportanti, nelle diverse sezioni, il corretto inquadramento storico e artistico delle diverse opere esposte, con le titolazioni e le provenienze, sia da collezioni private che da strutture pubbliche, come il Comune di Mola di Bari, la Pinacoteca provinciale di Bari e la Camera dei Deputati.

Un percorso che, nella precisa narrazione del prof. Guastella, ha messo in luce il genio artistico di Calvani e il suo contributo originale, sia in campo scultoreo che pittorico, all’arte del Novecento.

Le opere scelte, tra le tantissime a disposizione, sono tutte significative e di grande levatura, alcune così belle e intense da indurre viva emozione negli osservatori.

Non mancano un grande pannello e un filmato dedicati all’attività scultorea di Calvani e alle foto d’epoca in compagnia dei numerosi artisti che hanno fatto grande l’arte italiana nel secolo scorso.

 

La Mostra sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre, un tempo ampio e necessario per far conoscere il Maestro innanzitutto ai tantissimi molesi che ne hanno eco solo di nome o soltanto per aver realizzato la “Doña Flor”, in memoria di Niccolò van Westerhout, opera che avrebbe bisogno di un pronto restauro e di essere maggiormente valorizzata con un’esposizione più prossima all’osservazione.

Altresì, un lungo periodo espositivo è utile per favorire le visite alla Mostra da parte di studiosi, turisti, visitatori, scolaresche, gruppi organizzati.

Si tratta di un’importante opportunità che, se ben condotta e favorita da un’indispensabile azione mediatica di ampio respiro, può favorire un significativo flusso di presenze, tale da indurre benefici anche per il nostro settore ricettivo e commerciale. 

Mola ha bisogno di uscire dal clichè paesano del “mordi e fuggi” dei fine settimana estivi o di essere solo il dormitorio a buon mercato per le più ambite mete turistiche diurne di Polignano, Monopoli, Ostuni, ecc..

La Mostra Calvani può essere un punto di svolta. In specie se non rimarrà un evento isolato ma segnerà l’avvio di una feconda stagione di percorsi identitari legati al nostro ampio patrimonio di personalità culturali di elevato spessore, di cui tutti siamo tenuti a raccogliere degnamente il lascito morale e intellettuale.

Agli amministratori comunali, all’associazionismo culturale, agli intellettuali, agli imprenditori, ai singoli cittadini di buona volontà è rimessa la capacità di fare squadra, pur nella chiarezza e nella piena assunzione di responsabilità dei ruoli.

Ad maiora, Mola!

1 COMMENTO

  1. Resoconto molto preciso dei vari interventi e della successiva presentazione di opere e documentazione, che ben rende la passione e l’entusiasmo sia di chi ha diretto e organizzato l’inaugurazione della Mostra sia di chi vi ha partecipato. Grazie Mola libera!

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