martedì, 8 Settembre, 2026
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Mola di Bari

CAMION VANNO E VENGONO DA MARTUCCI: PERCHE’? INTANTO, IL PERCOLATO CONTINUA IL SUO SPORCO “LAVORO”

data:

Il nostro lettore Mimmo Ragone, osservando il consistente andirivieni di mezzi di trasporto da e per Martucci, ci chiede di conoscere l’attuale situazione e cosa si prospetta in futuro per quel territorio martoriato. Ecco le nostre risposte, in una sintetica ricostruzione delle vicende relative all’immensa discarica e all’impianto “complesso” in esercizio.

Riceviamo dal nostro lettore Girolamo (Mimmo) Ragone e pubblichiamo:

Girolamo (Mimmo) Ragone

Gentilissimo Direttore,

innanzitutto la ringrazio per la sua disponibilità ad ascoltarmi e più in generale ad ascoltare tutti i cittadini.

Vengo al dunque.

Percorro quotidianamente ed a ogni ora per motivi di lavoro la via vecchia per Conversano, per intenderci la strada di Pozzovivo.

Arrivato nei pressi della strada laterale che conduce alla famosissima discarica Martucci, noto un viavai incessante di mezzi pesanti di piccole e grandi dimensioni adibiti al trasporto di rifiuti che, ovviamente si dirigono verso la discarica per “scaricare”.

TIR da e verso Martucci in un’immagine di repertorio

Volevo chiederle, da ignorante in materia, quale è la attuale situazione della discarica in questione.

O meglio, questa è adibita allo smaltimento di quali rifiuti?

Non crede, infine, che il nostro territorio abbia già pagato a caro prezzo in termini di inquinamento e di conseguenza in termini di salute pubblica?

Come per dire, abbiamo pagato a caro prezzo e credo sia giunto il momento di dire basta.

La ringrazio anticipatamente…Fiducioso di una sua risposta in merito.

Mimmo Ragone

_____________

LA RISPOSTA DI “MOLA LIBERA”

Gent.mo sig. Ragone,

la questione è quanto mai complessa e merita una risposta piuttosto articolata, trattandosi di una materia dai contenuti anche molto tecnici, che i politici rendono quasi sempre ancora più oscura, giusto per stendere una cortina fumogena intorno.

In tal modo diventa per loro più facile continuare così, con il solito sistema delle decisioni convenienti ad un certo apparato imprenditoriale commisto con la politica e la burocrazia.

Veniamo al dunque.

In questo momento, e ormai da anni – cioè da quando nel 2012 scoppiò il caso della disinvolta gestione della discarica Martucci, con il gesto eclatante del dipendente della Lombardi Ecologia, Domenico Lestingi, poi testimone di giustizia – la discarica è “ufficialmente” chiusa (aprile 2013).

In poche parole, in essa non vengono più conferiti rifiuti per il loro interramento nel perimetro dei lotti esistenti (lotti 1 – 2 – 3).

Ma allora, come Lei giustamente si chiede, a cosa è dovuto comunque il continuo andirivieni di camion da e per la discarica a tutte le ore?

L’attività dell'”impianto complesso”. Cos’è e come funziona

I camion provengono da un ampio bacino territoriale, comprendente oltre una quarantina di Comuni, in parte dell’Area metropolitana di Bari, e in parte della provincia BAT (Barletta-Andria-Trani), ma anche di altre aree pugliesi.

Questi camion conferiscono a Martucci rifiuti indifferenziati che vengono “lavorati” nel cosiddetto “impianto complesso”.

Quindi, a Martucci la discarica è chiusa, ma lavora a pieno regime un impianto realizzato per trattare a regime 470 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno.

Ma cosa fa questo “impianto complesso”?

L’impianto di trattamento dei rifiuti indifferenziati di Martucci

Riceve i rifiuti indifferenziati (cioè quelli della raccolta differenziata che finiscono nelle nostre “pattumelle” del “residuo”) ed esegue le seguenti operazioni:

1) separazione dei rifiuti per recuperare materiale utile alla valorizzazione merceologica (carta, vetro, metalli, plastica, ecc.) che potrebbe essere presente nel “residuo” a causa della cattiva differenziazione eseguita dagli utenti.

2) i rifiuti separati vengono così destinati per una lavorazione specializzata: il vetro ad un impianto di Trani; a Potenza il ferro e i materiali metallici.

3)  La plastica, la carta e il legno contenuti nel residuo vengono invece lavorati per la produzione di CDR (combustibile derivato da rifiuti) che, formato in eco-balle, viene avviato all’inceneritore (o, come oggi si dice, termovalorizzatore) di Massafra.

Il procedimento per la produzione di CDR si ottiene in base a una serie di fasi denominata TMB (trattamento Meccanico – Biologico): separazione del materiale, pressatura, separazione magnetica, selezione e triturazione finale. Il procedimento è molto complesso e prevede l’eliminazione delle parti organiche e degli elementi non combustibili dai rifiuti (inerti), in modo da creare un prodotto che possa essere facilmente utilizzabile come combustibile. 

Ecoballe di CDR (foto di repertorio)

Oggi, a seguito di modifiche normative e tecnologiche, l’impianto complesso di Martucci produce il CSS, il Combustibile Solido Secondario, che è un’evoluzione del CDR, ma ha la stessa funzione: alimentare i termovalorizzatori.

Lo scarto di questa lavorazione dà luogo alla separazione delle parti organiche che vanno inserite nelle cosiddette “Biocelle” per la produzione del “biostabilizzato”, cioè di un rifiuto organico inertizzato, non più fermentabile nè putrescibile.

Le biocelle del sistema complesso di Martucci furono tarate originariamente per trattare lo scarto della lavorazione del CDR a 180° per 15 giorni.

Lo stabilizzato così prodotto avrebbe dovuto essere stoccato nelle due vasche di servizio/soccorso (vasca A e vasca B) realizzate insieme all’impianto complesso: “servizio” per stoccare gli scarti della lavorazione del CDR e, appunto, il “biostabilizzato”; “soccorso”  per ospitare, temporaneamente e dietro autorizzazione regionale, il rifiuto non trattato, in caso di guasti all’impianto complesso.

Purtroppo, all’interno di una di queste vasche (la A) veniva conferito anche il materiale “tal quale” (cioè così come arrivava dalla raccolta del “residuo” della differenziata), senza essere sottoposto a preventiva lavorazione nell’impianto complesso (la vasca B rimase invece vuota, e ancora oggi è tale).

Schema della discarica Martucci con vista dall’alto

Furono le rivelazioni di Domenico Lestingi a scoprire questa gravissima irregolarità, oltre alla verifica che le due vasche erano state realizzate senza l’adeguata impermeabilizzazione e, quindi, con un fondo dal quale il percolato (non estratto) fuoriusciva finendo nel sottosuolo.

Ecco perchè le due vasche furono sequestrate dalla Magistratura.

Nel processo che ne seguì, il collegio peritale presieduto dall’ing. Boeri, stabilì che la vasca A della discarica di servizio-soccorso era un colabrodo.

Perdeva in almeno un centinaio di punti da lacerazioni nella geomembrana e per la mancanza del prescritto strato di argilla di un metro (dal costo significativo), sostituito con terra rossa frammista a ghiaia prelevata sul posto a costo zero, cioè sottraendola alla copertura di uno dei lotti già esauriti (il lotto 1, come vedremo meglio in seguito).

Quindi, quella vasca è ancora assolutamente inutilizzabile a meno di non dover effettuare lavori di radicale sistemazione, che costerebbero almeno tre milioni e mezzo di euro.

E’ quanto sostenne l’ing. Boeri nella sua relazione. La Regione Puglia mise in bilancio l’ammontare per eseguire i lavori di riadattamento, da imputare in danno della società Progetto Gestione Bacino Bari 5, che gestisce l’impianto e che, in quel momento, vedeva come soci Lombardi Ecologia, Cisa e il gruppo Marcegaglia, sebbene a realizzare la discarica di servizio soccorso fu la Lombardi Ecologia.

Dal momento del sequestro delle due vasche, il “biostabilizzato”, cioè gli scarti della lavorazione del CDR, sottoposti al trattamento nelle biocelle, è stato conferito alla discarica di Brindisi non potendosi “ospitare” nelle due vasche A e B di servizio/soccorso di Martucci. E ancora oggi è così.

Cosa potrebbe succedere riaprendo le due vasche A e B di “servizio/soccorso” all’impianto complesso

Pertanto, il via vai di camion che si può notare transitando sulla provinciale della Via vecchia per Conversano, all’altezza della diramazione per Martucci, è dovuto all’arrivo di materiale da lavorare nell’impianto complesso e all’uscita per il trasporto del biostabilizzato alla discarica di Brindisi.

Tuttavia, vi è il fondato dubbio che un maggior numero di camion, rispetto a quello consentito dai normali canoni di lavorazione, entri a Martucci.

Infatti, dalle notizie in nostro possesso, il tempo di permanenza della frazione organica, residuo della lavorazione del CDR, all’interno delle biocelle è passato da 15 giorni a 7 giorni.

Biocelle per la produzione di biostabilizzato in un’immagine di repertorio

Pertanto, è ovvio che una minore permanenza dei rifiuti nelle biocelle implichi un aumento della capacità produttiva e, quindi, un maggior afflusso di mezzi adibiti al trasporto del residuo all’impianto complesso, oltre, ovviamente, ad un possibile minor grado di inertizzazione. Chi controlla l’output (cioè il prodotto finale) dell’impianto complesso? Chi assevera che sia tutto regolare, secondo le norme stabilite dalla legge?

Infatti, l’impianto complesso di Martucci è in grado di reggere maggiori volumi rispetto alle 470 tonnellate al giorno progettate a regime?

E cosa succede al trattamento dei rifiuti da biostabilizzare se questi volumi aumentano troppo? Il rischio molto concreto è che il processo di biostabilizzazione, cioè di inertizzazione dei rifiuti, non sia completo e che, quindi, a Brindisi oggi (e domani a Martucci se le due vasche verranno riaperte, come vuole fare la Regione) ci finisca materiale ancora fermentabile e putrescibile, in grado quindi di produrre nuovo percolato.

E’ questo il grave rischio che si corre riaprendo le due vasche A e B: la vasca A, piena a metà, possiede un’autonomia di altri 5-6 anni, la vasca B (ancora vuota) potrebbe arrivare fino a 15 anni prima di essere piena.

Tuttavia, tutto dipende dall’utilizzo che si intende farne: se il processo di biostabilizzazione non avvenisse in maniera corretta, le due vasche finirebbero con il riempirsi in tempi molto più brevi, senza tenere conto che, oltre al “soccorso” all’impianto complesso in caso di guasti, potrebbero servire alle autorità regionali per utilizzarle al fine della raccolta dei rifiuti “tal quali” in caso di emergenza sull’intero territorio pugliese.

Ecco perchè la riapertura delle due vasche (che in ogni caso richiedono grossi lavori di adeguamento e messa in sicurezza) è un grave rischio che non possiamo correre sul nostro territorio: le due vasche finirebbero per fare ritornare Martucci ai tempi della pattumiera di Puglia, oltre ai gravi problemi che quel sito presenta già oggi e che sono tuttora irrisolti.

Infatti, quanto finora detto si riferisce all’impianto complesso e alle due vasche A e B, che formano il cosiddetto Lotto 2.

I gravissimi problemi dei lotti 1 e 3: 20 milioni di litri di percolato che “non si trovano”, ma oggi sono diventati molti di piu’. Le precise responsabilità del Comune di Mola nei ritardi legati alla misurazione, richiesta dall’ARPA, nei pozzi di raccolta 

Infatti, oltre all’impianto complesso con le due vasche A e B, peraltro da ultimo dissequestrate dalla Magistratura,  c’è da considerare che esistono i lotti 1 e 3, ormai chiusi ed esauriti, che tuttavia presentano problemi enormi che attengono alla produzione di percolato e al loro fluire nel sottosuolo, con il probabile raggiungimento della falda acquifera, e non da oggi.

Partiamo dalla situazione del lotto 3, cioè quello rimasto in esercizio più a lungo, con continui rinvii al suo esercizio mediante le prolungate e reiterate autorizzazioni ai “sopralzi” oltre il livello di campagna, tanto che venne denominato ben presto lotto a “panettone” per la forma che aveva assunto.

Il sopralzo a “panettone”

Questo lotto è ormai chiuso e inattivo da anni, coperto per impedire il trafilamento al suo interno delle acque meteoriche e, quindi, la produzione di massicce quantità di percolato. Infatti, come è noto, il percolato si forma in quantità notevoli quando alla normale fermentazione dei rifiuti che lo produce si aggiunge l’acqua piovana che raggiunge la mole dei rifiuti interrata, innescando nuovi processi chimici e moltiplicandone il volume.

Da questo lotto si capta il biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti e la ditta che gestisce l’impianto complesso, la Progetto Gestione Bacino Bari 5 (una società partecipata dalla curatela fallimentare della Lombardi Ecologia), ne ricava un sicuro utile, non così per il percolato che, invece, costituisce un costo per la sua estrazione e per il suo conferimento a costosi impianti di trattamento e depurazione.

Ecco perchè il percolato non è mai stato estratto, almeno fin dai tempi del sequestro della discarica (aprile 2013), come l’ARPA ha messo nero su bianco nell’ottobre 2019, stimando (ma probabilmente per forte difetto) una produzione di 20.000 metri cubi (che equivalgono a 20 milioni di litri) e nel frattempo (sono trascorsi ulteriori 1 anno e 8 mesi da quella relazione) il volume è sensibilmente aumentato.

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Qual è ora la pericolosità dei due lotti (lotti 1 e 3) chiusi da tempo? 

La gravità della situazione è data da una produzione del percolato fuori controllo, mai estratto e che l’ARPA, nei suoi due sopralluoghi del 4 ottobre 2019 prima e del 24 gennaio 2020 poi, non ha trovato nei pozzi di raccolta che furono scavati a complemento del lotto 3.

Ora si attende che, finalmente, dopo 1 anno e 5 mesi dalla richiesta dell’ARPA (24 gennaio 2020), una ditta specializzata in misurazioni complesse riesca a dire una parola definitiva sulla presenza o meno del percolato nei pozzi di raccolta.

(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)

Se il percolato c’è, bisogna vedere in che misura è presente: in sostanza, se la sua quantità è compatibile con la produzione stimata dall’ARPA. Ma è molto difficile che sia così, perchè altrimenti il percolato avrebbe già esondato da tempo dai pozzi di raccolta.

L’ARPA Puglia ha stimato in 20 milioni di litri la produzione di percolato, prodotti in sette anni dalla discarica e mai estratti. Le piogge penetrano nei lotti della discarica e contribuiscono all’aumento del volume del percolato che poi si disperde nel sottosuolo.

Se invece il percolato non venisse rintracciato nei pozzi di raccolta, oppure se si trattasse di quantità incongrue con la produzione stimata nel tempo dall’ARPA, significherebbe che tale liquido altamento tossico e cancerogeno ha preso la strada del sottosuolo già da tempo e, quindi, con molta probabilità ha raggiunto la falda acquifera con un devastante inquinamento della preziosa risorsa idrica.

In ogni caso è davvero assurdo che, a distanza di 1 anno e 5 mesi dalla richiesta di supporto dell’ARPA, il Tavolo tecnico intercomunale (composto dai Comuni di Mola, Conversano e Polignano e di cui Mola è capofila con il suo Sindaco) non abbia proceduto tempestivamente all’individuazione della società specializzata: soltanto lo scorso 4 giugno si è avuta l’aggiudicazione della gara, con un gravissimo e colpevole ritardo.

Infatti, mentre i nostri politici e burocrati perdevano tempo in infruttuose (e mai pubblicizzate riunioni “carbonare”), il percolato ha continuato imperterrito il suo sporco lavoro, fluendo incessante, con ogni probabilità, nel sottosuolo.

Tuttavia, le misurazioni potranno avvenire soltanto sul lotto 3 (che dispone di alcuni pozzi di raccolta del percolato, alcuni in realtà da tempo ostruiti), mentre sul lotto 1 non si potrà procedere.

Il lotto 1: un “buco nero” dimenticato da politici e ambientalisti

Infatti, il lotto 1 non possiede pozzi di raccolta del percolato. E non solo: tale lotto presenta una pericolosità intrinseca che nemmeno le associazioni ambientaliste hanno messo in adeguato rilievo, quanto meno negli ultimi tempi.

Infatti, è soltanto Domenico Lestingi la persona che continua a lanciare il suo grido d’allarme per questo lotto “dimenticato”, eppure così a rischio.

Domenico Lestingi, con uno dei premi ricevuti per la sua azione di coraggiosa denuncia ambientale

Il lotto 1, non solo non è mai stato dotato di un sistema di raccolta ed estrazione del percolato, ma presenta una superficie di copertura non inertizzata che facilita la dispersione delle acque meteoriche nella copiosa massa di rifiuti in esso contenuta, innescando così una forte produzione di percolato.

Vediamo ora perchè il lotto 1 non è schermato dalle acque meteoriche e perchè il percolato che vi si produce all’interno finisce sicuramente nel sottosuolo.

Il lotto 1 è coperto parzialmente da un impianto fotovoltaico che consente alla Progetto Gestione Bacino Bari 5 di acquisire introiti da produzione di energia elettrica. Fin qui, niente di male. Tuttavia, nel realizzare l’impianto fotovoltaico vi fu uno sbancamento dello strato superficiale di copertura del lotto 1.

Tale sbancamento fu utilizzato per estrarre quantità di terra “rossa” per schermare (tuttavia in maniera insufficiente e inadeguata) le vasche A e B di servizio/soccorso dell’impianto complesso (di cui si è già trattato).

Al posto della terra sbancata fu posizionata una massicciata di pietrame che non isola assolutamente i rifiuti contenuti nel lotto 1 dalle piogge meteoriche e, quindi, in tal modo viene facilitata, da tempo, la produzione del percolato.

Non solo: a detta di Lestingi, il lotto 1 (a differenza di quello 3 realizzato in maniera più completa, anche se ormai la guaina al fondo si è sicuramente lesionata per l’usura dovuta al trascorrere del tempo) non fu costruito poggiando su terra “rossa” impermeabilizzante, bensì fu scavato direttamente sbancando tutto il terreno vegetale e la terra “rossa”, arrivando direttamente alla roccia viva, fessurata in più punti e, pertanto, in diretta comunicazione con gli strati profondi del sottosuolo e, presumibilmente, della falda acquifera.

La foto di una “vora” o “capovento”. Si tratta di “imbuti” o “inghiottitoi” carsici che mettono in diretto collegamento la superficie con il sottosuolo e la falda.
L’area della discarica Martucci, come è stato dimostrato, contiene numerosi inghiottitoi che, quindi, facilitano la dispersione del percolato nella falda

Insomma, se il lotto 3 è messo male, il lotto 1 sta pure peggio.

Conclusioni

Mi scuso per il dilungarmi della trattazione e, salvo errori ed omissioni in buona fede, davvero mi auguro di essermi spiegato bene.

In definitiva, gentilissimo Sig. Ragone, la situazione non solo è molto complessa ma anche fortemente compromessa e grave.

Ecco perchè le eterne discussioni, prese di posizione e fumisterie di politici e burocrati non arrivano mai ad una decisione finale: l’immensa “voragine nera” in quel di Martucci continua ad essere una mucca da mungere per imprenditori in accordo con la politica e la burocrazia.

Fino a quando ogni attività non cesserà in quella martoriata contrada, restituendola alla terra dopo un’adeguata, approfondita e radicale bonifica, non potremo dormire sonni tranquilli e non potranno farlo i nostri figli e nipoti.

Quindi, Martucci va chiusa senza se e senza ma, stralciandola definitivamente dal Piano Regionale dei Rifiuti, compreso l’impianto complesso, e andando immediatamente alla ricerca del percolato finito nelle viscere della terra, bloccandone ogni ulteriore immissione, e ricostruendo con affidabilità scientifica il reticolo idrografico sotterraneo e le sue diramazioni per capire dove e come quel liquido cancerogeno ha colpito e colpirà ancora.

Altre soluzioni, tipo il compostaggio (e ovviamente tanto meno l’inceneritore o termovalorizzatore che dir si voglia), sono improponibili.

La nostra terra, in oltre 35 anni, ha patito fin troppo, e la discarica ha fatto probabilmente ammalare troppe persone (ricordiamoci che, da ultimo la Procura di Napoli ha finalmente ammesso un nesso di causalità tra inquinamento da discariche e tumori), e fatto arricchire un manipolo di persone spregiudicate, oltre ad aver favorito molte carriere di politici, burocrati e perfino “ambientalisti” a senso unico.

L’unica parola che va scritta, dopo aver avviato una seria messa in sicurezza e bonifica di durata pluridecennale, è una sola: BASTA!

TIR da e verso Martucci in un’immagine di repertorio

1 COMMENTO

  1. Sig. Direttore la ringrazio per le informazioni e le risposte che ha dato.
    Augurandomi e augurandoci che tutto funzioni come dovrebbe e chi preposto ai controlli faccia bene il proprio lavoro.
    Buongiorno

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