Grave degrado urbano in Via De Marco, a pochi passi da Piazza XX Settembre: zona di spaccio e di consumo di droga, dove il disagio giovanile si sfoga sui muri di alcune palazzine. Se le pareti potessero parlare… Eppure basterebbe poco per riprendere il controllo di quel pezzo di città così centrale eppure così emarginata: innanzitutto, iniziando a rimuovere le scritte e a dare decoro alla strada. Ma non solo…




Ad esempio l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale. La teoria fu introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling.”

Insomma, privati e amministratori ne facciano tesoro e adottino le buone pratiche: i proprietari degli immobili pensino a rimettere in condizioni decorose le facciate dei loro edifici; gli amministratori a videosorvegliare la zona d’intesa con la Polizia Locale e le forze dell’ordine, oltre, naturalmente, a creare le condizioni per contribuire alla diminuzione del disagio giovanile.

La lotta alla tossicodipendenza e all’emarginazione comincia anche da una città più vivibile, dove i giovani si dedichino ad attività per il tempo libero altamente formative: la musica, l’arte, lo sport, il dibattito culturale, il volontariato.

Mola ha bisogno di esempi virtuosi.





