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Mola di Bari

“CANNABIS STREET”: DROGA A FIUMI NELLA VIA MOLESE DOVE ANCHE I MURI FUMANO E SNIFFANO…

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Grave degrado urbano in Via De Marco, a pochi passi da Piazza XX Settembre: zona di spaccio e di consumo di droga, dove il disagio giovanile si sfoga sui muri di alcune palazzine. Se le pareti potessero parlare… Eppure basterebbe poco per riprendere il controllo di quel pezzo di città così centrale eppure così emarginata: innanzitutto, iniziando a rimuovere le scritte e a dare decoro alla strada. Ma non solo…

Non solo Piazza 8 Marzo.
 
I molesi ormai la conoscono da tempo come “Cannabis street” e, peraltro, la scritta campeggia ben evidente su uno dei muri completamente coperti da scritte, graffiti e segni di ogni tipo, in un incredibile guazzabuglio che testimonia la non perfetta lucidità mentale di chi frequenta quella strada, almeno quando è sotto l’effetto di stupefacenti.
 
 
E’ Via De Marco, a due passi da Piazza XX Settembre, dal Fronte mare, da Palazzo Roberti e dal Teatro comunale, uno dei luoghi più centrali di Mola, eppure da tanti, troppi anni, frequentato da tossici di più generazioni.
 
 
Non si contano le segnalazioni ai Carabinieri effettuate dai residenti per i tanti tossicodipendenti che assumono, anche alla luce del sole, la dose quotidiana: questa è una delle principali zone di spaccio della nostra città.
 
 
Peraltro, il degrado richiama altro degrado: ormai quasi tutti conoscono la teoria delle “finestre rotte”.
 
 
Ma qui comunque la riassumiamo (da Wikipedia): “La teoria delle finestre rotte è una teoria criminologica sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria afferma che mantenere e controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l’evasione nel pagamento di parcheggi, mezzi pubblici o pedaggi, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi.

Ad esempio l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale. La teoria fu introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling.”

Insomma, privati e amministratori ne facciano tesoro e adottino le buone pratiche: i proprietari degli immobili pensino a rimettere in condizioni decorose le facciate dei loro edifici; gli amministratori a videosorvegliare la zona d’intesa con la Polizia Locale e le forze dell’ordine, oltre, naturalmente, a creare le condizioni per contribuire alla diminuzione del disagio giovanile.

La lotta alla tossicodipendenza e all’emarginazione comincia anche da una città più vivibile, dove i giovani si dedichino ad attività per il tempo libero altamente formative: la musica, l’arte, lo sport, il dibattito culturale, il volontariato.

Mola ha bisogno di esempi virtuosi.

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