La positiva riapertura al pubblico del Castello Angioino non ha tuttavia risolto molti problemi di degrado della struttura. Rimane insoluta l’apertura del passaggio piazza-lungomare. Inoltre, pende il problematico giudizio per l’accertamento della demanialità del suolo dell’ex cinema.
La recente riapertura del Castello Angioino, in occasione delle attività decentrate del Bari International Film Festival, costituisce un’importante e positiva novità.
Finalmente, dopo alcuni anni di chiusura e di oblio, il monumento fondante della nostra identità riprende a vivere con incontri, dibattiti, mostre.
Tuttavia, la situazione esterna del castello (e probabilmente di diverse sue parti interne, come i sotterranei e l’accesso al terrazzo) non è affatto felice: le foto che pubblichiamo, scattate una settimana fa, lo testimoniano ampiamente.
Le mura esterne sono coperte e preda della vegetazione spontanea; l’area del fossato appare colma di erbacce e di rifiuti nei suoi recessi; il vano tecnico esterno che ospita alcuni impianti tecnologici, con la porta di custodia asportata o inservibile, è stato chiuso in maniera approssimata con pedane di legno; l‘area che confina con il borgo antico è in uno stato assolutamente pietoso: panchine in pietra distrutte, graffiti ovunque, erba alta; i locali esterni realizzati durante la Giunta Berlen sono stati saccheggiati a più riprese e spogliati di ogni impianto elettrico e idraulico: per fortuna, da qualche tempo, sono stati resi finalmente inaccessibili dall’esterno; il ponte in pietra che collega il borgo antico con l’ingresso originario del Castello e la zona intorno emana un forte lezzo di orina; le auto sono parcheggiate a ridosse del ponte; un contatore dell’acqua viene da anni tenuto con lo sportello aperto; la presenza di gruppi di vandali in zona è costante, incoraggiata, di fatto, dall’assenza di sistemi di videosorveglianza.
(cliccare sulle foto per ingrandire le immagini della galleria):
Inoltre, rimane ancora insoluta la questione del passaggio piazza-fronte mare al di là dell’arco Vaaz.
Il Sindaco ha promesso a più riprese una pronta soluzione del problema, ma il progetto che dovrebbe creare finalmente la passeggiata lungo le mura del Castello non è mai stato approntato, se non per una bozza che circolò alcuni anni fa e che definire improbabile è dir poco.
Peraltro, ancora oggi – nonostante l’interruzione dei termini effettuata dal Sindaco Diperna che, con una lettera al condominio del palazzo confinante, impedì l’usucapione del diritto d’uso in perpetuo del quale gode il Comune in virtù di un atto notarile di cessione del 1994 – nessuna Amministrazione ha preso possesso della superficie assegnata al nostro ente con quel documento.
Insomma, sicuramente un plauso va al Sindaco Colonna per aver riaperto il Castello dopo i lavori di somma urgenza, ma i problemi di corretta manutenzione sono tanti, restano e per certi versi si aggravano.
Così come si accumulano i ritardi per le mancate decisioni politiche in relazione alle iniziative tecnico-progettuali da assumere per l’apertura del passaggio pedonale tra Piazza XX Settembre – Fronte mare.
E non è tutto.
SUL COMUNE DI MOLA IL RISCHIO DI UN RISARCIMENTO MILIONARIO AGLI EREDI PATANO PER IL SUOLO DEL CINEMA CASTELLO
Una minaccia grava da anni sul destino del suolo di sedime che ospitò per decenni la sala cinematografica, poi finalmente abbattuta nel 1995.

Si tratta del rischio di un’ennesima condanna del Comune di Mola per l’esproprio di quella superficie, effettuato in occasione della demolizione del cinema.
Nel corso del mese di maggio (o forse con uno slittamento di qualche mese, per ulteriori approfondimenti) il CTU (Consulente tecnico d’ufficio), nominato dal Giudice dott. Achille Bianchi, l’ing. Matteo Quagliariello, con studio professionale in Bari, depositerà la sua relazione peritale, finalizzata ad accertare la proprietà del suolo di sedime su cui sorgeva l’ex Cinema Castello.
In sostanza, al di là delle tesi sostenute dalle due parti, il CTU dovrà relazionare al Giudice sull’effettiva proprietà del suolo: demaniale oppure privato.
Ricordiamo che, dopo aver perso la causa giudiziaria presso il Consiglio di Stato nel 2009, ora il Comune di Mola, come extrema ratio, rivendica – davanti al Tribunale civile di Bari – la demanialità dell’area, a fronte della richiesta di Roberto Patano del rientro nel pieno possesso del suolo, con un cospicuo risarcimento danni che potrebbe dissestare le già esangui casse comunali.
E’ l’ultima spiaggia che rimane al Comune di Mola per evitare un risarcimento milionario a Roberto Patano: solo se il Tribunale di Bari riconoscerà la demanialità del suolo il nostro Ente sarà al riparo.
Altrimenti, sarà obbligatorio e indifferibile pagare l’erede del costruttore e gestore del cinema abbattuto, a partire dal 24 aprile 1995, cioè dalla data di avvio della demolizione.
Tutta la vicenda storica, politica e giudiziaria connessa al suolo di sedime dell’ex cinema è contenuta in un dettagliato “Dossier Castello”, contenuto nel sito di “Mola Libera”, che può essere letto e consultato per ogni approfondimento.
Eccolo:
(per sfogliare le pagine del dossier, cliccare sulle icone con le frecce, in basso a sinistra nei documenti):
https://www.molalibera.it/2019/02/14/dossier-castello/














