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CECILIA MANGINI: NELLE SUE RADICI LA STORIA DELLA PIU’ IMPORTANTE CONCERIA MOLESE

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Ecco la ricostruzione, fatta dall’ing. Alessandro Marabelli, dei legami familiari della nota regista e documentarista, nata a Mola nel 1927 e scomparsa lo scorso 21 gennaio. Pubblichiamo inoltre una corrispondenza de “La Gazzetta del Mezzogiorno” del luglio 1930 che testimonia l’importanza della conceria Mangini.

CECILIA MANGINI (1927 – 2021): Le sue parentele a MOLA

Appunti di Alessandro Marabelli – ottobre 2017 – gennaio 2021, con notizie in parte ricevute da Vito Mangini e da Onofrio Introna.

Alessandro Marabelli, di famiglia molese, residente a Milano

Famiglia MANGINI di Mola di Bari

Il Capostipite ANTONIO MANGINI è padre di 5 figli (siamo attorno al 1850):

2 Maschi: Onofrio Mangini e Vitoronzo Mangini
3 Femmine: Rosa detta Rosina che sposa Macchitella, Francesca che sposa Zuccarino, XY che sposa un Melpignano di Ostuni

Da Onofrio, che sposa Francesca detta Checchina De Micolo di Terlizzi, nascono 4 figli:

Nicola , Michele, Antonio, Angela detta Lina

Da Vitoronzo, che sposa Cecilia Penna, nascono 4 figli:

Antonio (detto poi in famiglia Antonio di Firenze), Angelo, Amelia e Angela detta Lina

Discendenza di Onofrio Mangini:

Il figlio Nicola sposa Lia e farà il veterinario a Quito. Avrà un figlio adottivo Roberto, che sposa una Guglielmi di Mola.

Il figlio Michele sposa Elisabetta Introna (sorella di Gaetana, Giuseppe, Michele, Lorenzo) e ha 4 figli: Onofrio (l’architetto), Franco (detto anche Francone), Francesca detta Mimma che sposa Cesare Dalfino e Angela.

Il figlio Antonio sposa Anna de Bellis e ha tre figli maschi: Silvio detto Cio, Onofrio, Pinuccio (lo conosco solo con questo diminutivo) 

La figlia Angela detta Lina sposa Giuseppe Introna (detto Peppino) e ha due figli maschi: Francesco detto Franco (anche Ciccio) Padova – Professore di Medicina Legale e Onofrio

Discendenza di Vitoronzo Mangini:

Il figlio Antonio si trasferisce a Firenze dove sposa Iolanda Chierici (di Arezzo) e ha tre figlie: Sandra, Luisa e CECILIA (la documentarista)

Cecilia Mangini in giovane età

Il figlio Angelo (Professore di Chimica a Bologna) sposa Clara de Bellis (sorella di Anna, moglie del cugino Antonio) e nascono Vito, Cecilia e Pilis.

La figlia Amelia sposa Gaetano Martinelli 

La figlia Angela detta Lina sposa il Comandante di Marina Carlo Barbanente e avrà i figli Pietro, Vito e Angela

La Conceria di Mola andò al ramo di Michele Mangini, figlio di Onofrio.

LE ORIGINI PATERNE E MATERNE DI CECILIA MANGINI

Antonio, figlio di Vitoronzo andò in Toscana per commerciare in pellami dove si sposò.

La motivazione che spinse Antonio a trasferirsi a Firenze stava nell’avere i Mangini nel cuore la lavorazione delle pelli.  In gioventù avevano respirato l’aria della Conceria.
 
Fin da ragazzo i cugini Mangini mi dicevano che Zio Antonio, comunemente conosciuto come “Zio Antonio di Firenze”,   si era trasferito in Toscana perchè era una zona dove vi era la cultura della concia delle pelli. Ancora oggi è molto famoso e rinomato il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno.
 
Si sposò con Iolanda, una signora di Arezzo ricca proprietaria terriera, da cui ebbe tre figlie, tra cui CECILIA.
 
Mi venne detto che Antonio comprò a Firenze l’albergo Londra. In questo albergo soggiornavano i parenti quando andavano a Firenze a visitarli.
 
Quando arrivavano a Mola per visite estive le tre cugine di Firenze (tra cui Cecilia), le sorelle Mangini di Mola le ammiravano per i vestiti e i gioielli che sfoggiavano. Questo lo ho vissuto io personalmente.
 
Nel DNA dei Mangini c’era la concia delle pelli
 
A conferma di questo DNA, il cugino del padre di Cecilia si chiamava anch’egli Antonio, ed era figlio di Onofrio e fratello di Michele (il quale ultimo gestiva la conceria a Mola): tale Antonio si recò in Africa Orientale nel periodo fascista per installarvi una conceria facendo poi ritorno a Mola.
 
Un figlio del di cui sopra Antonio (partito per l’Africa e poi tornato a Mola) si chiamava Onofrio: quest’ultimo, ripercorrendo le orme familiari, andò a lavorare ad Arzignano in provincia di Vicenza in una conceria, località famosa per la lavorazione delle pelli. Lì è rimasto, si è sposato ed ha avuto dei figli.    
 

LA CONCERIA MANGINI A MOLA

A testimonianza dell’importanza della famiglia Mangini nel settore conciario e della diffusa presenza di piccole aziende in quel ramo di attività a Mola, pubblichiamo uno stralcio tratto dal libro “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo Dopoguerra” di Giovanni Ricciardelli e Andrea G. Laterza, Edizione digitale “Mola Libera”, 2019.

L’attività artigianale e industriale a Mola

Il fascismo di quegli anni era anche volontà di sviluppo industriale: risale ai primi anni Trenta l’istituzione dell’IRI (24 gennaio 1933) in risposta alla crisi economica mondiale generata dal crollo di Wall Street.

Nel suo piccolo Mola registrava una non trascurabile, ovviamente per quei tempi, attività artigianale e piccolo-industriale.

E uno dei fiori all’occhiello era rappresentato dall’industria del cuoio e del pellame. Effettivamente Mola vantava numerosi laboratori nel settore, con un’attività che spiccava su tutte: quella della ditta Mangini.

Ne parla diffusamente una corrispondenza de “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 10 luglio 1930, in occasione di una visita del Prefetto Cavalieri, dalla quale riportiamo alcuni significativi stralci:

Il fabbricato dello Stabilimento sorge in riva al mare all’inizio della via statale che mena a Polignano ed occupa una superficie di circa 2.000 mq. Costituito da locali molto vasti ed arieggiati, distribuiti tra il piano terreno e il primo piano, è giustamente una delle più belle ragioni di vanto per il lavoro molese, ed è in attività ininterrotta da oltre ottant’anni, raccogliendo oggi fra le sue mura sino a cinquanta operai con l’ausilio di numerose e moderne macchine. Lo Stabilimento, alla cui direzione tecnica è preposto uno dei componenti della Ditta, il signor Antonio Mangini di Onofrio, ha un’organizzazione interna perfetta: vi regna il massimo ordine e vi predomina la passione devota di parecchi vecchi lavoratori, che prestano il loro servizio presso la Ditta da più decine d’anni. (…). S.E. Cavalieri, mostrandosi vivamente soddisfatto della interessante visita, ha rivolto ai titolari belle parole di compiacimento, formulando l’augurio che la Ditta, che ha saputo assurgere gradatamente al primo posto nella regione pugliese fra le industrie del cuoio, con la fervida operosità dei titolari e sotto la vigile tutela del Governo Fascista, geloso custode del patrimonio economico nazionale, vada ad affermarsi sempre meglio sui mercati d’Italia e dell’Oriente, continuando a svolgere quel complesso e prezioso lavoro di tenace assidua ed onesta penetrazione, sostanziato di leale concorrenza e di meritata fiducia. La Ditta Mangini, infatti, compie un minuzioso lavoro di penetrazione specialmente nel Meridione ed esplica un’importante mole di affari con una clientela numerosissima. Essa è già ben conosciuta ed accreditata presso i paesi dell’opposta sponda Adriatica, specie in Albania.

 

 

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