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“CHIAMAMI ANCORA AMORE”, SU RAI UNO, LA FINE DI UNA STORIA SENTIMENTALE

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Delle macerie di una storia d’amore, parla la fiction di Rai Uno, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli: “Chiamami ancora amore” (come una celebre canzone di Vecchioni), la cui ultima puntata andrà in onda lunedì 17 maggio.

di Tinta Anna Valentini

In che preciso momento finisce una storia d’amore? Quali sono i segnali che portano allo sgretolamento di una coppia? Segnali che cominciano ad essere avvertiti prima in sordina, poi via via sempre più intensi, sino a deflagrare come una bomba tra le mani dei protagonisti della storia.

E soprattutto come è possibile che tutti i gesti perdano valore, tutti i baci e le carezze scambiati, tutte le parole complici e dolci si trasformino in altro? Cosa diventa l’amore quando si decide di non amare più. Dove finisce tutto il bene che ci si è dati quando la persona che si ha accanto non è più una risposta assoluta. E ciò che si è condiviso è una frase incidentale senza della quale il discorso della propria vita regge ugualmente. Con un significato diverso.

La fine di di storia non è mai indolore. Per chi decide. Per chi subisce. Perché è l’emblema di un fallimento, soprattutto se parliamo di un matrimonio. Non ha senso nemmeno cercare un colpevole. Perché le colpe sono sempre a metà. Nascoste tra le parole non dette, i silenzi che coprono il rancore,  le decisioni rimandate.

E’ di questo, della morte in diretta di una storia d’amore, che parla la fiction di Rai Uno, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, dal titolo “Chiamami ancora amore” (come una celebre canzone di Vecchioni) la cui ultima puntata andrà in onda lunedì 17 maggio.

Protagonista femminile è Greta Scarano, l’attrice che ha interpretato l’affascinante Capo della Scientifica capace di far tornare sui suoi ” passi” amorosi il Commissario Montalbano.

In questa fiction la Scarano è Anna, una giovane donna che ha dovuto rinunciare alle proprie ambizioni di medico  per far fronte alle esigenze familiari e occuparsi del piccolo Pietro (Federico Ielapi già visto in Don Matteo e tra i protagonisti del “Pinocchio” di  Matteo Garrone).

Infermiera del 118 senza più alcuna passione per la sua professione, Anna ha nascosto le frustrazioni dietro un’apparente normalità, fatta di riunioni di famiglia, di bollette da pagare, di giornate incolori. La sua sofferenza, la sua insoddisfazione, traspare da quegli occhi socchiusi con cui Anna osserva ogni giorno la sua vita, quasi si sfrozasse di metterla a fuoco per accorgersi che è un film che non le piace. Non sorride quasi mai Anna nel suo presente.

Tutti i momenti sereni, tutte le risate e i sogni appartengono al passato. Un passato che lei ha scelto di condividere con Enrico (Simone Liberati), il giovane uomo che hai incontrato, conosciuto, amato.

Anche Enrico aveva un suo sogno: quello di gestire un bar,  avere una sua attività. In parte è riuscito a realizzare questo sogno, anche se le cose non sono andate neanche li come sperava. Ma almeno all’inizio aveva Anna dalla sua parte, aveva il suo amore. Quell’amore che lentamente si sta dissolvendo nel nulla.

La fiction si muove su 2 livelli di narrazione.

Uno è il presente. La fase della rottura, della guerra aperta tra i due ex innamorati. Una guerra senza esclusione di colpi in cui entrambi fanno emergere il peggio del proprio essere. In mezzo ai due “combattenti” si trova l’assistente sociale Rosa Puglisi, interpretata da Claudia Pandolfi, che ha il compito di capire cosa effettivamente stia accadendo in seno a questa famiglia in sgretolamento (soprattutto per tutelare Pietro) o cosa sia accaduto di tanto grave per arrivare a un punto di rottura cosi violento, cosi crudo.

Rosa cerca di mantenere uno sguardo asettico, distante, lo sguardo di chi per mestiere è abituata vedere di tutto, ma a mano a mano che procede nel raccogliere informazioni su Anna e Enrico, si fa coinvolgere sempre di più, soprattutto quando capisce di essere un passo dal fare luce su una realtà completamente diversa da quella che credeva.  

Il secondo livello narrativo è quello che ci porta al passato della giovane coppia, al momento in cui Anna ed Enrico si sono incontrati e hanno iniziato la loro relazione. Scopriamo 2 giovani innamorati, legati da una forte attrazione fisica, che si trovano a vivere anche momenti più grandi di loro. A prendere decisioni adulte e pesanti.  

Osservando a distanza la vita della coppia ci rendiamo conto che già dall’inizio c’è  qualcosa che non va, qualche zona d’ombra nel loro rapporto, qualche segnale non chiaro per la loro relazione che i due non hanno colto o non hanno voluto vedere. Perchè l’amore, soprattutto nel suo stato nascente rende ciechi e stupidi.

Forse Anna ed Enrico avrebbero potuto evitare di farsi del male convinti di amarsi. E’ questa la riflessione che nasce spontanea nello spettatore. Probabilmente è solo un abbaglio, un errore di valutazione. Forse Anna ed Enrico si sono amati davvero, troppo, in maniera intensa e assoluta, e hanno compiuto delle scelte che saranno comprese soltanto alla fine della storia, quando grazie all’aiuto di Rosa, tutti i pezzi del puzzle saranno ricomposti.

La Scarano e Liberati sono molto bravi nell’interpretare i ruoli ad essi assegnati, a coinvolgere lo spettatore facendo percepire le emozioni, in particolar modo la disperazione e la sofferenza, di Anna ed Enrico. Emozioni ancora più intense dato che situazioni analoghe a quelle descritte nella fiction sono sempre più frequenti fuori dagli schermi.

In una delle prime scene Anna prepara la valigia e scrive a Enrico una lettera con cui comunica la sua intenzione di lasciarlo, di andarsene di casa, ignara del fatto che lui le ha organizzato una festa a sorpresa per il suo compleanno. Un piccolo gesto per dimostrarle quanto ci tiene ancora lei e vederla sorridere. E a sua volta Enrico è ignaro del malessere di Anna, di come lei non riesca più a sostenere la loro relazione e delle sue reali intenzioni. Lo scopre solo quando apre la porta di casa e vede le valigie. E’ come se in quell’attimo, per la prima volta dopo tanto tempo, i protagonisti aprissero gli occhi e si rendessero conto della realtà. E’ come se si vedessero per la prima volta col loro carico pesante sulle spalle e capissero che forse non è più tempo di parlare d’amore. Di chiamarsi ” Amore”.

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