Una lettera del sig. Mimmo Ragone porta alla ribalta l’abbandono dei chioschi realizzati nelle aree per attività collettive del Programma di Recupero Urbano del Cozzetto. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Riceviamo dal sig. Mimmo Ragone e pubblichiamo:
Gentile Direttore,
innanzitutto mi preme ringraziarla per avermi dato voce sul suo giornale a proposito della vicenda arco Vaaz.
Grazie anche alla sua accurata ricostruzione della vicenda, sono riuscito a farmi un’ idea più “chiara” della faccenda.
Mentre passeggiavo in una calda domenica di luglio ovvero quella appena trascorsa,”assorto nei miei pensieri” come cantava il Vasco nazionale, mi soffermavo impietrito a guardare due dei più grandi esempi della malagestione della “cosa” pubblica in quel di Mola di Bari….
I due chioschi con annesse strutture sportive ubicati in via Nino Rota ed in via Eugenio Montale.

Non potevo crederci, stentavo a farlo, mi stropicciavo gli occhi come per risvegliarmi da un sogno ma nulla…
Era tutto vero. Incredibile.
Due strutture nuove, superaccessoriate, pronte all’uso mai entrate in funzione, abbandonate all’incuria ed alle intemperie…
Ma come!? Mi sono chiesto dopo essermi convinto che era tutto vero..
Come è possibile tutto questo?
Quelle strutture che avrebbero sicuramente assicurato qualche posto di lavoro se date in gestione, magari tramite sorteggio.. Avrebbero portato un po’ di “luce” e di ottimismo in quella zona.. Un po’ di relax e qualche sorriso alle persone che le avrebbero frequentate… Abbandonate?
Perché, mi chiedo ancora? Perché così tanto menefreghismo….
Perché così tanta strafottenza nei confronti dei cittadini da parte di tutti coloro che avrebbero dovuto e potuto fare qualcosa??
Lei sig. Direttore avrebbe anche questa volta una risposta da darmi?
Con la rabbia dentro ed il cuore che mi “lacrima” le auguro buona giornata e buon lavoro.
Mimmo Ragone
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Gent.mo Sig. Ragone,
come giustamente Lei ha evidenziato, alla pari della questione passaggio piazza-lungomare attraverso l’arco di Vaaz, siamo anche qui in presenza di una cattiva gestione della cosa pubblica.
Più nello specifico, ci troviamo di fronte ad un ennesimo caso di “mala urbanistica”: tutta la storia di Mola degli ultimi decenni ne è piena.
Gli esempi sono molteplici e denotano una completa inaffidabilità di gran parte della classe dirigente della nostra cittadina (politici, amministratori, burocrati, progettisti, costruttori, ecc.) nella corretta gestione della cosa pubblica.
Venendo al caso specifico, le due strutture da Lei evidenziate e fotografate fanno parte della dotazione di servizi per attività collettive nell’ambito del Programma di Recupero Urbano (P.R.U.) del quartiere “Cozzetto”.
Nei mesi scorsi ho provveduto a pubblicare due articoli che riassumono tutto quanto è stato finora omesso di tale programma nella sua parte pubblica, mentre, come è noto, l’intera parte privata (palazzine per civile abitazione, peraltro, in molti casi, vendute con sovrapprezzo in “nero” rispetto al prezzo calmierato stabilito dalla Regione Puglia per l’edilizia sovvenzionata) è stata realizzata da molti anni.
https://www.molalibera.it/2020/02/05/sindaco-assessore-e-consiglio-abbandonano-il-cozzetto/
Più di recente è stato approvato un progetto che prevede di ospitare attività sportive e ricreative nel Parco di via Nino Rota al quartiere Cozzetto, come recita un comunicato stampa del Comune di Mola del 20 febbraio scorso:
Vedremo se e come questo finanziamento riservato alle associazioni giovanili, con un finanziamento fino a 40mila euro si concretizzerà.
Intanto, in attesa che l’iter si compia, rimane tutto lo sconcerto per le parti pubbliche del PRU Cozzetto abbandonate a se stesse (come quelle da Lei denunciate), oltre a quelle che da tempo attendono di essere realizzate (come l’asse attrezzato di Viale Paolo VI, con verde e parcheggi pubblici; l’area mercatale; la ristrutturazione del mercato coperto, con i giardini pertinenziali, di Via De Gasperi); nonchè per le opere che attendono di entrare in esercizio (come gli eterni campetti di Via Volta-Via De Gasperi: completati nella parte strutturale, ma privi ancora delle attrezzature).



Intanto, anzichè assegnare ad uno o più imprenditori volenterosi la gestione dei chioschi abbandonati e devastati nelle aree di Via Montale e Via Rota, l’Amministrazione comunale concede l’utilizzo di un suolo pubblico sul fronte mare, a Portecchia, in un’area a stretto ridosso del canalone di Sant’Antonio, classificato ad Alta Pericolosità Idraulica dal Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Puglia, con tutti i rischi del caso, ignorando le norme di sicurezza dell’Autorità di Bacino.

Sono i frutti avvelenati dell’assenza di visione urbanistica, di rispetto ambientale e di valorizzazione eco compatibile del nostro territorio, coniugate ad una buona dose di strafottenza.
Basti dire che la convenzione con il Politecnico di Bari per la redazione del Piano Urbanistico Generale, pur da sottoporre, in base alla delibera di Consiglio comunale del dicembre 2018, all’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) non è mai stata inviata per il parere a tale importantissimo ente.
A Mola si naviga a vista in campo urbanistico da troppo tempo, con danni al tessuto urbano incalcolabili.
Le parole roboanti, spesso prive di significato, dei nostri politici, anche di quelli che vantano un background tecnico, sono un danno ulteriore.
Intanto, le opere pubbliche realizzate nel tempo, con grande dispendio di denaro pubblico, subiscono inesorabilmente la stessa sorte: grave degrado a causa dell’assenza di un effettivo e corretto utilizzo, in totale mancanza di programmi di manutenzione costante e coordinata nel tempo.
Il risultato non può essere che quello da Lei così efficacemente descritto nella sua encomiabile lettera al nostro giornale.






Vedo ogni giorno lo scempio del parco di via Montale dal mio balcone e piange anche a me il cuore. Sono andata personalmente in comune a denunciare lo stato di abbandono inqualificabile; mi è stato risposto che è affidato alla gestione di non so quale associazione
Non può essere altrimenti, se si pensa a pianificare le opere senza rendersi conto dello scopo a cui servono: la verità è che il politico di turno si possa vantare di avere creato il suo fiore all’occhiello. Tanto la gestione appartiene al suo successore. Ma il successore ha altre priorità. Mentre si possono creare posti di lavoro ed evitare il reddito di cittadinanza.Quando i nostri politici si renderanno conto che sono al servizio dei cittadini e che i loro soldi devono servire al bene comune? Mi auguro che i problemi evidenziati,vengano risolti in breve tempo.