Insieme alla dura tramontana, una raffica di querele ha investito Mola. Il Sindaco Giuseppe Colonna ad un bivio: continuare una politica da autocrate o ascoltare e dialogare attivamente, fuori dai “social”, con il dissenso, al momento zittito dalle carte bollate.
Un vento nero di tramontana sta sferzando Mola da ieri. Il mare è in burrasca e ci restituisce tutto il male che gli facciamo ogni giorno violentando le sue acque pure, rigettando sul bagnasciuga ogni rifiuto della presunta “civiltà” dei consumi.
Il cielo è incattivito da nuvole gonfie di pioggia che ci rovescia addosso, per ricordarci che tutta la nostra tecnologia non riuscirà mai a domare la furia degli elementi, quando la Natura si riprende la sua forza.
In una Mola deserta, sferzata da raffiche di acqua mista a salsedine, corre anche la furia del nostro Primo cittadino: un numero imprecisato di querele per diffamazione raggiunge, con il vento che percuote le alte palme del lungomare, almeno una decina, forse una ventina di molesi.
Le offese alla sfera personale dei politici non sono tollerabili, lo abbiamo scritto decine di volte nell’allertare fin da tempi non sospetti, fin dalla fondazione di “Mola Libera”, i nostri lettori a non utilizzare MAI un linguaggio che travalica la legittima critica politica, anche forte, per trascendere in un attacco alla loro vita privata e alle loro qualità morali.
Tuttavia, il Sindaco Colonna – sentendo una forte pressione popolare su tematiche molto sensibili, in specie in materia di degrado urbano e ambientale e di decisioni non condivise da una larga parte della popolazione (scempio con lo scarico della fogna bianca alla sciala delle cozze, devastante variante alla statale 16, gestione ondivaga della pluridecennale questione “Martucci”, cementificazione in mare con solarium-lido alla Rotonda, ecc.) – ha deciso di rompere ogni canale di vera comunicazione con i cittadini e di passare alle aule di Tribunale per silenziare, tacitare, intimidire quel dissenso colpendo, come monito a tutti, chi è stato avventato nel pronunciare frasi giudicate diffamatrici.
Una decisione che – il tempo è sempre galantuomo – gli si ritorcerà inevitabilmente contro, se non altro sul piano politico.
Infatti, come può pensare il Sindaco Colonna di governare per cinque anni dichiarando una guerra a colpi di carte bollate ad un malcontento che ha radici nella sua prima sindacatura, e che si è conclamato in un risultato con un corpo elettorale diviso esattamente a metà, in una sua trascurabile e casuale prevalenza da prefisso telefonico, con lo 0,27%?
Un vero politico avrebbe capito la posta in gioco: dialogare a viso aperto con l’altra metà del cielo, quella che lo ha bocciato nelle urne, non tanto per acquisirne il consenso quanto per capirne le vere motivazioni e, quindi, orientare la sua azione amministrativa non per orgoglio e affermazione personale quanto per un’autentica strategia finalizzata al bene comune.
Invece, Colonna – che sta dimostrando sempre più di essere un grigio uomo d’apparato, molto ligio alle scelte che promanano dalla dirigenza del PD pugliese, oltre che dal suo mentore Antonio Decaro e dal dominus regionale Michele Emiliano – ha deciso di perseguire la politica dell'”uno contro tutti”, di rompere il dissenso sociale, più che quello politico da aula consiliare, con un atto d’imperio, da sovrano a sudditi: una raffica di querele vi azzittirà.
L’effetto immediato è stato senza dubbio raggiunto: ovunque trionfa la figura dell’uomo solo al comando, del Grande Fratello che, grazie ad una squadra di “screenshottisti”, tutto vede e tutto sa, anche di ogni singola foglia che si muove nell’intricata foresta dei social network.
Il dissenso sociale, che in taluni casi si esprimeva in maniera anche fin troppo prosaica, è al momento sparito e con esso la dignità di una comunità cittadina.
Allo stesso tempo, con le incaute querele, è scomparsa la capacità del Sindaco di comprendere che egli non può governare per ulteriori cinque anni circondandosi di “yesmen”, peraltro senza una visione complessiva dei problemi e del territorio, ma procedendo casualmente sulla singola “emergenza” che gli fornisce più visibilità, e sventolando, ogni volta che ne avrà bisogno, lo spauracchio dell’aula di tribunale, anche verso le virgole.
Peraltro, egli non può pensare di continuare ad amministrare per un’intera consiliatura dal suo fortino “social”, in maniera spesso compulsiva e autoreferenziale, elargendo post e video trionfalistici e compiaciuti, senza mai rapportarsi direttamente ai cittadini in carne e ossa in pubbliche assemblee e privando i giornali locali di vere conferenze stampa, dove i giornalisti possano effettivamente esercitare i diritti costituzionali della libera informazione.
Il tempo è galantuomo, lo ripetiamo, e lo si è visto molte volte nel recente passato nella politica locale: ad esempio, le querele del 2002 non portarono bene agli amministratori che le sporsero contro la libera stampa.
Colonna si trova ad un bivio: continuare a scavare un solco con quella parte di città che non lo ha voluto, intimidendo il dissenso sociale, oppure procedere ad una rivoluzione culturale innanzitutto del suo agire politico.
Di solito gli autocrati non vanno molto lontano, in specie se intendono ritagliarsi tale ruolo nei regimi democratici.
Al Sindaco Colonna la scelta.





