Una ricostruzione ampia e approfondita della prof.ssa Romana Campanile, già docente di Storia e filosofia presso il Liceo Majorana di Mola, sulle origini, gli sviluppi e l’attuale svolta di pace dell’interminabile e sanguinoso conflitto armato tra Palestinesi e Stato di Israele. Una riflessione che apre le porte alla speranza in una vera e duratura pace.
di Romana CAMPANILE
Anamnesi e Nemesi
Siamo quel che abbiamo vissuto, conquistato, patito…

Strutturale il nesso tra passato, presente (il “ qui ed ora” ) e futuro ( il non ancora che sollecita il nostro tendere alla compiutezza, dando corpo alle nostre attese e alle nostre speranze ). Del passato si nutre la Storia e finanche la nostra quotidianità: la anamnesi riemerge negli interventi delle parti, accusa e difesa, nei processi penali; è richiesta dal medico, dallo psicoterapeuta come dal tecnico che si appresta ad attivare interventi di riparazione\ristrutturazione …
La “ modernità liquida” mortifica il dinamismo temporale e nel relegarci sulla soglia delle cause prossime, immediate, degli accadimenti , inibisce pericolosamente la conoscenza , premessa imprescindibile del comprendere come dello sperare.
Accostarsi al drammatico quanto irrisolto conflitto tra palestinesi e israeliani e/o arabo-israeliano, è come trovarsi di fronte all’Idra dalle molteplici e risorgenti teste.
L’ estrema complessità del problema si appalesa se, ai fini di una pur limitata comprensione, ci lasciamo ricondurre , per poi proseguire, al primo decennio del Novecento:
Dichiarazione Balfour , 1917: la Gran Bretagna si mostra favorevole alla nascita di un “focolare nazionale” per il popolo ebraico.
Trattato di Sevres, 1920: quarto dei cinque Trattati di pace a conclusione del primo conflitto mondiale, riguardava le condizioni imposte allo sconfitto impero turco. Per il tema in oggetto ricordiamo che all’ Inghilterra viene affidata in mandato anche la Palestina. Fine mandato, 1948.
Prima di procedere ritengo opportuno focalizzare i termini essenziali del problema:
1) Entrambi i contendenti rivendicano, a ragione, il diritto, inviolabile, sulla stessa terra. Quale o cosa giustifica lo sbarramento a tale , legittima, richiesta?
Il popolo ebraico è stato, nella storia, soggetto a varie diaspore e dispersioni; si ricordi ad esempio, quella avvenuta dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, per mano dei romani, nel 70 d. C. ; con la persecuzione nazista, la creazione dei campi di sterminio, l’ Olocausto con oltre sei milioni di vittime ( senza dimenticare che sugli ebrei ha gravato e purtroppo anche ai nostri giorni continua a gravare il pesante fardello del pregiudizio e della discriminazione), si rafforza l’ anelito a tornare nella “ terra dei padri” . Innegabile e comprensibile il “ terremoto” provocato dall’arrivo di un popolo economicamente attivo e intraprendente, come quello israeliano, in una area abitata da secoli da arabi, di fede musulmana, con una economia qualitativamente diversa rispetto a quella israeliana. Tale stato di cose è sì ragione sufficiente dell’attrito tra i due popoli ma non dobbiamo decretare la morte della Speranza. Dalla pace in Terra Santa, la costruzione della pace nel mondo, ripeteva Giorgio La Pira e dovremmo farne oggetto delle nostre riflessioni. Certo, la narrazione sul massiccio esodo dei palestinesi a seguito del piano di spartizione territoriale dell’ ONU del 1947, non è univoca: esodo spontaneo secondo la narrazione tradizionale israeliana, “ forzato “ secondo i palestinesi. Peraltro, la “ vulgata” israeliana, è stata riveduta e corretta anche dai “ nuovi storici”, israeliani, come Benny Morris, supportati da ricerche e prove documentali.
2) Allargamento e coinvolgimento nel conflitto di Paesi dell’ area mediorientale (soggetta alla influenza dei “Grandi” del mondo).
3) In campo religioso-politico la perdurante presenza, nei vertici come nella base popolare, in ambo le parti, di componenti, correnti, fazioni, espressioni integraliste, fondamentaliste, estremiste, radicalmente e visceralmente avverse ai moderati come a qualsivoglia tentativo di rappacificazione (nel 1981 il leader egiziano A. Sadat, musulmano, è assassinato da estremisti islamici perché “ colpevole” di aver firmato il trattato di pace, gli Accordi di Camp David del 1978, con il premier israeliano M. Begin e alla presenza del Presidente USA J. Carter) ; nel 1995 il premier israeliano Rabin, a conclusione di una manifestazione sugli Accordi di Oslo del 1993, mal tollerati sia dalle correnti estremiste palestinesi che israeliane, viene assassinato da un estremista ebreo, decisamente riluttante a ogni sorta di accordo con i palestinesi).
4) Poteri effettivi e limiti degli organismi internazionali: diversi storici, politologi, giuristi ( come Norberto Bobbio) , ad esempio, hanno messo in luce, con analisi approfondite e articolate, le varie “ pietre di inciampo” che, di fatto depotenziano il ruolo dell’ONU nel garantire la pace nel mondo ; è bene rammentare, ad esempio che le “ risoluzioni” della Assemblea generale ONU sono “ raccomandazioni”, a differenza di quelle del Consiglio di Sicurezza che possono essere vincolanti . Nel Consiglio di Sicurezza godono di diritto di veto i membri permanenti: USA ,Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna.
Corte Penale Internazionale dell’Aja : tra le competenze , perseguire gli individui rei di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. 2024: mandato di arresto di B. Netanyahu, Primo ministro israeliano, Y. Gallant, ex ministro Difesa e M. Deif di Hamas. Tale Corte non dispone di una Polizia propria e la esecutività degli interventi dipende dalla cooperazione degli Stati. Sussiste l’ obbligo di cooperare per i Paesi che hanno aderito allo Statuto di Roma del 2002 ( non aderiscono , tra gli altri, USA, Russia, Cina, Turchia…). Non è negata la collaborazione da parte di Stati che, pur non figurando tra i firmatari dello Statuto, ne facciano richiesta.
E l’Europa? Il Manifesto di Ventotene, redatto nel 1944 da A. Spinelli e E. Rossi, vagheggiava una Europa unita e libera. A distanza di decenni e decenni, la Europa, oggi, può proporsi come Soggetto autorevole, incisivo, forte e autonomo, politicamente e militarmente, con la sua libertà “di” e libertà “da” ?
Nella annosa e drammatica “questione mediorientale” , il coinvolgimento di una pluralità di soggetti e Soggetti, Organizzazioni internazionali… chiama in causa ineludibilmente le rispettive responsabilità.
1945 : nascita della Lega Araba , politicamente orientata alla nascita di uno Stato arabo in Palestina e avversa alla creazione di uno Stato ebraico.
1947: proposta ONU per la creazione di due Stati, uno ebraico e l’ altro palestinese. La Lega Araba rifiuta la proposta e si predispone alla lotta.
1948: proclamazione unilaterale dello Stato di Israele. Segue la guerra arabo-israeliana con la sconfitta della Lega Araba. Partiti e Organizzazioni per la liberazione della Palestina, negli anni anni Cinquanta e Sessanta, Al Fatah, OLP, guidata da Yasser Arafat. Obiettivo: addestramento dei palestinesi a combattere contro Israele e addivenire alla formazione di uno Stato palestinese ( v. i campi profughi come base di reclutamento e addestramento dei Feddayn, i combattenti della OLP e la reazione, negli anni Settanta di Hussein di Giordania contro tali campi ).

1967 ” Guerra dei sei giorni” tra Egitto, sostenuto da Siria e Giordania, e Israele.
Esito: vittoria israeliana. Tra i territori occupati, Cisgiordania e Gaza.

1973 Guerra del Kippur: attacco dell’Egitto, con la Siria, ad Israele che, pur con difficoltà, riesce a risospingere gli avversari.

1977 Sadat, fino ad allora beneficiario del sostegno dell’ allora URSS, si reca a Gerusalemme proponendo negoziati di pace.
1978 Accordi di Camp David tra Sadat e Begin alla presenza del Presidente USA J. Carter. Gli accordi prevedevano il fattivo impegno da parte di Israele di dare attuazione alla Risoluzione Onu 242 del 1967 ( condizioni di una pace giusta e duratura. Tra le condizioni, il ritiro di Israele dai “ territori occupati ”).
1979 Trattato di pace firmato a Washington

Opportuno richiamare la “ vexata quaestio” della più volte dichiarata illegittima, nei numerosi pronunciamenti da parte degli organismi internazionali ( ONU; Corte Internazionale di Giustizia, Quarta Convenzione di Ginevra del 1949… ) occupazione dei territori da parte di Israele in Cisgiordania e a Gaza.
Senza dubbio, sin dalla conclusione della prima guerra arabo israeliana ( 1948-49) si assiste a un corposo allargamento dei confini dello Stato di Israele a fronte di quanto previsto dall’ONU. Gli insediamenti israeliani hanno di fatto dato vita a vere colonie di popolamento, illegali secondo il diritto internazionale, con il trasferimento, costante e reiterato, di parte della popolazione israeliana nei territori occupati.
1987 Prima Intifada: adolescenti palestinesi lanciano pietre contro l’esercito israeliano.

1993 : svolta epocale con gli Accordi di Oslo. L’ OLP e Israele convengono sul reciproco riconoscimento ; cancellazione, da parte della OLP dell’articolo dello Statuto che prevedeva la cancellazione dello Stato di Israele; Israele riconosce l’OLP e concede la autonomia ai territori occupati con la Guerra dei Sei giorni; si conviene anche sulla creazione della Autorità Nazionale Palestinese ( ANP ) con funzione, transitoria, di governo in vista di una pace definitiva.

1994: Premio Nobel della pace a Y. Rabin, S. Peres ,Y. Arafat

Nello stesso anno La Santa Sede attiva le relazioni diplomatiche con Israele.
Il percorso della pace seguita ad essere tortuoso e irto di mille ostacoli. Negli anni Duemila, la Seconda Intifada e l’ addestramento di Kamikaze che compiono stragi mietendo vittime civili.
2000: fallito il vertice di pace a Camp David, con la mediazione del Presidente B. Clinton, tra il premier israeliano Barak e Arafat.

Alle proposte da parte israeliana non sembra abbiano fatto seguito altrettante proposte da parte di Arafat, tranne un diniego. Dunque: Arafat ha meritatamente ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1994 non perché “ in odore di santità” ma per i “ passi in avanti”, incisivi, considerevoli e concreti ai fini di una pace “giusta e duratura” che gli valsero tale riconoscimento. Ciò significa che se le svolte storiche si esplicitano in Accordi e Trattati, quelle interiori sono molto più difficili da promuovere e conseguire.
2002: A. Sharon, Premier israeliano, costruisce un Muro di separazione tra Israele e territori palestinesi rinfocolando la tensione.

2004 alla morte di Arafat succede il moderato Abu Mazen
2006 controllo di Hamas sulla striscia di Gaza; si riacutizza lo scontro tra Israele e Hezbollah, organizzazione libanese finanziata dall’ Iran e artefice di vari attacchi in Israele (agli inizi degli anni Ottanta Israele invade il Libano del Sud ma non è l’ unica risposta, reagendo a un attacco palestinese nel proprio territorio. Subentra una forza multinazionale di pace con il conseguente allontanamento dei combattenti OLP) , intervengono i Caschi blu come forza di interposizione.

2007 : le faziosità interne tra Al – Fatah e i terroristi/ fondamentalisti di Hamas (Hamas rifiuta il riconoscimento di Israele e relativamente ai tragici eventi del 7 ottobre 2023 , è plausibile la volontà di Hamas di provocare una reazione violenta da parte di Israele ), vincitore delle elezioni nel 2006 nella Striscia di Gaza, provocano una vera e propria guerra civile.
2010-11, 2021; la pervicace volontà di Israele nella proliferazione delle colonie crea dissapori con gli USA ma Israele non arretra e il governo Netanyau approva la creazione di nuove colonie.
2020 Accordi di Abramo ( USA, Israele, Emirati Arabi Uniti, ): formalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele, Barhein, Emirati Arabi Uniti, cooperazione e proposta di una alleanza per la tutela degli interessi geopolitici a fronte della influenza iraniana.
2023 : il 7 ottobre attacco di Hamas e terroristi, infiltrati nel territorio israeliano dalla Striscia di Gaza.

2023-2025 – Riesplode la Guerra Israele – Hamas, con l’inenarrabile tragedia patita dalla popolazione di Gaza.

Ottobre 2025. Accordo Hamas – Israele e “ Piano Trump” (già all’indomani, preoccupanti avvisaglie di recrudescenza. L’auspicio è che rimandino soltanto a uno stato di convalescenza).

La Storia è disseminata di guerre e conflitti e accidentato il suo percorso.
L’ asserto della inevitabilità della guerra è dunque inappellabile? Dalla Storia, “ maestra di vita”, il faro che, illuminando il passato, indica nuove possibilità e prospettive. La Resistenza, ad esempio , resta una pietra miliare della nostra storia: persone, gruppi sì diversificati ma uniti nella lotta per la libertà.
Merita attenzione la riflessione, decisamente estensibile e generalizzabile, fatta da Amos Oz ( 1939-2018) , scrittore israeliano, e richiamata da G. Gomel ( coordinatore dello Osservatorio Mediterraneo e Medio Oriente del Cespi ) sulla guerra israelo- palestinese. In ciascuno dei due schieramenti, due guerre: una “ giusta” e l’altra “ingiusta”.
Per i palestinesi: la guerra giusta è quella mossa dal diritto di avere un proprio Stato mentre quella ingiusta è quella di Hamas per la creazione di uno Stato islamico esteso in tutta la Palestina ( tale progetto è icasticamente sintetizzato nello slogan, scandito e osannato nelle recenti manifestazioni di piazza nel nostro Paese: “Palestina Libera dal fiume al mare” ) ; per gli Israeliani la guerra ” giusta “ è quella per la salvaguardia del diritto di esistere come popolo e come Stato mentre quella “ ingiusta” è quella della persistente occupazione di territori e incremento delle colonie.
Dalla invasione russa della Ucraina del 2022 ad oggi, le probabilità della esplosione di una “ conflagrazione universale” sembrano aumentare…ma è soltanto questo che dobbiamo temere?
Epitteto distingueva ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi. Senza dubbio, reiterati toni esagitati e aggressivi, affermazioni convulse, accuse e controaccuse secondo lo stile dei “ seminatori di veneficio “, provenienti dai vertici ( ora da talune parti, ora da talaltre … dell’ “ arco costituzionale” ) come dalla base popolare , se tollerati in periodi di “distensione”, sono inconcepibili e inammissibili in questo delicatissimo momento storico.
Inopinatamente, sorprendentemente e nel mentre del mio scrivere, nella mia mente nasce un motto, premessa della mia riflessione attuale e futura:
“L’ ODIO ALLIGNA NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA IN UNA SOLA DIREZIONE”
Romana Campanile
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