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CONSIGLIO COMUNALE: FONTANE TAROCCATE DEL LUNGOMARE E “VILLAGGIO VACANZE” ABUSIVO

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Ieri sera, nel corso della seduta dedicata alle interrogazioni, sono emerse numerose questioni di grande interesse. Cominciamo da due vicende sconcertanti.

Seduta dedicata alle interrogazioni e interpellanze quella di ieri, martedì 27 agosto.

Un “question time” che serve a fare il punto dello stato del paese e del percorso amministrativo della Giunta comunale.

In apertura, il Sindaco Giuseppe Colonna ha risposto alle interrogazioni scritte del consigliere Michele Daniele del Movimento 5 stelle in merito al riequilibrio di bilancio dello scorso 31 luglio, e alla destinazione del “tesoretto” di oltre 3 milioni di euro emerso in sede di riaccertamento dei residui attivi e passivi.

Anche l’Assessore ai Servizi sociali Lea Vergatti ha risposto ad un’altra interrogazione di Daniele, su “Vigilanza sui servizi ai minori allontanati dal nucleo familiare di origine”. Di entrambe le domande e le risposte daremo conto ai lettori in un successivo articolo.

La farsa delle 5 fontane “farlocche ” del Fronte mare: c’è stato reato penale per frode in pubblica fornitura?

Una delle fontane senza allaccianento alla rete idrica posizionate sul fronte mare

Al momento, in merito alla destinazione del “tesoretto”, è sufficiente anticipare quanto abbiamo già pubblicato in una notizia “flash” sulla nostra pagina facebook: il Sindaco ha chiarito che i fondi destinati, con l’avanzo di amministrazione, alla manutenzione delle fontane pubbliche non riguardano i 5 corpi idrici installati con i lavori Urban del fronte mare.

Anzi, Colonna ha specificato di aver dato disposizioni agli Uffici comunali di provvedere alla rimozione di quelle fontanine.

Pertanto, non solo non si provvederà all’allacciamento alla rete idrica di 3 di quelle 5 fontane (allaccio che si verificò inesistente, con una posa in opera “per finta”), ma anche le 2 allacciate all’acquedotto verranno rimosse.

A tal proposito, i lettori ricorderanno che una delle fontane funzionanti (quella posizionata quasi ad angolo con Via Colombo, lato Castello) fu chiusa perchè la pendenza errata formava un ristagno d’acqua sul quale il Sindaco Giangrazio Di Rutigliano scivolò cadendo in terra.

L’altra fontana funzionante (posizionata nei pressi della controversa statua di Padre Pio) fu anch’essa chiusa, sia per il ristagno dovuto alla pendenza sbagliata del marciapiede che a numerosi atti di vandalismo: l’AQP ad un certo punto ritenne di non dover più riparare i guasti e sospese l’erogazione.

Le altre 3 fontane (quella situata nell’area dell’anfiteatro Castello e le due posizionate sul fronte mare davanti alle aiuole che fronteggiano diversi locali  adibiti a bar, gelateria e pizzeria), come si è detto, risultarono non allacciate alla rete idrica: praticamente inutili orpelli che diventarono in breve ad uso di cestini portarifiuti e oggetto di polemica generale per gli amministratori, i tecnici e gli appaltatori che progettarono, autorizzarono ed eseguirono una posa in opera che, di fatto, potrebbe configurare il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 codice penale).

A tal proposito, in una recentisima sentenza della Cassazione del 27 maggio 2019  “si afferma che la condotta materiale punibile consiste in una qualunque inesecuzione, imperfezione, inadempienza posta in essere dolosamente dal reo nella pubblica fornitura. La Corte ha precisato che il reato si consuma, per quanto riguarda la prestazione di opere, già nel corso della loro esecuzione, bastando a concretarlo l’inadempimento doloso che attenga alla quantità o alle qualità anche non essenziali della prestazione dovuta.“

E nel caso di specie la qualità della prestazione dovuta era sicuramente essenziale: cioè l’erogazione di acqua potabile, con l’ovvio allaccio alla rete idrica pubblica, senza del quale la fornitura e la posa in opera non ha alcun valore.

Veniamo alle interrogazioni orali presentate da alcuni consiglieri comunali, in specie di minoranza. Ne daremo informazioni in più articoli perchè, in molti casi, si tratta di questioni complesse che necessitano di spazio e approfondimento e daremo priorità ai temi di maggiore rilievo.

Il consigliere del Movimento 5 stelle Michele Daniele (in piedi)

Il “villaggio vacanze abusivo”: una storia sconcertante, in attesa di provvedimenti concreti.

Come si ricorderà fu il consigliere Michele Daniele a portare alla luce un’oscura vicenda di “mala urbanistica” che affonda le sue radici nei primi anni ’90, quasi 30 anni fa: la presenza sulla costa molese, sulla complanare che porta a Torre a mare, più o meno in corrispondenza dell’ex “tiro al piattello”, di un gruppo di costruzioni dichiarate abusive fin dal 1992 e passate nel patrimonio comunale con ordine di demolizione.

Un ordine di abbattimento che non solo non si tradusse in pratica ma che, anzi, in violazione di esso ha visto gli abitanti di quel gruppo di ville continuare ad utilizzarle indisturbati nel tempo.

Il Sindaco Colonna, in risposta a Daniele, ha evidenziato che in relazione alla vicenda si sono tenute in Comune due conferenze di servizio con i funzionari comunali.

Il cartello sul cancello chiuso che porta all’accesso al mare dal complesso residenziale dichiarato abusivo nel 1992

Innanzitutto, il Comandante della Polizia municipale, dott. Vito Tanzi, ha fatto eseguire un sopralluogo per accertare la presenza di persone all’interno dei manufatti e per la loro identificazione, giacchè si tratta di costruzioni e suoli passati nella proprietà comunale dal 1992.

Inoltre, il Sindaco ha confermato il contenuto della lettera del Capo settore Tributi, dott. Giuseppe Colella, già pubblicata in esclusiva da “Mola Libera” nei giorni scorsi.

In sostanza, il dott. Colella certifica il mancato pagamento dell’IMU da parte degli occupanti le costruzioni (e non poteva essere diversamente giacchè gli immobili figurano nel patrimonio comunale a seguito di confisca per illecito urbanistico), ma anche della TARI, la tassa rifiuti.

Il Sindaco ha poi informato il Consiglio comunale della relazione fatta pervenire dal Capo settore Urbanistica, ing. Vito Berardi.

In essa si ripercorre la vicenda, evidenziando come già nel 1988 i titolari dei suoli furono diffidati dal Comune a procedere alla lottizzazione e a stipulare atti di compravendita notarili (che invece ci furono).

Il 13 marzo 1992 fu redatto processo verbale di accertamento dell’abusivismo che, nel frattempo, si era compiuto. Quindi, il 24 marzo 1992 fu emessa ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale: atto che fu impugnato davanti al TAR dai lottizzanti abusivi. Successivamente, dopo la sentenza del TAR favorevole al Comune, vi fu l’impugnazione presso il Consiglio di stato, il cui processo, per inazione delle parti, fu dichiarato “perento”, cioè in sostanza estinto.

Vista dall’alto del complesso immobiliare dichiarato abusivo nel 1992 e da allora passato nella proprietà comunale. Tuttavia, le ville sono ancora abitate.

Nel 1995 il Comune emanò una nuova ordinanza con la quale si intimava lo sgombero agli occupanti, trasmettendone copia alla Procura della Repubblica nel settembre 1995. Nel frattempo, il Comune aveva anche intimato all’ENEL di cessare l’erogazione di energia elettrica agli occupanti, chiedendo la rescissione del contratto di fornitura.

Da quel momento, sembra che sia scesa una cappa di oblio sulla vicenda e che non ci siano altre informazioni disponibili.

Cosa accadde successivamente all’ordinanza di sgombero? Perchè non si procedette all’esecuzione forzata e quindi alla demolizione dei fabbricati abusivi? Ci fu un occultamento della procedura nei meandri degli uffici comunali? Fu voluta oppure accadde tutto per “dimenticanza” e trascuratezza?

Il Sindaco ha detto di voler rispondere solo per gli atti che competono all’attuale amministrazione “senza dover trovare responsabilità di chicchesia“.

Sicuramente il Sindaco attuale non ha la benchè minima responsabilità per il passato, tuttavia se dovessero emergere condotte dolose egli ha comunque il dovere di segnalarle alla Procura della Repubblica per ogni doveroso accertamento.

In ogni caso, Colonna ha concluso dicendo che è in attesa di una relazione conclusiva e riepilogativa e a valle di essa si deciderà, con i legali del Comune, se azionare l’ordinanza di sgombero del 1995 oppure se rinnovarla e, quindi, coinvolgere nella procedura la Prefettura per l’esecuzione forzata. Intanto, il Capo settore Tributi procederà al recupero della TARI, completamente evasa negli anni dagli occupanti.

Il consigliere Daniele, nel replicare, ha chiesto che si proceda celermente allo sgombero, non trattandosi nel caso di emergenza abitativa ma solo di case abitate per vacanze.

La visura catastale dei terreni oggetto di lottizzazione dichiarata abusiva

Inoltre, egli ha chiesto al Sindaco di procedere alla rimozione dei due cancelli,  lato complanare e lato mare, che impediscono ai cittadini il normale accesso alla spiaggia, evidenziando inoltre la presenza di una colata di cemento sulla costa, in corrispondenza dell’accesso al mare , realizzata dagli occupanti, senza autorizzazione, allo scopo di mettere in acqua le loro imbarcazioni.

Ancora, il consigliere Daniele ha suggerito al Sindaco di indire un concorso di idee tra cittadini e professionisti per decidere cosa fare dell’area una volta che sarà sgomberata e che i manufatti saranno demoliti.

Infine, l’esponente pentastellato ha chiesto se questo abusivismo, così come le altre opere illecite esistenti sul territorio comunale, sia stato segnalato dal funzionario responsabile (il Capo settore Urbanistica) alla Banca dati nazionale degli abusi edilizi, come da normativa statale, ricordando che l’omissione nell’invio delle informazioni dovute è punita anche con una sanzione pecuniaria comminata al funzionario inadempiente.

Il documento comunale dal quale risulta la proprietà del Comune di Mola dei terreni oggetto di lottizzazione abusiva

In merito ai punti evidenziati dal consigliere Daniele non ci sono state, al momento, risposte nè dal Sindaco nè dall’Assessore all’Urbanistica Nico Berlen.

(continua)

Il Sindaco Colonna risponde alle interrogazioni del consigliere Daniele

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