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COVID-19. WALDEMARO MORGESE: “22.000 MORTI? NO, ALMENO IL TRIPLO”

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L’intervento dell’editorialista, scrittore e saggista, sulla pandemia in corso: una forte critica alla conduzione dell’emergenza sanitaria da parte del Governo centrale e delle Regioni, mentre in Germania le decisioni sono state tempestive ed efficaci.

di Waldemaro Morgese

Waldemaro Morgese

Intervengo periodicamente sulla pandemia che ci ha travolto, nella speranza di portare all’attenzione del lettore qualche riflessione nuova che sia utile ad affinare la nostra comprensione collettiva degli eventi.

Intanto vorrei precisare un punto, e mi dispiace se urterò la suscettibilità di qualcuno. Si sostiene da molti che la nostra è una delle migliori sanità del mondo, perché fondata sull’universalismo pubblico che nel nostro Paese si chiama “Sistema Sanitario Nazionale (SSN)”, tenuto in piedi dalla fiscalità collettiva.

Mi dispiace deludere chi ci crede, ma si tratta di “fake news”, diremmo oggi! La nostra non è affatto una buona sanità e l’ennesima dimostrazione è, appunto, ciò che sta accadendo con il Covid-19.

L’infezione si è abbattuta come uno tsunami sul nostro Paese e per quanti sforzi faccia il sistema statistico ufficiale per nascondere il numero reale dei decessi, ormai molti analisti hanno dimostrato (per quanto si possa dimostrare, in assenza di tutti i dati grezzi di base, che il sistema statistico – scandalosamente – non fornisce ancora oggi) che i morti non sono affatto i 22.170 indicati ufficialmente al 16 aprile (data in cui scrivo) ma molti, molti di più.

La stima più interessante l’ha fatta l’economista, sociologo e psicometrico Luca Ricolfi: lavorando su un campione ISTAT di 1.084 Comuni che contempla anche i morti del 2019 ha concluso che rispetto alla mortalità ufficiale di 20.8 ogni 100.000 abitanti a marzo, quella reale sarebbe di 76.2, cioè 3-3,5 in più.

Quindi, potremmo dire, attualizzando, che i 22.170 morti ufficiali potrebbero essere in realtà 77.600. Ma il campione è esiguo: quindi il numero reale potrebbe essere anche superiore, tenendo presente quanto si sta scoprendo nelle decine di migliaia di RSA, case di riabilitazione, di riposo e per disabili disseminate in Italia, anche non censite.

Il Governo, purtroppo, ha commesso innumerevoli errori nel combattere l’infezione (a cominciare da quello che è stato la madre di tutto, e cioè l’aver dichiarato lo stato di emergenza il 31 gennaio ma aver emanato il primo decreto solo il 23 febbraio) e nuovi ne sta facendo oggi: sia con la disseminazione incoerente della catena di comando e decisionale e con incertezza caotica con cui sta affrontando la fase della cosiddetta “riapertura” (si pensi soltanto alla scuola: alla data in cui scrivo non si sa nulla di ciò che accadrà, salvo un generico “si riprende a settembre”!), sia con il ridicolo ondeggiare nei confronti dell’Unione Europea, perché non ho mai visto un premier dichiarare in modo barricadiero “eurobond o morte” e poi fare progressivamente marcia indietro!

A proposito del contrasto economico all’infezione e alla conseguente crisi economica (finora i 2 decreti “Cura Italia” e “Liquidità”, si è in attesa del terzo) vi sarebbe molto da scrivere.

Mi limito ad osservare che l’impianto fondamentale, basato sul conto garanzia e non sul fondo perduto, ha ridotto di molto l’efficacia delle misure: inoltre il loro impatto sarà, per coloro che ne beneficiano, un ulteriore gravame che li danneggerà nel tempo differito.

Ma vorrei tornare sugli errori rispetto alla pandemia. Naturalmente, errori non ne ha fatti solo il Governo: anche le Regioni e in particolare la Regione Lombardia, che è stata danneggiata dal fatto di essere una regione di grande vivacità imprenditoriale ed apertura estera e quindi ha subito la pressione delle aziende, riluttanti a chiudere ed anche dal fatto che – paradossalmente – ha una struttura di sanità fondata sulle eccellenze ospedaliere. Ma l’eccellenza ospedaliera non si sposa bene con una pandemia, purtroppo. Oltre a ciò, ha commesso errori gestionali: molto evidenti ad esempio relativamente alle RSA.

I Governi nazionali invece (Dio ci scampi dal riaffidare loro la sanità!) hanno sistematicamente sottovalutato le allerte OMS sul pericolo di pandemia, e ciò da anni addietro, non certo a partire dal gennaio 2020.

Infatti non hanno aggiornato il piano pandemico nazionale formulato nel primo decennio del 2000, non hanno vigilato sulle Regioni affinché formulassero i piani pandemici regionali (e come potevano se erano essi stessi per primi inadempienti?) con il risultato che si sono presentati allo scoppio della pandemia Covid-19 con meno di 5.000 posti di terapia intensiva e senza scorte di qualsiasi tipo per difendere malati, operatori e cittadini.

Osserviamo invece ciò che è accaduto finora nella vituperata Germania (vituperata non certo da me, ma dai prevenuti, che in genere non si documentano): ha applicato il piano pandemico nazionale aggiornandolo nel 2016, il Governo Federale ha vigilato perché vi fossero le linee di protezione pandemica nei Länder, con il risultato che la Germania si è presentata allo scoppio pandemico con 28.000 posti di terapia intensiva che in poche settimane sono stati aumentati fino a 40.000!

Il sistema sanitario tedesco, inoltre, non è universalistico pubblico, come il nostro, ma mutualistico e i tanti piccoli presidi disseminati nei Länder sono stati un toccasana, insieme ad una sanità territoriale rimasta efficiente. Inoltre in Germania hanno cominciato ad accumulare nuove scorte difensive (mascherine, etc.) fin da gennaio. A inizio marzo i tedeschi producevano 7.115 test a settimana e il 2 aprile scorso sono giunti a ben 116.655 al giorno. Oggi la Germania è in grado di annunciare che le scuole riapriranno gradualmente dal 4 maggio.

Insomma: l’Italia delle chiacchiere, stretta fra politici incapaci di qualunque colore, dovrebbe solo vergognarsi al confronto. Il problema è che questi nostri esimi incapaci hanno provocato decine e decine di migliaia di morti che gridano vendetta e quindi qualcuno (fra i politici e i burocrati) dovrà prima o poi pagare nei tribunali (almeno lo spero).

Riguardo all’uscita dal “lockdown” nel nostro Paese, tema dell’oggi, vi sarebbe molto da argomentare. Di certo aver caricato i singoli Prefetti della decisione (con il silenzio-assenso di 30 giorni) sulle richieste delle aziende di riprendere l’attività, non contribuisce certo a ridurre la Babele con cui si sta procedendo, anzi, anche se le decisioni dei Prefetti devono coinvolgere per un parere i Presidenti delle Regioni i quali, peraltro, hanno una autonomia decisionale sotto vari aspetti: se invece di 20 Regioni procedessimo ad una riforma radicale, riducendole a 5-6 Macroregioni, forse sarebbe tutto più funzionale; e se decidessimo anche il Monocameralismo, invece di tenerci il farraginoso Bicameralismo e accontentarci della ridicola e inutile riduzione dei parlamentari, sarebbe ancora meglio per l’Italia.

Ma un punto vorrei affrontarlo: la ministra dell’innovazione (inserita nel Governo dal M5S su suggerimento di Casaleggio jr.) ritiene che vi sia una miracolosa app che possa risolvere il “contact tracing”?

Certo, anche Vittorio Colao è di questa convinzione, ma stiamo attenti: intanto dovrebbe essere conforme ai dettami dell’EDPB, il Comitato Europeo per la Privacy, inoltre non è la panacea, né una strada miracolosa, mentre come ha voluto giustamente denunciare lo storico palestinese Yuval Noah Harari può essere in prospettiva pericolosa per le nostre libertà individuali (non dimentichiamoci il “sistema di credito sociale” dell’autoritaria Cina Popolare, progettato da Alibaba).

Ciò che conta per ridurre i contagi e raggiungere il parametro R-zero resta pur sempre lo “screening” di massa e l’applicazione capillare dei dispositivi di difesa insieme ad una sana, nuovamente efficiente sanità territoriale: esattamente ciò che in Italia manca….

Antonio Polito sul Corsera di ieri 16 aprile ha indicato i 7 Paesi più virtuosi sulla pandemia: Germania, Taiwan, Nuova Zelanda, Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca. Tutti, stranamente, governati da donne.

Il nostro presidente del Consiglio, invece di creare pletorici board a ripetizione, che confondono la catena decisionale e la rendono precaria, invii un osservatore intelligente in ciascuno di essi. Forse gli servirebbe.

Camion militari a Bergamo caricano le bare dei morti da Covid-19

1 COMMENTO

  1. Tante sarebbero le cose da dire e le osservazioni da proporre. Non mi va di condividere neppure per un istante l’idea di far passare gli EROI, che ancora oggi combattono in prima linea, come dei servi sciocchi che mentono, sapendo di mentire. Credo che questi delicati e sensibili giudizi sulla Sanità e sulla politica nazionale debbano essere ponderati e non messi in relazione ai soli dati statistici o alle impressioni e/o simpatie nei confronti della politica italica ne tantomeno al solo confronto dei risultati con altre Nazioni. Rimaniamo uniti e superiamo la criticità Verranno i tempi per la resa dei conti.. e poi ad ognuno il suo mestiere. Vedremo chi ne ha approfittato e magari lo sta facendo mentre noi ci asteniamo dal porre in essere anche il più innocente atteggiamento contrario ai DCPM…magari offrendo servigi a pagamento che le strutture sanitarie nazionali hanno ritenuto non eseguibili perchè non urgenti….ma si sa che per noi è tutto urgente….basta avere danari o qualche santo in paradiso…ma questa è un’altra cosa. Quindi mi va di concludere così non sputiamo sul piatto che normalmente usiamo per mangiare…rimaniamo uniti perchè così #celafaremo.
    Teniamoci però pronti a mettere in campo anche la nostra faccia per la resa dei conti…e qui non faremo sconti a nessuno

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