La classe politica molese non ha tuttora capito l’estrema gravità della situazione economica locale: lo tsunami da Covid-19 sta passando sopra una struttura produttiva e commerciale dalle fondamenta di sabbia. Per evitare il disastro irreversibile servono scelte immediate e coraggiose. Il Sindaco utilizzi il DUC (Distretto Urbano del Commercio) per innovare subito l’intera economia cittadina, chiamando alla sua direzione un manager di comprovata esperienza. Ecco i suggerimenti di “Mola Libera”.
Ieri sera, mercoledì 13 maggio, il Sindaco Giuseppe Colonna, nella sua consueta diretta Facebook, ha parlato diffusamente della Fase 2 e della ripartenza dopo la fase emergenziale da Covid-19, in attesa del discorso che avrebbe di lì a poco pronunciato il premier Conte, con l’illustrazione di tutte le misure di rilancio economico per l’intera Italia.
Il provvedimento del Governo è una manovra enorme, da 55 miliardi di euro, il cui finanziamento è ancora avvolto nella nebbia di conti pubblici che, sicuramente, ci porteranno a polverizzare ogni record negativo di deficit e di debito pubblico in rapporto al PIL (Prodotto Interno Lordo, cioè la ricchezza che viene prodotta, in beni e servizi, all’interno della nazione).
PIL che, peraltro, è dato in caduta libera, di almeno il -9% a fine 2020, con un rapporto deficit/PIL stimato a fine anno intorno al 10% (dall’1,6% del 2019) e un rapporto debito/PIL previsto a fine anno al 160% (dal 138% del 2019).
Vedremo quali coperture assicurerà l’Unione Europea attraverso gli strumenti finanziari di cui si sta parlando, i cosiddetti “recovery fund”, e se davvero la nuova gigantesca spesa in deficit prevista, verrà blindata e garantita da UE e da BCE, oppure verrà esposta ai venti cattivi e infidi della speculazione internazionale.
Rimaniamo però nel nostro piccolo recinto locale, quello che ci compete valutare da cronisti della vita sociale ed economica di una cittadina di poco più di 25.000 abitanti, nella quale pulsano le nostre vite individuali, familiari e collettive, in ogni caso condizionate dalle politiche comunitarie, regionali e statali, ma anche dalle logiche e dagli effetti della globalizzazione che, inevitabilmente, raggiungono ormai da tempo ogni più piccolo recesso del mondo.
Lo tsunami innescato dal Covid-19 ha travolto quindi ogni comunità locale, piccola o grande che sia, non solo in termini di emergenza sanitaria, purtroppo con il suo drammatico bilancio di malati e di vittime (e Mola conta, ahinoi, anch’essa i suoi morti), ma anche di gravissima crisi economica e sociale.
Una crisi che, in termini così pesanti, non si vedeva dal secondo dopoguerra, quando il mondo, e l’Italia tra le nazioni più danneggiate, usciva da macerie, materiali e morali, immense. La voglia di ripartire era però molto forte nei popoli che si lasciavano alle spalle le tragiche avventure del fascismo e del nazismo.
Oggi, purtroppo, lo slancio sembra molto meno vitale: la globalizzazione porta con sé logiche difficilmente governabili autonomamente da popoli e nazioni, ma appannaggio di èlite politiche e finanziarie che si muovono per trarre grandi profitti ed enorme potere, senza guardare in faccia gli interessi sociali delle classi più deboli e delle nazioni più esposte ai mutamenti repentini del mercato internazionale.
E’ chiaro, quindi, che il Sindaco di una cittadina del Sud Italia (tra le aree geografiche meno sviluppate dell’intera Unione Europea) abbia davvero pochi strumenti per agire, ingessato com’è da una massa imponente di norme burocratiche imperanti ad ogni livello: dalle strutture dell’Unione Europea, a quelle dello Stato, fino alle maglie inestricabili della Regione e della stessa Area Metropolitana.
Un ginepraio di regole, lacci e laccioli che deprimono qualsiasi azione amministrativa locale, oltre che imprenditoriale.
Eppure, qualcosa bisogna fare per ripartire anche nella nostra piccola realtà locale, al fine di impedire che un’economia già molto debole strutturalmente sia destinata inesorabilmente allo strangolamento da Covid-19.
“Mola Libera” ha ascoltato, intervistandoli, alcuni “testimonial” dell’economia molese e da essi ha raccolto informazioni importanti che, ci auguriamo, il Sindaco, la Giunta comunale e i consiglieri comunali abbiano letto e meditato.
Siamo in tempi eccezionali che richiedono risposte eccezionali. Le spire lente ma nefaste della burocrazia devono lasciare il posto a decisioni più snelle ed immediate, se davvero si vuole avviare un concreto rilancio post-emergenziale.
In questo, il lavoro fin qui compiuto da Sindaco, Assessori e funzionari comunali, va detto, è purtroppo insufficiente.
Si sono accumulati troppi ritardi, che vengono è vero da lontano, ma che oggi sono grosse palle al piede per assicurare una pronta ripartenza.
Mola continua ad essere sprovvista di strumenti urbanistici e di governo del territorio fondamentali per lo sviluppo economico, e si è perso tempo in maniera assolutamente ingiustificabile.
Elenchiamo tali strumenti e rendiamoci conto di quanto, una cittadina che voglia crescere in tempi normali, ne abbia bisogno. Se poi si vuole uscire dalle pericolose e letali secche di una drammatica ed epocale crisi, la loro presenza è imprescindibile.
Dunque, nonostante i tanti, troppi proclami propagandistici, Mola è tuttora sprovvista del PUG (Piano Urbanistico Generale), del Piano Regolatore del Porto, del Piano Comunale delle Coste, del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). E fermiamoci qui, perché anche di altri strumenti di regolazione e programmazione del territorio siamo manchevoli.
Il Sindaco ha detto che sarà data un’accelerazione a tutti i processi amministrativi per arrivare alla loro formulazione e approvazione, ma sappiamo come vanno queste cose: la burocrazia è asfissiante e una classe politica che poco ha capito della drammaticità del momento fa il resto.
Peraltro, il Sindaco ha assicurato che, a breve, ci saranno sviluppi importanti in relazione al progetto di spiaggia urbana, anche con la sistemazione della disastrata Portecchia, e per il restyling dell’area portuale peschereccia e da diporto nautico.
Sono progetti che, in realtà, avrebbero dovuto già vedere la loro cantierizzazione, in quanto già finanziati, soprattutto per la spiaggia urbana destinataria di una copertura da 2 milioni di euro fin dal 2016.
Peraltro, torniamo ad evidenziare il ritardo di due anni nell’ottemperare, da parte della Giunta comunale, all’ordinanza della Capitaneria di porto di Bari, che prevedeva la chiusura del porticciolo di Portecchia, mentre ben si sarebbe potuto utilizzare questo lasso di tempo per porre mano al suo recupero. Pertanto, le giustificazioni date dal Sindaco sono incongrue e poco coerenti.
In ogni caso, il tempo è passato invano, e, ancora una volta, trascorreremo un’estate, l’ennesima, senza una spiaggia cittadina degna di questo nome, con l’aggravante di dover assicurare le norme sul distanziamento sociale in un litorale che chiamarlo disastrato, nei punti più accorsati dai bagnanti molesi e forestieri, è un dolce eufemismo.
La sensazione maturata nel tempo è ormai una certezza: l’Assessorato all’Urbanistica e ai Lavori pubblici, con il corollario della struttura dell’Ufficio Tecnico Comunale, pesta da acqua nel mortaio, da due anni, con troppe chiacchiere roboanti e immaginifiche, ma scarsa concretezza.
Intanto, la maggioranza che sostiene la Giunta comunale si sfarina, con la tuttora ingiustificata fuoriuscita verso le libere praterie dell’”appoggio esterno” dei due consiglieri di “Alleanza per Mola”; mentre l’”union sacrèe” delle forze di minoranza è prigioniera di una verve polemica di scarso costrutto, se non per le mirabili e dotte citazioni di Bombolo e del Mago Otelma che, indubbiamente, danno al dibattito politico un innegabile salto di specie…
Ma parliamo di cose serie.
E’ ormai chiaro ed evidente a tutti che Mola, alla pari degli altri ottomila comuni italiani, non uscirà dalla crisi (che qui da noi era già crisi di sistema, ancor prima che arrivasse il devastante uragano Covid-19), se non con misure e idee eccezionali.
In una comunità medio-piccola come la nostra, molti processi di rilancio potrebbero viaggiare più spediti, anzi, cogliendo la drammatica crisi come opportunità per ripensare all’assetto urbano, alle sue funzioni e ad una filiera economica fin troppo obsoleta e fuori mercato, ancor prima dell’emergenza Covid-19.
E’ però necessaria una cabina di regia che affianchi il Sindaco nel suo improbo compito. E questa cabina non può essere assicurata dagli attuali Assessori, quasi tutti poco attrezzati in termini di approccio culturale e operativo per far fronte all’emergenza economica in atto. Un’emergenza che potrebbe tradursi perfino in una chiusura generalizzata di esercizi commerciali e di imprese se, oltre che a livello nazionale, non si metterà mano in campo locale a provvedimenti eccezionali.
Allora, da queste colonne, ci permettiamo di suggerire al Sindaco (forse l’unico che, eccesso mediatico a parte, abbia capito la gravità della situazione) di utilizzare al più presto il DUC, Distretto Urbano del Commercio, sfrondandolo da tutte le inutili complicazioni burocratiche e dalle troppe “greppie” consulenziali che vi fanno da contorno.
Azionare il DUC, rendendolo immediatamente operativo, può essere la soluzione immediata per dare subito ossigeno all’economia molese, con alcune avvertenze fondamentali:
- Il DUC, oltre che all’intero centro urbano, venga esteso a tutta l’economia molese, non limitandolo solo al commercio, comprendendo quindi tutte le filiere produttive e di servizi esistenti sul nostro territorio;
- Il DUC assuma così la valenza di una vera e propria Agenzia di sviluppo economico del territorio molese, in stretta sinergia con l’Area Metropolitana e, nello specifico, con il Sud est barese;
- Il DUC venga presieduto dal Sindaco, senza mediazioni, e affidato nella Direzione unica gestionale, con pieni poteri, ad un manager di comprovata esperienza nel campo dello sviluppo economico, delle politiche di marketing e commerciali, senza ulteriori rivoli negli affidamenti di incarichi. Un manager che non venga dal mondo della burocrazia, ma dal settore delle imprese, con una storia di primari obiettivi già raggiunti alle spalle.
- Il DUC così concepito funzioni per obiettivi precisi e predefiniti che il manager designato dovrà perseguire con scadenze temporali ben scandite, a cominciare da un primo step di fine anno che dovrà assicurare, innanzitutto, la riapertura e il mantenimento efficiente ed efficace sul mercato delle imprese molesi, grazie alla ripresa dell’economia locale, al di là degli aiuti di stato e regionali temporanei.
- Il DUC venga finanziato attraverso tutti gli strumenti, legati all’emergenza Covid-19, che il Comune riuscirà ad ottenere dalla UE, dallo Stato, dalla Regione, dall’Area Metropolitana.
E’ questo un momento irripetibile per dare una svolta all’economia molese: trasformare la dolorosa minaccia del Covid-19 in un’opportunità è l’unico modo che abbiamo per non perire definitivamente e, quindi, per non consegnare anche la nostra comunità ad un destino di miseria o, nel caso migliore, di precario galleggiamento come sugheri nella corrente del mare impetuoso di una crisi che potrebbe essere irreversibile.
Ad uscire dalla crisi saranno soltanto i sistemi nazionali e locali che avranno dimostrato doti di resilienza, innovazione e intelligenza.
Alla classe dirigente il compito di mostrare che vi è la comprensione del momento. Ad essa il compito di traghettare fuori dalla crisi la comunità locale.





