C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico nella vita cittadina. La popolazione è inquieta, per nulla rassicurata da un’indagine epidemiologica “descrittiva”, cioè basata soltanto su dati statistici, non su uno screening reale dello stato di salute dei molesi. E, allo stesso tempo, il Sindaco e gli ambientalisti di regime cercano di convincere il “popolo inquinato” che Martucci ha i mesi contati, come se i cittadini non sapessero bene quanti inciuci e accordi sottobanco sono stati consumati nel corso dei decenni tra la politica e l’imprenditoria dei rifiuti. Ecco cosa è accaduto di recente e cosa ci attende nel complesso mondo che ruota intorno alla “collina dei veleni”.
Innanzitutto, ricordiamo quanto abbiamo pubblicato il 27 giugno scorso, a partire dalle 19.15, nell’immediatezza dell’Assemblea cittadina, tenutasi presso la Rotonda del Fronte mare, con la “Comunicazione alla città dei risultati dell’indagine epidemiologica“, a cura della dott.ssa Lucia Bisceglia, dell’ARESS (Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale).
Il nostro lancio giornalistico, in tempo reale sulla nostra pagina Facebook, è servito alla stampa regionale per diffondere articoli in merito, ma senza citare la fonte, come purtroppo è ormai costume.
Dopo l’intervento di introduzione del Sindaco Colonna, finalizzato a chiarire che il suo ruolo continuerà ad essere quello di garante della salute della popolazione, senza però allarmismi, ha preso la parola il dott. Luigi Rossi, direttore sanitario della ASL: “Saremo sempre disponibili al confronto con la comunità locale, anche per risolvere in chiave preventiva le eventuali criticità.”
Per il dott. Paolo Marcuccio, direttore del DSS (Distretto socio sanitario) n. 11 di cui Mola è capofila, e che comprende anche Rutigliano e Noicattaro: “La popolazione sente molto il problema della discarica e in tal senso i miei colleghi spiegheranno i risultati dell’indagine epidemiologica con attinenza ai fattori di esposizione “.
La dott.ssa Lucia Bisceglia, epidemiologa dell’ARESS, ha spiegato a cosa serve l’epidemiologia, con i suoi meccanismi statistici, precisando che per la conta delle patologie oncologiche vengono seguite tutte le fonti che forniscono informazioni, cominciare dalle cartelle cliniche.
Per la dott.ssa Bisceglia nella mortalità per tumori, non ci sono particolari differenze tra la popolazione molese e quella provinciale e regionale, con l’eccezione del tumore del pancreas nel sesso maschile e di quello del polmone in entrambi i sessi, anche se si nota un aumento in quello femminile, ma ovunque.
L’ospedalizzazione per tumori dei residenti a Mola, ha detto l’epidemiologa, registra addirittura valori più bassi tra i molesi che tra le altre cittadinanze su base provinciale e regionale.
Per la dott.ssa Bisceglia, gli elementi più tranquillizzanti dicono che non ci sono elementi con particolare criticità, solo il tumore del polmone vede qualche aumento nel numero di ospedalizzazioni. Pertanto, per l’epidemiologa dell’ARESS, non c’è un problema di salute particolare per la popolazione molese.
Per il prof. Silvio Tafuri, docente di Igiene generale all’Università di Bari, incaricato dal Comune di Mola di interagire con l’ARESS e con la ASL Bari, con riferimento a Martucci ha dichiarato che non esiste un solo fattore di rischio, cioè non tutto può essere addebitato alla presenza della discarica. In ogni caso, per il prof. Tafuri l’indagine ARESS non ha bisogno di alcuna particolare revisione e controllo, trattandosi di un lavoro scientifico ben condotto.
Il prof. Tafuri ha sostenuto che la discarica non è un fatto di per sé negativo, ma deve essere ben gestita e controllata. In tal senso, i rapporti dell”ARPA testimoniano un buon livello di garanzia nei controlli.
Tafuri sostiene che, anche per la notevole mole dei dati disponibili, non ci sono elementi di allarme per la popolazione molese, visto che nel corso dei 10 anni dall’inizio delle indagini epidemiologiche la situazione non è cambiata in peggio.
Peraltro, dice Tafuri, la sopravvivenza nel tempo delle patologie oncologiche è aumentata, con migliori condizioni di vita.
Per il prof. Tafuri, l’Università di Bari continuerà a dare supporto al Comune di Mola nel sorvegliare l’eventuale emersione di fattori di rischio.
In merito al codice 048, il prof. Tafuri sostiene che tale indicatore non è probatorio di un vero aumento delle patologie oncologiche. Inoltre, per il prof. Tafuri, il tanto invocato “principio di precauzione” se utilizzato in maniera estremistica determina un blocco della sanità pubblica.
Peraltro, per la dott.ssa Bisceglia il codice 048 non si può prendere a riferimento perché si tratta di un dato amministrativo: non è sanitario perché non ci dice quante sono effettivamente le persone ammalate di tumore.
Sono seguiti gli interventi del pubblico, con le considerazioni e le domande ai relatori di: Vincenzo Fortunato, Francesco Gentile, Andrea G. Laterza, Vincenzo Pietanza, Pino Castellana, Vittorio Farella, Gianni Volpe, Matteo Bisceglie, Gianni Bello.
Di seguito, il link al video integrale dell’incontro:
L’intervento di “Mola Libera” è a partire dal minuto 1:32:00.
CONSIDERAZIONI
L’Assemblea pubblica convocata dal Comune fa seguito all’imponente manifestazione del 24 maggio scorso, quando migliaia di persone hanno manifestato contro ogni ipotesi di riapertura del Lotto 2 della discarica, per la messa in sicurezza dell’intero sito Martucci e per chiedere un’adeguata indagine epidemiologica della nostra popolazione, tenuto conto che Mola è, purtroppo, il secondo comune pugliese (su 257), dopo Giovinazzo, per percentuale di esenzione con codice 048 (assegnato alle persone con diagnosi di patologia oncologica) sulla popolazione residente.
Un non invidiabile primato che non fa dormire sonni tranquilli alle famiglie dei molesi, in specie se ad essere colpiti sono persone giovani e finanche bambini. E sarà pur vero che il codice 048 è solo una misurazione di tipo amministrativo (Bisceglia e Tafuri), non probatoria a livello epidemiologico, tuttavia, come la stessa dott.ssa Bisceglia ha osservato, il dato è spesso sottostimato perchè molti pazienti oncologici sono già esenti per reddito o altre patologie e, quindi, non hanno necessità di richiedere tale ulteriore esenzione.
Quindi, il codice 048 è comunque un forte segnale di allarme sanitario e sociale, in specie perchè si tratta di un dato “storico”, cioè cumulativo nel tempo, che quasi sempre, come nel caso di Taranto e Statte (comune al confine con l’ILVA), riporta ad un’alta incidenza di tumori osservabili clinicamente.
Il Sindaco, vi è da dire, ha raccolto, almeno in questo, la richiesta della manifestazione del 24 maggio, accelerando un incarico all’ARESS per una verifica epidemiologica, cioè quella presentata pubblicamente lo scorso giovedì 17 giugno.
Tuttavia, come si è potuto facilmente notare, si tratta di un’indagine epidemiologica di “tipo descrittivo”: in poche parole, basata esclusivamente sui dati di mortalità e di ricoveri ospedalieri in possesso della ASL e, quindi, elaborati con tecniche statistiche.
Tuttavia, quello che realmente fa la differenza è un’analisi epidemiologica di tipo “qualitativo”, cioè analitico, finalizzato ad individuare la causa delle malattie e, ancora di più, un’analisi di tipo sperimentale con uno screening sanitario della popolazione a campione per riferimento di sesso, età, condizione lavorativa, fattori di rischio.
Nel caso molese, sembrerebbe che, in base allo studio epidemiologico “descrittivo” illustrato dalla dott.ssa Bisceglia, sia, come si suol dire prosaicamente, “tutto a posto”: in sostanza, per l’ARESS i dati statistici di riferimento in campo oncologico non mostrano sostanziale differenze tra la popolazione molese e quella provinciale e regionale.
Quindi, ragionando in questi termini, anche la probabile dispersione di 40 milioni di litri di percolato nel sottosuolo – dal 2012 ad oggi, come ipotizzato, nel convegno tenutosi a Conversano il 25 giugno, organizzato dall’Associazione “Chiudiamo la discarica”, dall’ing. Gravina, già direttore dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) Puglia – non avrebbe determinato alcun sostanziale aumento delle neoplasie tra i molesi. Probabile? Possibile? O vi è semplicemente uno scollamento tra i dati osservati e la realtà concreta?
Ed è proprio questo l’interrogativo che “Mola Libera” ha rivolto alla dott.ssa Bisceglia e sulla quale l’epidemiologa ARESS ha promesso approfondimenti e monitoraggi che, speriamo, non tardino ad arrivare.
In poche parole, a sentire gli illustri relatori dell’assemblea cittadina, non solo non vi è una significativa differenza nella mortalità e nella morbilità (malattia) per neoplasie tra molesi e pugliesi, ma non vi sarebbe alcun nesso di causalità (cioè di causa-effetto) tra la presenza della discarica, con la dispersione del percolato nel sottosuolo, e l’insorgere dei tumori.
Ma questa affermazione vacilla, e non poco, in base al Report dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che, nel 2016, rassegnando lo studio nel 2021, ebbe un incarico dalla Procura della Repubblica Napoli Nord per studiare gli effetti della “terra dei fuochi”, con la presenza disseminata di rifiuti illegali e nocivi in numerosi comuni del napoletano e del casertano e dei roghi tossici.
Lo studio del più importante ente pubblico sanitario nazionale dichiarò che, invece, il nesso di causalità tra discariche non controllate e insorgenza dei tumori esiste ed è comprovato dagli studi condotti sul campo, oltre che con i dati statistici di riferimento.
Qui il link ad un articolo dell’epoca del quotidiano di Napoli “Il Mattino”:
Ma non solo. Vi è inoltre l’importantissimo studio “SENTIERI”, applicato al caso Taranto, che ha dimostrato l’esistenza del nesso di causalità tra l’esposizione agli inquinanti del siderurgico e l’insorgenza di neoplasie tra la popolazione del rione Tamburi e degli altri insediamenti più prossimi allo stabilimento.
“SENTIERI” è un acronimo che sta per “Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento”.
In poche parole, si tratta del programma di un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati di interesse per le bonifiche, promosso e finanziato dal Ministero della Salute. Sono stati presi in considerazione 45 Siti di interesse per le bonifiche, di cui:
- 38 classificati come Siti di Interesse Nazionale (SIN),
- 7 riclassificati come di Interesse Regionale (SIR).
Non si capisce davvero il perchè la Regione Puglia non dichiari il sito Martucci contaminato (tutto il sito, non solo il Lotto 3) e quindi non chieda l’inclusione all’interno dello Studio SENTIERI come sito di interesse regionale, tenuto conto che l’ARPA Puglia, nel rapporto ottobre 2019 e quindi in quello gennaio 2020, aveva stimato in 20 milioni di litri la produzione di percolato non estratto e che oggi, l’ex Direttore ARPA, l’ing. Gravina, lo stesso autore dei report 2029-2020, stima che quella produzione sia salita addirittura a 40 milioni di litri, mai estratti dal 2012 ad oggi, e sono 12 anni di liquido cancerogeno che fluisce, con ogni probabilità, nel sottosuolo e, quindi, nella falda acquifera.
Purtroppo, il Testo Unico dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006) per la dichiarazione di sito contaminato richiede il superamento delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio), e la Regione Puglia soltanto con la Deliberazione della Giunta Regionale 22 aprile 2024, n. 497 ha individuato il solo Lotto 3 della discarica Martucci come impianto da sottoporre a valutazione per la chiusura. Siamo quindi solo a questo! Mentre, al contempo, si “dimentica” che il Lotto 1 non ha alcuna protezione da sversamenti nel sottosuolo di percolato e che il Lotto 2 verrà riaperto laddove l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la sua rifunzionalizzazione venisse rilasciata.
Insomma, si tratta di una situazione kafkiana: tutti sanno che il percolato non estratto da almeno 12 anni (ammesso che prima del 2012 lo fosse…) si riversa nel sottosuolo perchè altrimenti 40 milioni di litri sarebbero già tracimati attraverso le bocche dei pozzi di raccolta… eppure ci si nasconde dietro la comoda foglia di fico del non superamento dei CSC (Concentrazione Soglie Contaminazione) e, a maggior ragione dei CSR (Concentrazione Soglie Rischio), come se le analisi delle acque non risentissero della enorme portata della falda che, di fatto, impedisce di riscontrare nei punti specifici di prelievo gli inquinanti, sebbene sia stata rilevata la presenza di tetracloroetilene, una sostanza chimica industriale che in una discarica per rifiuti solidi urbani non dovrebbe esistere, a meno di un utilizzo contra legem dei conferimenti nel corso del tempo.
E, a tal proposito, tutti conosciamo la storia dei “camion neri”, come spiegata più volte dal testimone di giustizia Domenico Lestingi, cioè di quei mezzi provenienti da mezza Italia che scaricavano a Martucci non proprio bucce di patate… bensì residui di concerie, di fabbriche chimiche, ecc..
IL GIOCO DEGLI SPECCHI DELLA POLITICA E DEGLI AMBIENTALISTI DI REGIME
In tutta questa assurda storia, la politica locale e le associazioni ambientaliste di regime procedono con passo felpato nelle stanze del potere regionale.
Così è per l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, con il suo presidente Vittorio Farella, che scommette su un’imminente chiusura, facendone un mantra ad ogni piè sospinto, ovvero in tutti i comunicati del sodalizio, ancorché l’intreccio tra politica e imprenditoria dei rifiuti sia così stretto da non prestarsi ad alcun ragionevole pronostico, sebbene sia riportata nella legge regionale del Piano regionale rifiuti la chiusura (dopo l’eventuale riapertura in discussione in Conferenza di servizi per il rilascio dell’AIA) del Lotto 2 entro il 31.12.2025.
Analogo ragionamento fanno il Sindaco e i componenti della maggioranza della Commissione speciale Martucci, mentre i consiglieri di minoranza sono, come spesso accade, problematici ma privi di mordente.
Eppure tutti questi politici e ambientalisti dovrebbero sapere che una legge regionale, laddove interviene in un contratto di concessione, non è auto applicativa, ma soggiace alle norme e alle clausole di quel contratto, in questo caso quello stipulato dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola il 28 maggio 2012, per una durata quindicennale. E pertanto con scadenza in pari data 2027, anticipabile solo con procedura di risoluzione anticipata in recepimento della legge regionale. Ma di voglia di procedere con la risoluzione anticipata, nelle stanze del potere regionale non se ne ha nemmeno un vago sentore…
Inoltre, nella riunione di Commissione speciale dello scorso venerdì 5 luglio – peraltro tenuta in una stanzetta del terzo piano, per volere del Presidente del Consiglio comunale Nicola Tanzi, che non vuole sciupare il “salotto buono” della sala consiliare e manda tutti nella tavernetta… dove nemmeno i consiglieri-commissari ci entravano tutti, figuriamoci il pubblico presente – il Sindaco, l’Assessore Liuzzi e il Presidente della Commissione Losito, hanno relazionato sull’incontro tenuto a Bari, assieme ai colleghi di Conversano, con la nuova Assessora all’Ambiente Triggiani.

La Triggiani, ovviamente, ha preso tempo: deve prima studiare il caso Martucci e poi farà sapere…
Insomma, siamo ancora al “caro amico ti scrivo”… con un invito di Colonna e Lovascio alla Triggiani per un sopralluogo alla discarica… mentre la Giunta regionale procede a suon di modifiche del Piano regionale rifiuti senza passare dal Consiglio, come la stessa assise consiliare ha deliberato nel piano, demandando ogni aggiustamento di quella legge regionale agli Uffici competenti e alla Giunta per la loro formalizzazione.

Qui i lettori trovano il dispositivo del Piano Regionale rifiuti che delega la Giunta ad intervenire quando e come vuole, e, quindi, anche per un eventuale slittamento del termine di eventuale chiusura al 31.12.2025:

E’ ben vero che il Sindaco ha comunicato alla Commissione speciale di aver evidenziato all’Assessora Triggiani la netta contrarietà del Comune di Mola alla riapertura del Lotto 2, tuttavia se “tradimento” (per riprendere il concetto forte già espresso in precedenza dal Sindaco) vi sarà da parte di Emiliano e della Triggiani, cosa farà Colonna?
Si dimetterà per protesta? Oppure marcerà alla testa delle “truppe cammellate” molesi sulla Regione, come pure è stato ipotizzato per premere su Emiliano?
Oppure verrà trovato il solito compromesso politico al ribasso?
Insomma, la situazione è grave ma non è seria, per dirla con Flaiano.
Non ci resta che piangere, aggiungerebbe Troisi.
Ma bisogna far di tutto, anziché piangersi addosso.
Martucci, deve chiudere: e non per benevola concessione, o per compiacere qualcuno in un do ut des partitico e imprenditoriale, ma per il rispetto della dignità che si deve alle nostre popolazioni.