“La prima qualità del fotografo è la curiosità, la voglia di catturare l’essenza, il significato, la luce, il colore, l’ombra e farne una sequenza di immagini, come di perle preziose, tenute insieme da quel filo invisibile che è il proprio vissuto, la propria esperienza”.
Oggi, 8 marzo 2021, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, in omaggio a tutte le donne che con il loro impegno favoriscono la crescita culturale e sociale della realtà che ci circonda, “Mola Libera” pubblica l’intervista della scrittrice Anna Tinta Valentini alla fotografa Daniela Ciriello, oltre a ringraziare direttamente le donne molesi, ovunque in Italia e nel mondo.
Tinta: Daniela mi racconti la tua storia di donna fotografa? Quando è scattata in te la passione per la fotografia?
Daniela: Fin da piccola ho sempre avuto la passione per la fotografia, cercavo di cogliere tutti gli attimi più belli con uno scatto: Gite, compleanni feste, la nascita di mio figlio, il suo primo dentino, i primi passi. Per me la fotografia era solo un mezzo per documentare dei traguardi. Gli scatti li facevo per non dimenticare. Ho tantissimi album di fotografie. Ogni fotografia chiusa in un album è un fiore di emozioni che profuma di nostalgia! Crescendo le visioni delle cose e del mondo cambiano così come le esigenze. Tutto cambia come noi cambiamo e allora mi sono accorta che la fotocamera è uno strumento per fermare le immagini e consegnarle alla storia. Attraverso il confronto tra una foto degli anni ottanta e quella degli anni novanta si possono cogliere le differenze, i cambiamenti e non solo quelli dei nostri lineamenti, ma dell’ambiente che ci circonda. La macchina fotografica è un mezzo per esplorare e attraverso i suoi diversi obiettivi noi possiamo cogliere cose inimmaginabili.

Tinta: Hai sempre fotografato?
Daniela: No. A volte sono stata per lunghi periodi senza farlo, altre volte ho pensato di smettere, cioè di non farlo più, perché non ero soddisfatta dei miei scatti, perché le cose che vedevo non suscitavano la mia attenzione. Dopo un lungo inverno, diciamo così, le idee e le visioni della vita spuntavano nuove e per imprimerle avevo bisogno di una macchina fotografica più adatta ai miei bisogni. Ho deciso allora di acquistarne una che rispondesse alle mie pretese. All’inizio ero felice, perché la qualità delle immagini era migliore e per molto tempo l’idea di fare una foto senza rumore, cioè tecnicamente perfetta era il massimo, ma quella è solo una meta.
Tinta: Cosa vuoi dire? Cosa cerchi in una macchina fotografica? Quali caratteristiche deve avere?
Daniela: Avere un’ottima fotocamera non basta. Perché è solo un mezzo. Il bisogno di scattare risponde a delle esigenze diverse, più profonde. La fotografia non è solo una raffigurazione, ma la chiave per il pianeta dell’immaginazione. Attraverso la fotografia si deve raccontare, trasmettere, condividere quell’emozione che si prova davanti ad una situazione.

Tinta: Cosa è per te fotografare?
Daniela: La fotografia deve essere capace di catturare lo sguardo di chi la osserva e giungere al cuore. Come una scossa di emozioni. Una scossa che lo smuova e lo apra a un racconto, a un pensiero, un’idea. Faccio mie le parole di Walt Whitman per il quale “l’immaginazione nei tempi moderni è il sale, la luce che vivifica la vita, dandogli splendore”. Senza l’immaginazione la realtà apparirebbe incompleta, opaca! La fotografia ha un suo linguaggio e una sua grammatica e solo chi la conosce riesce a creare relazioni con l’osservatore. Quando scatto scelgo l’inquadratura. Prima di tutto mi meraviglio della luce, del paesaggio. La luce è fondamentale perché esalta l’anima che è in tutte le cose. Studiare, conoscere il pianeta della fotografie mi è servito per pensare a come trasmettere nel modo più semplice immediato la propria idea … per esempio di territorio. La nostra Puglia che non è una semplice cartolina illustrata, ma una via per ritrovare se stessi.

Tinta: Cosa provi quando scatti?
Daniela: Quando mi invitano a fare un servizio fotografico ho sempre la sensazione di non essere all’altezza del compito affidatomi, di non trovare l’inquadratura giusta per dire quello che voglio. Mi avvicino al luogo, alla situazione, al volto, all’evento con un senso di disagio, poi piano piano mi lascio conquistare e scopro la bellezza, il particolare, quell’aspetto interessante e comunicativo. In quegli attimi sono come una bambina che si diverte a mettere in evidenza il bello che si nasconde in tutte le cose. Senza accorgermi comincio a fare i miei click quasi presa da un fremito irrefrenabile. Non mi piace fare sempre le stesse cose. Io devo sempre fare nuovi progetti, andare verso cose nuove o mostrarle diversamente. Credo che la prima qualità del fotografo sia la curiosità, la voglia di catturare l’essenza, il significato, la luce, il colore, l’ombra e farne una sequenza di immagini, come di perle preziose, tenute insieme da quel filo invisibile che è il mio vissuto, la mia esperienza. La fotografia è per me un’occasione per incontrare il paesaggio pugliese, la gente, gli oggetti, i soggetti in forma nuova e di sottrarli alla voracità di chi guarda senza vedere la storia, il vissuto, l’uso, la traccia di un percorso di uomini. Ogni servizio fotografico è come una mappa per l’anima, una possibilità di riflettere. Le foto funzionano quando sono libere da contorni didascalici e nella loro essenzialità ci aiutano a uscire dallo scontato. Se con le mie fotografie riesco ad aprire lo sguardo sul mutismo e consegnarlo al silenzio della mente vuol dire che ho raggiunto il mio obiettivo. Promuovere la Puglia, la gente, la cultura in genere, valorizzare certe realtà sociali attraverso le foto è decidere di far partecipare gli altri a visioni inedite, magari riuscire a farne comprendere il significato migliore, eco e congiunzione, sintonia con la natura che è base della sana nostalgia.
Chi è Daniela Ciriello
Daniela Ciriello è nata a Bari. Ha frequentato la scuola di Fotografia e Cinematografia F. Project del capoluogo pugliese. Attraverso i suoi servizi fotografici cerca di valorizzare, promuovere i talenti, gli eventi e le risorse della Puglia. Con i reportage sulla realtà del territorio desidera evidenziare e sensibilizzare la comunità tutta a un approccio costruttivo verso il disagio sociale. Molti suoi scatti sono presenti su riviste e libri.
Ha esposto per la prima volta a Bari con la personale di fotografia: “Obiettivo in quattro D” (marzo 2011).
Con il progetto: MASSERIE e BORGHI, dallo sperone in tacco dodici… la Puglia per un anno” (giugno2012) ha realizzato un servizio fotografico sui paesaggi, i vicoli e le corti della regione.
Nel 2013 ha ricevuto un riconoscimento per l’esposizione dal titolo:
“IL SUD nella REALTA’ delle TONALITA’ EMOTIVE”.
Il progetto Fotografico: “SIMPATICAMENTE AUTISTICO” è stato molto apprezzato per la sua chiave di lettura positiva sulla sindrome autistica.
Il suo lavoro: “DONNA IN O-GGETTO” esposto per la prima volta a Bologna (marzo 2015) è un racconto di immagini dense sulla violenza psicologica che la donna subisce e nasconde in gabbie di Silenzio.
Nel 2016 è stato pubblicato il suo progetto fotografico dal titolo:
“TASSELLI IN MACCHIA ARSA E SFUMATURE DI CONTRASTO”, ovvero una narrazione per immagini sulla natura poetica e selvaggia della Puglia con le sue contraddizioni.
Ad aprile 2016 a Parma ha inaugurato la mostra:
“GLI STUDENTI DELL’UNIVERSITA’ DI PARMA”, progetto realizzato in cooperazione con Chiara Samugheo.
A ottobre 2016 ha esposto a Krasnodar, nell’ambito del Festival internazionale Photovisa, quale ambasciatrice della fotografia italiana in Russia.
E’ coautrice insieme ad Antonella Caprio del libro:
“Un Granello di colpa” (un testo sulla violenza domestica) edito da Radici Future (2017).
Nel 2017 è stata ambasciatrice della creatività italiana a Lishui (Cina).
E‘ tra i curatori, insieme alla sorella Germana, Piero Fabris e Renato Longo del testo:
“Chiara Samugheo, un’amazzone della fotografia” (Les flàneurs edizioni 2017).
Con il progetto dal titolo: ” VOLTI INVISIBILI – L’INCLUSIONE INTELLIGENTE”
ha voluto mettere in evidenza l’esperienza di giovani indiani ben integrati nel territorio pugliese (giugno 2018).
Il suo lavoro dal titolo: “NUVOLE FECONDE” (digital art) è stato esposto presso lo spazio Ecampus – Bari (settembre 2018).
Ha partecipato alla collettiva “ARTE A CORTE” (tra poesie, musica e pittura) a cura di Annalisa Laterza e Eva Iotti.
“DI SEGNI LUMINOSI E TRACCE DINAMICHE” è il titolo della collettiva (Castellana Grotte 2019) dove era presente con sei tavole pensate come omaggio a Jackson Pollock per il quale ha ricevuto il riconoscimento GAETANO MONTANARO.
“TRATTI e RITRATTI” è l’esposizione di vignette umoristiche (digital Art) realizzata insieme a Marinella Sorino (ritrattista) inaugurata il due novembre presso il “Culture ClubCafé di Mola di Bari.
Con l’associazione “Donne di carta/ Persone libro” ha inaugurato il 18 novembre una mostra di suoi scatti sulla violenza di genere, presso L’EX Palazzo delle poste a Bari, conclusasi il 25 novembre 2019.

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IL NOSTRO AUGURIO ALLE DONNE MOLESI




