Il consigliere Michele Daniele torna, con un nuovo intervento, a precisare il suo giudizio di condanna politica della Giunta Colonna-Berlen e della maggioranza di “Cantiere civico” in relazione al percorso che dovrà portare alla redazione del Piano Urbanistico Generale (PUG), con un ruolo ventennale della prof.ssa
Barbanente, docente al Politecnico di Bari e consulente del Comune di Mola, senza riscontri concreti, ma con sperpero di denaro pubblico. Ecco le sue precise argomentazioni.
Riceviamo dal consigliere comunale Michele Daniele e pubblichiamo:
IL GIORNO DELLA MARMOTTA MOLESE
Quello che è successo durante lo scorso Consiglio comunale del 14 febbraio scorso fornisce un quadro illuminante dello stallo in cui si trova Mola da diversi decenni: un gruppo di una decina di persone che tiene in ostaggio un intero paese di 25mila abitanti.
Da quando si è insediata l’amministrazione Colonna non solo il paese è paralizzato, ma è riuscita a compiere un’impresa che sembrava impossibile: riuscire a regredire rispetto agli anni più bui.
Il gruppo di persone che sono state premiate dal consenso elettorale alle elezioni amministrative del 2018, non avendo pressochè alcuna idea e nè tantomeno la capacità di realizzarla, si è affidato alla consumata (nel senso che nel frattempo è svanita) esperienza amministrativa dell’ex sindaco Nico Berlen, ed ai suoi fornitori di riferimento, che continuano indisturbati nelle (deleterie) politiche urbanistiche vecchie di decenni.
Ma cosa è successo durante la scorsa seduta consiliare? Avete presente il film “Il giorno della marmotta” (intitolato in italiano come “Ricomincio da capo”)? Quel film dove il protagonista era condannato a rivivere sempre lo stesso giorno per l’eternità, a dispetto di quanti e quali sforzi compiesse per cambiare il corso degli eventi.
Beh… tale film è un’ottima metafora per la situazione molese.
A titolo di esempio, il 28 febbraio 2003 in una seduta consiliare l’amministrazione dell’epoca si proponeva di dare avvio alla redazione del PUG.
Relazionava la prof.ssa Barbanente, grazie ad un incarico (retribuito) assegnato al Politecnico di Bari, assessore era l’arch. Berlen, responsabile del settore Urbanistica era l’ing. Berardi. Si deliberò di dare avvio al PUG (il Piano Urbanistico Generale che va a sostituire il Piano Regolatore Generale).
L’altro giorno, 14 febbraio 2022, a distanza di 19 anni, c’è stata una seduta consiliare in cui si proponeva di dare avvio al PUG. Ha relazionato la prof.ssa Barbanente, grazie ad un incarico (retribuito) assegnato al Politecnico di Bari, assessore è l’arch. Berlen, responsabile del settore Urbanistica è l’ing. Berardi. Si è deliberato di dare avvio al PUG.

Ah… il sindaco Colonna in questa partita non tocca palla.
Rendendo evidente l’incapacità amministrativa della famosa “macchina comunale” sia in termini di efficacia (capacità di raggiungere un obiettivo prefissato) che in termini di efficienza (capacità di raggiungerlo con il minor impiego di risorse necessarie).
L’obiettivo della adozione di un nuovo strumento urbanistico, deliberato 19 anni fa, non è stato raggiunto e siamo ancora ai nastri di partenza.
In compenso sono state spese centinaia di migliaia di euro di cui buona parte devolute al Politecnico di Bari. E chissà cosa non costerà alla cittadinanza questo PUG sinchè non si arriverà ad adottarlo.
L’opposizione (8 consiglieri su 16, a parte il sindaco, quindi metà consiglio) si è rifiutata sin anche di votare questo provvedimento invotabile. Almeno per 4 ragioni, tutte abbastanza gravi. Le esponiamo brevemente.
- Mancato coinvolgimento della cittadinanza
Il provvedimento in questione (il DPP, un documento preliminare alla formazione del PUG) non è stato nè condiviso con la cittadinanza e neanche con tutti i consiglieri, che l’hanno ricevuto solo due giorni prima della sua discussione in consiglio.
Questo DPP è un documento essenziale in quanto dovrebbe delineare una idea di città futura, quali linee di sviluppo si vogliono dare alla città nei prossimi decenni, quali criticità risolvere e con quale priorità, delineando scenari su cui la cittadinanza dovrebbe essere chiamata a pronunciarsi.
Questa non è una fase tecnica, come potrebbe essere quella della stesura del PUG. E’ una fase in cui la collettività definisce cosa vuole fare da grande.
Orbene, è stata totalmente esclusa, e il DPP è stato affidato ai sacerdoti del Politecnico e deciso da quella decina scarsa di persone che ha in ostaggio il paese e che non credo abbiano granchè idea di quello che hanno votato, e forse neanche su cosa avrebbero dovuto votare. La delibera era invotabile perchè il provvedimento è inadempiente rispetto alla partecipazione della cittadinanza.
- Accorpamento di due provvedimenti distinti
A dimostrazione della arroganza unita a superficialità di questa maggioranza, la delibera in questione ha unito due provvedimenti di natura, tempistiche ed effetti totalmente differenti: l’adeguamento del vecchio PRG al Piano Paesaggistico Regionale (PPTR) e l’approvazione del Documento Programmatico Preliminare (DPP).
In realtà il primo provvedimento è in ritardo di quasi un paio di lustri: il Comune di Mola è inadempiente sia su questo allineamento del PRG vigente a questo PPTR ma anche al precedente piano paesaggistico (denominato PUTT), cosa che ha messo e mette a rischio la legittimità degli innumerevoli interventi urbanistici in deroga effettuati in questi anni.
Ora, quando il vecchio PRG è pressochè moribondo visto che si vuole accelerare sulla predisposizione del nuovo PUG, l’assessore decide finalmente di adeguarlo al PPTR, trovandosi altrimenti impossibilitato a sbrogliare le matasse delle lottizzazioni ancora da completare (su tutte, la C2.3, ma anche quella dell’ex tiro al piattello).
Ovviamente questo adeguamento ha poco di strategico ma ha carattere contingente per recepire da subito i vincoli urbanistici più stringenti del PPTR, oltre ad avere carattere di urgenza per recuperare i 3 anni e mezzo in cui l’amministrazione Colonna è stata ad aspettare che divenisse urgente.
Al contrario il DPP ha carattere strategico perchè deve definire il futuro di Mola nei prossimi decenni, è indispensabile la partecipazione della cittadinanza che è l’unica autorizzata a decidere il suo futuro.
I suoi effetti si produrranno nei prossimi decenni e quindi non ha lo stesso carattere di urgenza dell’adeguamento del PRG al PPTR.
Averli compressi nello stesso provvedimento ha carattere ricattatorio verso l’opposizione accusandola di voler bloccare un provvedimento urgente per gli atti urbanistici necessari per sbrogliare le matasse amministrative che loro stesso hanno procurato. La delibera era invotabile in quanto unione di due provvedimenti totalmente differenti e che andavano scissi.
- Legittimità dell’incarico al Politecnico
L’attuale incarico grazie al quale la prof.ssa Barbanente è intervenuta risale ad una Convenzione tra Comune e Politecnico sottoscritta nel 2010, che aveva durata 12 mesi, quindi ampiamente scaduta. Tale convenzione aveva profili di illegittimità tra l’altro segnalati dall’ANAC (l’Autorità Anticorruzione).
(per scorrere il testo, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
La giustificazione data dall’amministrazione, e dalla stessa prof.ssa Barbanente, è stata che all’epoca della sottoscrizione della convenzione, le norme erano differenti rispetto alle attuali e quindi, stanno solo onorando una convenzione sottoscritta in tempi in cui era legittima.

A parte che profili di illegittimità erano presenti anche all’epoca della sottoscrizione, si trascura di evidenziare che tale convenzione è stata novata nel 2018 e quindi doveva adeguarsi alle norme attive nel 2018, e tali norme non consentano di bypassare le norme del Codice degli Appalti. La delibera era invotabile in quanto risultato di un incarico a forte odore di illegittimità.
- Mancata definizione degli obiettivi specifici per Mola
Il documento approvato, l’aggiornamento del DPP approvato nel 2009, è inadempiente rispetto a quanto richiede la legge urbanistica regionale (L.R. 20/2021) che prescrive che il DPP deve contenere obiettivi e criteri di impostazioni del PUG.
E tali obiettivi devono essere specifici per Mola, e non devono essere tanto generali da risultare generici.
La norma infatti letteralmente prescrive che: “Il DPP infatti conterrà anche i primi obiettivi e i criteri progettuali del PUG, in riferimento ad un’idea di sviluppo socio-economico e spaziale condivisa e maturata a partire dal sistema di conoscenze e dai quadri interpretativi”.
Beh… gli obiettivi contenuti nel DPP molese, frutto della collaborazione con il Politecnico di Bari, sono invece esattamente quelli che la norma chiede che non siano: tanto generali da risultare generici. La delibera è invotabile in quanto inadempiente rispetto alla normativa regionale.
Come si è comportata la maggioranza di fronte a queste critiche, fondatissime? Ha tirato avanti sorda a qualsiasi ossservazione e proposta. Sorda, e muta. Perchè non hanno dato alcun tipo di risposte alle osservazioni presentate dall’opposizione.
Ormai non rispondono più. Perchè non sanno cosa rispondere, se non le supercazzole made in B&B (Berlen & Barbanente).
Entrambi non hanno neanche assistito al mio intervento in aula consiliare. Ma non è a me che l’amministrazione, e i suoi consulenti lautamente retribuiti, devono rispondere, ma alla cittadinanza.
La cittadinanza avrebbe diritto di avere una qualche risposta alle seguenti domande, tutte poste durante il consiglio ma a cui non è stata data alcuna risposta:
– perchè dopo 19 anni e centinaia di miglia di euro spesi Mola non ha ancora un PUG?
– cosa è costato esattamente sinora il nulla prodotto e cosa ci costerà alla fine il PUG?
– perchè non è stata coinvolta la cittadinanza, a dispetto di quanto deliberato dallo stesso Consiglio comunale in delibere precedenti?
– è mai stato attivato il pacchetto di incentivi fiscali e finanziari per sollecitare interventi edilizi nella città storica (Mola bianca)?
– e, soprattutto, perchè il DPP non si esprime in alcun modo su innumerevoli tematiche cruciali che da anni attanagliano la comunità molese?
A puro titolo di esempio, citiamo solo alcune di tali criticità su cui il DPP non fornisce alcuna indicazione.
- Questione Variante SS 16 e conseguente dismissione del vecchio tracciato
Se il principio è quello di consumo di suolo zero, quest’opera non lo rispetta perchè vengono consumati 148 ettari del già ridotto suolo molese.
Se il principio è quello della conservazione dell’identità e del paesaggio locale, quest’opera non lo rispetta perchè verranno abbattuti 51 ettari di uliveto, tra cui anche ulivi secolari.

Se il principio è quello di tutelare l’economia del territorio, quest’opera non lo rispetta perchè 30 ettari di una delle poche colture remunerative molesi (i vigneti) saranno espropriati e sottratti all’economia molese.
Se il principio è quello della ecosostenibilità, quest’opera non lo rispetta perchè nel progetto variante SS16 non sono inclusi i costi per la dismissione e trasformazione dell’attuale tracciato che, non più soggetto a manutenzione ANAS, diverrà un relitto stradale.
E soprattutto, cosa succede dei suoli tra il nuovo e vecchio tracciato? Qual è l’idea di questa amministrazione al riguardo? Perchè non viene chiesto alla cittadinanza?
Ci si nasconde dietro la volontà e all’interesse sovracomunale di queste scelte.
Non è vero. Perchè Mola poteva avere voce in capitolo nella scelta della soluzione. Mentre il sindaco Colonna e l’assessore Berlen hanno aderito immediatamente ed entusiasticamente alla costruzione di questa nuova arteria. Appiattendosi sui desiderata del sindaco di Bari Decaro (sindaco di Bari e della Città Metropolitana dove è stato appena assunto a tempo pieno il sindaco Colonna) e del governatore regionale Emiliano. In pratica i referenti politici dell’uno e dell’altro.
Chi vuole, fortissimamente vuole questa variante, è il sindaco di Bari Decaro, che ha interessi conflittuali con quelli di Mola considerando i suoi piani edilizi per Torre a Mare, dove risiede, ai quali interessi il sindaco di Mola non è in grado di opporsi per la sua nota posizione lavorativa.
- Disequilibrio tra capoluogo e provincia e con Mola in particolare
Il tema del ruolo di Bari è dirimente per le questioni molesi, a causa del ruolo accentratore del capoluogo nei confronti dei Comuni della provincia, e di Mola in particolare che viene considerata la sua pattumiera dove scaricare ciò che è sgradito a Bari, ad iniziare dai suoi rifiuti che verranno scaricati a Martucci.
Ad es. i collegamenti Mola-Bari, considerando la avanzante marginalizzazione delle attività economiche su Mola che costringe tanti cittadini al pendolarismo su Bari.
Il vecchio DPP cita come strutturale l’esistenza di una sorta di metropolitana leggera tra Mola e Bari, cosa non più esistente considerando la pesante riduzione dei collegamenti tra Mola e Bari, con diversi treni che potrebbero fermare a Mola (25mila abitanti) e non lo fanno ma fermano a Torre a Mare (5mila abitanti), tra l’altro senza neanche parcheggi di interscambio. Senza considerare l’assurda sosta di 15 minuti che i convogli Mola-Bari devono subire sempre a Torre a Mare.
Tutto questo in onore della mobilità sostenibile e della lotta all’inquinamento (indicati come obiettivi “general-generici” nel DDP), suppongo. E senza aprire il capitolo di attività più o meno lecite ma non gradite a Bari che verranno spinte verso Mola.
Insomma il tema è quello del riequilibrio tra capoluogo e Mola in modo da potenziare l’identità cittadina e far sì che Mola non sia un’appendice di Bari. Tema assolutamente assente nel DPP approvato.
- Disequilibrio tra città a valle e a monte della ferrovia
I quartieri a monte della ferrovia non hanno alcun tipo di servizio, o quasi, e gli abitanti sono inevitabilmente costretti a spostarsi nella città a valle della ferrovia per qualsiasi esigenza. E pressochè unico modo per farlo è spostarsi in macchina, vista l’assoluta mancanza di collegamenti ciclopedonali.
Come è compatibile questa situazione con l’obiettivo di mobilità sostenibile? Quali scenari al riguardo? E’ possibile ipotizzare una rete diffusa di sottopassi ciclopedonali, se non addirittura l’interramento della stazione ferroviaria?
- Disequilibrio tra città pubblica e città privata?
Obiettivo di controllo del governo urbanistico: cosa fare? La direzione sarà di inglobare le attuali Zone F all’interno del PUG? e come se ne può entrare in possesso senza gravi esborsi per il comune? o si intende abolirle tout court? Insomma ancora una volta: quali scelte strategiche?
- Disequilibrio tra città nuova e città vecchia
Quali scelte per le politiche abitative? A Mola vi sono circa 12mila alloggi per 8mila famiglie: è evidente che c’è una sovrabbondanza di seconde case; che rendono insostenibile la manutenzione e la gestione della città. E’ evidente che una parte significativa del patrimonio immobiliare molese è disabitato per la quasi totalità dell’anno. Cosa si intende fare per incentivare, riutilizzare, trasformare o far vendere questo patrimonio inutilizzato che causa costi elevati e degrado alla città?
- Nessuna visione intercomunale, delle relazioni tra Mola e i comuni contermini
Di cose da discutere in comune ce ne sarebbero a go-go.
Per es., con Conversano abbiamo la questione Martucci: cosa succede se, come promesso dalla Regione, nel 2025 viene chiusa definitivamente la discarica incluso l’impianto complesso attuale che passerebbe al comune di Conversano: cosa succede di quell’area, il cui destino riguarda direttamente Mola pur essendo in territorio conversanese?
E sempre con Conversano, c’è la questione Cozze, in territorio molese ma che viene considerata un po’ la spiaggia di Conversano, tant’è che ne stanno contestando sin anche la territorialità. Ed è risaputo che tante abitazioni a Cozze appartengono a Conversanesi.
Sarebbe auspicabile una copianificazione su queste problematiche. Così come con Rutigliano: si potrebbe pensare a delle strutture e dei servizi intercomunali forse troppo onerosi per un singolo comune ma che diventano sostenibili a livello intercomunale.
- Area portuale e waterfront
Mancanza assoluta nel vecchio DPP (così come nel suo aggiornamento) di questa tematica che, se pur oggetto di piano regolatore specifico, non può non essere armonizzata con le linee di sviluppo che dovrebbero essere definite nel DPP.
Tra l’altro, senza dare alcuna spiegazione perchè il Piano Regolatore del Porto non è mai stato adottato e viene considerato obsoleto, a dispetto dei 200mila euro che è costato alla cittadinanza.

Mentre si è all’inseguimento di soluzioni proposte da archistar totalmente avulse dalla realtà molese (e puntualmente bocciate dalla Sovrintendenza) o delle casette galleggianti olandesi.

Come si diceva: un paese ostaggio di una decina di persone senza idee e senza capacità di realizzazione.




