Nel duro confronto sindacale e associativo, avviato dalla maggioranza delle sigle che rappresentano il mondo della disabilità pugliese, vincono i poteri “deboli” su quelli fortissimi della politica e della burocrazia. Ecco come Davide ha sconfitto Golia.
E’ stata una battaglia senza esclusione di colpi.
E alla fine ha avuto un unico e solo vincitore: il mondo della disabilità pugliese ha piegato le resistenze (e spesso l’arroganza) del potere politico di Emiliano e del suo apparato burocratico.
Dopo la vittoria, morale ancor prima che di contenuti, ne ho parlato con uno degli artefici della grande rimonta, quando tutto sembrava perduto.
Andrea Desilvio è raggiante.

Il molese “padre coraggio” dal cuor di leone, che si batte per i diritti di suo figlio Paolo e per quelli di tutti coloro che si trovano nella sua difficilissima condizione attraverso il sindacato SFIDA, di cui è tra i massimi esponenti, è visibilmente soddisfatto.

Tutto ha inizio – mi spiega Andrea – con la grande manifestazione del 15 giugno, quando, di fronte all’Emiliano furioso, offeso dalla “lesa maestà” di persone magari reputate remissive e accomodanti, le numerose sigle associative e sindacali a difesa dei diritti dei disabili pugliesi alzano l’asticella della rivendicazione e ottengono importanti acquisizioni a favore dei loro assistiti, con un verbale firmato dal Presidente della Regione e dai suoi primari burocrati nel campo dell’assistenza sociale regionale, recante il preciso impegno a darvi attuazione entro 15 giorni.
Ma il tempo passa invano e l’impegno (una volta bastava una stretta di mano…) si perde nei meandri della burocrazia regionale, con l’invito alle associazioni a formare “tavoli tecnici” (ricordiamo bene anche la vicenda “Martucci”: dove spunta un tavolo tecnico, sotto la tovaglia, magari di lino finemente ricamato dalla politica, c’è sempre polvere e odore di fregatura) per trovare la “quadra” su promesse che ormai, chiaramente, Emiliano e i suoi non hanno alcuna intenzione di rispettare.
Ma i disabili hanno imparato a loro spese che un politico o un burocrate “normodotato” che vuole fregarti è peggio di tutte le traversie che ogni giorno impone la disabilità, perchè ti peggiora la vita, già così complicata, con un tratto di penna, con una firma.
E allora i disabili e la gran parte delle loro associazioni dicono NO. No ai tavoli tecnici, no alla polvere sotto la tovaglia raffinata che lo ricopre di paroloni e di dialettica fine a se stessa.
Vanno a vedere le carte, a scoprire il grande bluff e lo fanno con una nuova manifestazione in forma permanente che parte martedì 13 luglio, indetta ad oltranza, e che, di fronte ai nuovi temporeggiamenti, si esplica nella forma più dura: l’occupazione della sede della presidenza regionale, cioè il sancta sanctorum di Emiliano in persona, il cuore del potere politico pugliese.
Non bastano le presenze dell’Assessora al Welfare Barone e di quello alla Sanità, il prof. Lopalco, oltre alla dirigente Valentina Romano e a Vito Montanaro, capo dipartimento Salute a far cambiare idea ai quattro disabili in carrozzina, più duri dell’acciaio dei tubolari, e ai tre dirigenti delle associazioni in lotta. I politici e i funzionari chiedevano varianti e adattamenti al documento già approvato ma ottengono un Niet deciso e preciso.
Si va così avanti ad oltranza: la delegazione occupante resiste per 4 giorni e 3 notti, con un maldestro e disdicevole tentativo di fiaccarne il corpo e lo spirito da parte delle autorità.

Niente cibo dal potere politico e burocratico, acqua solo quella dei rubinetti dei servizi igienici, chiusi a chiave, con le forze dell’ordine che fermano e interrogano i rappresentanti che stanno fuori e che portano cibo e acqua minerale ai resistenti, perfino con la Digos e la Scientifica sul posto.
Alla fine la lotta dà il suo risultato.
Dopo estenuanti attese, finalmente il presidente Emiliano in data 16 luglio incontra le associazioni accogliendo tutte le loro istanze.
Ed è un esito esaltante e appagante per quanti vi hanno partecipato, a cominciare dai 4 duri e puri occupanti in carrozzina, più forti di qualsiasi avversità, figuriamoci di quel potere che pensa di poter sempre ammaliare, convincere, se non con le blandizie, con la voce grossa e il braccio di ferro. Ma questa volta il braccio dei disabili è acciaio temprato dalla sofferenza e non si lascia nè irretire nè intimorire.

Andrea Desilvio che ha partecipato alla lotta dall’esterno, ma con tutta la sapienza che gli deriva da anni e anni di militanza a fianco dei diritti dei disabili, mi declama a memoria tutte le condizioni finalmente ottenute nero su bianco, che, questa volta, non potranno essere disattese.
Eccole, una per una, come risultano dal comunicato stampa rilasciato dalle 22 organizzazioni che hanno condotto la vittoriosa lotta:
Il “bollettino della vittoria” delle associazioni così si conclude in maniera “politica” e “diplomatica”, come si conviene a quanti hanno ottenuto un brillante risultato:




