E’ l’articolata proposta dell’ing. Giandonato Disanto, esperto in gestione turistica, rivolta al Comune di Mola. Ecco la lettera, pubblicata in esclusiva da “Mola Libera”, inviata al Sindaco Colonna, all’Assessore alla Cultura Rotolo e al dott. Sibilia, “promoter” del marketing territoriale.
L’ing. Giandonato Disanto, discendente dell’artista di grande fama internazionale Ricciotto Canudo (intellettuale di antica famiglia molese, che coniò per il cinema il termine di “settima arte”), ha ricoperto ruoli, nel mondo turistico imprenditoriale, in strutture, quali il COTUP, il TURMEZ ed il COTURMEZ, dei quali è stato cofondatore e gestore, oltre che nell’ADA, la Associazione dei Direttori di Albergo, nella quale è socio Onorario.
Nelle riflessioni che ha inviato al Sindaco, e che fanno seguito ad altre, inviate in passato al Comune di Mola, più volte, Disanto espone una visione finalizzata ad un concreto decollo del turismo a Mola.
Una linea di azione pensata e strutturata, per “costruire” un movimento turistico di incoming con riflessi sulla qualità della vita del paese.
Particolarmente importanti sono, tra l’altro, le azioni pensate per una destagionalizzazione, necessaria per il mantenimento continuo delle strutture ricettive, nonché quelle che puntano al coinvolgimento delle fasce più giovani della popolazione in campo artistico e culturale.
Ecco il documento completo inviato al Sindaco, all’Assessore alla Cultura e all’esperto in marketing territoriale:
(per scorrere il testo, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
Ecco chi è stato Ricciotto CANUDO, un grande intellettuale che Mola ha il dovere di onorare, nel 2023, in occasione del centenario della sua morte:

Ricciotto Canudo (di famiglia molese). Gioia del Colle (Bari), 2 gennaio 1877 – Parigi, 10 novembre 1923.
Il nonno di Ricciotto, era un giovane ufficiale di cavalleria che aveva cercato in tutti i modi di rendere più democratico il Regno delle Due Sicilie, battendosi, persino, contro gli stessi Borboni per la costituzione. Partecipa ai moti di Napoli del 1821. Imprigionato e condannato a morte, viene graziato da Ferdinando IV. Dopo trent’anni di carcere, viene liberato il 1830.
Giunto a Mola di Bari, in qualità di funzionario di dogana, sposa la vedova Maria Colomba Russo, da cui nascono due figli: uno è Eugenio.
Questo sposa Emilia Stampacchia, da cui riceve cinque figli, tra cui Ricciotto. I fratelli vengono avviati alla magistratura. Ma Ricciotto è di un’altra pasta.
Viene avviato agli studi tecnici. In realtà, ha animo d’artista e, così, si trasferisce a Firenze, poi a Roma e, infine, a Parigi.
Nella capitale francese, Ricciotto entra a far parte, da protagonista, dei principali circoli artistici impegnati nella ricerca di una nuova e più vasta visione filosofica e poetica. Frequenta, tra gli altri, Guillaime Apollinaire che lo definisce simpaticamente “le barisienne” e lo elogia per la “lectura Dantis” che Ricciotto tiene nella Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi.
Stringe rapporti di amicizia, condividendone impegno ed entusiasmo, con le avanguardie del tempo: da Igor Stravinsky a Maurice Ravel, da Erik Satie a Marc Chagall, Natalia Gontcharova, Robert Delaunay, Georges Braque, Abel Gance, Jean Cocteau e Pablo Picasso. Quest’ultimo gli dedica un ritratto con tanto di dedica, custodito oggi nella Galleria d’Arte Moderna di New York.
Un giorno, per strada, incontra un ragazzo che dipinge. Ricciotto ne è affascinato e lo invita a seguirlo. Diventa il suo mentore. Quel ragazzo è Marc Chagall. Il pittore gli sarà eternamente riconoscente.
Ricciotto Canudo diviene nel frattempo un teorico dell’arte, uno specialista del cinematografo, che definisce la Settima Arte.
A differenza dei fratelli Lumiere, che la ritenevano un’invenzione senza futuro, Ricciotto sostiene che il cinematografo sia il compendio, l’esplicitazione e la raffigurazione delle sei arti primordiali: l’architettura, la pittura, la scultura, la musica, la danza e la poesia. Il cinema, Settima Arte, unisce e fonde tutte le altre.
A Gioia del Colle, a Mola di Bari e in altre località, a lui sono intestate strade e istituti scolastici.
(tratto da un articolo di Carmelo Michele Bacco, “Primo Piano” del 6 aprile 2018).





