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Mola di Bari

DISANTO: “MOLA CITTA’ TURISTICA? SI POTREBBE, SE…”. TANTE PROPOSTE, MA IL SINDACO NEPPURE RISPONDE…

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L’ing. Giandonato Disanto, esperto nel settore, mette in rilievo le notevoli carenze di visione programmatica e di tecnica che Mola sconta in campo turistico, una cittadina che non riesce, e forse non vuole, crescere. Peraltro, l’autore di queste riflessioni informa sulle numerose proposte presentate, nel tempo, al Sindaco Colonna che, tuttavia, non gli ha fornito alcun riscontro.

di Giandonato Disanto  

Giandonato Disanto

Da quando nel 2015 ho rimesso piede nel mio paese, dopo una lontananza di….venti chilometri, ma a tanta distanza, dal punto di vista di esperienza professionale e formativa e di docenza nel settore turistico-ricettivo, ho riscontrato, in un’ottica di attività turistica professionale (quella che poi, fa la differenza tra iniziative spontanee e soggettive e quelle professionali), la pallida colorazione del paese e lo scarso recepimento delle regole che sono, in tutto il mondo, alla base dell’economia turistica.

Mi è sembrato che i cittadini di Mola, che pure hanno viaggiato e viaggiano per turismo, per il mondo, non hanno mai pensato ad inserire, in quella tipologia di mercato, il loro paese.

Eppure, esempi di località assolutamente meno attraenti di Mola, hanno fatto salti mortali e, impegnandosi con una idea ed un impegno, sono diventate località importanti nel campo ed hanno visto fiorire l’industria del turismo, della ricettività, dell’accoglienza, del mettere in mostra proprie banali caratteristiche e diventare mete di turisti, d’estate e d’inverno, di domenica o nel mezzo della settimana.

Ristudiando il paese, del quale mi andavo, piano piano reimpossessando partendo dai miei ricordi di fanciullo andato via, a venti chilometri di distanza, all’età di quattordici anni, ritrovavo le stesse banalità paesane legate alle stesse idee che avevo lasciato.

Sentivo che le persone, che pure non erano isolate dal resto del mondo in quanto ognuna di esse aveva almeno un parente, più o meno prossimo, in qualche parte del mondo, viaggiavano.  Ma quando tornavano a Mola, non erano capaci di vederla come un qualcosa da sviluppare, un qualcosa da svegliare, un qualcosa da far crescere.

Mi è sembrato che la gente fosse gelosa custode della Mola che era stata ai tempi in cui io ero ragazzo e non volevano cambiarla per non perderne parte, con il distacco.

La gente era attaccata alle forme di vita e di folclore di quei tempi.

Mi sono ricordato delle partenze dei molesi per le Americhe ed ho pensato che, forse, chi era andato lontano aveva timore, nel tornare, di trovare le cose cambiate: forse, avevano piacere a ritrovare le tradizioni, sempre le stesse: “U carrettaun di Carnevale”, la festa  “San Giuanne de fore”, la Festa della Madonna, con i due cortei contrapposti che fluivano lungo via Van Westerhout, la piazza e via Di Vagno, dalla chiesa di Sant’Antonio sino alla Chiesa della Madonna di Loreto, per poi tornare indietro dalla Chiesa della Madonna di Loreto, sino alla Chiesa di Sant’Antonio e poi, ancora quel percorso per non so quante volte.

In quelle transumanze, si scrutavano tutti i cittadini che si incrociavano sull’altra fila, e si intessevano le chiacchiere, le dicerie, i pettegolezzi … sui quali intessere le storie fino all’anno successivo: “hai visto Rosina che prima aveva vicino Nicola ed ora fa la scema con Giovanni e Nicola che ora sta vicino a Nennella …”.e così via, per tutta la serata.

Poi appena si liberava un tavolo al Bar Vittoria, seduti lì, a far mostra di sé, a rosicchiare le nocelle prese al banco all’angolo del Palazzo Introna, di fronte ai Vigili Urbani.

Quando, per la ennesima volta, si riaffacciava il cameriere, a mala pena si ordinava un caffè o una limonata o uno spumone. Ma poi si tirava fuori il panino o la focaccia portati da casa.

Forse, l’immutabilità delle cose era determinata proprio dal desiderio degli …”americani” che venivano per la Festa della Madonna, di rivivere quei momenti e quelle tradizioni che li avevano tenuti legati al ricordo del paese, spingendoli a tornare con viaggi di dieci giorni di nave a venire e dieci a tornare.

Mi viene da chiedermi cosa avrebbero detto se avessero trovato, al loro ritorno pur dopo tanti anni, un paese diverso da quello che, presente nei loro ricordi, avevano desiderato ritrovare?

Come avrebbero reagito se avessero trovato, in paese, quei turisti (forse loro stessi) che erano abituati a trovare nelle località di mare alla moda, sparse nel mondo intero, nelle loro spiagge non più come le avevano lasciate, ma industrializzate? 

E di questi cittadini …”americani“ ce n’erano tanti e forse, ancora ce ne sono.

Ma che effetto ha avuto la loro esistenza sulla economia di Mola?

Certo, da lì dove si trovavano per lavorare, avevano mandato a Mola tanti soldi e l’industria dell’edilizia era andata molto avanti.

Ricordo che, negli anni in cui non ho frequentato Mola, passando lungo la tangenziale, mi complimentavo nel vedere tutta la zona di Cozzetto, dove ricordavo campi di mandorle e di verdura e tendoni, piena di alte gru, nel periodo in cui altrove c’era la crisi dell’edilizia.

Quando ancora non avevo idea del fatto che sarei tornato a vivere a Mola, pensavo che il mio paese fosse, non voglio dire cambiato, ma almeno si fosse sviluppato in maniera moderna, organizzata, strutturata verso il futuro, verso una vita più legata ai tempi.

Che delusione, ho provato, quando ho ripreso a frequentarla!

Ho trovato un paese senza giovani, senza ambizioni, senza negozi, senza una idea di programmazione, ma con una grande presunzione di sapere cosa sia il turismo, cosa significhi creare le strutture ed infrastrutture per dare una valenza, in quel settore, del paese.

Così come dovrebbe e potrebbe essere nell’ottica dell’attuale momento economico.

Al mio arrivo, forte di una esperienza lavorativa che mi aveva permesso di guardare con occhio di esperto di un turismo inteso come elemento di creazione di una economia di crescita e sviluppo di un territorio se fatto in maniera adeguatamente professionale, ho cominciato a studiarlo.

Ho cominciato a organizzare le mie idee e mettere a punto suggerimenti professionali su come poter utilizzare, allo scopo, le cose che osservavo e le riflessioni che facevo.

Ho cominciato ad esternare, con spirito collaborativo, le mie riflessioni al Sindaco, inviandogliele con raccomandate A.R., senza altro scopo che quello di essere sicuro che gli fossero recapitate.

Dopo un po’, non ricevendo alcuna risposta o alcun segno di reazione alle mie osservazioni, ho inviato le mie riflessioni, o, se vogliamo i miei contributi, con delle PEC, facendolo partecipe delle mie riflessioni, anche corpose ed organiche frutto dell’ottica di operatore turistico nella quale ero professionalmente entrato.

Sinceramente, sono rimasto sorpreso nel rilevare l’assoluta assenza di qualunque risposta a quanto gli inviavo.

Purtroppo, è questa la potenza della politica: quella di poter dare, a chi governa, il diritto di ignorare i contributi, non richiesti, provenienti da chi non è nel giro e, quindi, di poter ignorare certi aspetti critici della vita cittadina. Potrebbe anche trattarsi di preziose segnalazioni ed utili suggerimenti ma, non provenendo da soggetto entrato nella schiera dei consulenti a contratto, anche se non competenti per materie specifiche, si sentono autorizzati ad ignorarne i suggerimenti.

Sta di fatto, però, che il paese non beneficia di suggerimenti professionali che, invece, potrebbero essere preziosi.

Ora, visto il perdurare di questa situazione di stallo, visto lo scadere della qualità delle iniziative pubbliche e private indirizzate al “Turismo” inteso come attività professionale capace di dare nuova economia a tutto il territorio, non solo a qualche affittacamere abusivo, ed alla evoluzione in chiave moderna della città drammaticamente caduta in questo stato di cose non soddisfacente, mi sono  impegnato, con me stesso, a diffondere i risultati delle mie ricerche e dei suggerimenti inviati al Sindaco. Sarò lieto se qualcuno, con argomentazioni valide, voglia partecipare alla analisi ed alle sintesi che mi propongo di portare avanti, per il bene della Comunità.

Sarei ben lieto di essere contraddetto.

Sarebbe il segno di vitalità di una comunità che vedo rassegnata al proprio declino.

E la responsabilità più grave che addebito a chi non partecipa è che questo comportamento è in danno delle prossime generazioni di molesi.

                                                                            Giandonato Disanto

Note biografiche

Giandonato Disanto, nato a Mola di Bari nel 1940 da famiglia di antiche origini molesi. Ingegnere esperto in progettazione e direzione di strutture ricettive e della ristorazione. Albergatore e Socio Onorario dell’ADA (Associazione Direttori di Albergo). Operatore turistico – Fondatore, nel 1969, del COTUP (Consorzio Operatori Turistici della Puglia) del quale è stato Vice Presidente, nonché Consigliere del TURMEZ e del COTURMEZ. Docente di tecnologia alberghiera e della ristorazione.

 

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