Con grande determinazione e tenacia, da perfetto molese, Leonardo Campanile, editore di “Idea Graphics”, riuscì prima a riportare le spoglie mortali del grande Niccolò van Westerhout a Mola e poi a far eseguire la sua opera più importante a New York, con il tutto esaurito di oltre 2.000 persone. Ecco come egli ricorda quegli avvenimenti.
di Leonardo Campanile
DECIMO ANNIVERSARIO DELLA ‘PREMIERE’ DELL’OPERA DOÑA FLOR A NEW YORK

Dieci anni fa, era il 22 aprile del 2010, l’opera principe di Niccolò van Westerhout, Doña Flor veniva messa in scena a New York. Un evento di primaria importanza e grande scalpore, durato ben quattro serate, e nel quale fu registrato il tutto esaurito con oltre duemila persone. Una partecipazione andata oltre le più rosee previsioni…
Ma tutto iniziò il 26 novembre del 2006, giorno in cui fu aperta la tomba del nostro Niccolò a Napoli, operazione fortemente voluta dal sottoscritto, se non altro per assicurarsi che tutto era come le carte ed i documenti ci assicuravano.
Certo, quell’operazione non fu una cosa semplice, in effetti si stava facendo qualcosa di inusuale, ma ci riuscimmo; personalmente, arrampicatomi sulla scala, constatai di persona i resti di Niccolò e altri componenti della sua famiglia, che erano tumulati tutti insieme nello stesso loculo. Fu in quel momento, surreale per me, che feci solenne promessa di riportare i resti umani di Niccolò ed i suoi cari a Mola Di Bari, sua città natale. Ciò avvenne il 19 febbraio del 2007.
I resti di Niccolò van Westerhout entrarono trionfanti nel Suo teatro a Mola, per poi essere tumulati il giorno seguente nel cimitero comunale.



Nel mio discorso ai presenti nel teatro, feci un’altra solenne promessa, anzi due, la prima fu quella di mettere in scena la Sua Doňa Flor a New York e poi, nel limite delle mie possibilità, di diffondere la Sua musica nel Mondo.
Per questa enorme e ben riuscita attività, tengo a ringraziare coloro che facevano parte del ‘comitato’ e che tanto dettero per la buona riuscita del progetto, superando difficoltà enormi: Antonio Palumbo, Anna Argentino, Marino Marangelli, Enzo Ranieri e mia moglie Maria.

Non fu affatto uno scherzo rintracciare la partitura originale dell’opera, né tantomeno far realizzare la revisione della stessa; ben sei, fra compositori e musicisti, lavorarono per circa dieci mesi, e alla fine ebbi nelle mani il vocal score, cioè lo spartito per canto e pianoforte e gli spartiti per orchestra ad organico completo e ridotto.
Per questa operazione dovetti formare una società in collaborazione con altre tre persone, “Opera Prima Enterprise” che si accollò tutte le spese e che oggi detiene i diritti delle revisioni su citate. Doverosamente, un mio ringraziamento fortissimo al maestro Vito Clemente, non solo per il lavoro di revisione, quanto per la sua venuta a New York a dirigere l’opera.
Non nascondo, ancora oggi la mia commozione quando assistevo alle prove; mi rendevo conto delle difficoltà di recitazione per i cantanti, che non avevano niente a cui attenersi se non le indicazione del Maestro Clemente. Ricordo che durante le pause delle prove raccontavo la triste storia del nostro Niccolò e la sua fine prematura, ma allo stesso tempo cercavo di trasmettere in loro il mio orgoglio, i miei sentimenti e la mia passione.
Il giorno 23 di aprile, alla prima ufficiale dell’opera, avevamo presente tutti i rappresentanti della politica italiana, americana e comunitaria dello stato di New York; persino il Console Generale non volle mancare all’evento nonostante una frattura alla gamba, incidente accaduto una settimana prima dell’evento.
Un successo incredibile, una performance assolutamente di alto livello, con gli artisti immedesimati nella parte, al punto che il soprano Mary Petro (Doña Flor), un’italo americana che canta anche al Metropolitan Opera House di New York, nella seconda scena, addirittura, pianse, durante la performance, per la commozione.

Anche in questo caso ci tengo a ringraziare, oltre al Maestro Vito Clemente, il mio ‘compagno d’armi’, così come Arturo Colautti chiamava Niccolò van Westerhout, Tiziano Dossena che, con la sua saggezza e consigli, mi era sempre vicino in questa dovuta avventura. Naturalmente ringrazio la Regione Puglia per il suo contributo economico ed il solo molese d’america che, sfidando i cosiddetti leaders della vasta comunità molese d’America, andò contro corrente e decise di non farmi mancare il suo appoggio, Antonio Martinelli.
(cliccare sulle immagini per ingrandire)
Dieci anni dopo, proprio per tenere fede alla parola data, con la Casa Editrice “Idea Graphics” abbiamo iniziato la collana “REDISCOVERED OPERAS SERIES” e per festeggiare al meglio questo anniversario, sono stati prodotti ben quattro libri per le quattro opere di Niccolò andate in scena: “CIMBELINO” – “FORTUNIO” – “DOÑA FLOR” e “COLOMBA”.

Questi libri della nuova serie riportano il libretto originale con il quale Niccolò van Westerhout dovette confrontarsi e comporre la Sua musica oltre ad altre informazioni.
E si va avanti, finchè avrò forza continuerò a sponsorizzare la geniale musica di Niccolò.











Un GRAZIE di cuore a MolaLibera per aver ospitato la mia riflessione e ricordo lungo dieci anni.
Nella cultura, nel’arte, nella musica abbiamo l’obbligo di essere tutti uniti, camminare sulla stessa strada e sopratutto andare tutti nella stessa direzione.
Noi molesi abbiamo la fortuna di aver avuto un genio della composizione, purtroppo non ancora valorizzato, sono convinto che bisogna insistere e fare piu’ rumore possibile, chissa’ un giorno potremo raggiungere delle mete impensabili oggi, ma da CAPATOSTA molesi dobbiamo comunque tentare.
Abbraccio tutti i miei concittadini in questo momento tragico, ma la speranza di un domani migliore non deve mai abbandonarci.
Forza MOLA
Leonardo Campanile