Serve al più presto una relazione conclusiva dell’ARPA che certifichi l’assenza di percolato nei pozzi di raccolta e, quindi, che attesti il deflusso di 20 milioni di litri nel sottosuolo. E’ questa la produzione di percolato stimata dalla stessa Agenzia Regionale di Protezione Ambientale e accumulata per mancata aspirazione in sette anni (ma ad oggi i milioni di litri sono molti di più). Eppure la relazione non arriva perchè manca un ultimo passaggio tecnico: la precisa verifica nei pozzi di raccolta, con sonde tecnicamente adeguate, della presenza o dell’assenza di percolato. E in questo il Comune di Mola ha responsabilità chiare, in qualità di ente capofila del Tavolo Tecnico che deve procedere alle operazioni di monitoraggio e di bonifica. Dopo la richiesta dell’ARPA, del gennaio 2020, sono trascorsi un anno e quattro mesi senza che si sia proceduto, tramite una società specializzata, all’effettuazione di una misurazione tecnicamente idonea. Perchè questa assoluta inerzia? Perchè il Sindaco di Mola, primo responsabile del Tavolo tecnico non assume l’iniziativa? Eppure basterebbe che l’ARPA sia messa in condizione di eseguire le corrette misurazioni affinchè si pronunci con la relazione conclusiva. Un documento che servirebbe a certificare il quasi certo deflusso del percolato nella falda e, quindi, a richiedere alla Procura di Bari la riapertura delle indagini per l’accertamento del disastro ambientale, dopo il processo all’acqua di rose che mandò tutti assolti. Chi rema contro? Perchè?!
La sentenza sull’ILVA di Taranto, sia pure di primo grado, ha finalmente pronunciato una parola chiara: nella città dei due mari si è consumato un “disastro ambientale” lungo decenni e le responsabilità sono state precisamente attribuite.
Il popolo inquinato ha diritto di sapere che fine hanno fatto nel tempo 20 milioni di litri di percolato, stimati dall’ARPA come produzione della discarica nei sette anni di mancata estrazione di quel liquido venefico.

Ecco la relazione dell’ARPA, del 23-10-2019, che certifica la produzione di 20.000 metri cubi di percolato, pari a 20 milioni di litri:
(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
E nel frattempo, è trascorso altro tempo, con un’ulteriore produzione di percolato inghiottita dal sottosuolo.
Perchè l’ARPA non consegna la sua relazione definitiva che metta nero su bianco quale sorte ha avuto il percolato?
E perchè il Tavolo Tecnico, a cominciare dai Sindaci di Mola e Conversano, non pretende di ricevere una relazione finale, chiara ed esaustiva, con la quale presentare un esposto denuncia alla Procura della Repubblica per far riaprire le indagini sul disastro ambientale troppo frettolosamente dichiarato inesistente nel processo penale chiuso con le assoluzioni di rito?
In tal senso, perchè, addirittura, non si riesce tuttora ad effettuare le misurazioni, tramite una società specializzata (e dovrebbe darne impulso il Comune di Mola che del Tavolo Tecnico è capofila), come chiesto dall’ARPA nella sua ultima relazione del 20 gennaio 2020, per la verifica, con certezza assoluta, sull’assenza (o viceversa la presenza) di percolato nei pozzi di raccolta?
Ecco la relazione dell’ARPA a seguito del sopralluogo del 20 gennaio 2020:
(per scorrere il documento, cliccare in basso a sinistra sulle icone con le frecce)
Ricordiamo che l’ARPA effettuò delle misurazioni, per verificare la presenza del percolato, con sonde tecnicamente inadeguate e che, pertanto, chiese di ottenere mezzi più adeguati, sebbene l’Agenzia per la protezione ambientale dovrebbe esserne dotata di base per le sue attività ordinarie. Ma tant’è…
Insomma, troppi sono ancora gli scaricabarile, i silenzi, gli omissis, le connivenze, le tacite cointeressenze.
Questa è una storia non solo di mala gestione della spinosa questione dello smaltimento dei rifiuti, ma è soprattutto una vicenda di mediocre e cattiva politica.

Nessuno ha pagato anche grazie a consulenti che avrebbero dovuto difendere il Comune di Mola e che, invece, dimenticarono il loro mandato, peraltro, retribuito con il denaro dei contribuenti.
Restano, a tempo indefinito, i danni micidiali all’ambiente e alla salute delle persone, in specie ora che l’Istituto Superiore di Sanità, in un’indagine chiesta dalla Procura di Napoli sulla “terra dei fuochi”, ha finalmente accertato che esiste un nesso di causalità (finora sempre negato da politici e magistrati) tra la presenza delle discariche incontrollate (come sicuramente Martucci lo è stata e lo è ancora) e alcune malattie tumorali.
Tutto questo, mentre, come “Mola Libera” continua a documentare continuamente, il territorio di Mola è ovunque preda di sversamenti illeciti di sostanze tossiche e nocive, senza alcun controllo preventivo, senza alcuna repressione, quasi senza alcuna rimozione.
E, per giunta, mentre continua e si espande il gravissimo fenomeno dei roghi tossici, che producono diossina e altre sostanze cancerogene. Proprio come nella “terra dei fuochi”.

Non abbiamo bisogno solo di parole di circostanza degli amministratori comunali o di un linguaggio tecnico-burocratico alieno degli ambientalisti prestati alla politica (o viceversa dei politici prestati all’ambientalismo), ma abbiamo innanzitutto necessità di verità, di indagini senza incertezze e ambiguità, senza zone d’ombra indefinite, lassù, sulla “collina dei veleni”.
Ce lo chiedono i nostri figli, ce lo chiederanno i nostri nipoti.
Non sappiamo se siamo ancora in tempo ad evitare ulteriori danni. Sappiamo soltanto che è un obbligo morale intervenire subito, senza tentennamenti.
In tal senso, il Sindaco di Mola si occupi concretamente di questi temi, in maniera risoluta, a cominciare dal chiedere alle autorità sanitarie e regionali un serio e completo studio epidemiologico sulla nostra popolazione: indagine promessa solennemente ma mai portata ad attuazione.






Temo che in 2° grado ci saranno sorprese sgradevoli x i cittadini sul caso Ilva (magari mi sbaglio), viviamo in un tempo dove il Dio denaro la fa da padrone, non dimentichiamo, sono decenni che c’è chi rema per distruggere tutti i Valori Umani, i buoni propositi, il buon senso, gli scrupoli, il rispetto e l’educazione.. A più di qualcuno sta a cuore l’imbarbarimento dell’essere umano e il suo animo.. seguito da distruzione devastazione disfacimento, demolizione del pianeta. Se non fossi Cristiano non crederei a quella affermazione che vuole, che l’inganno o raggiro maggiore del demonio è stato far credere a tanti che egli non esista! Riflettiamo Signori Miei.. Riflettiamo!