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DOPO TEODORA, ECCO MESSALINA, L’ANIMA DEPRAVATA DELL’IMPERO. FU VERA LUSSURIA?

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Il prof. Dino Simone continua nel suo excursus storico-letterario su figure femminili emblematiche, disinibite e di potere, dell’età classica. Ecco Messalina, dipinta come trasgressiva, sregolata e lussuriosa: fu davvero tale? O si trattò di una vendetta politica ai suoi danni?

 

 

di Dionisio (Dino) Simone

Il prof. Dionisio (Dino) Simone

Messalina

C’è un filo conduttore che lega Teodora e Messalina.

Queste due donne, di cui hanno parlato in tanti e di cui si è scritto tutto il male possibile, sono due personaggi politici, vissuti a molti secoli di distanza: quello che le accomuna è la loro insaziabile lussuria e la cattiva fama di cui godettero al loro tempo e di cui godono ancora oggi.

Messalina, molto desiderata a Roma per la sua bellezza, sposò Claudio, più anziano di lei di trent’anni, balbuziente, zoppo e al terzo matrimonio, e da lui ebbe due figli, Ottavia e Britannico. Quando nel 41 d.C. i pretoriani uccisero Caligola, lei e suo marito Claudio furono acclamati imperatori di Roma.

Giovane e inquieta, Messalina non amava molto la vita di corte e conduceva un’esistenza trasgressiva e sregolata. Fu forse la donna più diffamata dell’età imperiale romana: infatti spinse fino all’estremo la sua spudoratezza, volendo costringere le più nobili e illustri matrone di Roma ad abbandonarsi ad ogni eccesso, come lei.

Per tale motivo e per la sua avidità e crudeltà, per cui non risparmiava neppure i parenti più prossimi, si rese odiosa a tutti, fino a che le sue infedeltà nei confronti del marito la condussero alla rovina e alla morte nel 48 d. C.

Ecco che cosa scrive Tacito negli Annales (XI, 26-27, passim) a proposito del suo matrimonio con Gaio Silio, console designato:

«Ormai Messalina, disgustata dalla banalità dei suoi adultèri, si lasciava andare ad ogni dissolutezza ancora ignota. S’aggrappò con passione all’idea del matrimonio, per l’enormità stessa dell’infamia, che costituisce il colmo delle voluttà per chi ha abusato delle altre. (Iam Messalina facilitate adulteriorum in fastidium versa ad incognitas libidines profluebat. Nomen matrimonii concupivit ob magnitudinem infamiae, cuius apud prodigos novissima voluptas est). Sicchè  non attese altro se non che Claudio si recasse ad Ostia per compiervi un sacrificio, e celebrò le nozze con tutte le cerimonie tradizionali.

So bene che sembrerà una favola (Haud sum ignarus fabulosum visum iri) che in una città dove tutto si sa e nulla si tace, della gente abbia avuto tanto sprezzo del pericolo e che addirittura un console designato, in un giorno stabilito in precedenza, con tanto di testimoni chiamati a suggellare l’atto, si sia unito con la moglie del principe, come per mettere al mondo dei figli, e che la donna si sia seduta a banchetto e abbia concesso baci e abbracci e infine accordato la notte intera alle effusioni che si riservano al marito. Ma nulla io ho inventato per suscitare meraviglia; intendo solo raccontare ciò che ho sentito narrare dai vecchi o che essi hanno scritto». (Sed nihil compositum miraculi causa, verum audita scriptaque senioribus trado). [Trad. L. Annibaletto, Garzanti].

Messalina con il figlio Britannico in una statua esposta al Museo del Louvre (Parigi)

Dal canto suo Giovenale, nella Satira VI, la più lunga e cruda, quella contro le donne, rappresentate in una casistica minuziosa del vizio, della vanità, della fatuità, della mondanità più corriva, della brutalità più turpe, definisce Messalina “meretrix Augusta” e racconta che si prostituiva di notte nei bordelli sotto il falso nome di Licisca:

«Ti preoccupi tanto di quel che è accaduto in una casa privata, di quel che ha fatto una semplice Eppia? Guarda le rivali dei numi (le imperatrici), ascolta quel che dovette sopportare un Claudio! Non appena lo vedeva addormentato, la sua sposa, sfrontata al punto da preferire una povera stuoia al talamo del Palatino, indossava, augusta meretrice, un notturno mantello e, con non più di un’ancella di scorta, abbandonava la casa e il marito. Poi, nascondendo sotto una bionda parrucca le negre chiome, entrava in un caldo lupanare, dietro una vecchia tenda, in una stanza vuota riservata a lei sola; e qui si offriva ignuda, coi capezzoli dorati, facendosi chiamare Licisca, e mostrando, o generoso Britannico, il ventre che t’aveva partorito. Blanda riceveva chi entrasse da lei, chiedeva il suo prezzo; poi quando il lenone rimandava le ragazze, anch’essa allora partiva, ma triste, lasciando il più tardi possibile la sua stanza, ancor tutta bruciante per il prurito dell’utero teso, e ritornava alla sua casa, stancata di tanti, ma non sazia ancora; con le guance sozze, annerita dal fumo della lucerna, portava il lezzo del postribolo fin nel letto imperiale!» (Giovenale, op. cit., vv. 114-132, trad.  E. Barelli, BUR)

Messalina è stata descritta dagli storici dell’epoca come una donna dissoluta e senza scrupoli, dagli insaziabili appetiti sessuali, pronta a sbarazzarsi dei suoi avversari. Se sapeva essere molto generosa con gli uomini che accondiscendevano ai suoi capricci, era anche pronta a far eliminare con facilità quanti non vi si prestavano.

Anche i fumetti italiani hanno tratto ispirazione dalla figura di Messalina

Messalina prostituta, realtà o leggenda?

Nonostante le descrizioni particolareggiate delle abitudini sessuali dell’imperatrice, l’accanimento contro di lei va ben contestualizzato.

Il caso Messalina non era, nella Roma imperiale, un caso eccezionale. L’epoca in cui viveva ammetteva senza difficoltà la libertà sessuale (anche quella femminile entro certi termini), e tradimenti e adulterii a corte erano consueti e spesso avevano motivazioni politiche.

Il discredito sessuale delle figure femminili legate al potere era strumento consueto della propaganda senatoria, che mirava a colpire i propri antagonisti sul piano morale, descrivendoli come nemici del mos maiorum e quindi del popolo romano tutto.

Si sfruttavano le debolezze delle parti avverse per dipingere un ritratto molto negativo dei propri concorrenti. Come se non bastasse il matrimonio con Gaio Silio, di cui parla Tacito, una Messalina che si prostituiva nel quartiere della Suburra potrebbe essere l’invenzione di qualche senatore, o degli stessi seguaci di Claudio, per giustificare l’assassinio dell’imperatrice per ordine del marito.

La giovane donna subì una vera e propria damnatio memoriae dopo la morte. Tutte le sue statue furono distrutte, il suo nome cancellato da ogni documento e il figlio maschio, Britannico, fu privato del diritto al trono, che fu dato a Nerone, figlio di Agrippina, nuova moglie di Claudio.

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