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DOSSIER MARTUCCI. LA SECONDA PARTE: DALL’APPROVAZIONE DEL PIANO REGIONALE AD OGGI. BUROCRAZIA INCERTA, IMPRENDITORIA POTENTE, POLITICA INCOMPETENTE

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In questa seconda parte del nostro Dossier, “Mola Libera” fa luce sulla cronaca degli avvenimenti che si susseguono, dall’approvazione del Piano regionale rifiuti, nel dicembre 2021, ad oggi, con una consapevolezza: esiste un filo che lega ogni evento. Ed è l’assoluta mancanza di volontà politica nell’affrontare con decisione il tema della chiusura di ogni attività a Martucci e di procedere alla messa in sicurezza e alla bonifica dell’intera area. E su tutto aleggia lo spettro di decine di milioni di litri di percolato finiti nella falda acquifera: una bomba ad orologeria che, in realtà, è già scoppiata.

Proseguiamo la ricostruzione delle intricate vicende della discarica Martucci e dintorni, dopo la pubblicazione della prima parte del nostro Dossier. Qui il link:

Con il nostro racconto siamo arrivati al periodo caldo di fine novembre che precede la votazione del nuovo Piano Regionale rifiuti approvato il 14 dicembre 2021.

Come si è visto, a ridosso della votazione all’unanimità dei Consigli comunali di Mola e di Conversano di un testo che si trasforma in petizione popolare contro il reinserimento del sito Martucci nel nuovo Piano Regionale rifiuti, arrivano finalmente i risultati dell’indagine geognostica che il tavolo intercomunale ha commissionato ad una società specializzata.

I risultati sul terzo lotto hanno evidenziato, sia pure indirettamente, la fuoriuscita di percolato dalla discarica e la presenza di rifiuti abbancati al di fuori del suo perimetro. I Sindaci di Mola, Conversano, Rutigliano e Polignano chiedono un incontro urgente al Presidente della Regione Emiliano, diffidando il Consiglio Regionale dall’approvare il Piano Regionale dei rifiuti contenente la riapertura della discarica.

Nel frattempo, Domenico Lestingi, l’ex dipendente della Lombardi Ecologia che con le sue rivelazioni del 2012 aveva scoperchiato il vaso di Pandora dei misteri della discarica Martucci, concede a Mola Libera la pubblicazione in esclusiva di un suo video nel quale spiega come venne realizzato, nel terzo lotto, un “fondo finto” della discarica nel quale, senza guaina di protezione, vennero ammassati grandi quantità di rifiuti, anche tossici e nocivi, a diretto contatto con la roccia della prima falda.

Il mese si conclude con la protesta dei cittadini molesi organizzati dal Comitato STOP Martucci che si sposta a Bari, il 30 novembre, nelle ore serali, nei pressi del cinema Kursaal Santa Lucia, sul lungomare, dove si tiene una conferenza su questioni ambientali e che prevede la presenza del Sindaco di Bari Antonio Decaro e del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Gli attivisti molesi si propongono per l’occasione di consegnare le migliaia di firme raccolte con la petizione popolare che chiede lo stralcio di Martucci dal nuovo Piano regionale dei rifiuti, la cui approvazione è programmata dal Consiglio Regionale per la metà di dicembre.

Ma all’incontro, sebbene sia presente un’ampia presenza di cittadini fuori dal cinema, con striscioni e megafoni, e una folta delegazione anche in platea, Decaro ed Emiliano non si presentano. Ai rappresentanti di Stop Martucci e delle altre associazioni ambientaliste convenute, non resta che chiedere la parola nel corso della conferenza per illustrare i motivi della lotta, oltre a manifestare a lungo all’esterno davanti alle telecamere delle TV regionali.

Il 6 dicembre, Domenico Lestingi consegna un nuovo video a Mola Libera, in esclusiva, nel quale precisa meglio la collocazione del fondo finto del lotto 3, chiedendo di scavare un pozzo piezometro in un punto preciso tra il lotto 1 e il lotto 3, per trovare il riscontro concreto alle sue affermazioni e, quindi, per procedere alla chiusura e alla successiva messa in sicurezza e bonifica della discarica.

Il 7 dicembre il Consiglio comunale di Mola vota all’unanimità una proposta di deliberazione del consigliere Michele Daniele che conferisce simbolicamente la cittadinanza onoraria alla Vittima Ignota della discarica Martucci, con il fine di esprimere, in tal modo, i sentimenti, le azioni e le determinazioni di una Comunità che vuole identificare un cittadino sconosciuto deceduto a causa di patologie tumorali.

Il 12 dicembre, Mola Libera pubblica un appello finale a tutti i consiglieri regionali, con particolare riferimento a coloro che sono stati eletti nella circoscrizione elettorale di cui Mola fa parte, invitandoli a non votare per il Piano regionale rifiuti contenente la previsione della riapertura della discarica Martucci, segnatamente nelle due vasche di servizio/soccorso all’impianto complesso di trattamento dei rifiuti indifferenziati, sollecitando i cittadini di Mola e di Conversano ad inviare email urgenti ai singoli consiglieri con il testo pubblicato.

Lunedì 13 dicembre, in mattinata, si svolge una grande e pacifica manifestazione in Piazza XX Settembre, a Mola, con la presenza oltre 600 ragazze e ragazzi, insieme ai loro insegnanti e genitori, oltre che degli attivisti del Comitato STOP Martucci, con la richiesta accorata dei giovani studenti, rivolta al Presidente Emiliano e ai consiglieri regionali, per lo stralcio del sito Martucci dal Piano Regionale dei rifiuti.

Il giorno dopo, martedì 14, si riunisce il Consiglio regionale sotto cattivi auspici: non solo i Sindaci non sono stati ricevuti da Emiliano e dall’Assessora Maraschio, ma anche gli attivisti convenuti davanti al palazzo di vetro di Japigia si sono dispersi dopo una lunga attesa e per il cattivo tempo, non senza aver appreso che non c’è alcuna reale volontà da parte della maggioranza di stralciare il sito dal Piano, se non generiche rassicurazioni per misure non meglio specificate sul lotto 3.

Nella stessa mattinata, un ultimo tentativo verso i consiglieri regionali è stato compiuto dall’avv. Amenduni con un “atto di significazione”, a nome dell’Associazione “Chiudiamo la discarica” e con l’adesione dei Sindaci di Mola, Conversano, Rutigliano e Polignano:

Si arriva così, nel pomeriggio, al voto con un preventivo emendamento targato PD, formulato da Filippo Caracciolo e da Lucia Parchitelli (ex Assessora all’Ambiente al Comune di Mola, nocese, eletta in Consiglio Regionale con le elezioni del 2020), che prevede, di fatto, a determinate condizioni, la riapertura delle due vasche di servizio/soccorso, già sequestrate dalla Magistratura per gravi irregolarità a seguito della denuncia di Domenico Lestingi nel 2012.

Ecco la cronaca degli avvenimenti, che portò all’approvazione dell’emendamento, con un duro intervento preliminare dell’Assessora all’Ambiente Maraschio di accusa senza mezzi termini all’inazione dei Sindaci, in particolare di quelli di Mola e Conversano, pesantemente rimproverati di inerzia nelle azioni previste di monitoraggio ambientale del sito:

Qualche giorno dopo, il 17 dicembre, il Comitato STOP Martucci, nel denunciare il nuovo Piano Regionale dei rifiuti con la prevista riapertura delle due vasche di servizio/soccorso, e prendendo atto del duro atto di accusa dell’Assessora Maraschio ai Sindaci, chiede che, in ogni caso, si proceda immediatamente da parte dei Comuni di Mola e Conversano all’indicazione alla Regione Puglia di un sito alternativo, consentito dall’emendamento, e che tale sito debba essere a carico dell’impianto complesso di trattamento meccanico-biologico (TMB) dei rifiuti indifferenziati dell’AMIU Bari, trattandosi dell’unico complesso di tale tipologia destinato a rimanere operativo, a regime, nell’Area Metropolitana di Bari, e che risulta tuttora sprovvisto di una discarica di servizio/soccorso asservita ad esso per la chiusura del ciclo.

Nella stessa data si riunisce a Conversano il Tavolo tecnico intercomunale, con la presenza dei Sindaci Lovascio di Conversano e Colonna di Mola, per una conferenza stampa di chiarimento sul nuovo Piano Regionale e sulle azioni che i Sindaci si propongono di mettere in campo a breve.

Mola Libera è presente all’incontro e formula alcune domande, riepilogando quindi le inadempienze dei Comuni del Tavolo tecnico denunciate dall’Assessora regionale Maraschio:

Passate le festività natalizie, si fa viva l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” che, in un lunghissimo comunicato di ben 11 pagine, ripercorre la vicenda del Tavolo tecnico regionale e di tutti i successivi avvenimenti che si sono succeduti, con un intrecciarsi di eventi e fatti, più spesso chiacchiere di politici e di burocrati, fino all’epilogo finale del nuovo Piano regionale dei rifiuti. Il comunicato di “Chiudiamo la discarica” viene commentato da “Mola Libera”.

Ecco l’articolo, molto utile per capire come la politica e la burocrazia, regionale e locale, abbiano prodotto solo grandi cortine fumogene, mentre il problema ambientale, con il fluire incessante del percolato nel sottosuolo, sia rimasto inalterato, anzi si sia aggravato negli anni:

Si muove anche il Sindaco di Mola che, nella stessa data, diffonde un comunicato stampa contenente l’annuncio dell’avvio delle indagini dirette sul terzo lotto (quelle indirette, cioè geognostiche, erano state eseguite nel novembre 2021), con la realizzazione del primo pozzo piezometro, da realizzarsi in un punto indicato dall’ARPA fuori dal perimetro della discarica, che eseguirà il carotaggio degli strati sottostanti e quindi il prelievo delle acque di falda per le analisi.

Il Sindaco promette altresì di interessare la Regione per ottenere dati aggiornati sul Registro Tumori e per avviare un’indagine epidemiologica, chiesta a gran voce dalle associazioni ambientaliste più volte.

Anche in questo caso, Mola Libera non poteva esimersi dal commentare il comunicato stampa comunale:

A metà febbraio, il Comitato STOP Martucci scova, tra le tante “carte” ignote ai cittadini e seppellite nei cassetti di politici e burocrati, un’importante relazione dell’ARPA del novembre 2020 nella quale emerge il pesante inquinamento di due pozzi spia che fanno parte della rete di monitoraggio della discarica Martucci. Una relazione che il Tavolo tecnico intercomunale, con il Comune di Mola capofila, avrebbe dovuto utilizzare immediatamente per aprire presso la Città Metropolitana la procedura, di cui all’art. 244 del Codice dell’Ambiente, per sito potenzialmente contaminato, e alla quale sarebbe seguita la “caratterizzazione” con la probabile successiva dichiarazione di sito inquinato e, quindi, non includibile nel Piano Regionale dei rifiuti. 

Purtroppo, nessuna delle Autorità che avrebbero dovuto avviare la procedura (Comuni, Regione, Città Metropolitana) ha agito … e l’Assessora Maraschio ha avuto buon gioco, nella sua stessa inazione, nello scaricare la responsabilità dell’inerzia sui Sindaci, mentre le prove dell’inquinamento erano a disposizione di tutti gli Enti preposti ad intervenire. Superficialità, omissione o altro?

Ecco il comunicato di STOP Martucci, con l’attribuzione di chiare responsabilità, innanzitutto, in capo ai comuni del Tavolo tecnico intercomunale e, in particolare, dei Comuni di Mola e Conversano:

Dopo qualche giorno, il Comitato STOP Martucci torna sull’argomento e rincara la dose accusando esplicitamente i Sindaci di Mola e di Conversano di aver ignorato le prove dell’inquinamento, evidenziate da ARPA nel novembre 2020, che avrebbero potuto impedire l’inclusione di Martucci nel Piano Regionale rifiuti nel successivo dicembre 2021:

A metà marzo 2022, il Comitato STOP Martucci riprende il tema del sito alternativo, con una lettera invitata a tutte le Autorità competenti, compresi il Prefetto e la Procura della Repubblica, chiedendo l’individuazione urgente e indifferibile di un sito alternativo per il conferimento dei rifiuti biostabilizzati, rivenienti dalla lavorazione dell’indifferenziato negli impianti complessi TMB (Trattamento Meccanico Biologico), come facoltà enunciata dal nuovo Piano Regionale dei rifiuti (PRGRU), a norma dell’emendamento 1 ter 2 approvato in uno con la delibera del Consiglio Regionale della Puglia n. 68 del 14.12.2021.

In particolare, il Comitato STOP Martucci ha chiesto che la Città Metropolitana, in base alle competenze ad essa attribuite dalla legge, si faccia carico di coordinare e concordare con i comuni tale individuazione, anche in base all’indagine esplorativa commissionata nel 2014 a cura dell’allora Provincia di Bari, per conto dell’ATO Bari per la ricerca di nuovi siti ai fini dell’allocazione di una discarica per rifiuti urbani.

Nessuno però risponderà all’ennesimo appello, meno che mai la Città Metropolitana, il cui Sindaco, Antonio Decaro, è anche Sindaco di Bari, e quindi azionista di maggioranza della municipalizzata AMIU che gestisce l’impianto complesso TMB (Trattamento Meccanico Biologico) privo della discarica di servizio/soccorso che, come si è già evidenziato, è destinato dal Piano Regionale appena approvato il 14 dicembre 2021, a rimanere l’unico impianto di questo tipo in ambito metropolitano, dopo che l’analogo impianto esistente a Martucci verrà dismesso a seguito della scadenza contrattuale quindicennale, tra la Progetto Gestione Bacino Bari 5 e la Regione Puglia, per il contratto stipulato da Vendola nel 2012 con il Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI) Lombardi Ecologia-COGEAM, successivamente passato alla predetta Progetto Gestione Bari 5. Ecco la lettera di STOP Martucci:

Il giorno successivo, anche l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, con una nota del suo Presidente Vittorio Farella, chiede alle Autorità competenti l’individuazione del sito alternativo. Non ci saranno risposte concludenti neppure in questo caso:

Intanto, il Comune di Mola si costituisce “parte offesa” nel procedimento giudiziario che segue al sequestro del terzo lotto della discarica, mentre il Comune di Conversano aveva già avviato un’azione giudiziaria per impugnare l’approvazione del Piano regionale rifiuti, per chiederne la revoca.

Quindi, il 24 marzo 2022, il Comune di Mola organizza un importante incontro-dibattito sul tema: “Salute e ambiente. Incidenza delle malattie tumorali sul territorio”, con la presenza del prof. Massimo Ciccozzi, epidemiologo di fama internazionale. Mola Libera ne tratta con un ampio servizio:

Il tema era stato preceduto da alcuni articoli di “Mola Libera” pubblicati nel novembre 2019, sull’elevata percentuale di codici 048, attribuiti alle persone con diagnosi di patologie tumorali per l’esenzione dal pagamento di analisi ed esami clinici e visite specialistiche, e da un’intervista di Mola Libera al Sindaco Colonna, pubblicata il 13 ottobre 2020:

Riportiamo qui di seguito le domande di Mola Libera e le risposte del Sindaco, contenute nell’intervista, in relazione all’allarme sociale suscitato dal diffondersi tra la popolazione di malattie tumorali:

Domanda di Mola Libera: “In tempi di emergenza sanitaria per il covid-19, sembra essere passata in second’ordine l’emergenza ambientale per la discarica Martucci. Eppure, dall’evidenza di quest’ultimo periodo, sembra esserci una recrudescenza di decessi per neoplasie tra i cittadini molesi in età non avanzata, molti sessantenni. Se è vero che non è provato un nesso di stretta causalità tra la presenza della discarica e le malattie tumorali, è pur vero che, come “Mola Libera” ha pubblicato nel novembre 2019, la nostra città è purtroppo nelle prime posizioni, nell’intera Puglia, per la percentuale di codici di esenzione 048, assegnati alle persone con diagnosi di neoplasia. All’epoca la notizia ha fatto molto rumore, e l’ARESS (l’Agenzia Regionale per la Salute) si affrettò a smentire la correlazione, producendo alcune statistiche epidemiologiche che, in realtà, non solo presentavano notevoli contraddizioni nei dati, ma suscitavano ulteriori interrogativi. Anche Lei si espresse sdrammatizzando, tuttavia promettendo che un’accurata indagine epidemiologica sarebbe stata effettuata. A distanza di oltre nove mesi, di quello studio non vi è alcuna traccia. Cosa può dire in proposito ai nostri lettori?”

Risposta del Sindaco: “La situazione di contrada Martucci non è passata affatto in secondo piano, anzi. Siamo pronti ad affidare i primi interventi del piano di monitoraggio predisposto dal Comitato Tecnico di contrada Martucci e validato dalla Regione. Non appena si insedierà la nuova amministrazione di Conversano convocheremo nuova riunione del tavolo tecnico. L’Aress, a seguito della mia richiesta, ci ha trasmesso dei documenti ufficiali che sono stati resi noti. Io credo che l’unico modo per avere evidenze certe di carattere ambientale e sanitario è continuare a monitorare e indagare su quanto accaduto in contrada Martucci attraverso l’attività del tavolo tecnico e l’interlocuzione con la Regione Puglia”.

Domanda di “Mola Libera”: “Restando al tema della discarica Martucci e dei suoi effetti sul territorio, da qualche tempo non vi sono più notizie in merito alle attività del Tavolo tecnico tra i comuni contermini interessati, di cui Mola è capofila. Perché? E, comunque, che fine hanno fatto le indagini dell’ARPA Puglia finalizzate alla ricerca del percolato nei pozzi di raccolta? Le ultime notizie, di alcuni mesi fa, parlano di un’ulteriore verifica effettuata nello scorso gennaio che ha confermato la sostanziale assenza di percolato in tali pozzi. Ciò significa una cosa ben precisa: ben 20 milioni di litri (è la quantità stimata, forse anche per difetto, dall’ARPA) di quel liquido tossico e cancerogeno non sono spariti per magia, ma sono finiti nel sottosuolo e, quindi, con ogni probabilità, nella falda acquifera. Quando le popolazioni interessate riusciranno a ricevere un rapporto preciso e dettagliato che certifichi la fuga del percolato nelle viscere della terra? Se questa certificazione arrivasse, il Comune di Mola ha intenzione di denunciare tutto alla Procura della Repubblica al fine di riaprire un’indagine che, purtroppo, è finita, senza vera giustizia, con le assoluzioni pronunciate nel processo penale per presunto disastro ambientale? Quando, in ogni caso, si eseguiranno azioni concrete finalizzate alla bonifica del sito Martucci e del suo intorno? Quando si saprà se la Regione Puglia accetterà mai di stralciare l’utilizzo di Martucci dal Piano Regionale dei Rifiuti?”

Risposta del Sindaco: “Credo di aver risposto a parte di queste domande con la precedente risposta. Stiamo affidando le prime attività del piano di monitoraggio. Sulle questioni di carattere giudiziario vi ricordo che il lotto terzo è sottoposto attualmente a due sequestri: quello del 2012 del Gip Mastrorilli e l’altro dell’inizio di quest’anno, del Gip Casu. Sottolineo che le varie relazioni dell’Arpa sono state inviate alla Procura della Repubblica. In base a quelle che saranno le eventuali determinazioni della Magistratura, il Comune di Mola farà tutto quello che c’è da fare. Attraverso una prossima riunione del Tavolo Tecnico, con la nuova amministrazione di Conversano (territorio in cui insiste contrada Martucci) stabiliremo le modalità di collaborazione con la Curatela e gli organi tecnici al fine di avere a disposizione la strumentazione necessaria per eseguire i rilievi secondo protocollo. Sullo stralcio di Martucci dal Piano Regionale dei Rifiuti credo ci sia poco da discutere. Lo abbiamo chiesto (anche con una delibera di Consiglio votata all’unanimità dai Comuni di Mola di Bari e Conversano) e continueremo a chiederlo anche in sede di discussione del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti.”

Il 6 aprile l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” lancia l’allarme: la Regione si appresta a rimettere in funzione almeno la vasca A della discarica di servizio/soccorso all’impianto complesso, composta da due vasche A e B, sequestrate dopo le indagini giudiziarie seguite al gesto eclatante di Domenico Lestingi. Ecco come:

Il 14 aprile, è la volta del Comitato STOP Martucci ad entrare in discorso. Il nuovo sodalizio ambientalista, a fronte del primo scavo per la trivellazione dei pozzi per i carotaggi e le analisi delle acque di falda, che ha rivelato la presenza di rifiuti fuori dal perimetro della discarica, evidenzia come non si tratti affatto di una novità.

Infatti, STOP Martucci ricorda come durante il processo, che mandò comunque assolti gli imputati per il reato di disastro ambientale, la perizia disposta dal Giudice accertò la presenza di ben 3,3 ettari di suoli (in sostanza, pari a ben 5 campi da calcio!) adiacenti alla discarica invasi dai rifiuti sversati illecitamente, al di sopra dei quali fu poi riportato terreno vegetale e furono realizzati tendoni e altre coltivazioni. 

Il 7 maggio i Sindaci di Conversano e di Mola, con un comunicato congiunto, informano del ritrovamento di altri rifiuti durante le operazioni di carotaggio. I lavori vengono nuovamente sospesi e i due Sindaci sollecitano la Regione a trovare il sito alternativo:

Allo stesso modo si pronunciano le due associazioni ambientaliste più attive, “Chiudiamo la discarica Martucci” e “Stop Martucci”:

Insomma, le constatazioni dello stato di grave crisi ambientale nel sito Martucci e le proteste alla Regione e agli altri enti preposti continuano, ma senza esito: Emiliano e l’Assessora Maraschio sono autentici “muri di gomma”.

E così, rimangono lettera morta altri appelli di “Chiudiamo la discarica” per l’urgente “messa in sicurezza” di Martucci e per la richiesta dell’individuazione del sito alternativo:

Intanto, sopraggiunge il provvedimento del TAR che boccia la richiesta della Progetto Gestione Bacino Bari 5 di riadattare alla meglio le vasche di servizio/soccorso, che erano state realizzate con procedure irregolari, tanto da provocarne il sequestro giudiziario, per metterle nuovamente in servizio.

L’Associazione “Chiudiamo la discarica” ne trae motivo per considerare che la riapertura della discarica in tal modo si allontana, ma in realtà è solo apparenza: il ripristino delle due vasche è ancora oggi per niente scongiurato:

Ed ecco la notizia della bocciatura TAR in un commento del nostro giornale, con l’ennesima richiesta ai responsabili politici di reperire al più presto il sito alternativo:

Anche il Comitato STOP Martucci commenta l’importante diniego del TAR. In tanti si fa strada la convinzione che si sia giunti ad un punto di svolta, ma, come si vedrà, si tratta solo di un fuoco di paglia. Lo status quo continuerà fino ai giorni nostri, nonostante le continue richieste al potere politico regionale di procedere alla chiusura di ogni attività:

Il 1° giugno STOP Martucci formalizza la richiesta di chiusura immediata a tutte le Autorità interessate, compresa la Procura della Repubblica, ma la Magistratura, dopo gli ultimi provvedimenti di sequestro del lotto 3, non interverrà più.

Sembra un gioco a rimpiattino, STOP Martucci scrive… e il giorno dopo, puntualmente, scrive anche “Chiudiamo la discarica”, spesso in maniera ridondante o avulsa dal contesto concreto, come in questo caso, nel quale si chiede di riattivare addirittura il Tavolo tecnico regionale, nonostante il suo evidente fallimento, accompagnato poi, dall’altrettanto iniziativa fallimentare, del suo erede, cioè il Tavolo tecnico intercomunale…

Insomma, una babele di lingue per non approdare assolutamente a niente:

L’Associazione “Chiudiamo la discarica”, a fine giugno, fa il punto della situazione deducendo un’osservazione da tempo sotto gli occhi di tutti: il cronoprogromma stilato assieme agli organi generali e a quelli di dettaglio non funziona….Nessuno lo adempie e quindi si tratta delle solite chiacchiere scritte in burocratese…sotto dettatura dei politici.

Il 4 luglio 2022, l’Associazione Chiudiamo la discarica e il Comitato STOP Martucci vengono convocati dall’Assessora regionale all’Ambiente Mariagrazia Maraschio, coadiuvata dai dirigenti regionali del settore ambientale.

E’ un dialogo tra sordi: l’Assessora Maraschio ribadisce di non aver potuto fare a meno di includere il sito Martucci nel Piano regionale rifiuti, approvato dal Consiglio regionale, in assenza di evidenze tecnico-giuridiche che ne giustificassero lo stralcio, ribadendo le sostanziali responsabilità politiche dei Sindaci nel non aver agitio tempestivamente in bae alle leggi.

Ecco il resoconto di quell’incontro, in un comunicato di STOP Martucci:

Trascorsa l’estate senza sostanziali novità, il 1° ottobre l’Associazione “Chiudiamo la discarica” diffonde un comunicato sostanzialmente ottimista che riporta un provvedimento della Giunta Regionale di fine settembre, con il quale la Regione dispone provvedimenti a favore del Comune di Conversano per ulteriori verifiche sullo stato qualitativo della falda, al fine di comprendere se la riattivazione delle due vasche di servizio/soccorso sia concretamente perseguibile, tenuto conto che l’esercizio di tale discarica è contemplato nel Piano regionale rifiuti al fine di chiudere il ciclo complessivo dello smaltimento, fino al 2025, per l’intero territorio pugliese.

“Chiudiamo la discarica” legge questo enunciato come un allontanarsi di ogni prospettiva di riapertura, ma come si vedrà in seguito si tratta di una visione scarsamente fondata sulle norme approvate dal Piano regionale con l’emendamento PD Caracciolo-Parchitelli che riguarda Martucci.

Completamente diversa, opposta per certi versi, è invece la lettura che dà il Comitato STOP Martucci della situazione, sia pur stagnante, di Martucci e dintorni. Infatti, STOP Martucci non solo lamenta lo scarso progredire nell’esecuzione dei carotaggi e nell’analisi delle acque di falda, ma al tempo stesso denuncia la totale inazione della Città Metropolitana e dei comuni nell’individuare il sito alternativo, paventando la riapertura delle due vasche di servizio/soccorso.

Il 13 ottobre 2022, “Chiudiamo la discarica” dà notizia di un rapporto dell’ISPRA (Istiituto Superiore per la Protezione Ambientale) commissionato dal MITE (Ministero Ambiente e Transizione Ecologica) con il quale si riferisce dello stato non ottimale del sito Martucci, tuttavia asserendo che non risulta compromesso lo stato delle acque sotterranee. E’ sempre il solito colpo al cerchio e alla botte, per non arrivare mai all’unica conclusione possibile: lo stato di contaminazione del sito e quindi la necessaria messa in sicurezza.

Si arriva a fine 2022 senza sostanziali novità. E’ a gennaio 2023 che qualcosa si agita nuovamente.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano emette un’ordinanza che, nel transitorio, per quattro settimane, concede alla Progetto Gestione Bacino Bari 5, lo stoccaggio supplementare di 1.500 tonnellate di biostabilizzato, in uno dei piazzali dell’impianto complesso di Martucci. 

Nel frattempo, in una riunione della Commissione consiliare speciale Martucci, tenutasi l’11 gennaio, si viene a sapere dal Sindaco di Mola che, nel precedente agosto 2022, il Consiglio di Stato ha concesso la sospensiva nel procedimento giudiziario amministrativo che vede la Progetto Gestione Bacino Bari 5 opporsi alla decisione del Servizio AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Regione Puglia e che, quindi, gli effetti della decisione regionale sono congelati in attesa che l’organo supremo della Magistratura amministrativa si pronunci nel merito.

Nell’articolo di Mola Libera sono riportati tutti i documenti necessari per comprendere come il gioco a rimpiattino tra Regione, Comuni e Progetto Gestione Bacino Bari 5 prosegua con l’obiettivo recondito di arrivare prima o poi alla riapertura delle due vasche di servizio/soccorso.

Infatti, una decisione finale del Consiglio di stato favorevole alla società, avrebbe innescato nei successivi mesi l’avvio delle autorizzazioni per giungere al ripristino delle due vasche e, quindi, in sostanza alla riapertura della discarica.

Vedremo invece come la questione giudiziaria dinanzi al Consiglio di Stato prenderà in seguito una piega inaspettata.

Qualche giorno dopo, sulla questione dello stoccaggio dei rifiuti biostabilizzati autorizzati da Emiliano, si pronuncia l’Associazione “Chiudiamo la discarica”:

Il 7 febbraio, “Chiudiamo la discarica” diffonde un nuovo comunicato: nelle analisi condotte dall’ARPA è stato superato il limite delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) del ferro in uno dei pozzi della rete di monitoraggio delle acque sotterranee gestita dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5 ed invitava ad intervenire per gli adempimenti di legge
conseguenti a norma del Codice dell’Ambiente.
Ma, come si può leggere dal comunicato, la babele di lingue e lo scaricabarile reciproco tra enti pubblici e società privata produce, in sostanza, la paralisi e nessuna concreta azione ne consegue ai fini dell’avvio delle procedure previste dalle norme ambientali.

Il successivo 25 febbraio, il Comitato STOP Martucci prende posizione sull’intricata vicenda, denunciando l’inaffidabilità dei politici, regionali, metropolitani e comunali, che, a parole dicono basta alla discarica, ma nei fatti lavorano, di fatto, contro (o quanto meno non a favore) della messa in sicurezza e della bonifica dei lotti esauriti (lotti 1 e 3) e dell’abbandono di ogni ipotesi di riapertura delle due vasche di servizio/soccorso all’impianto complesso:

Il 1° marzo, l’Associazione Chiudiamo la discarica diffonde un nuovo comunicato, con il quale non si dichiara più ottimista sulla non riapertura delle due vasche di servizio/soccorso, anzi diventa molto problematica, riportando una risposta degli uffici regionali ai Comuni. Infatti, così si esprime la Regione:

“Chiarire preliminarmente che le attività di indagine in fase di esecuzione
riguardano la discarica di proprietà privata denominata “Lotto III”, mentre il Piano
Regionale di gestione dei rifiuti urbani, in attuazione al contratto di concessione
stipulato nel 2012, individua il Lotto II come sito di smaltimento per la provincia di
Bari” e perciò, in questa congiuntura, di essere in qualche modo vincolata
contrattualmente alla sua riapertura.

Inoltre, la Regione, nel ribadire che tale riapertura è stata sancita nel nuovo Piano Regionale rifiuti, chiarisce che l’individuazione del sito alternativo spetta ai comuni dell’Area metropolitana coadiuvati dall’AGER, mentre, come al solito, rimane “convitato di pietra”, e quindi “innominato” il Sindaco dell’Area metropolitana, cioè Antonio Decaro che, infatti, mai una volta ha detto una parola sull’intera vicenda.

E’ la riprova, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto dall’indomani dell’approvazione del Piano regionale rifiuti, va sostenendo Mola Libera: e cioè della sostanziale volontà della Regione Puglia, nell’inerzia dei comuni interessati e della Città Metropolitana, di riaprire le vasche di servizio/soccorso e di lasciare “morire” la ricerca del sito alternativo.

E infatti nel nostro commento al comunicato stampa di “Chiudiamo la discarica” la situazione viene resa ben più chiara ai nostri lettori:

Il giorno dopo, è la volta del Comitato STOP Martucci che commenta un articolo della “Gazzetta del Mezzogiorno”, da poco passata nelle mani di un nuovo proprietario che è anche l’Amministratore delegato della Progetto Gestione Bacino Bari 5, finalizzato a richiedere la riapertura della discarica:

Il 21 marzo “Chiudiamo la discarica” pubblica un resoconto dell’Audizione in V Commissione Regionale, che si occupa di Ambiente, dalla quale emerge la volontà di Regione e AGER di procedere con la riapertura della discarica. Sembra che questa associazione, ad ogni comunicato che diffonde, si stupisca di una linea di azione dei politici e del burocrati regionali nella sostanza scritta chiaramente nel Piano regionale rifiuti.

Troppo ingenua l’associazione o incapacità di “leggere” i documenti?

Ad aprile 2023 si entra in campagna elettorale per le elezioni comunali che si terranno il 14-15 maggio e poi si andrà al ballottaggio il 28-29 maggio.

Il 5 maggio, il Comitato STOP Martucci organizza un incontro-dibattito con i candidati Sindaco:

Al ballottaggio, il Sindaco Colonna vince per un soffio su Francesco Brunetti, con il 50,27% dei voti validi.

Dopo le elezioni, non ci sono più iniziative concrete nè prese di posizione delle associazioni ambientaliste. Tutto tace, in una nuvola ovattata di silenzio, ma l’inquinamento, silente e implacabile, continua.

Si arriva al 7 luglio e si apprende una notizia che ha dell’incredibile: per un difetto di notifica (la pec alla Regione Puglia è stata inviata ad un indirizzo sbagliato), il TAR Puglia ha considerato inammissibile il ricorso del Comune di Conversano formulato, successivamente all’approvazione del Piano Regionale rifiuti (14.12.2021), per la sua impugnazione. Ecco la notizia apparsa sulla pagina Facebook di Mola Libera:

(20+) MARTUCCI: ASSURDO! SBAGLIANO… – Mola Libera – Giornale indipendente | Facebook

E quindi la valutazione dell’Associazione “Chiudiamo la discarica”, con il suo comunicato stampa:

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La sentenza di inammissibilità del ricorso del Comune di Conversano per il difetto di notifica alla Regione Puglia, è importante da leggere perchè, nel riassumere il contenuto del ricorso, essa fa riferimento ad importanti informazioni sul contratto di affidamento del pubblico servizio di trattamento dei rifiuti indifferenziati (“impianto complesso” per la produzione di CSS – combustibile solido secondario, ex CDR) tra la Regione Puglia e la Progetto Gestione Bacino Bari 5:

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Il 20 settembre 2023, con il nuovo Consiglio comunale, si insedia la nuova Commissione speciale consiliare “Martucci”.

Il giorno successivo, “Mola Libera” pubblica sulla sua pagina Facebook la più rilevante novità emersa dai lavori della Commissione:

ULTIM’ORA. MARTUCCI: LA FALDA E’ INQUINATA DA UNA SOSTANZA CANCEROGENA!!! STANNO VENENDO A GALLA LE PROVE FINORA TACIUTE.

DOPO BEN 13 GIORNI DAI RISULTATI, SOLO IERI SERA IL SINDACO COLONNA LO HA COMUNICATO ALLA “COMMISSIONE SPECIALE MARTUCCI” DEL CONSIGLIO COMUNALE, MENTRE IN QUESTO PERIODO SI E’ OCCUPATO DI FILM E CALCETTO.

Ieri sera, mercoledì 20 settembre 2023, si è riunita la “Commissione consiliare speciale Martucci”, rinnovata dopo il voto delle comunali in seno al nuovo Consiglio comunale.

Della Commissione fanno parte i consiglieri: Giuseppe Calabrese, Leonardo Losito, Angelo Catalano, Vincenzo Paolo Chiarelli Furio e Giangrazio Di Rutigliano.

E’ stato eletto Presidente il consigliere Leonardo Losito (5 voti) e Vincenzo Chiarelli Furio (5 voti) ne è vice presidente.

Il Sindaco Colonna ha comunicato che il 7 settembre sono giunti i risultati delle analisi sui 3 pozzi esaminati con i prelievi delle acque di falda.

Nel pozzo PM1 si riscontrano valori superiori ai limiti di acido ammoniacale, azoto nitrico e tetracloroetilene, dati che saranno oggetto di ulteriore approfondimento.

La Regione Puglia ha chiesto a Conversano, comune capofila, entro il 30 settembre una relazione per una ricognizione delle attività sinora svolte.

AGER è attenta per eventuali interventi per la messa in sicurezza dell’area e l’individuazione di ulteriori risorse finanziarie per gli interventi da farsi e per ulteriori indagini di approfondimento.

La Commissione Speciale Martucci è convocata per venerdì 29 settembre, alle ore 18.30, presso la sala consiliare del Comune di Mola.”

Fin qui le informazioni formali ricevute da Mola Libera, ma ovviamente la notizia del superamento dei limiti per alcune sostanze chimiche in almeno uno dei tre pozzi va assolutamente letta con estrema attenzione e con forte preoccupazione.

E non si dica che facciamo “allarmismo” perchè il limite di guardia per la salute pubblica a Mola è stato oltrepassato da tempo, come purtroppo dimostrano le statistiche regionali sui codici 048 (esenzione per patologie oncologiche), che vede i molesi tra i più “segnati” (al quarto posto in percentuale, fino a quando i dati sono stati resi noti) in questa triste classifica dei comuni pugliesi.

Innanzitutto, va detto che il Sindaco conosceva i risultati fin dal 7 settembre, cioè ben 13 giorni fa, e se ne è guardato bene dal renderli noti ai consiglieri comunali, alla stampa, all’associazionismo ambientale e alla cittadinanza tutta.

Nelle settimane scorse, Colonna è stato impegnato soprattutto nel fare attività di propaganda per il film da girare a Mola e per le partite di calcetto al Palazzetto dello sport. Non una parola su questi gravi risultati.

Infatti, preoccupa, e tanto, la presenza nelle acque di falda che scorrono sotto Martucci, verso Mola, del tetracloroetilene, una sostanza tossica (è un solvente) ad alta probabilità di cancerogenicità (può provocare tumori alla vescica), oltre all’eccesso di composti ammoniacali e azotati, riconducibili probabilmente alla presenza di percolato.

Nelle prossime ore, Mola Libera svolgerà ulteriori verifiche e ne darà prontamente informazione ai lettori.

Il Comitato STOP Martucci così riporta e commenta i primi dati forniti dal Sindaco, senza tuttavia fare cenno, a quel momento, della presenza nelle analisi del tetracloroetilene:

  • Nel mese di giugno Arpa ha prelevato i campioni delle acque dai 3 pozzi (due scavati a valle e 1 di pertinenza della discarica usato come riferimento a monte) ma solo il 7 settembre sono stati pubblicati i dati.
  • I risultati delle analisi non mostrano valori al di sopra della soglia di contaminazione (tabella 2 allegato 5 parte IV del TUA). Ma, dal confronto tra i valori registrati a monte e a valle, si nota un aumento importante degli indicatori della scomposizione anaerobica della parte umida del rifiuto; questo è indice che la discarica è attiva e ha un impatto sulla falda anche se non ancora preoccupante. Per maggiori dettagli aspettiamo di visionare i rapporti tecnici che vi ricordiamo sono pubblici.

Il commento del Comitato STOP Martucci:

Sul fronte delle analisi, lo scarso numero di pozzi e i poco frequenti prelievi delle acque di certo non aiutano a trovare quello che cerchiamo. (Non capiamo ancora perché Arpa ci mette 3 mesi per fare analisi che nel 2021 si facevano in qualche giorno).

Inoltre le ultime analisi eseguite sono state finanziate con un provvedimento una-tantum della regione: sottolineiamo la completa assenza un “Piano di Monitoraggio e Controllo” per questa discarica!

Eppure sarebbe un documento necessario per legge perché indica la frequenza delle indagini che devono essere eseguite su di una discarica in quanto la stessa mette a rischio la nostra salute.

Invece, al contrario, si è costretti a chiedere volta per volta l’elemosina alla Regione Puglia per eseguire una analisi delle acque che irrigano i campi agricoli di cui mangiamo i prodotti!

Non si è parlato di studio epidemiologico, dopo tanto battersi il petto durante la campagna elettorale.

Troppo poco ancora si fa per chiudere MARTUCCI.

Tuttavia, politici e ambientalisti trascurano di soffermarsi sull’aspetto probabilmente più rilevante: la presenza del tetracloroetilene, la sostanza cancerogena trovata, sebbene in concentrazioni significative ma che non superano le CSC (Concentrazione Soglie di Contaminazione), nelle analisi delle acque riferite al giugno precedente.

Amministratori e associazioni sembrano, almeno in un primo momento, non rendersi conto che, trattandosi di una sostanza chimica industriale e, quindi, non appartenendo al ciclo dei rifiuti solidi urbani, il tetracloroetilene non dovrebbe essere presente nelle acque di falda del sito Martucci.

Invece, la sua presenza indica che il sito è impattato da sostanze tossiche e nocive per probabile conferimento di rifiuti industriali, il cui sversamento a Martucci è tassativamente vietato, trattandosi appunto di discarica esclusivamente per rifiuti solidi urbani.

Si arriva al 16 ottobre 2023, con la convocazione di una nuova seduta della Commissione consiliare speciale Martucci.

Ecco l’articolo di Mola Libera che, nel darne l’annuncio, riporta un comunicato del Comitato STOP Martucci e due comunicati dell’Associazione Chiudiamo la discarica: finalmente si parla del tetracloroetilene, della sua pericolosità e del suo essere la cartina di tornasole di un sito impattato da rifiuti tossici e nocivi di probabile origine industriale:

Quel che accade nella riunione del 16 ottobre della Commissione speciale Martucci ha dell’incredibile dal punto di vista istituzionale.

Il Sindaco di Mola Giuseppe Colonna legge ai commissari presenti una lunga relazione tecnico-descrittiva sullo stato del sito Martucci, approntata dal RUP (Responsabile Unico del Procedimento) del Comune di Conversano, dott. Leonardo Lorusso, in risposta alle richieste della Regione Puglia e della Città Metropolitana, al fine di “fornire elementi utili per la definizione dettagliata del quadro contaminologico dell’area di discarica nonchè per consentire agli enti d ricomporre lo stato e le dinamiche del nuovo quadro ambientale, ai fini dell’attuazione delle attività di cui all’art. 244 D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., ovvero all’espletamento delle indagini volte ad identificare il responsabile e le cause dello stato di potenziale contaminazione”.

Tuttavia, il commissario Vincenzo Chiarelli chiede al Sindaco di ricevere copia del lungo elaborato al fine di seguire meglio la lettura, oltre che per interagire opportunamente nei lavori della commissione.

Il Sindaco Colonna si rifiuta di consegnarne copia, rinviando Chiarelli all’effettuazione di un accesso agli atti per documenti che, in realtà, comporta un’attesa di almeno 30 giorni, venendo quindi meno l’immediatezza nella piena cognizione dell’atto in discussione, peraltro di primaria importanza.

Adempiendo al proprio diritto – dovere all’informazione, Mola Libera, che è presente, tra gli uditori, ai lavori della Commissione, ottiene per le vie brevi, attraverso le proprie fonti riservate, il documento e lo pubblica on line seduta stante, mentre la diatriba tra Sindaco e commissari di minoranza sta ancora svolgendosi in aula, dimostrando come la libertà di stampa non conosca barriere ed evidenziando l’arbitrio perpetrato dal primo cittadino verso i diritti dei componenti della commissione speciale ad ottenere informazioni corredate preventivamente da tutti i documenti necessari alla comprensione delle tematiche all’ordine del giorno ovvero delle comunicazioni rese all’organismo istituzionale, Consiglio comunale e commissioni consiliari.

Ecco l’articolo di “Mola Libera” contenente l’importante documento:

Il 27 ottobre 2023, il Comitato STOP Martucci rende nota, nel dettaglio, una lettera inviata in precedenza ad enti ed istituzioni a seguito della pubblicazione dei risultati delle analisi riguardanti il monitoraggio attualmente in corso sul Lotto III della discarica:

A metà novembre il “caso Grandaliano” arriva ad una pronuncia della Magistratura. Infatti, il Direttore Generale dell’AGER – Agenzia Regionale per i rifiuti, Gianfranco Grandaliano viene processato e condannato. Ecco la notizia apparsa sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15/11/2023:

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1448937/la-festa-di-compleanno-in-cambio-di-appalti-un-anno-a-grandaliano.html

“Corruzione per l’esercizio della funzione”, Grandaliano condannato a 1 anno di reclusione

Il Direttore Generale dell’Agenzia Regionale per i rifiuti, Gianfranco Grandaliano, si sarebbe lasciato pagare la festa di compleanno da un imprenditore. affidatario di lavori

Il gup del Tribunale di Bari Francesco Vittorio Rinaldi ha condannato a un anno di reclusione, per corruzione per l’esercizio della funzione, il direttore generale dell’Ager Puglia (l’Agenzia regionale per i rifiuti) Gianfranco Grandaliano. Pene accessorie: l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e  la confisca del profitto del reato.

Per l’accusa Grandaliano, si sarebbe fatto pagare la festa di compleanno da un imprenditore, al quale poi – pochi giorni dopo – sarebbero stati affidati dei lavori. La pm Chiara Giordano aveva chiesto per Grandaliano la condanna a 4 anni e 8 mesi per corruzione propria, ma il gup ha riqualificato il reato e ha inflitto una pena più lieve. Il difensore del manager, Guglielmo Starace, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Grandaliano è stato giudicato con il rito abbreviato.

Il fatto contestato risale al 6 agosto del 2017.  2.900 euro il costo della festa di compleanno del manager, pagati da un imprenditore che in cambio – secondo l’accusa – avrebbe ottenuto da Grandaliano informazioni utili ad ottenere l’affidamento di interventi straordinari di pulizia e rimozione rifiuti sul ciglio delle strade extraurbane di Cellamare (Bari). La difesa ricorrerà in appello, convinta che il fatto non sussista. Durante la fase delle indagini preliminari, il pm aveva chiesto la custodia cautelare ai domiciliari per Grandaliano. L’imprenditore  Rocco Lombardi e il suo collaboratore Pietro Piemontese, hanno optato per il processo ordinario che avrà inizio il prossimo 11 gennaio.

Intanto il segretario generale della presidenza, Roberto Venneri, chiarisce: “già in data 30 ottobre 2023 la Giunta regionale ha affidato ad interim, al dott. Angelo Pansini, direttore operativo dell’Agenzia Ager Puglia, l’incarico di direttore generale, fino alla nomina del nuovo Dg al termine delle operazioni previste dal bando di selezione”. 

Si arriva a novembre 2023 e a Martucci, come se non bastassero i problemi insoluti, si aggiunge una nuova questione: quella del progetto di un grande parco eolico.

Ecco come l’Associazione “Chiudiamo la discarica” espone la vicenda:

Agli inizi di dicembre 2023, si apprende che il 23 novembre si è tenuta l’udienza predibattimentale nel procedimento penale per omessa bonifica del lotto 3, instaurato dal G.I.P. Casu nel 2020 a seguito di ulteriore sequestro giudiziario per omessa bonifica avente ad oggetto i mancati interventi di ripristino, recupero percolato e messa in sicurezza del lotto 3 della discarica per rifiuti urbani condotta dalla società Lombardi Ecologia.

Tuttavia, nel corso del procedimento il Ministero dell’Ambiente non ha ritenuto esistere, a quel momento, danni ambientali per tale evenienza, pur se vengono segnalate alcune criticità. L’Associazione “Chiudiamo la discarica” commenta la notizia, mettendo peraltro in evidenza l’accertamento della fuoriuscita di metano nel corso degli interventi per la realizzazione dei nuovi piezometri per i carotaggi e il prelievo delle analisi delle acque, reso noto però a distanza di molto tempo da parte delle autorità competenti.

L’11 dicembre 2023, l’Associazione “Chiudiamo la discarica” rende pubblica la lettera inviata alle Autorità politiche, agli Uffici amministrativi e agli organi tecnici per richiedere l’immediata “messa in sicurezza” delle aree del sito Martucci e la dichiarazione del danno ambientale, a norma del Codice Ambiente e presentato nella conferenza stampa di giovedì 7 dicembre.

Il 28 dicembre 2023 la Giunta Regionale decide di stanziare 200 mila euro per “misure di prevenzione sul lotto 3 della discarica Martucci. Ecco uno stralcio del provvedimento affidato alla Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia:

Di assumere l’impegno di spesa sul Capitolo U0621087 del Bilancio di previsione pluriennale 2023-2025 – e.f. 2023 – parte autonoma, come da delibera di Giunta Regionale del 28 Dicembre 2023, in favore del Comune di Conversano (BA) per l’importo di € 200.000,00 quale contributo a sostegno degli interventi di messa in sicurezza delle discariche di rifiuti solidi urbani in stato di emergenza per attuare, anche con il supporto di AGER, misure di prevenzione sul lotto III della discarica Lombardi Ecologia in contrada Martucci (a titolo indicativo e non esaustivo consistenti nella verifica dello stato dei pozzi di estrazione del percolato, nell’estrazione del percolato, o, più in generale, nella verifica dello stato e nel ripristino dei presidi ambientali, o in attività volte alla risoluzione delle criticità attenzionate con nota prot. n. 8935 – 1 – 07.02.2022 di ARPA Puglia).

“Mola Libera” dedica al provvedimento un articolo di illustrazione del provvedimento e di analisi critica: lo stanziamento può essere il “cavallo di Troia” che potrebbe portare alla riapertura di almeno una delle due vasche di servizio/soccorso:

Ecco in ogni caso il documento ufficiale e completo della Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia:

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Il 2024 si apre con un provvedimento dirompente. L’AGER, a seguito di sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Puglia, è tenuta a riaggiornare le tariffe TARI di conferimento dei rifiuti indifferenziati presso l’impianto complesso di Martucci. E si parla di aumenti in percentuale di grande consistenza che avranno forti ripercussioni sulla tassazione 2024.

Il 15 gennaio 2024, “La Gazzetta del Mezzogiorno” – che, dopo la grave crisi a rischio chiusura definitiva, è stata acquisita da Antonio Albanese, amministratore delegato della Progetto Gestione Bacino Bari 5, la società che gestisce l’impianto complesso di Martucci e che, con la Appia Energy, possiede il termovalorizzatore di Massafra – pubblica un articolo polemico verso i Comuni e le associazioni ambientaliste, con l’accusa di impedire la riapertura delle discariche di Conversano (Martucci) e Corigliano.

L’Associazione “Chiudiamo la discarica” prende posizione e “Mola Libera” non può esimersi dal commentare:

CONCLUSIONI CON PROPOSTA DI SOLUZIONE AL PLURIDECENNALE PROBLEMA

Il racconto si ferma, per ora, qui, a metà gennaio, in assenza di novità di rilievo. Oggi, venerdì 2 febbraio 2024, si terrà una nuova seduta della Commissione speciale Martucci: tra l’altro, sono attesi i risultati delle ultime analisi delle acque di falda.

L’importante è al momento comprendere bene la presenza, dal nostro lungo racconto, basato su fatti, documenti ufficiali e comunicati stampa, di un danno all’ambiente e alla salute che viene ad emergere fin dalla nascita della discarica, nei primi Anni ’80, e arriva ai giorni nostri, dopo oltre quarant’anni di omissioni, connivenze, assenze, incompetenze intorno ad un tema che produce la ricchezza di pochi e la grave incertezza di tanti.

Non staremo a ripetere le maggiori criticità riscontrate: l’abbiamo fatto già molte volte e la Storia non si può cancellare.

Ma dagli errori si può, anzi si deve imparare.

Il problema, ancor prima che tecnico, è politico, cioè è di scelte concrete. Ma i nostri politici, purtroppo, di vera politica ne sanno molto poco: la utilizzano come un tram sul quale salire e scendere a seconda della convenienza e, comunque, il loro traguardo d’arrivo non è quello di servire la comunità, ma di essere serviti e riveriti, con piglio da lesa maestà in caso di critiche.

E allora, diciamola tutta. La politica deve fare l’unica cosa possibile, uscendo da ogni ambiguità e rapporto con l’imprenditoria del settore rifiuti, un business miliardario che può rendere ciechi e disinibiti. L’unica soluzione è la chiusura di ogni attività per inquinamento di un’area vasta delle matrici ambientali (acqua e sottosuolo).

E’ l’unica possibilità che si arrivi in tal modo alla dichiarazione di “sito contaminato”, che comporterebbe lo stralcio definitivo di Martucci dal Piano Regionale rifiuti, senza aver registrato necessariamente il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) e concentrazioni soglia di rischio (CSR), come invece, in maniera sostanzialmente auto assolutoria (“non possumus“), richiedono le Autorità regionali a norma del D. Lgs n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente).

Infatti, ormai è chiaro – tranne che capiti un caso fortuito di prelievo di un campione fortemente impattato in quel momento dal fenomeno di inquinamento della falda – che ben difficilmente verranno superati massicciamente i valori di CSC e, dopo la caratterizzazione, di CSR.

Infatti, va tenuto presente che la concentrazione soglia di contaminazione (CSC) è strumentale a riconoscere, nell’area sottoposta a verifica l’esistenza di sostanze inquinanti in una soglia tale da giustificare la predisposizione di un piano di caratterizzazione; la concentrazione soglia di rischio (CSR) è, invece, preordinata alla verifica della sussistenza di un livello di rischio tale da giustificare l’attuazione di interventi di messa in sicurezza e, quindi, di bonifica.

In passato è accaduto che il superamento delle CSC sia avvenuto in diversi casi, ma purtroppo le Autorità preposte (Comuni, Città Metropolitana, Regione) non hanno avviato (o se l’hanno fatto non vi hanno dato seguito) la procedura di caratterizzazione, e quindi la verifica delle CSR, per addivenire infine alla messa in sicurezza e alla bonifica.

Ora, dalle ultime analisi – sebbene sia stata rinvenuta una sostanza tossica e cancerogena, i tetracloroetilene, di derivazione industriale e quindi avulso dal sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e i valori dei marcatori della presenza del percolato nella falda, come i nitrati, siano elevati – non risultano comunque superate le CSC (concentrazione soglie di contaminazione), con grande giubilo di taluni politici, sempre pronti a puntare il dito per presunto allarmismo contro ambientalisti e giornali, mentre non fanno una piega quando imprenditori e manager pubblici finiscono sul banco degli accusati nelle aule dei tribunali.

Tuttavia, è innegabile che i rapporti ARPA Puglia abbiano stimato per il solo lotto 3 la produzione di percolato in sette anni, dal 2012 al 2019, in 20.000 metri cubi, cioè 20 milioni di litri, e che, nel frattempo, dal 2019 al 2023, in assenza di qualsiasi operazione di estrazione del percolato, tale liquido tossico e nocivo si sia ulteriormente prodotto in almeno altri 10-15 milioni di litri.

Come abbiamo pubblicato, con documenti precisi del 2019-2020, la stessa ARPA ha dichiarato di non aver rintracciato il percolato nei pozzi di raccolta e, quindi, se il liquido non è stato estratto e neppure si trova in tali pozzi, significa che è fluito nel sottosuolo attraverso le lacerazioni o le consunzioni dei teli di isolamento del corpo della discarica, oppure l’assenza “tout court” di materiali di contenimento.

E se il percolato è sceso nel sottosuolo significa che comunque ha intercettato la falda. Tuttavia, la sua presenza non viene segnalata dalle analisi chimico-fisiche in quantità significative perchè, come riportò la perizia dell’ing. Boeri nel processo per disastro ambientale, l’acquifero che interessa il sottosuolo di Martucci è tra i più grandi e importanti della Puglia e, pertanto, l’inquinamento viene “mascherato” dall’elevatissima portata della falda, ma in ogni caso esiste.

Pertanto, in assenza del superamento delle CSC e quindi delle CSR a causa di questa peculiarità della falda che scorre da Martucci verso il mare, l’unico modo per arrivare alla messa in sicurezza immediata e quindi alla bonifica, potrebbe essere la dichiarazione di “inquinamento diffuso” (come da art. 240 del Codice Ambiente) con carattere di “storicità”, cioè di fonti generate e rimaste attive in tempi diversi che hanno determinato un inquinamento stratificatosi nel tempo.

Con lo stanziamento di 200 mila euro (cifra comunque assolutamente insufficiente) per le “misure di prevenzione”, la Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia ha stabilito che si proceda alla verifica dello stato dei pozzi di estrazione del percolato e all’estrazione del percolato.

E pare che l’ARPA Puglia tornerà a breve a verificare se il percolato esiste nei pozzi di raccolta, e quindi a dare disposizioni per la sua estrazione, oppure, come è più probabile, che si sia da tempo disperso e continui a disperdersi nel sottosuolo e, pertanto, nella falda.

In questo caso, pur continuando a non registrarsi il superamento delle CSC, sarebbe possibile arrivare alla dichiarazione di “inquinamento diffuso” delle matrici ambientali suolo e acqua e, quindi, alla procedura di inclusione del sito Martucci tra i “siti contaminati”, i quali necessitano obbligatoriamente la “messa in sicurezza permanente” e, quindi, la bonifica.

Ma per arrivare a questo è indispensabile una ferma volontà politica che, al momento, non si intravede a nessun livello.

L’unico modo per ottenere verità e giustizia è una forte e continua mobilitazione popolare, con mezzi democratici e pacifici, ma fermi e senza compromessi al ribasso.

In gioco c’è la salute di migliaia di persone e, soprattutto, dei più piccoli che hanno il diritto di crescere in un ambiente privo di veleni.

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