L’emendamento Caracciolo-Parchitelli al Piano regionale dei rifiuti, consentiva, entro il 2023, di individuare un sito alternativo alla riapertura del lotto 2 di Martucci, cioè una nuova discarica nel territorio di un altro comune dell’Area metropolitana. Ma il Sindaco di Mola, dopo un iniziale interessamento, si è fermato quasi subito. E quindi lo stesso atteggiamento ha adottato anche la Commissione Martucci, nel sostanziale silenzio di Legambiente e dell’associazione “Chiudiamo la discarica”. Tutto per tenere indenne dalle responsabilità il Sindaco metropolitano Antonio Decaro, di recente passato nel ruolo di europarlamentare. Vediamo come si sono svolti i fatti e cosa si dovrebbe fare ancora.
Innanzitutto, bisogna partire dal testo dell’emendamento al Piano Regionale rifiuti, presentato a firma principale del capogruppo regionale del PD Caracciolo, al quale si aggiunse la consigliera Lucia Parchitelli, già Assessora all’Ambiente al Comune di Mola, insieme ad altri consiglieri regionali dello stesso partito.
Ecco cosa riporta esattamente quell’emendamento, già pubblicato più volte da Mola Libera che, a differenza di quanto ha scritto il Sindaco nella sua querela, riporta atti e documenti ufficiali, non certo “notizie false”, come ha voluto far credere alla Magistratura.
Tralasciamo per ora la prima parte dell’emendamento, cioè quella che – se verrà rilasciata l’AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) alla società Progetto Gestione Bacino Bari 5 che gestisce l’impianto complesso TMB con annessa discarica di servizio/soccorso – consentirà, come abbiamo sostenuto fin dal primo momento, la riapertura di tale discarica consistente nelle vasche A e B del Lotto 2.
E concentriamoci invece sulla seconda parte, facendone un estratto dal documento principale:

Come ben si può leggere, l’emendamento consente ai Comuni della Città Metropolitana di individuare un sito alternativo di smaltimento, cioè una discarica diversa da quella del Lotto 2 (vasche A e B) di Martucci, con l’entrata in esercizio entro il 2023, tenendo conto che il Piano regionale rifiuti, con l’emendamento in discorso, fu approvato il 14-12-2021.
Cosa è accaduto in proposito dall’approvazione del Piano fino alla fine del 2023?
Assolutamente niente.
Vi furono, è vero, alcune riunioni promosse dai Comuni di Mola e Conversano con altri comuni, che praticamente non portarono assolutamente a nulla.
Il Sindaco di Mola ha scritto più volte sulla sua pagina Facebook istituzionale in proposito, quasi sempre con la stessa frase, ripetuta, ad esempio, il 18 ottobre 2023: “Unitamente ai sindaci dei Comuni di Conversano, Rutigliano e Polignano, abbiamo sollecitato la Regione Puglia a convocare un incontro con i Sindaci della Città Metropolitana di Bari per avviare il processo di individuazione di un sito alternativo nella provincia, dimostrando il nostro impegno inequivocabile attraverso atti concreti e opponendoci fermamente a soluzioni dannose per le nostre Comunità.”
In sostanza, il 31-12-2023, data ultima fissata dal punto dell’emendamento Caracciolo-Parchitelli per l’individuazione del sito alternativo, è trascorso senza che alcuna azione concreta sia stata svolta, anzi sbagliando completamente il bersaglio. Per ignoranza amministrativa o per calcolo politico?
Vediamo innanzitutto perchè il bersaglio è stato sbagliato.
L’emendamento dà il compito ai Comuni della Città Metropolitana (che sono 41) di individuare il sito alternativo. Si tratta indubbiamente di una formulazione maldestra che non trova rispondenza nel Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152) poichè non è di competenza diretta dei Comuni tale incombenza.
Tuttavia, si sa benissimo che i 41 comuni della ex provincia di Bari fanno ora parte della Città Metropolitana di Bari e che il Sindaco di Bari è sia sindaco di uno dei predetti comuni che sindaco metropolitano, in base alla legge di istituzione delle Città metropolitane (Legge 7 aprile 2014, n. 56).
E pertanto spetta al Sindaco Metropolitano l’onere di coordinare l’attività dei comuni afferenti alla predetta Città Metropolitana, oltre che farsi parte diligente in qualità, comunque, di uno dei 41 comuni dell’area, peraltro il più rilevante sotto ogni aspetto.
Ora vediamo se l’invocazione del Sindaco di Mola, assieme a quelli di Conversano, Rutigliano e Polignano, rivolta alla Regione per convocare una riunione finalizzata all’individuazione del sito alternativo abbia senso dal punto di vista giuridico, oppure sia un escamotage per un rimpallo di responsabilità.
Innanzitutto, chiariamo una questione fondamentale emersa nel corso dell’ultima riunione della Commissione speciale Martucci dello scorso 15 ottobre.
In tale occasione, il Sindaco Colonna – sollecitato da chi scrive ad intraprendere concrete azioni, sia pure ormai tardive rispetto alla data stabilita dal Piano regionale rifiuti del 31-12-2023, per l’individuazione del sito alternativo, sotto l’egida del Sindaco Metropolitano – ha risposto nettamente che la Città Metropolitana non ha alcuna competenza in materia di rifiuti.
Un’affermazione perentoria che però si scontra con la verità legislativa, perfino con quella invocata dallo stesso Sindaco e cioè la legge istitutiva delle città metropolitane (Legge 7 aprile 2014, n. 56), oltre che con il Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006).
Infatti, la legge istitutiva delle città metropolitane, così riporta all’art. 1 comma 16:
“Il 1º gennaio 2015 le città metropolitane subentrano alle province omonime e succedono ad esse in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del patto di stabilità interno; alla predetta data il sindaco del comune capoluogo assume le funzioni di sindaco metropolitano e la città metropolitana opera con il proprio statuto e i propri organi, assumendo anche le funzioni proprie di cui ai commi da 44 a 46. Ove alla predetta data non sia approvato lo statuto della città metropolitana, si applica lo statuto della provincia. Le disposizioni dello statuto della provincia relative al presidente della provincia e alla giunta provinciale si applicano al sindaco metropolitano; le disposizioni relative al consiglio provinciale si applicano al consiglio metropolitano.“
Il Sindaco Colonna, sbagliando con un errore molto vistoso, si è limitato a riportare come uniche funzioni delle Città metropolitane quelle contenute nel comma 44 … ma ha “dimenticato” che la legge è invece molto chiara: le città metropolitane subentrano alle province omonime in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni, quindi rispondono a tutti gli obblighi stabiliti nelle leggi esistenti di competenza delle province, oltre ad esercitare ANCHE le funzioni specifiche ad esse città metropolitane attribuite dalla legge istitutiva nei commi dal 44 al 46 dell’art. 1.
Pertanto, in materia ambientale e di gestione dei rifiuti la Città Metropolitana ha compiti precisi, ereditati direttamente dalle province.
Per venire allo specifico, il Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006), precedente all’istituzione delle città metropolitane, così stabilisce per le province e, quindi, per le città metropolitane che, come si è visto, subentrano in tutte le funzioni e gli obblighi di legge alle province, all’art. 197 comma 1 lettera d):
“d) l’individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento di cui all’articolo 20, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove già adottato, e delle previsioni di cui all’articolo 199, comma 3, lettere d) e h), nonché sentiti l’Autorità d’ambito ed i comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti.”
Quindi, l’errore da matita blu del Sindaco Colonna è a maggior ragione inescusabile, trattandosi di un dipendente della Città Metropolitana di Bari, che non dovrebbe fare affermazioni così azzardate.
In sostanza, appena varato il Piano Regionale rifiuti i Comuni dell’Area Vasta Martucci (Mola, Conversano, Rutigliano e Polignano) avrebbero dovuto chiedere al loro Sindaco Metropolitano, cioè ad Antonio Decaro, e non alla Regione Puglia, una riunione di tutti i 41 Sindaci (con Decaro in duplice veste: oltre che Sindaco Metropolitano anche come Sindaco di Bari) per l‘individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti.
Ecco ad esempio cosa ha deliberato in proposito la Città Metropolitana di Roma, mentre così non è stato per quella di Bari:
Una volta individuate le zone idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti, doveva effettuarsi apposita comunicazione alla Regione Puglia affinché quest’ultima provvedesse alla designazione concreta del sito alternativo, come stabilito nell’art. 196 del predetto Testo unico ambientale.
Quindi, è stato “saltato” un passaggio fondamentale nella procedura dell’individuazione del sito alternativo.
E a nulla vale dire – come dichiarò l’allora ancora Sindaco Decaro a Mola Libera nel corso della nostra intervista, in occasione della sua campagna elettorale per le europee, presso Palazzo Roberti, ospite del PD locale – che era stato inviato in Regione il famoso elenco di località candidabili ad ospitare una discarica in provincia di Bari, risalente addirittura al 2014, prima dell’insediamento di Decaro nella funzione di Sindaco Metropolitano, con Schittulli presidente della provincia!
Ovviamente, a distanza di 10 anni, chiunque comprende che quell’elenco – peraltro redatto ben prima del processo per disastro ambientale e di ben due Piani Regionali rifiuti – è un documento assolutamente inattendibile perchè obsoleto, non più rispondente a criteri oggettivi.
Peraltro, e questa è la prova del nove, Decaro non aveva nessun interesse, come non ce l’ha oggi il suo successore Leccese, affinché si provvedesse all’individuazione del sito alternativo, per due ragioni ben precise:
- Il Comune di Bari non dispone di una discarica di servizio/soccorso all’impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) della sua municipalizzata AMIU, del tutto analogo a quello esistente a Martucci, che quindi scarica i rifiuti biostabilizzati da discarica (RBD), quale risultante non recuperabile del processo di lavorazione dei rifiuti indifferenziati, in numerose discariche pugliesi, con notevoli costi sia ambientali che economici (ben oltre 12 milioni di euro spesi nel 2020, dato di bilancio AMIU).
- Il Piano Regionale rifiuti in vigore stabilisce che l’impianto TMB dell’AMIU Bari sarà, a regime, l’unico impianto di questo tipo a rimanere attivo nell’Area metropolitana di Bari (ex provincia), poiché l’impianto di Martucci dovrà essere dismesso.
Pertanto, con l’attuazione del punto 2 è ovvio che l’AMIU Bari, municipalizzata del Comune di Bari che ne detiene la proprietà e il controllo, dovrà necessariamente dotarsi di una discarica di servizio/soccorso, poiché per il “principio di prossimità” provinciale stabilito nel Piano regionale rifiuti, assolutamente non revocato, i rifiuti dovranno essere scaricati in una discarica situata in ambito provinciale. E se Martucci non sarà disponibile, l’AMIU Bari, e quindi il suo sindaco pro tempore, non potrà sottrarsi all’obbligo di dotare l’impianto di una propria discarica per chiudere il ciclo.
E’ ovvio che individuare una discarica sul proprio territorio è l’ultima cosa che vorrebbe fare un Sindaco in termini di popolarità…
E infatti Decaro ha tenuto ben lontano da sé la decisione, sia in qualità di Sindaco di Bari che di Sindaco Metropolitano, al quale compete l’onore e l’onere di coordinare i sindaci della Città Metropolitana.
E i Sindaci della sua parte politica, tutti quelli dell’Area Vasta Martucci, si sono ben guardati dal dargli un dispiacere in tal senso, gettando la palla della responsabilità nel campo della Regione Puglia, sebbene, come si è visto, alla Città Metropolitana compete, in termini di legge, il primo e indispensabile passo nell’individuazione del sito alternativo.
Ecco perchè il Sindaco di Mola è corresponsabile, insieme a Decaro e ai suoi colleghi dell’Area Vasta, di non aver avviato a norma di legge (Testo Unico Ambientale) la procedura stabilita per l’individuazione del sito alternativo.
E insieme a lui lo è, allo stesso tempo, la Commissione Speciale Martucci, sia nei suoi componenti di maggioranza che in quelli di minoranza, per non aver effettuato alcun passo concreto per richiamare il Sindaco di Mola alle proprie responsabilità.
Ugualmente sono corresponsabili le Associazioni ambientaliste “Chiudiamo la discarica Martucci” e Legambiente – Mola.
Entrambe hanno sempre voluto tenere Decaro lontano dalla scena per l’evidente collateralismo delle due associazioni con il PD cittadino, metropolitano e regionale che si è sostanziato nello scaricabarile verso la Regione alla pari del Sindaco Colonna (“Chiudiamo la discarica), ovvero nel respingere, in occasione della preparazione del documento per la manifestazione dello scorso 24 maggio, la chiamata diretta di Decaro e dell’AMIU Bari alle loro responsabilità (Legambiente – Mola).
Una corresponsabilità che, in assenza dell’individuazione del sito alternativo, avrà come conseguenza il perdurare della dichiarazione di necessità della Regione Puglia nel prolungare l’utilizzo della discarica Martucci una volta rilasciata la nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la rifunzionalizzazione delle due vasche del Lotto 2 alla Progetto Gestione Bacino Bari 5.
E così Martucci non chiuderà MAI!
In ogni caso, sebbene il termine del 31-12-2023 sia già trascorso da un pezzo, ribadiamo la necessità che i Sindaci dell’Area Vasta provvedano a richiedere formalmente una convocazione straordinaria dei Sindaci dell’Area Metropolitana sotto l’egida del Sindaco Metropolitano, al fine di dare attuazione alla seconda parte dell’emendamento Caracciolo-Parchitelli al Piano Regionale rifiuti, con l’obiettivo dell’immediata individuazione del sito alternativo a Martucci, in funzione di discarica di servizio-soccorso e comunque di discarica RSU idonea a contenere eventuali emergenze rifiuti.
L’individuazione del sito alternativo impedirebbe così qualsiasi riapertura della discarica Martucci nel suo lotto 2 (vasche A e B).
Al contrario, in assenza di un sito alternativo, nel caso di nuovo rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte della Regione, la Progetto Gestione Bacino Bari 5 provvederà alla rifunzionalizzazione delle due vasche per adibirle ad ospitare i rifiuti rivenienti dal ciclo di lavorazione dei rifiuti indifferenziati non solo dell’impianto complesso di Martucci (che gestisce la lavorazione di tali rifiuti da oltre 30 comuni) ma anche di quelli provenienti dall’impianto dell’AMIU Bari.
Una riattivazione della discarica Martucci che, a quel punto, vedrebbe la Regione Puglia prorogare con quasi certezza il termine del 31-12-2025, stabilito nell’emendamento Caracciolo-Parchitelli, almeno fino alla scadenza naturale del contratto di concessione (28-05-2027) se non oltre, tenuto conto che lo stesso Consiglio Regionale, in sede di approvazione del Piano rifiuti, ha autorizzato la Giunta Regionale ad approvare variazioni al piano senza passare dal voto di modifica in sede assembleare.
E così Bari capoluogo, con il perdurare dell’implicito assenso politico degli amministratori comunali e degli ambientalisti di regime, continuerà a scaricare le sue contraddizioni e le sue disfunzioni sui comuni dell’area metropolitana.




