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“DRAVDOR”, IL NUOVO LIBRO DI WALDEMARO MORGESE: QUANDO LA FANTASCIENZA DIVENTA FILOSOFIA DELLA STORIA

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Ci sono romanzi che raccontano un futuro possibile e altri che, attraverso il futuro, cercano di comprendere il presente. “Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta”, di Waldemaro Morgese, appartiene a questa seconda categoria. La fantascienza, qui, non è un genere ma un linguaggio, serve ad ampliare lo sguardo sul destino dell’uomo, sulla memoria e sui meccanismi che regolano il potere. Ecco la recensione dell’artista e scrittore Piero Fabris.

Definirlo semplicemente un romanzo fantascientifico sarebbe riduttivo. Morgese costruisce un’opera che si colloca al confine tra narrativa, saggio filosofico e riflessione civile, nella quale la vicenda dei protagonisti diventa il filo conduttore di una meditazione sulla storia e sulle sue inquietanti ricorrenze.

Dopo il collasso del Sole e la trasformazione della Terra in un pianeta di ghiaccio, Otto ed Elyse, trovano rifugio sul pianeta Dravdor insieme agli ultimi sopravvissuti dell’umanità. Più che pionieri, sono custodi della memoria. Hanno salvato pochi beni materiali, ma soprattutto hanno portato con sé ciò che rende una civiltà degna di questo nome: i libri, i ricordi, le domande.

Il nuovo mondo che li accoglie è tutt’altro che un paradiso. Dravdor è abitato da diverse genìe, governato da sofisticate Intelligenze Artificiali e attraversato da tensioni politiche che finiranno per consegnare il potere proprio alle Singolarità Artificiali. Ma ciò che colpisce maggiormente è la somiglianza con la vicenda terrestre. Anche qui le rivoluzioni generano nuove gerarchie, i vincitori riscrivono la storia e i più deboli restano ai margini.

È in questa prospettiva che acquista significato il titolo del romanzo. Il “dominio della ripetizione assoluta” non riguarda soltanto gli eventi, ma le dinamiche profonde della civiltà. Morgese sembra suggerire che la tecnologia cambia gli strumenti del potere, ma non necessariamente la natura del potere stesso. Cambiano gli attori; restano, troppo spesso, le ambizioni, le esclusioni e le illusioni.

Fra i simboli più efficaci dell’opera spicca la biblioteca che Otto ed Elyse allestiscono in una “caverna” accanto alla loro casa di pietra. È una presenza discreta, ma centrale. In un mondo dove la conoscenza rischia di ridursi a semplice elaborazione di informazioni, quei pochi volumi superstiti rappresentano la memoria critica dell’umanità. Non sono reliquie, ma strumenti di dialogo, tanto che saranno proprio i giovani dravdoriani ad avvicinarsi con curiosità a quel patrimonio culturale sconosciuto.

La biblioteca diventa così il luogo simbolico dell’intero romanzo. Da una parte l’informazione amministrata dalle Intelligenze Artificiali; dall’altra la conoscenza costruita attraverso la lettura, il confronto, la memoria. È difficile non cogliere, in questa contrapposizione, una riflessione di grande attualità sul nostro presente.

Il libro è attraversato da una fitta rete di riferimenti culturali. Dalla Rivoluzione d’Ottobre al Gulag, dalle deportazioni dei Tatari e dei Moldavi alla filosofia della scienza, dal cosmismo russo alla musica, dalla gastronomia alla letteratura contemporanea, ogni richiamo contribuisce a costruire un mosaico nel quale la storia dell’umanità viene continuamente rimessa in discussione. Le citazioni non appesantiscono il racconto; al contrario, ne ampliano la prospettiva, facendo di Dravdor uno spazio nel quale discipline diverse dialogano tra loro.

Anche il viaggio sul pianeta assume un significato che va oltre l’avventura. Le città sospese, gli animali parlanti, i paesaggi sconosciuti e le creature deformi non rappresentano semplici invenzioni fantastiche. Sono immagini che ci interrogano sulla possibilità di un’autentica evoluzione morale. Il progresso tecnologico basta davvero a rendere migliore una civiltà? Oppure ogni società, per quanto avanzata, rischia di riprodurre gli stessi errori del passato?

Morgese non offre risposte definitive. Preferisce lasciare spazio al dubbio e alla riflessione. È questa, forse, la cifra più autentica del romanzo. Dravdor non cerca effetti spettacolari né colpi di scena continui. Chiede invece una lettura lenta, meditata, capace di seguire il dialogo incessante tra memoria e futuro.
Persino il labirinto costruito dai giovani dravdoriani dopo la tragedia di Irax assume un valore emblematico. Diventa l’immagine della storia umana: un percorso nel quale si cercano continuamente nuove vie, finendo però spesso per ritrovare gli stessi nodi irrisolti.

Eppure il romanzo non approda al pessimismo. L’epilogo lascia intravedere la esile speranza, lontana dalle utopie consolatorie. Il meticciamento tra umani e dravdoriani, il dialogo fra culture diverse e la fiducia riposta nelle nuove generazioni suggeriscono che la memoria può interrompere il ciclo della ripetizione. Otto, più ottimista di Elyse, finisce per intuire che il futuro non è mai completamente scritto.

Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta è un’opera che richiede attenzione e disponibilità al pensiero. Non è un romanzo da consumare rapidamente, ma un libro con cui confrontarsi. La fantascienza diventa qui uno strumento di indagine filosofica e civile, capace di interrogare il nostro tempo senza rinunciare al piacere della narrazione.

Alla fine della lettura rimane una domanda che attraversa silenziosamente tutte le pagine del romanzo: l’umanità è destinata a ripetere all’infinito i propri errori o saprà, finalmente, trasformare la memoria in conoscenza?

Morgese non pretende di rispondere. Affida questa responsabilità al lettore. Ed è forse proprio questa la qualità più preziosa del suo libro.

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Nelle foto di Mola Libera, la presentazione di “Dravdor”, tenutasi presso il Castello Angioino domenica 12 luglio 2026, a partire dalle ore 21.00.

Gianni Capotorto, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ha conversato con l’Autore. Hanno partecipato: Katia Berlingerio (intervento e letture), Annalisa Boni (coordinatrice).

Giuseppe Alberto Aversa, attore, regista e designer, ha proiettato il suo experimental movie “Memories of planet earth”, ispirato dalla lettura di “Dravdor”.

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