mercoledì, 9 Settembre, 2026
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Mola di Bari

ECCO TUTTA LA VICENDA DELLE “QUERELE BAVAGLIO” DEL SINDACO DI MOLA. COLONNA VOLEVA PUNIRE “MOLA LIBERA” E GLI ESPONENTI DEL DISSENSO SOCIALE, MA LA MAGISTRATURA LO HA SONORAMENTE BOCCIATO

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Tre querele dei politici molesi nei miei confronti per la mia attività giornalistica, nel corso degli anni: tutte archiviate. Ma non imparano! Ecco l’ultimo tentativo fatto da Colonna, quello delle “querele bavaglio”, distribuite a raffica su una quindicina di cittadini molesi, e finito nel pronunciamento della Magistratura a favore dei principali esponenti della società civile locale. Tutto quello che c’è da sapere, con il supporto della documentazione, nel Dossier del nostro giornale. Buona lettura!

I POLITICI MOLESI NON IMPARANO MAI: LA PRIMA QUERELA NEL 2002, DI SINDACO E ASSESSORE ALL’URBANISTICA, PER UN ARTICOLO SUL PRIMO NUMERO DI “CITTA’ NOSTRA”. ARCHIVIATA.

I precedenti avrebbero dovuto consigliare a Giuseppe Colonna di lasciare perdere. Ma lui, ostinato, ha deciso di battere ancora una volta la strada che suoi predecessori avevano percorso infruttuosamente.

Correva infatti l’anno 2002 quando, per un articolo di urbanistica sul primo numero di Città Nostra (Maggio 2002), con contenuti sostanzialmente già esplicitati in un precedente intervento tenuto in Consiglio comunale, chi scrive fu querelato dall’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici dell’epoca, Nico Berlen, al quale si affiancò, in prima persona, il Sindaco pro tempore, Enzo Cristino.

Un'”invincibile armata”… che – ingaggiato un “principe del foro” di Bari, nonché prestigioso uomo politico nazionale, consigliere di Berlusconi in materia costituzionale – aveva deciso di far fuori politicamente il sottoscritto, all’epoca consigliere comunale, primo degli eletti nella lista dei Democratici di Sinistra, perchè non ligio agli ordini di scuderia della maggioranza. Insomma fui considerato reo di volerci veder chiaro in una faccenda urbanistica dai contorni per nulla chiari e che vedeva un diretto conflitto di interessi dell’Assessore.

E ci avevo visto giusto, tanto che il PM della Procura di Bari considerò la mia una legittima critica politica e chiese l’archiviazione per l’assenza di diffamazione nella mia sacrosanta richiesta di trasparenza.

Nel decorrere di 10 giorni (all’epoca il termine era questo) i querelanti avevano però la facoltà di proporre opposizione. “Non accade mai, stai tranquillo“, mi disse il mio avvocato. Ma, allo scadere del fatidico decimo giorno, il telefono squillò di nuovo.

Ce l’hanno proprio con te“, mi riferì costernato il mio legale. “Oggi scadevano i termini per l’opposizione e si sono opposti! E’ incredibile, ma è così!” concluse l’avvocato.

E così, mi trovai costretto davanti al GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) che, ascoltate le accuse del notissimo avvocato e la difesa del mio legale, in capo a qualche mese, emanò la sua ordinanza.

Un provvedimento, molto lungo e articolato, che fu pubblicato in versione integrale su “Città Nostra” nel numero di febbraio 2004: non solo veniva accolta la richiesta di archiviazione del PM per l’insussistenza di alcun tipo di diffamazione, respingendo l’opposizione dei due amministratori comunali, ma il GIP scriveva di condividere la mia analisi urbanistico-giuridica sulla lottizzazione oggetto del mio articolo, tanto che, ancora oggi, a distanza di 21 anni da quell’ordinanza, su quel terreno non si è più edificato.

Ma non solo. Infatti, il GIP, nell’evidenziare il mio ruolo di consigliere comunale di opposizione “portatore, tra l’altro, di un interesse ben preciso al controllo circa la trasparenza e la legittimità dell’azione della pubblica amministrazione da parte della maggioranza“, affermava nel caso specifico un principio importantissimo diretto all’Assessore querelante: “colui che riveste cariche pubbliche deve rendere conto agli elettori della trasparenza del proprio operato soprattutto allorquando l’azione della pubblica amministrazione involge interessi di soggetti a lui vicini“.

Tralascio tutti i risvolti di carattere personale, oltre che politico ed economico, che quella vicenda comportò: sentirsi un piccolo Davide contro i Golia dei “poteri forti” cittadini, non è per nulla piacevole e comporta notevoli patemi d’animo. Ma la mia piccola fionda della libertà di critica politica e di stampa centrò il bersaglio. E così potei continuare la mia attività giornalistica, legittimato dalla pronuncia della Magistratura, mentre l'”Invincibile Armata” si disperdeva in mare, senza rotta.

NASCE “MOLA LIBERA” E DA’ SUBITO FASTIDIO AI NUOVI “PADRONI DEL VAPORE”: LA SECONDA QUERELA ARRIVA DA UN CONSIGLIERE DELLA MAGGIORANZA DEL SINDACO COLONNA

Dopo molti anni, per vicende abbastanza note, nel gennaio 2019, nacque “Mola Libera – Giornale Indipendente”.

Nel frattempo, una buona parte della classe dirigente era cambiata, ed è quella che sostanzialmente abbiamo ancora oggi.

I nuovi “padroni del vapore”, evidentemente immemori del passato e della decisione giudiziaria a me favorevole del gennaio 2004, alle prime critiche fondate di “Mola Libera” al loro operato, si sentirono in dovere di scatenarmi addosso tutta la loro “santabarbara”, con la potenza di fuoco dei “social” controllati, uno strumento di persuasione e di controllo di massa, che ai tempi della prima querela, era ancora molto blando, ma che da un decennio a questa parte viene utilizzato in maniera massiccia dai politici di ogni colore.

Tralascio tutti i pesanti interventi del Sindaco Giuseppe Colonna contro questo giornale, oltre alla sostanziale assenza di un dialogo: nonostante un’importante intervista di “Mola Libera” con lui realizzata nel 2020, a partire dall’anno successivo si ebbe una crescente chiusura a riccio e una sostanziale autoreferenzialità del suo primo mandato, tanto che non si tennero conferenze stampa e tutta l’attività di informazione del Primo cittadino si svolgeva (e si svolge) attraverso il ricorso alla sua pagina Facebook istituzionale.

E se il Sindaco si comportava (e si comporta così), cosa potevano fare i suoi più stretti collaboratori? Tenere lo stesso atteggiamento, è ovvio, innanzitutto di intolleranza alle critiche dei cittadini non allineati e della stampa.

Fu così che. in un crescendo di ostilità verso questo giornale, e a distanza di tanti anni, arrivò la seconda querela, nel dicembre 2021, ai danni di chi scrive, stavolta in qualità di direttore responsabile di “Mola Libera”, poiché nel frattempo avevo acquisito l’iscrizione nell’Ordine dei Giornalisti.

Una querela, come si suol dire, “a freddo”. Neppure notificata a chi scrive, ma appresa soltanto ormai alla conclusione del procedimento, nel marzo 2023, quando venivo portato a conoscenza della richiesta di archiviazione del PM al GIP.

In essa, un consigliere di maggioranza, stretto collaboratore del Sindaco, e tuttora in auge, nel querelare alcuni cittadini, nonchè un consigliere comunale di vera opposizione, mi accusava di non aver rimosso dalla pagina Facebook di “Mola Libera” – che, peraltro, è soltanto di supporto al nostro giornale on line – alcuni commenti considerati diffamatori ai suoi danni e di altri consiglieri comunali non specificati. La querela, come già anticipato, finì direttamente nel faldone delle archiviazioni.

COLONNA VINCE PER UN PUGNO DI VOTI E, ANZICHE’ APRIRSI AL CONFRONTO CON LA META’ DEL PAESE CHE NON LO HA VOTATO, ACCENTUA LA SUA POLITICA DI INTOLLERANZA VERSO IL DISSENSO

Si era ormai alla vigilia elettorale del 2023, e di lì a poco, Giuseppe Colonna avrebbe prevalso per poche decine di voti sul suo antagonista della coalizione avversaria.

In virtù di un risultato così divisivo dell’elettorato molese, ci si attendeva un cambio di rotta del Sindaco Colonna giunto al suo secondo mandato. Ovvero, una sua nuova metodologia di governo, più inclusiva e partecipativa, tenendo appunto conto che la metà dell’elettorato gli aveva votato contro.

Invece, Colonna iniziò la sua rinnovata attività all’insegna della chiusura più netta e ostile nei confronti innanzitutto dell’associazionismo locale più attivo nella difesa del territorio e dell’ambiente, a cominciare dalle associazioni e dai gruppi web che si battevano per tre diritti fondamentali: 1) la difesa dei diritti dei disabili; 2) la contrarietà al progetto di realizzazione dello scarico della fogna bianca nel mare della “Sciala delle cozze”; 3) la tutela della fascia pedecollinare di San Materno-Brenca dagli stravolgimenti dell’habitat rurale e storico.

“Mola Libera” non poteva che stare con quella parte della società molese che chiedeva il rispetto delle regole, dei diritti e della tutela ambientale e a quelle associazioni e ai suoi esponenti dava (e continua a dare) voce.

Fu così che si ebbe un crescendo conflittuale del Sindaco, della sua nuova Giunta e della sua maggioranza contro gli esponenti più in vista dell’associazionismo non allineato alle direttive politiche impartite da Colonna attraverso i “social media”.

Tutti ricorderanno le grandi battaglie di quel periodo dell’indomito “padre coraggio”, Andrea Desilvio, in difesa dei diritti dei disabili e delle loro famiglie, e sempre in corso, in particolare sul Centro diurno, promesso e ripromesso mille volte dal Sindaco Colonna e dai suoi Assessori ai Servizi sociali.

Tutti hanno in mente la capacità e la creatività della prof.ssa Rosa Innamorato e del suo gruppo “Per fare un fiore” nella difesa dei diritti degli animali, del verde cittadino e dell’ambiente distrutto dalla discarica Martucci, con la gravissima “escalation” dei codici 048 in ambito oncologico.

Nessuno può dimenticare la lunga e argomentata lotta del dott. Enzo Fortunato e degli aderenti al “Comitato sciala delle cozze”, per impedire lo scempio ambientale in riva al mare, purtroppo comunque compiuto.

Tutti sono consapevoli del ruolo esercitato nel tempo da Waldemaro Morgese, intellettuale di prestigio, con l’Associazione “Antiche Ville” per la valorizzazione dell’habitat rurale e che, in quel periodo, chiedeva adeguata trasparenza nell’operazione di allargamento della “Città dei ragazzi”.

Ad essi, per il tramite fondamentale delle pagine Facebook di “Mola Libera” – uno spazio aperto alla condivisione, alle segnalazione dei lettori, al libero dibattito – si affiancavano centinaia di lettori ogni giorno, per sostenerne il ruolo e l’azione, anche nei componenti del “Laboratorio di cittadinanza attiva”, con Luciano Mallima tra i più attivi.

Ma questa azione sociale di sensibilizzazione, di denuncia, di consapevolezza collettiva, di critica costruttiva e di proposta alternativa – nel colpevole silenzio delle forze di minoranza – anzichè essere utilizzata come un’occasione di dialogo e di confronto, venne, di fatto, rapidamente bollata dal Sindaco e dalla sua maggioranza come provocatrice, eversiva, in una parola… “diffamatrice”.

Si arrivò così al momento culminante della battaglia civile, nello specifico con la lotta per impedire lo scempio della “sciala delle cozze”, nella quale convergeva anche tutto il dissenso che, nel tempo, si era accumulato nella società molese e che non trovava espressione e adeguata rappresentanza nelle forze e negli esponenti di minoranza, sempre più dediti ad una pratica politica sostanzialmente consociativa con il Sindaco e la sua maggioranza.

I toni si fecero sempre più esasperati, in molti casi, soprattutto a causa della sordità del Sindaco alle legittime richieste che provenivano dal basso per chiedere immediati provvedimenti contro i roghi tossici, le mille discariche abusive disseminate nell’agro molese, l’inquinamento da percolato della discarica Martucci, la crescita percepita nel numero di ammalati e di morti da tumore, le strade rotte e sfasciate, l’illuminazione pubblica diventata “cimiteriale”, il clima di abbandono delle attività commerciali e di depressione economica, l’insabbiamento crescente del porto con i continui incagli di pescherecci, la costa deturpata dal cemento e dal nuovo canale a cielo aperto, l’annunciato e devastante “solarium” alla Rotonda, l’abbattimento indiscriminato di alberi, anche se sani e robusti, ecc. ecc..

Insomma, da un lato vi era una società civile in fermento e che chiedeva una svolta radicale al modo di governare; dall’altra, si palesava un potere sempre più chiuso e ostile alle legittime richieste dell’associazionismo più attivo e dei cittadini non ancora rassegnati al declino irreversibile dell’ex “conca d’oro”.

AL CULMINE DELL’AZIONE DI DISSENSO SOCIALE CHE MONTAVA NEL PAESE, COLONNA RISPOSE CON UNA RAFFICA DI QUERELE, PER IMBAVAGLIARE OGNI CRITICA

Il Sindaco Colonna, incapace o comunque non disponibile all’apertura di un vero dialogo e confronto, sentendosi accerchiato nel suo potere, fino a quel momento indisturbato, anche a causa di una minoranza scarsamente incisiva, reagì nel peggiore dei modi: con una scrollata di dosso del dissenso, con un’azione di forza, con un comportamento da autocrate.

Fu così che, in una seduta consiliare partecipata da una folta platea di cittadini, il 13 novembre 2023, dedicata alla discussione sullo scarico a mare della fogna bianca alla “sciala delle cozze”, Colonna annunciò pubblicamente la raffica di “querele bavaglio”, che, in silenzio, aveva già consegnato alla Caserma dei Carabinieri di Mola dieci giorni prima, il 3 novembre.

Il Sindaco lamentò, in quell’occasione, attacchi personali e, addirittura, lesse ad alta voce alcuni degli insulti che gli erano stati rivolti, molti dei quali non sono però stati rinvenuti nella querela che egli aveva presentato pochi giorni prima. Come pure si appurò in seguito, leggendo la querela, che nessun attacco era stato diretto ai componenti della sua famiglia: una circostanza destituita di fondamento, tuttavia divulgata ad arte per sabotare la petizione popolare che, come vedremo, organizzò il” Comitato per l’emergenza democratica” a partire dalla fine di novembre 2023.

Accadde infatti che, sull’onda delle “querele bavaglio”, su Mola scese una cappa di timore, quasi di paura, nell’esporre ulteriori critiche e valutazioni sull’operato del Sindaco e della sua amministrazione comunale. L’effetto “bavaglio” fu raggiunto quasi immediatamente con la desertificazione dei commenti sui social media e con l’autocensura per non incorrere in altri spiacevoli accadimenti.

NASCE IL “COMITATO PER L’EMERGENZA DEMOCRATICA”: PETIZIONE POPOLARE PER LA LIBERTA’ DI CRITICA POLITICA E DI STAMPA

Tuttavia, un gruppo di cittadini si strinse attorno ai querelati, dando vita al “Comitato per l’emergenza democratica” che, entro la fine di novembre 2023, avviò una petizione popolare per la libertà di pensiero, parola, stampa contro le “querele bavaglio” del Sindaco, indirizzata al Presidente della Repubblica, al Prefetto di Bari e al Procuratore Capo della Repubblica di Bari. Ecco il testo della petizione:

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IL CONSIGLIO COMUNALE A PORTE CHIUSE PER DISCUTERE DELLE QUERELE

Nel frattempo, in data 4 dicembre 2023, la seduta del Consiglio comunale fu presidiata all’esterno del Palazzo Municipale da un gruppo di attivisti del “Comitato per l’emergenza democratica”, con la partecipazione molto attiva di Andrea Desilvio, presidente regionale AILA (Associazione Italiana Lotta agli Abusi), notoriamente difensore dei diritti dei disabili e, come nel frattempo si era appreso dalle convocazioni effettuate dai Carabinieri di Mola, querelato insieme a diversi esponenti delle battaglie civili di quel periodo, già illustrate: Rosa Innamorato (“Per fare un fiore”), Waldemaro Morgese (“Antiche Ville”), Andrea G. Laterza (“Mola Libera”), Luciano Mallima (“Laboratorio di cittadinanza attiva”), oltre a numerosi altri cittadini, per un totale di quindici persone raggiunte dalla denuncia effettuata dal Sindaco per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Gli attivisti del Comitato e un folto gruppo attendevano che il Consiglio comunale, in particolare i consiglieri di minoranza, interrogassero il Sindaco sulle querele distribuite a pioggia sui cittadini molesi. Ma grande fu la sorpresa quando il consigliere Vincenzo Chiarelli chiese che si proseguisse nella seduta a porte chiuse, impedendo in tal modo una piena conoscenza dei fatti e delle motivazioni alla base delle querele.

Al termine della parte “segreta” del Consiglio, durata numerose ore, dopo che ovviamente la maggior parte delle persone presenti si era allontanata per l’impossibilità ad assistere, bocche assolutamente cucite da parte dei consiglieri, anche di quelli di minoranza.

L’ASSEMBLEA CITTADINA DEL 10 DICEMBRE 2023: IL RAMOSCELLO D’ULIVO DEL “COMITATO PER L’EMERGENZA DEMOCRATICA” VIENE RESPINTO DAL SINDACO COLONNA

Dopo una settimana, nella mattina di domenica 10 dicembre 2023, si tenne un’affollata assemblea pubblica presso il Castello Angioino, convocata dal “Comitato per l’emergenza democratica”, per illustrare la petizione e promuovere la raccolta delle firme.

L’Assemblea, dopo le relazioni dei promotori del Comitato, seguite da numerosi interventi del pubblico, emendò e votò un documento presentato dal comitato:

Il deliberato fu inviato, via pec, il 14/12/2023, al Sindaco del Comune di Mola, al Presidente del Consiglio Comunale, ai Consiglieri Comunali e, per conoscenza, al Segretario comunale, con il seguente oggetto: “Trasmissione del deliberato votato nell’Assemblea cittadina sulle libertà costituzionali di pensiero, parola, diritto di critica politica e stampa, tenutasi nel Castello Angioino di Mola di Bari in data 10 dicembre 2023“.

Non ci fu nessuna risposta, da nessuno dei destinatari. Anzi, nel corso di una conferenza stampa di fine anno tenuta dal Sindaco Colonna (la prima dal suo insediamento nel 2018 e dal nuovo mandato nel 2023, e finora rimasta l’unica), il Primo cittadino, ad una domanda specifica rivoltagli da “Mola Libera”, rispose che non avrebbe ritirato le querele, ma che avrebbe atteso il corso della Magistratura.

LA LETTERA PUBBLICA DELL’EX SINDACO CRISTINO A COLONNA: GLI CHIEDE DI RITIRARE LE QUERELE, MEMORE DEL SUO ERRORE DI VENTI ANNI PRIMA, MA COLONNA NEPPURE GLI RISPONDE…

E questo nonostante l’ex Sindaco Enzo Cristino, con una lettera diffusa pubblicamente, avesse invitato Colonna a ritirare le querele, facendo riferimento ad una sua esperienza pregressa che, col senno di poi, giudicava sbagliata. La querela sporta da Cristino non veniva evidenziata, ma i conoscitori della politica molese ben colsero il riferimento: si trattava della denuncia per diffamazione che, da Sindaco, egli aveva formulato nei miei confronti, insieme all’Assessore Berlen, e di cui ho parlato all’inizio di questo articolo. Querela, come si è visto, archiviata dal GIP su richiesta del PM, sebbene vi fosse stata l’opposizione del duo Cristino-Berlen alla richiesta di archiviazione.

LA RACCOLTA DELLE FIRME SENZA ALCUN SUPPORTO DEI CONSIGLIERI E DELLE FORZE POLITICHE DI MINORANZA

La raccolta delle firme si protrasse per alcuni mesi.

Si trattò di una petizione organizzata esclusivamente dal “Comitato per l’emergenza democratica”, senza alcun apporto concreto dei consiglieri comunali di minoranza e delle forze politiche di loro appartenenza.

E questo sebbene il Comitato, all’ovvia ricerca di alleati per ottenere un risultato il più possibile ampio nella raccolta delle firme, avesse più volte tenuto incontri informativi con i consiglieri di minoranza e con i rappresentanti dei partiti e liste civiche di riferimento. Tutti incontri che si concludevano sempre senza alcun appoggio esplicito, ma anzi con molti distinguo e tatticismi da parte dei consiglieri di minoranza, tanto che numerosi cittadini dell’area di centro destra si rifiutarono di aderire alla petizione.

Tra coloro che non vollero firmare la petizione, vi fu anche un nome altisonante storicamente legato alla destra molese, perchè a suo dire nelle querele del Sindaco (di cui non si conosceva ancora il testo) vi erano riferimenti espliciti ad offese indirizzate a parenti stretti del Sindaco.

Una circostanza assolutamente destituita di ogni fondamento, come poi la lettura delle querele dimostrò ampiamente. Ma in quel clima di “caccia alle streghe” ogni depistaggio fu buono per sabotare la raccolta delle firme…

L’INVIO DELLA PETIZIONE ALLE AUTORITA’ E LA CAPPA DI SILENZIO CHE SCESE SU MOLA. MA IL 31 LUGLIO 2024, IL SINDACO SI LASCIA SFUGGIRE CHE NELLA SEDUTA A PORTE CHIUSE DEL DICEMBRE 2023 I CONSIGLIERI DI MINORANZA GLI AVEVANO MANIFESTATO SOLIDARIETA’…

Tuttavia, con le sole forze del Comitato, una volta raggiunte le 1.110 firme, tutte con documento di identificazione, giudicate un obiettivo soddisfacente, la petizione fu inviata via posta elettronica certificata (pec) ai destinatari, in data 11 marzo 2024.

Da quel momento, scese una cappa di oblio sulla vicenda, con una comunità cittadina che continuava ad auto censurarsi per non incorrere nei rigori di nuove querele, quando, nella seduta consiliare del 31 luglio 2024, nel corso di un dibattito su lamentate nuove offese da parte del consigliere Calabrese, il Sindaco Colonna si lasciò sfuggire che nella riunione a “porte chiuse” del 4 dicembre 2023 – con al centro, come si è visto, la vicenda querele – tutto il Consiglio, compresi i consiglieri di minoranza, gli aveva espresso solidarietà e, quindi, nella sostanza avallato le querele ai danni dei 15 molesi denunciati dal Sindaco, tra i quali numerosi esponenti della società civile.

Intanto, si era venuto a sapere che il procedimento penale era stato assegnato al Pubblico Ministero (PM) dott.ssa Desiré Digeronimo e, quindi, si attendevano le sue determinazioni in merito al vaglio delle querele trasmesse dai Carabinieri di Mola alla Procura della Repubblica.

NEL SABATO DELLA FESTA PATRONALE, IL 7 SETTEMBRE 2024, IL SINDACO ANNUNCIA IL COLPO DI SCENA: RITIRA LE QUERELE! MA TACE CHE IL 25 LUGLIO PRECEDENTE IL PUBBLICO MINISTERO AVEVA GIA’ CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE PER I PRINCIPALI ESPONENTI DEL DISSENSO SOCIALE CITTADINO!

La questione sembrava andare per le lunghe, tenuto conto dei tempi della Magistratura italiana, ma il sabato 7 settembre 2024, il sabato della Festa Patronale, il Sindaco comunicava sulla pagina Facebook istituzionale la remissione (cioè il ritiro) di tutte le querele. Cosa gli aveva fatto cambiare idea?

Un gesto che fu salutato dai suoi sostenitori come “nobile”, avveduto, lungimirante. E quindi giù una pletora di commenti osannanti verso il Sindaco Colonna…

Tuttavia, nel frattempo, il “Comitato per l’emergenza democratica” aveva acquisito nuove informazioni che erano al vaglio dei legali dei querelati.

Le cose, infatti, non stavano affatto come voleva propagandare il Sindaco.

IL COMUNICATO DEL “COMITATO PER L’EMERGENZA DEMOCRATICA” FA LUCE SULLO STRUMENTALE RITIRO DELLE QUERELE DEL SINDACO COLONNA

Tanto che, esperite tutte le verifiche, a causa delle lungaggini burocratiche presso la Procura, un mese dopo, il 9 ottobre 2024, il Comitato per l’emergenza democratica diffondeva un comunicato che faceva luce sulla strumentalità del ritiro delle querele da parte del Sindaco.

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Il silenzio che ne seguì da parte del Sindaco Colonna fu più eloquente di tante parole: in sostanza, il Primo cittadino, pur essendo destinatario della notifica di richiesta di archiviazione di una parte delle querele, volle far credere alla cittadinanza che egli, dall’alto della sua magnanimità, “graziava” i reprobi.

In realtà, si seppe ancora meglio e con certezza che il Sindaco Colonna, se non la aveva saputo prima per via informale, aveva comunque ricevuto la notifica della richiesta di archiviazione da parte della Procura comunque in data 04-09-2024, quindi tre giorni prima del suo annuncio pubblico di ritiro delle querele, avvenuto, come si è detto, il 07-09-2024, nel sabato della Festa Patronale. Ecco la ricevuta che lo comprova, con la data in basso e la dicitura “Richiesta di archiviazione” in alto a destra:

Qui, l’articolo di “Mola Libera” sulla pagina Facebook del nostro giornale:

https://www.facebook.com/molalibera/posts/pfbid0iUeqHLXdXtwF4gTJey6jfChgfCgCRktrThhS374MX33gDVb3u2KQ9QjGsQ7DPUXnl

Nel frattempo, a fronte della remissione di querela, i Carabinieri di Mola, per dovere d’ufficio, chiamarono alla spicciolata i singoli querelati per chiedere se accettavano o meno il ritiro. I dinieghi, alla fine, furono numerosi, sia per il rifiuto di un presunto atto di clemenza che per la posizione di archiviazione in via di definizione.

Dopo qualche tempo, i contorni dell’intera vicenda finivano con il chiarirsi, dopo che finalmente il testo della querela era stato acquisito da alcuni dei querelati. Ne vedremo più avanti alcuni stralci che riguardano direttamente chi scrive, in qualità di direttore responsabile di Mola Libera, non potendo divulgare i contenuti appartenenti ad altre persone querelate per privacy.

PASSANO I MESI… E FINALMENTE ARRIVA IL DECRETO DI ARCHIVIAZIONE PER NUMEROSI QUERELATI. ECCO IL DOCUMENTO, CON LE MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM E QUELLE DI ACCOGLIMENTO DEL GIP

In sostanza, non solo si veniva a sapere con certezza che il 25 luglio 2024 il PM Digeronimo aveva già formulato richiesta di archiviazione per un gruppo di querelati, quindi ben prima del gesto strumentale del Sindaco di ritiro delle querele, avvenuto soltanto il 7 settembre 2024, ma che il decreto di archiviazione era già stato emesso dal GIP dott.ssa De Felice il 3 dicembre 2024, nel totale silenzio del Sindaco Colonna che, pure, era destinatario delle comunicazioni in merito sia da parte della Procura che del GIP, perchè nella querela aveva chiesto di essere informato, dagli Uffici Giudiziari, nel caso di archiviazione.

Ed ecco il decreto di archiviazione del 3 dicembre 2024, acquisito soltanto la settimana scorsa dai legali di alcuni querelati, perchè depositato in Cancelleria appena il 21 gennaio 2025 (sono stati omessi i nomi dei querelati per i quali non vi è stata richiesta di archiviazione):

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Come ben si può leggere dalle motivazioni del PM nella richiesta di archiviazione e nell’accoglimento, con decreto di archiviazione, da parte del GIP, una sonora lezione, sia pure indiretta, è stata impartita al Sindaco Colonna e ai suoi legali dalla Magistratura: infatti, sono stati enunciati molto bene i principi sulla libertà di critica politica e di stampa contenuti nella Costituzione, nelle leggi dello Stato e nella giurisprudenza della Cassazione, spiegando, in ogni caso, che i querelati “archiviati” non hanno diffamato il Sindaco poiché l’esercizio di critica politica e di stampa è stato esercitato con il limite della continenza verbale (cioè della moderazione nel linguaggio), della veridicità dei fatti posti a base della critica (non c’è quindi diffusione di “fake news”) e dell’assenza di qualsiasi attacco alla sfera personale del Sindaco (non si emettono giudizi sulle sue qualità morali, ecc.).

IL COMUNICATO DEL “COMITATO PER L’EMERGENZA DEMOCRATICA” SUI CONTENUTI DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM E DEL DECRETO DI ARCHIVAZIONE DEL GIP

A commento del fondamentale decreto di archiviazione, in uno con la richiesta di archiviazione, che chiude questa pessima pagina della recente storia politica cittadina, lo scorso 20 febbraio 2025, il Comitato per l’emergenza democratica ha diffuso un ultimo comunicato stampa:

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In esso, oltre a dare precisa notizia del decreto di archiviazione, riportando, sia da parte del PM che del GIP, la totale assenza di qualsiasi ipotesi di reato a carico di una parte dei querelati, chiarisce come “gli altri querelati, cioè quanti non hanno ricevuto richiesta e accoglimento di archiviazione, avrebbero senz’altro dimostrato in un eventuale giudizio la loro estraneità alle accuse del Sindaco di Mola, avendo fatto considerazioni forse dai toni un po’ sopra le righe, tuttavia indotte dal clima instaurato nel paese dal Primo cittadino”, fatto di controlli esasperati sui ‘social’, di rifiuto del confronto e di sostanziale criminalizzazione del dissenso sociale. Il tardivo ritiro delle querele è stato soltanto una mossa strumentale per evitare che il processo si celebrasse e lo vedesse probabilmente perdente anche nei confronti di questi cittadini. E l’accettazione di una parte di essi è legata soprattutto ad evitare i costi elevati di un processo, non al venir meno della difesa delle proprie ragioni.

In ogni caso, ora che vi è la certezza del decreto di archiviazione nei confronti di quattro esponenti del mondo associativo molese (Waldemaro Morgese, Rosa Innamorato, Andrea G. Laterza, Luciano Mallima), non resta che capire perchè il Sindaco Colonna aveva querelato, tra gli altri, anche il sottoscritto in qualità di direttore responsabile di Mola Libera, nonostante fosse ragionevole prevedere che la mia posizione, per l’inconsistenza delle accuse, sebbene molto gravi, sarebbe stata archiviata.

ECCO UN ESTRATTO DALLA QUERELA DEL SINDACO COLONNA CON LE ACCUSE A “MOLA LIBERA” E AL SUO DIRETTORE RESPONSABILE: UN ATTACCO PESANTISSIMO ALLA LIBERTA’ DI STAMPA

E allora vediamo cosa il Sindaco e i suoi legali hanno scritto nella querela cumulativa ai danni di 15 cittadini molesi, tra cui chi scrive, con un estratto riferito soltanto a Mola Libera e alla mia posizione personale, tenuto conto che, per privacy, non è opportuno riportare le specifiche accuse mosse nella querela agli altri querelati:

Come ben si può leggere, la querela si apre con un attacco immediato e diretto, molto pesante, a Mola Libera, accusata per ben due volte di diffondere notizie false (“fake news” nel punto successivo), con un rilievo gravissimo: per il Sindaco Colonna, Mola Libera diffonde notizie false con l’intento specifico di denigrarlo sia sotto il profilo politico che sotto quello personale e morale, oltre ad istigare contro lui e l’Amministrazione comunale i propri lettori procurando allarme nella comunità cittadina. Inoltre, il Sindaco accusa Mola Libera di non prendere mai le distanze nè di rimuovere i commenti ingiuriosi e diffamatori verso di lui.

Accuse gravissime e totalmente destituite di ogni fondamento, come ha sancito il decreto di archiviazione, riportate peraltro senza alcuna prova, mentre sono sempre stati numerosi gli avvisi ai lettori di “Mola Libera”, ben prima della querela di Colonna, di invito a moderare i toni e a non trascendere in aggressioni alla sfera personale dei politici.

Anche l’inciso successivo, ripreso più avanti dal corpo della querela, non solo è totalmente privo di qualsiasi ipotesi di reato, trattandosi di un’opinione su un fatto ben specifico annunciato dallo stesso Sindaco (la famosa “operazione salsicciotti” di mini dragaggio), ma viene addirittura attribuito in particolare al sottoscritto di aver fatto riferimento espressamente ad un disegno corruttivo… del quale non vi è minimamente cenno nel mio scritto, ipotizzando soltanto la prassi degli incarichi, ormai più che solita in gran parte degli enti locali, con affidamenti diretti.

Si capisce quindi benissimo che la querela mirava, oltre che a colpire, come si è detto più volte, gli esponenti più in vista del dissenso sociale, a provocare una condanna per diffamazione al nostro giornale che, a quel dissenso, dava e continua a dare spazio e voce.

Insomma, il “colpo grosso” di Colonna mirava ad imbavagliare innanzitutto “Mola Libera”: ottenuta una condanna per diffamazione, secondo i presumibili intendimenti di Colonna, il giornale non avrebbe avuto la forza per continuare e… quindi non è difficile immaginare che per il Sindaco di Mola di Bari sarebbe stato un sollievo vedere la chiusura del nostro giornale. Ma gli è andata male, molto male.

CONCLUSIONI

Non c’è molto altro da dire laddove parlano i pronunciamenti della Magistratura: avranno finalmente imparato la lezione i nostri politici? Speriamo! Se così non fosse, è certo che andranno incontro ad ulteriori cocenti sconfitte.

Posso soltanto aggiungere che la forza di un giornale e di un giornalista sta nella corretta esposizione dei fatti (diritto di cronaca) e nelle legittime e articolate opinioni (diritto di critica).

Chi scrive, fin dai primi tempi con altri giornali cittadini e oggi con “Mola Libera”, ha esercitato ed esercita con piena coscienza i due importanti diritti sanciti dalla Costituzione, dalla legge sulla stampa e dal codice di deontologia giornalistica. E le querele, tutte, finora ricevute dai politici locali sono finite in archiviazione per un solo motivo: la critica è stata basata sui fatti, non c’è mai stato alcun attacco alla loro sfera personale, familiare e professionale e il linguaggio è sempre stato corretto e contenuto.

Purtroppo, le “querele bavaglio” non sono una novità: ovunque, in specie nei Paesi a minor tasso di democrazia sostanziale, quando il potere politico si sente accerchiato dalle indagini giornalistiche, dal dissenso sociale e dalla protesta popolare reagisce cercando ogni strumento per mettere a tacere, innanzitutto, i giornalisti. Essi, se adempiono con onore e abnegazione al loro ruolo, sono in grado di scuotere le fondamenta del potere, laddove quel potere sia poco trasparente o si arroghi il diritto di ergersi al di sopra del popolo che lo ha legittimato con il voto.

“Mola Libera” continuerà a battersi perchè il Comune di Mola diventi una “vera casa di vetro”, con pareti attraverso le quali ogni cittadino possa avere piena e libera contezza dell’amministrazione della cosa pubblica.

Quanto al Sindaco Colonna, dire che ci aspettiamo le sue scuse formali è dir poco. Arriveranno? L’intelligenza di un vero politico sta nel far tesoro dei propri errori.

1 COMMENTO

  1. Caro Direttore,
    credo che le scuse pubbliche del sindaco non arriveranno.
    Anche perché, a differenza di altri Paesi, in Italia il querelante non paga mai pegno, neanche quando le accuse vengono giudicate manifestamente inconsistenti ed archiviate PRIMA di essere sottoposte alla valutazione di un tribunale.
    Magari le opposizioni potrebbero chiedere che il Comune risarcisca, sua sponte, i querelati per i danni subiti, visto che il sindaco, evidentemente, ha sbagliato.
    Ma ammettere di aver sbagliato è cosa sconosciuta a quella parte di umanità che un piccolo libro di Carlo Cipolla (Allegro ma non troppo) collocava nel quadrante -/- : ‘danno’ alla comunità SENZA ‘guadagno’ personale.
    Maurizio Costantini

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