Pubblichiamo la prima parte del Dossier “La storia della mega discarica, dagli inizi ai giorni nostri”: Dagli Anni ’70 alla vigilia dell’approvazione del Piano Regionale rifiuti del 2021. Ecco come sono andate le cose e perchè la politica non s’impegna mai a risolvere la pluridecennale emergenza ambientale. Nella seconda parte, dal voto del Consiglio Regionale, con l’emendamento “Parchitelli”, ad oggi, chiariremo le responsabilità dell’attuale classe politica e del perchè non si arriva mai a determinazioni conclusive: un girone infernale nel quale a rimetterci sono soltanto i cittadini e la loro salute.
La vicenda della discarica Martucci è una storia infinita. Fiumi di inchiostro sono stati versati e milioni di byte riempiono il web.
LA STORIA
Senza essere eccessivamente analitici, ecco come è nato un problema che ancora oggi, a distanza di decenni, è lontano dall’essere risolto. Le informazioni che seguono sono desunte da documenti ufficiali, interrogazioni parlamentari, comunicati di associazioni ambientaliste, resoconti giornalistici.
Come nacque la discarica: chi scavava la terra e chi la riempiva di rifiuti…
La discarica situata in Contrada Martucci, in agro di Conversano ai confini con il territorio molese, in un’area un tempo molto fertile, ha avuto inizio alla fine degli anni ’70 del ‘900, quando, a seguito della creazione di cave per l’estrazione di terreno agricolo da destinare alla trasformazione fondiaria, la famiglia Lombardi acquistò di seguito una superficie crescente in zona da destinare all’attività della propria ditta di raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani. Un’attività che già svolgeva in numerosi comuni della Provincia, compreso quello di Mola dove esercitava l’appalto, in maniera ininterrotta, fin dal lontano 1952.
Si arrivò al 5 agosto 1983 quando il Sindaco pro tempore di Conversano, l’on. Giuseppe DI Vagno, attestò che, a norma del decreto del Presidente della Repubblica (n. 915 del 10 settembre 1982), la ditta Lombardi esercitava la discarica in data antecedente all’entrata in vigore di tale norma, sanando formalmente così la posizione irregolare.
L’iter autorizzativo si concluse il 14 ottobre 1986 da parte della Regione Puglia con l’intestazione della discarica alla neonata «Lombardi Ecologia S.r.l.»: un’autorizzazione che non teneva conto della natura carsica del terreno, pur con l’evidente e documentata presenza di vore e doline che fungono da inghiottitoi naturali, assorbendo normalmente l’acqua piovana e portandola direttamente in profondità nel sottosuolo. E’ ovvio che, in presenza di percolato – il liquido tossico e nocivo che si forma dal degrado dei rifiuti sotto l’azione della pioggia che penetra nel corpo di una discarica – tali inghiottitoi naturali portano ad un inquinamento della falda acquifera, a maggior ragione se, come fu autorizzato dalla Regione e dalla Provincia, il progetto di realizzazione della discarica, nel suo primo lotto, non prevedeva l’impermeabilizzazione artificiale del suo fondo, limitandosi ad utilizzare la “terra rossa”, conseguente all’estrazione dalle attività di scavo.
Soltanto dieci anni dopo, nel giugno 1996, il Consiglio di Stato sancì che l’impianto della Lombardi non era funzionante prima del DPR 915/1982, ma che operava solo come deposito di materiali inerti e che, pertanto, non vi era titolo abilitativo per l’apertura della discarica ai sensi di legge. Ma tant’è: il sito che accoglieva i rifiuti solidi urbani raccolti dalla ditta Lombardi era ormai in funzione da tempo…
Rifiuti arrivano da Firenze e la discarica va oltre la superficie autorizzata: 1990, Conversano in rivolta. Proteste anche a Mola di Bari
Tra il 1986 e il 1990 l’attività della discarica si intensifica con ulteriori ampliamenti e con l’arrivo di rifiuti dal centro Italia, in particolare dalla zona di Firenze, mentre la Provincia di Bari continua, a più riprese, ad autorizzare l’esercizio provvisorio del primo lotto, ormai esaurito. Addirittura, nel giugno 1989, la Provincia estende il bacino di utenza della discarica dai comuni della provincia all’intero territorio regionale, con la Giunta Regionale che, giunge perfino ad autorizzarvi, per alcuni mesi, lo smaltimento di rifiuti ospedalieri di due ASL.
Nei mesi successivi si susseguono alcune chiusure e riaperture, con esiti altalenanti delle indagini di laboratorio sulle acque di falda, alla fine definite “tranquillizzanti”. Ma la situazione è tutt’altro che tranquilla: il lotto 1 è completamente esaurito e cumuli di rifiuti risultano abbancati in un’area non autorizzata, con un traffico sempre crescente di camion che scaricano rifiuti in continuazione. Monta la protesta che a Conversano si organizza in un comitato cittadino nell’ottobre 1990, dopo che un analogo comitato era sorto a Mola nel gennaio precedente per protestare contro la localizzazione prevista dalla Regione di una discarica di rifiuti tossici e nocivi da ubicare in una cava dismessa di Pozzovivo.
L’8 novembre 1990 il sindaco di Conversano Luigi Fanelli, a seguito di forti proteste popolari a Conversano, che giunge ad uno sciopero cittadino spontaneo guidato dal Comitato – seguite, in minor misura, a Mola di Bari – emette un’ordinanza di chiusura della discarica, dopo accertamenti dell’Ufficio Tecnico Comunale, a causa del completo esaurimento dei quattro ettari autorizzati. I ricorsi dei gestori vengono rigettati dal TAR Puglia (sentenze del 21 novembre 1990 e del 6 marzo 1991) e dal Consiglio di Stato. Scatta l’emergenza rifiuti e la Lombardi Ecologia viene autorizzata a stoccare i rifiuti molesi in una cava di contrada San Vincenzo a Mola, per poi trasportarli a Brindisi. Ma i rifiuti rimangono in parte nell’agro molese. Nel successivo aprile 1993, la Procura della Repubblica mette sotto sequestro la discarica abusiva di San Vincenzo.
Nel marzo 1991 a Mola si tiene una folta manifestazione cittadina per chiedere la chiusura della discarica Martucci, che vede anche la chiusura di molti negozi al passaggio del corteo. Successivamente molti cittadini conversanesi e molesi protestano sotto le finestre del TAR Puglia, che conferma la chiusura. I tecnici dell’Istituto Superiore della Sanità scendono in Puglia per verificare lo stato della discarica.
Comincia il balletto dei politici e dei giudici: una tela di Penelope, tra sentenze e ricorsi all’infinito, che finiscono con il favorire l’ampliamento della discarica, anzichè la sua chiusura
Nonostante la protesta dell’intera Conversano degli anni precedenti, nel settembre 1993 la Giunta provinciale, dietro richiesta della Lombardi, concede la riapertura provvisoria della discarica Martucci (I° lotto) in base ad una sentenza del Consiglio di stato del marzo 1993 che aveva bocciato, per irregolarità formali, il provvedimento del TAR di chiusura della discarica del precedente marzo 1991.
Nel settembre 1995, l’ENEA in base ad una verifica sostiene che la discarica Martucci è fortemente inquinata, sia nel suolo che nell’acqua di falda, a causa della mancata impermeabilizzazione del fondo.
Il mese successivo, ottobre 1995, accade l’incredibile: il TAR ordina la nuova chiusura della discarica accogliendo un ricorso del Comune di Conversano contro la riapertura decisa dalla Provincia, ma la Giunta provinciale, nel giro di ventiquattro ore, la riapre.
Ma non solo: mentre nel giugno 1996, come si è visto, il Consiglio di Stato sanciva che la discarica non aveva titolo per ottenere l’autorizzazione all’esercizio che, invece, era stato concesso alla ditta Lombardi dal Comune di Conversano nell’agosto 1983, dopo quattro mesi, a fine ottobre 1996, la Provincia di Bari autorizza anche l’esercizio di un lotto aggiuntivo (lotto III) per ulteriori 100mila metri cubi, sempre a causa dell’emergenza del «ciclo dei rifiuti».
Nel 1996 viene chiuso il primo lotto per esaurimento delle volumetrie: un lotto, come si è già detto, realizzato senza alcuna protezione, con i rifiuti abbancati direttamente nello scavo privo di teli di protezione, ma solo di generica “terra rossa”. In seguito, la copertura del primo lotto verrà addirittura eliminata per far posto ad un parco fotovoltaico, aumentando quindi in maniera esponenziale la penetrazione dell’acqua piovana nel corpo dei rifiuti e, quindi, favorendo ancor più la produzione del percolato.
Sino al marzo 2011, la discarica Martucci vedrà passare da 12 a 21 i comuni autorizzati al conferimento e gli iniziali 145.000 metri cubi del terzo lotto («quanti ne può contenere il III Lotto Settore D» come recitava l’ordinanza del Presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto) si moltiplicheranno, prima grazie alla realizzazione di altri due settori nello stesso lotto, quindi con i sopralzi “a panettone” e proroghe su proroghe ai rialzi (che arrivano fino a 10 metri sul piano di campagna), concesse dal successivo Presidente regionale Nichi Vendola.
Complessivamente la discarica arrivò ad interessare oltre 30 ettari, ricevendo nel tempo milioni di tonnellate di rifiuti provenienti da ogni dove (ad esempio, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e altre), superando anche 1.000 tonnellate al giorno senza le dovute precauzioni previste dalla legge per lo smaltimento dei rifiuti in discarica.
Nel corso degli anni, «Lombardi Ecologia S.r.l.» ha acquisito la proprietà dei suoli limitrofi alla discarica, dando il compito alla azienda «Fi.Lom. S.r.l.» (Fondiaria Immobiliare Lombardi) di realizzare o coltivare (sui campi non destinati nell’immediato ad accogliere i rifiuti) vigneti, ciliegeti, oliveti, carciofi e ortaggi vari.
I terreni agricoli confinanti coltivati e innaffiati con il percolato della discarica e i rifiuti seppelliti illegalmente fuori dal perimetro dei lotti autorizzati, anche in territorio di Mola
Dalle indagini della Procura della Repubblica di Bari emerse che sotto alcuni dei terreni confinanti con la discarica furono interrati illegalmente rifiuti di ogni genere, come anche in cave abusive e abbandonate dell’agro della confinante Mola di Bari, o in terreni agricoli, in particolare in località San Vincenzo, come emerse dalla prova fornita dall’allora dipendente della Lombardi Ecologia, Domenico Lestingi, che, il 27 marzo 2012, vi si recò con un escavatore e portò alla luce grandi quantità di rifiuti ivi seppelliti illegalmente.
Dalle stesse indagini e dal racconto di alcuni ex dipendenti della Lombardi Ecologia è emerso inoltre che i campi limitrofi alla discarica venivano innaffiati attraverso un sistema di pompe sommerse e tubature, come testimoniano documenti fotografici e video, consegnati all’epoca alla Procura della Repubblica, con l’enorme quantità di percolato che si accumulava durante l’esercizio della discarica, tanto da aver creato due «laghi» ai lati del I lotto di esercizio.
Aperture, chiusure… e riaperture… la mano della politica regionale sulla discarica e una magistratura amministrativa a corrente alternata…
I comuni di Mola e Conversano emanarono ordinanza per la caratterizzazione e la bonifica dei siti utilizzati dalla Lombardi Ecologia per lo smaltimento illegale di rifiuti solidi urbani e speciali, nonché pericolosi, ma la stessa ditta non vi provvide, presentando ricorso al TAR.
La sentenza del TAR Puglia, depositata il 7 ottobre 2010, diede ragione ai comuni di Conversano e Mola annullando l’ordinanza del presidente della provincia di Bari del 29 giugno 2010, l’ordinanza del presidente della provincia di Bari del 6 agosto 2010, nonché i pareri dell’ARPA Puglia e della A.S.L. Bari, che consentivano la prosecuzione e l’ampliamento delle attività in discarica, e condannando alle spese processuali Regione, Provincia, ASL Bari, ARPA Puglia e Lombardi Ecologia.
Per l’organo della giustizia amministrativa regionale, infatti, fu evidente che «la scelta di consentire ulteriori conferimenti nella già satura discarica di Conversano abbia costituito non la scelta obbligata sebbene la scelta più comoda, quella più semplice da seguire, ma anche la conseguenza di una imprudente sottovalutazione dei rischi connessi al contenzioso pendente». E il parere reso da ASL e ARPA alla provincia di Bari, e che aveva portato al sopralzo, fu sommario e nel caso della ASL addirittura immotivato.
Il 14 ottobre 2010, il Consiglio di Stato dispose la sospensiva della sentenza fino al 26 ottobre 2010 perché la Regione Puglia aveva impugnato la sentenza del TAR.
Il 26 ottobre 2010, il Consiglio di Stato confermò la sospensione della sentenza del TAR sulla chiusura del III Lotto e, quindi, ne confermò la riapertura, fissando la trattazione del merito al 31 maggio 2011, in pubblica udienza.
Un’udienza che però non fu mai tenuta perché, intanto, il 31 marzo 2011 il III lotto fu chiuso (ma mai ufficialmente) perché ricolmo oltre il possibile, portando i rifiuti a raggiungere, come si è detto, i 10 metri di altezza oltre il livello di campagna.
Lotti 1 e 3 esauriti ma intanto Vendola concede l’impianto complesso per la produzione di ecoballe (CDR) alla Progetto Gestione Bacino Bari 5
Con il decreto n. 53 del Commissario delegato per l’emergenza in materia di rifiuti in Puglia Nichi Vendola del 26 maggio 2011 avente per oggetto «Affidamento del servizio di gestione del Sistema pubblico impiantistico complesso per RSU a servizio del bacino di utenza BA5 in agro di Conversano. Aggiudicazione definitiva. CIG 0860966B9B» (composto da centro per il materiale proveniente da raccolta differenziata, biostabilizzazione, produzione di CDR e discarica di servizio-soccorso), così come già avvenuto nel luglio 2006, e sempre «in considerazione dell’emergenza rifiuti», fu stabilito che il servizio fosse aggiudicato definitivamente per una durata di 15 anni alla RTI «Lombardi Ecologia S.r.l.» e «CO.GE.AM. S.r.l.» (oggi Progetto Gestione Bacino Bari 5) nonché fu definito il corrispettivo economico del servizio.
Il 30 maggio 2012, un anno dopo l’aggiudicazione della gara d’appalto, il commissario delegato Nichi Vendola e il RTI Lombardi Ecologia e Progetto Gestione Bacino Bari 5 firmarono il «contratto di affidamento del pubblico servizio» dell’impianto complesso di trattamento dei RSU.
Il gesto eclatante di Domenico Lestingi, il sequestro giudiziario e la manifestazione popolare a Mola di Bari
Il 27 marzo 2012, come si è anticipato, Domenico Lestingi, all’epoca dipendente della Lombardi Ecologia, ebbe il coraggio di denunciare lo smaltimento irregolare di rifiuti nelle campagne tra Conversano e Mola. In quella data si impadronì di una ruspa e cominciò a scavare in un terreno di contrada San Vincenzo, in agro di Mola, dove sapeva che erano stati seppelliti illegalmente dei rifiuti, portandoli alla luce alla presenza dei Carabinieri che, nel frattempo, erano intervenuti.
Il suo gesto permise alla magistratura di aprire un’indagine giudiziaria, tanto che, successivamente, in data 18.04.2013 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Annachiara Mastrorilli, dispose il sequestro preventivo senza facoltà d’uso delle vasche della suddetta discarica di servizio-soccorso dell’impianto complesso presente sempre in contrada Martucci, specificando che “in occasione del sopralluogo eseguito il 31.01.2013” la Procura di Bari ha riscontrato “la presenza di vore (…). Quanto riscontrato evidenzia la possibile presenza di rischio di contaminazione delle acque di falda a causa della diretta comunicazione del percolato di discarica attraverso i predetti punti di comunicazione (vore e doline).”
L’esecuzione del decreto di sequestro penale preventivo condusse i carabinieri del NOE, i Carabinieri della stazione di Conversano, la guardia costiera sezione di Polizia Giudiziaria ad apporre i sigilli.
Nel fascicolo della procura di Bari risultarono indagate 11 persone, tra tecnici e imprenditori delle aziende della RTI e funzionari della regione Puglia, a cui vennero contestati i reati di omissione di atti di ufficio, falso, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata, diverse violazioni dell’articolo 256 decreto legislativo n. 152 del 2006 nonché del decreto legislativo n. 231 del 2001 inerente la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Tramite la testimonianza di Domenico Lestingi, attraverso un’ampia documentazione audio/foto/video, intercettazioni telefoniche e riscontri documentali, venne alla luce la strutturale inidoneità morfologica del sito in contrada Martucci; la fraudolenta realizzazione delle vasche di soccorso all’impianto realizzate senza il previsto strato di argilla, le gravi lesioni al manto in HDPE; gli omessi controlli durante le procedure di collaudo della nuova discarica nonché predisposizioni di campionatura ad hoc per ottenere risultati scientifici corrispondenti alla normativa; il conferimento di tipologie di rifiuti non autorizzati anche pericolosi e considerati «speciali» come batterie d’auto, pneumatici, reti frangivento e rifiuti ospedalieri e altro; la non corretta biostabilizzazione del rifiuto; la grave ed illecita situazione dei lotti esauriti nei quali vi sono stati illeciti abbancamenti e con pericolose percolazioni ed emissione gassose derivante da fermentazioni tossiche.
L’azione di denuncia venne condotta attraverso testate giornalistiche locali che raccolsero la testimonianza di Domenico Lestingi e tramite l’azione dei comitati di cittadini nati spontaneamente sul territorio come «Chiudiamo la Discarica Martucci» a Mola di Bari, tanto che il 24 maggio 2013 si tenne a Mola una gigantesca manifestazione popolare per le vie cittadine per chiedere verità e giustizia sui troppi silenzi e le troppe omissioni intorno alla discarica dei veleni.
La protesta contro il Piano Regionale dei rifiuti del 2013
Dopo la pausa estiva il tema del nuovo piano regionale dei rifiuti tornò al centro dell’attenzione. La Giunta Regionale presieduta da Nichi Vendola incluse ancora una volta il sito Martucci all’interno del piano, provocando la reazione delle associazioni ambientaliste locali che il 15 ottobre 2013 invitarono i cittadini dell’area vasta Martucci (Mola, Conversano, Rutigliano e Polignano) a manifestare in occasione della discussione e approvazione in Consiglio Regionale di tale strumento programmatorio.
In specie da Mola e da Conversano giunsero in Via Capruzzi numerosi pullman e mezzi privati che portarono sotto il palazzo regionale molte centinaia di persone, con blocco alla circolazione automobilistica e una delegazione che assistette, nell’aula del Consiglio Regionale, al dibattito e alla votazione.
Purtroppo, nonostante la protesta vibrata ed energica dei cittadini presenti in strada e di ogni tentativo della delegazione di ottenere lo stralcio del sito Martucci dal Piano regionale, il Consiglio regionale ne votò l’inclusione, pur istituendo un Tavolo tecnico regionale con l’obiettivo di condurre studi e approfondimenti finalizzati ad un’indagine sull’eventuale contaminazione delle matrici ambientali (suolo e acqua di falda, innanzitutto).
Il tavolo tecnico regionale: quando si vuole far morire una protesta ecco pronto un tavolo…
Ed è da questo punto in avanti che tutta la vicenda Martucci prende una piega assurda, a vantaggio assoluto dei “poteri forti” della politica regionale e dell’imprenditoria dei rifiuti, e a detrimento di quelle molte centinaia di cittadini che erano scesi in piazza e che, comunque, ci avevano “messo la faccia” dell’impegno.
L’8 novembre 2013 gli attivisti molesi di “Chiudiamo la discarica” e in misura minore quelli di “Riprendiamoci il futuro” di Conversano e di Legambiente si recano a Bari per una marcia da Piazza Prefettura alla sede del Presidente della Regione Puglia in Lungomare Nazario Sauro, dopo essere stati ricevuti da Michele Emiliano, all’epoca Sindaco di Bari, al Palazzo comunale.
L’incontro con Nichi Vendola e l’Assessore all’Ambiente Gianni Nicastro si rivela subito molto infruttuoso. Vendola, in sostanza, fa muro di gomma, assolutamente contrario a mettersi contro i poteri forti del sistema dei rifiuti, evidenziando che non ci sono i presupposti per revocare l’appalto alla Progetto Gestione Bacino Bari 5 che gestisce l’impianto complesso per la produzione di CDR a Martucci, sebbene le inchieste della Magistratura avessero già fatto emergere illeciti gravissimi, con decine di persone sotto indagine giudiziaria, tra le quali numerosi funzionari regionali.
Il successivo 14 novembre 2013, in base a quanto stabilito in un ordine del giorno approvato dall’intero Consiglio Regionale, e allegato al nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, tenuto conto che “negli ultimi anni associazioni di cittadini residenti nei comuni limitrofi all’impianto hanno manifestato preoccupazione per la loro salute e per l’ambiente a causa della potenziale contaminazione di un’area vasta”, si insediava il tavolo tecnico che, entro il 15 aprile 2014, dovrà “assumere ogni utile iniziativa finalizzata a coordinare tutte le attività ricognitive che consentano una più dettagliata conoscenza dei dati ambientali relativi a suolo, sottosuolo e falda dell’area vasta, che permettano l’individuazione dei responsabili dell’inquinamento e quindi l’avvio di interventi per la bonifica e la riqualificazione dell’area”.
Inutile dire che, a conti fatti, il Tavolo tecnico regionale, si rivelerà un autentico flop, con attività scarse e poco incisive, nonostante la presenza al suo interno dei rappresentanti dei comitati ambientalisti, tanto da arrivare, dopo essersi fermate nei primi mesi del 2017, al novembre 2018, ben 4 anni dopo il termine stabilito all’atto della sua istituzione, per essere sciolto dalla Giunta regionale con un trasferimento delle sue residue attività e fondi finanziari di dotazione ai comuni dell’area vasta, con Mola capofila.
Il processo per disastro ambientale finisce a tarallucci e vino: tutti assolti…
il 16 febbraio 2015 inizia ufficialmente il procedimento penale per gli 11 rinviati a giudizio, tra cui Rocco Lombardi, per – fra gli altri capi d’accusa – disastro ambientale in contrada Martucci, con la celebrazione della 1^ udienza preliminare. Tre anni dopo, il 10 maggio 2018 il processo si conclude nella delusione generale dei cittadini che chiedevano verità e giustizia.
Il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP) Antonio Diella manda assolti tutti gli imputati perchè “il fatto non sussiste”, quindi con formula piena, nonostante l’indagine del collegio peritale CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio), diretta dall’ing. Boeri, abbia chiarito molto bene la presenza di un diffuso inquinamento ambientale in contrada Martucci, per gravi violazioni di legge, evidenziando peraltro nella sua relazione (consegnata al Giudice) che “il non superamento delle CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) non deve sminuire la gravità del danno ambientale provocato dalla interazione fra acque di falda e percolato di discarica (…). Tale ingente massa d’acqua maschera quindi l’entità dell’impatto…”.
Nel corso del processo si verifica uno dei fatti più dirompenti che, sebbene extra processuale, finisce con il produrre un forte impatto, anche se indiretto, sull’andamento del dibattimento giudiziario. Un processo che vede un’agguerrita difesa degli imputati fare perno su blasonati “principi del foro”, mentre la difesa dei Comuni e delle due associazioni ambientaliste (Legambiente e WWF) costituitesi parte civile, non ottiene risultati tangibili nel corso del dibattimento. E, al termine del processo, non si registra la loro presenza nella fase decisiva delle conclusioni finali.
Peraltro, il fatto extra processuale, che segna un involontario ma incredibile “assist” alla difesa degli imputati, è rappresentato dall’intervista rilasciata ad un settimanale locale dal CTP, cioè il perito di parte civile, un chimico designato dal Comune di Mola d’intesa con il Comune di Conversano.
In tale intervista, non concordata con gli amministratori comunali nè con l’avvocato di parte civile, il chimico mette in evidenza considerazioni tecniche che sminuiscono fortemente le tesi ambientaliste sull’inquinamento provocato dalla discarica e che in quel frangente era all’attenzione del Giudice del processo attraverso le prove peritali eseguite dal collegio CTU dell’ing. Boeri. In poche parole, il consulente tecnico dei Comuni anzichè adoperarsi per supportare la difesa dei Comuni, al fine di evidenziare elementi scientifici a sostegno della tesi di disastro ambientale, afferma che il percolato non ha raggiunto la falda, o che, comunque, non si rileva alcun sostanziale inquinamento, in contrasto con la stessa tesi del collegio peritale del Giudice. Affermazioni che correggerà in seguito, ma intanto la difesa degli imputati ne trae immediatamente beneficio.
Peraltro, a mettere la pietra tombale su ogni possibilità di ribaltamento della sentenza di assoluzione vi è la decisione della Procura della Repubblica di Bari che, in data 21/01/2019, con un decreto di non impugnazione, decide di non presentare appello alla sentenza di assoluzione del Giudice Diella, nonostante i Consigli comunali di Mola e Conversano, sebbene a termini quasi scaduti, abbiano invitato il Procuratore Capo a formulare il ricorso in secondo grado.
Tuttavia, nonostante l’assoluzione di tutti gli imputati, il dispositivo della sentenza emanato dal GUP Diella contiene un richiamo esplicito “agli organismi di controllo e agli Enti Locali competenti i quali hanno piena contezza sia di tutto il materiale d’indagine, sia di tutti gli accertamenti e le valutazioni tecnico-scientifiche acquisite agli atti, sia di tutte le indicazioni fornite dai periti e consulenti in merito agli interventi da effettuare per risolvere le criticità, portare a norma la realizzazione e/o la stessa presenza e/o la utilizzazione delle vasche…. Effettuare le loro autonome valutazioni in merito all’eventuale possibile ripresa di esercizio/utilizzazione/messa in sicurezza …. e degli eventuali da far effettuare sui pozzi di monitoraggio, sulla estrazione del percolato…. sugli eventuali pericoli di esplosione…”.
Ed è di fronte a questa “raccomandazione” del Giudice Diella che la politica, anzichè attivarsi concretamente, ricomincia con il gioco dello scaricabarile.
La Regione Puglia – dove alla presidenza della Giunta Regionale ormai siede stabilmente da tre anni Michele Emiliano – come si è già anticipato, anzichè riconvocare il Tavolo tecnico regionale (che era già scandalosamente non operativo da un anno e mezzo) per ascoltare le conclusioni delle sue attività e decidere quindi azioni operative per arrivare alla bonifica della discarica, a fine novembre 2018 trova ben più comodo evitare le implicazioni della sentenza Diella e dichiara cessate le attività del Tavolo tecnico regionale, per trasferire quelle residuali ai Comuni di Mola, Conversano e Polignano, tenendosi le mani libere.
Infatti, il 29 novembre 2018, la Regione Puglia, con Deliberazione della Giunta Regionale n. 2211, così stabiliva: “In occasione dell’iter approvativo del vigente Piano Regionale dei Rifiuti Urbani della Regione Puglia (PRGRU), i Comuni interessati, le associazioni ambientaliste e privati cittadini, con numerose segnalazioni, hanno manifestato preoccupazioni riconducibili alle attività svolte nell’area ricadente nei Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare, denominata “area vasta di Contrada Martucci”, per lo stato dell’ambiente e la salute della cittadinanza” e in forza di tali affermazioni conferma “Di rendere i Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare, per il tramite del Comune Capofila (Comune di Mola di Bari), parte attiva nelle attività a farsi, che dovessero ritenere opportune, e finalizzate ad una più dettagliata conoscenza dello stato ambientale di falda, suolo e sottosuolo nell’area vasta denominata “Contrada Martucci“. E, sulla scorta di tali premesse, statuisce per il Tavolo Tecnico “di concludere i lavori di cui all’OdG n. 179/2013 riconducendo le residue attività a procedimenti ordinari di cui all’art. 192 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e al D.Lgs. 36/2003, rendendo le risorse finanziarie residue disponibili per i Comuni di Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare per finalità “ambientali” da concordare con la Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia, sulla scorta di proposte presentate dai Comuni interessati entro 120 giorni dalla pubblicazione sul BURP del presente provvedimento, finalizzate a perseguire, a titolo indicativo e non esaustivo o vincolante, i seguenti obiettivi:
- interventi sulle aree oggetto di deposito incontrollato di rifiuti in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine e anche attraverso sopralluoghi mirati;
- definizione puntualmente delle aree oggetto di abbandono incontrollato dei rifiuti, loro caratterizzazione, smaltimento e ripristino ambientale:
- eventuale caratterizzazione dei suoli;
- realizzazione di una rete piezometrica di monitoraggio della discarica da definire sulla base di apposito studio geomorfologico, idrologico ed idraulico di dettaglio, sulla base delle caratteristiche sito specifiche dell’area in questione.
Di trasmettere al Consiglio Regionale, per il tramite della competente Commissione V, i seguenti documenti in esito alle attività di cui all’OdG n. 179/2013:
- “Piano per la valutazione dello stato ambientale dell’area vasta In Contrada MartuccI – Conversano”.
- “Relazione sulle Indagini svolte a sul risultati conseguiti relativamente alla valutazione dello stato ambientale dell’area vasta In Contrada Martucci – Conversano”.
Di impegnare:
il Comune di Conversano ed ARPA, a valle della necessaria interlocuzione con P.M., ad effettuare un sopralluogo sui lotti 1 e 3 della “vecchia discarica” al fine di verificare lo stato dei luoghi e programmare quindi le possibili attività di monitoraggio o individuare le necessarie opere da realizzare;
il Comune di Conversano a contattare il curatore fallimentare e il custode giudiziario per verificare se il percolato del Lotti 1 e 3 della “vecchia discarica” sia attualmente gestito;
la Sezione regionale Autorizzazioni ambientali a riavviare i lavori del tavolo tecnico che portarono il 06/08/2013 a stralciare dalla procedura di rinnovo AIA la discarica di servizio (vasca A e B) dell’impianto complesso sito in Conversano in contrada Martucci;
AGER, ad oggi titolare del contratto, ad effettuare approfondimenti in ordine ad eventuali posizioni attive della Lombardi ecologia, aggredibili per assicurare la gestione del percolato e ad effettuare una ricostruzione su come si siano evolute le compagini societarie coinvolte;
la Sezione regionale Ciclo dei rifiuti e bonifiche a valutare le proposte che saranno presentate dai Comuni, sentite ARPA e ASL, coordinandone le azioni”.
Abbiamo pubblicato importanti stralci della delibera regionale perchè da quel momento venne a determinarsi una fase completamente nuova, che se fosse stata ben gestita dai Comuni avrebbe potuto mettere la Regione di fronte alle proprie responsabilità, arrivando finalmente ad una conclusione della pluridecennale vicenda Martucci. Purtroppo così non è stato e la sostanziale inerzia dei comuni, accompagnata dall’assenza di sostanziali attività di indagine e consulenza dell’ARPA, ha portato all’attuale stato di assoluta indeterminatezza.
Vediamo cosa è accaduto dal 2018 ad oggi.
Le due relazioni dell’ARPA dell’ottobre 2019 e gennaio 2020: 20 milioni di litri di percolato prodotti dalla discarica… che non si trovano!
Il 4 ottobre 2019, a seguito di quanto stabilito dal Tavolo Tecnico intercomunale il 19 agosto, si procedette al sopralluogo nelle aree delle discariche in contrada Martucci per verificare lo stato dei luoghi nel complesso, considerata la lunga assenza di manutenzione e controlli sebbene si fosse in regime di sequestro giudiziario operato dalla Magistratura sin dal lontano aprile 2013 a seguito del gesto eclatante di Domenico Lestingi che portò alla luce le notevoli irregolarità e illeciti nella gestione del sito. Un periodo di tempo estremamente prolungato per impianti di quella natura per non destare preoccupazioni su danni ambientali e alla salute pubblica.
Nel tempo ci furono diversi interventi di verifica ordinati dalla Magistratura: indagini del PM Pisani, nella fase istruttoria; del GIP Mastrorilli (con il primo incidente probatorio), nel giudizio sulle indagini preliminari; del GUP Diella (con il secondo incidente probatorio), nel giudizio di merito per il troncone processuale del disastro ambientale, e un primo sopralluogo dei componenti del Tavolo Tecnico intercomunale del 23 aprile 2019, quindi dopo che la Regione s’era scaricata della propria operatività diretta passandola ai Comuni.
A seguito del primo sopralluogo del Tavolo Tecnico intercomunale emerse lo stato di forte degrado ed abbandono in cui versava l’intera area, nonché i mancati interventi tecnici.
In particolare, l’Arpa rilevava la necessità di una manutenzione generale del corpo della discarica «in quanto la stessa presenta avvallamenti, crescita di vegetazione al di sopra del telo in HDPE e che le acque meteoriche incidenti non vengono allontanate dalla discarica per il tramite della condotta predisposta al bordo della discarica». Inoltre si rilevava che nulla si sapeva sulla gestione del percolato che negli anni si era raccolto sul fondo della discarica. Peraltro, dal sopralluogo effettuato sui pozzi spia asserviti alla discarica (cinque, di cui due a monte e tre a valle) l’Arpa stessa rilevava una situazione immutata rispetto ad un suo precedente accertamento effettuato il 30.11.2018, fatto pervenire con apposita relazione a tutti gli Enti interessati, ovvero di completo inutilizzo o fuori uso.
Su queste premesse il Sindaco di Conversano, territorialmente competente sugli impianti, intervenne intimando il ripristino degli impianti e la messa in sicurezza dei luoghi, con l’emissione di un’apposita ordinanza (che fu impugnata dalla curatela fallimentare).
Seguiva quindi il sopralluogo del 4 ottobre 2019 che portava alla stesura di un’importante relazione dell’ARPA, del 23/10/2019, che di seguito alleghiamo:
A quella prima relazione ne è seguita una seconda, sempre dell’ARPA, a seguito del sopralluogo del 24 gennaio 2020:
Come ben si può leggere dalle due relazioni tra loro concatenate, l’ARPA Puglia nella sua prima relazione (ottobre 2019) ha stimato la produzione di 20.000 metri cubi di percolato (che equivalgono a 20 milioni di litri), che scaturiscono dai rifiuti presenti nel solo lotto III, nel periodo intercorrente tra il sequestro giudiziario della discarica (aprile 2013) e il sopralluogo eseguito (ottobre 2019), per un totale di sei anni e mezzo.
Nella seconda relazione (gennaio 2020), l’ARPA spiega il tentativo di verificare se nei pozzi di raccolta fosse presente il percolato stimato, comunque mai estratto nel corso degli anni successivi al sequestro giudiziario.
L’esito della misurazione ha dato esito negativo, poichè lo strumento di misura non ha potuto raggiungere il fondo della discarica a causa di svariati motivi tecnici che si leggono nella relazione. E pertanto l’ARPA consiglia di effettuare le idonee misurazioni dirette a cura di ditte specializzate, con idonea strumentazione, oppure di optare per indagini indirette (geoelettriche).
In sostanza, si conclude con un nulla di fatto il doppio sopralluogo dell’ARPA. Eppure è la stessa ARPA a scrivere che la discarica ha prodotto 20 milioni di litri, ma senza aggiungere ad una conclusione certa.
Successivamente, in base alle decisioni prese, i comuni del Tavolo tecnico intercomunale decisero di affidare la verifica sull’esistenza o meno del percolato alle indagini geoelettriche.
Le indagini si svolsero, sul solo lotto III, a cura di una ditta specializzata, iniziando il 4 maggio 2021 e terminando il 4 novembre 2021.
Al link seguente, i lettori trovano un articolo di Mola Libera che contiene la relazione completa, in versione integrale, redatta dalla società incaricata:
Dall’esame della relazione tecnica si evince molto chiaramente che il telo HDPE, cioè la geomembrana che protegge il fondo e i fianchi del lotto III, è lacerata in più punti e, quindi, il percolato deve, per forza di cose, essere uscito dal corpo della discarica e aver raggiunto il sottosuolo e di là, con ogni probabilità, la falda acquifera.
Tuttavia, la politica non vuole prendere atto neppure di questa importante indagine, sia pure con risultati indiretti, e pertanto, nel frattempo, il 15 ottobre 2021 la Giunta regionale adotta il nuovo Piano regionale rifiuti, includendovi ancora una volta Martucci, per presentarlo di lì a poco al Consiglio regionale per il varo definitivo con legge regionale.
Nel frattempo, a Mola si susseguono incontri pubblici e in locali di partito per capire il da farsi. A seguito di un dissenso sulle modalità di gestione dei rapporti tra l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” e il potere politico – molese, metropolitano e regionale – nasce il Comitato STOP Martucci che si occupa nell’immediato della prossima approvazione del Piano regionale rifiuti da parte del Consiglio Regionale, annunciata per il 14 dicembre 2021.
In particolare, tiene banco nelle discussioni all’interno della Commissione consiliare dedicata all’esame della questione discarica e tra i comitati ambientalisti, il tornare a galla di un vecchio studio, commissionato dalla Provincia di Bari nel 2014, finalizzato all’individuazione di discariche sostitutive al sito di Martucci nel piano regionale.
Infatti, nel 2014 fu commissionata, a cura dell’allora Provincia di Bari, per conto dell’ATO Bari, un’indagine esplorativa nell’ambito del territorio provinciale, per la ricerca di nuovi siti per l’allocazione di una discarica per rifiuti urbani non pericolosi. L’indagine produsse l’individuazione di ben 28 siti da sottoporre a scelta. In particolare, ne furono individuati sei (6) nel territorio di Bitonto, quattro (4) a Bari, quattro (4) a Corato, tre (3) a Palo del Colle, due (2) ciascuno a Ruvo, Giovinazzo e Gioia del Colle (6 in totale), uno (1) ciascuno ad Altamura, Bitetto, Bitritto, Casamassima e Monopoli. Tale individuazione non conseguì alcun esito, rimanendo quindi inevasa, con grave pregiudizio per un più ottimale conferimento in discarica dei rifiuti rivenienti dal ciclo di lavorazione degli impianti complessi.
Il Comitato STOP Martucci insiste affinchè il Comune di Mola si pronunci chiaramente in merito, chiedendo alla Regione Puglia di effettuare la scelta del sito alternativo al più presto, in maniera da stralciare la discarica Martucci dal Piano regionale. Ma le voci sono dissonanti e, quindi, prevalgono gli interessi di coalizione e di partito, che non vogliono mettere in difficoltà Michele Emiliano e la sua Giunta regionale.
Ecco in proposito l’analisi svolta da “Mola Libera”, con la richiesta di chiusura di ogni attività, svolta con un Dossier in tre puntate:
In particolare, “Mola Libera” e Stop Martucci precisano più volte, nel corso delle riunioni pubbliche, la sua proposta, chiedendo che si proceda immediatamente da parte dei Comuni di Mola e Conversano all’indicazione alla Regione Puglia di un sito alternativo e che tale sito debba essere a carico dell’impianto complesso di trattamento meccanico-biologico (TMB) dei rifiuti indifferenziati dell’AMIU Bari, trattandosi dell’unico complesso di tale tipologia destinato a rimanere operativo, in base al nuovo Piano regionale rifiuti, nell’Area Metropolitana di Bari, e che risulta tuttora sprovvisto di una discarica di servizio/soccorso asservita ad esso per la chiusura del ciclo.
Le riunioni si susseguono per l’intero mese di novembre 2021 e proseguono con manifestazioni pubbliche, svoltesi anche a Bari, pure nel mese di dicembre per arrivare a ridosso della data prevista per la discussione del piano regionale rifiuti in Consiglio Regionale.
Su iniziativa dei comitati ambientalisti, i Consigli comunali di Mola e di Conversano, riuniti presso la sala consiliare del Comune di Conversano il 22 novembre 2021, votano il testo di un deliberato comune quale appello ai consiglieri regionali allo stralcio del sito Martucci dal Piano regionale:
Tale testo viene ripreso in una petizione popolare che raggiunge migliaia di firme. Ecco l’articolo che Mola Libera vi dedicò, con il testo della petizione:
(Fine della Prima Parte)
Nella seconda parte, dal voto del Consiglio Regionale al Piano rifiuti del 2021 ad oggi, chiariremo le responsabilità dell’attuale classe politica e del perchè non si arriva mai a determinazioni conclusive: un girone infernale dove a rimetterci sono soltanto i cittadini e la loro salute.




