mercoledì, 9 Settembre, 2026
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Mola di Bari

ESCLUSIVA “MOLA LIBERA”. SOLARIUM: PER LA SOPRINTENDENZA E’ TUTTO OK, MA LE VIOLAZIONI RESTANO. ECCO PERCHE’ IL NOSTRO GIORNALE SI RIVOLGERA’ ALLA PROCURA

data:

Arch. Gotta (Soprintendenza) : “Finora i lavori eseguiti rispondono all’autorizzazione e il loro fermo non dipende da noi…” Quindi, “opere facilmente amovibili, non cementate, e con materiali eco compatibili” – tutte disposizioni contenute nel parere vincolante della soprintendenza – che significato hanno nella lingua italiana? Per la funzionaria della Soprintendenza le opere portuali si realizzano in questo modo, ma questa non è un’opera portuale… ma risponde, come la stessa Soprintendenza ha scritto nel rilascio della sua autorizzazione, all’art. 45 comma 3 delle Norme tecniche di attuazione del PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) della Regione Puglia. Non ci resta che sperare nella giusta attenzione della Procura della Repubblica. Altrimenti, significa che la lingua italiana è solo un “optional” rivoltabile a piacimento come un calzino bucato. E che, pertanto, scrivere le prescrizioni in sanscrito o in altra lingua morta non cambierebbe il risultato: fare come si vuole e come si crede.

Venerdì mattina, 29 agosto 2025, finalmente riusciamo a rintracciare l’arch. Federica Gotta che, nella ripartizione territoriale all’interno della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bari, si occupa delle questioni di competenza relative a Mola di Bari oltre che ad altri comuni dell’area.

E’ da tempo che Mola Libera cerca un secondo contatto, dopo il primo avvenuto agli inizi di luglio scorso, a seguito di una nostra segnalazione, adempiuta nel ruolo di giornale di “cittadinanza attiva”, inviata alla Soprintendenza, al Nucleo Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale) e alla Procura della Repubblica, relativa all’avvio dei lavori sul fronte mare di Mola, che – a nostro parere – si sono presentati fin da subito difformi rispetto al parere rilasciato dalla Soprintendenza.

A quella telefonata. l’arch. Gotta rispose che, a seguito della segnalazione di Mola Libera, la Soprintendenza aveva subito avviato le necessarie verifiche.

Dopo qualche giorno i lavori si fermarono, come è a tutti noto. Ma le cause del fermo lavori non furono rese notr nè dal Comune, nè dalla ditta appaltatrice. E neppure dalla Soprintendenza o da altre autorità coinvolte nelle varie autorizzazioni richieste dal Comune di Mola per la validazione del progetto e l’esecuzione dei lavori.

Anche le voci di un fermo lavori connesso ad una presunta mancata richiesta di autorizzazione alle Autorità marittime, ad una verifica effettuata dal nostro giornale si rivelarono non veritiere.

Più di recente, con il cantiere chiuso, e a seguito dell’intervista concessa dal nostro direttore responsabile a Radio Incontro, il Sindaco Giuseppe Colonna si decide a fornire informazioni, con un’ulteriore intervista alla stessa radio.

Si apprende così che il fermo lavori dipende soltanto da migliori intese tecniche tra ditta appaltatrice/subappaltatrice, progettisti e il settore opere pubbliche del nostro Comune. E che i lavori riprenderanno lunedì 25 agosto.

Arriva lunedì 25 ma il cantiere continua ad essere vuoto e così nei giorni successivi.

Pertanto, dopo non aver ottenuto alcuna risposta ad una nostra email inviata alla ditta appaltatrice che chiede il perchè del fermo lavori, decidiamo di ascoltare la Soprintendenza e cerchiamo l’arch. Gotta. E’ solo venerdì 29, che, come si è detto, riusciamo a rintracciarla telefonicamente.

L’arch. Gotta precisa subito che, in effetti, a seguito della segnalazione di “Mola Libera”, sono state eseguite verifiche, anche con un sopralluogo nell’area di cantiere.

Tuttavia, per la funzionaria della Soprintendenza, “per ora è tutto a posto”. Le gabbie in ferro che si vedono sulla Rotonda del lungomare servono per creare gli ancoraggi in mare della struttura e quindi fino a questo momento, afferma l’arch. Gotta, è tutto come da nulla osta della Soprintendenza.

In particolare, la funzionaria sostiene che l’opera è stata fortemente ridimensionata: non è stata data autorizzazione per l’isola artificiale prevista a ridosso del frangiflutti nè, quindi, per la passerella di collegamento; la piattaforma – solarium è stata ridimensionata nella forma e nell’estensione; i plinti in cemento armato infissi nel fondale marino sono stati sostituiti con i “casseri” in cemento armato (quelli che si vedono in costruzione sul fronte mare), da poggiare sul fondale.

Chiedo all’arch. Gotta se le prescrizioni della Soprintendenza e della sezione paesaggistica della Regione siano state adempiute in sede progettuale e, quindi, se non siano state eccepite difformità rispetto ai seguenti principi basilari enunciati nel parere autorizzativo e che risultano come di seguito, richiamando le Norme tecniche di attuazione del PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale):

“Coerentemente a quanto indicato al co. 3 dell’art. 45, tutte le strutture per la balneazione e altre attività connesse al tempo libero dovranno risultare di “facile amovibilità” e “realizzate con materiali ecocompatibili, senza l’utilizzo di materiali cementanti di qualsiasi genere e fondazioni nel sottosuolo, nel rispetto delle specifiche norme di settore e purchè siano installate senza alterare la morfologia dei luoghi”, pertanto la struttura in esame dovrà risultare esclusivamente in appoggio”.

La risposta dell’arch. Gotta è disarmante, ma allo stesso tempo molto preoccupante:

“Il fermo lavori non dipende dalla Soprintendenza. Per noi il progetto risponde alla nostra autorizzazione”.

Quindi, chiedo: “Architetto, non mi pare che le opere, in calcestruzzo e travi in ferro per decine di tonnellate siano di facile amovibilità”.

Risposta: “Sono amovibili, così si realizzano le infrastrutture in ambito portuale“.

Chiedo: “Ma non siamo in ambito portuale… Comunque, in che modo sono facilmente amovibili?” Nessuna risposta.

Incalzo: “E neppure che si preveda l’utilizzo di materiali ecocompatibili…” . Nessuna risposta.

Vado avanti: “Neppure mi sembra che si tratti di opere da realizzare senza l’utilizzo di materiali cementanti di qualsiasi genere”….

Risposta: “Abbiamo eliminato la possibilità di cementare i plinti in calcestruzzo nel fondale marino”.

Insisto: “Come fanno ad essere ecocompatibili il cemento armato e grandi quantità di ferro per formare una grande intelaiatura”? Nessuna risposta.

La telefonata si conclude con i miei ringraziamenti per l’avvenuta interlocuzione, ma spiegando che “Mola Libera” continuerà a cercare la coerenza tra gli enunciati e l’attività di verifica.

In tal senso, in piena trasparenza, ho informato l’arch. Gotta che – perseguendo l’azione di “cittadinanza attiva” del nostro giornale – ribadiremo alla Procura della Repubblica che, se le parole in lingua italiana hanno un senso, il progetto e l’opera in avvio di realizzazione non rispondono alle prescrizioni emanate dalla Soprintendenza e dalla Regione Puglia, in ossequio al dettato del PPTR regionale e alle sue norme tecniche di attuazione.

In effetti, qualcosa, anzi moltissimo, non torna nella comprensione degli enunciati della Soprintendenza: è ben vero che la lingua italiana ha mille sfumature, ma “facilmente amovibile” non è una locuzione negoziabile, neppure se fosse scritta in sanscrito…

Eppure sostenere che le opere previste nel progetto esecutivo siano “facilmente amovibili” ha dell’incredibile, talmente inverosimile da rasentare o da oltrepassare il falso ideologico nel momento in cui venisse attestato in un atto pubblico.

In tal senso, sarebbe opportuno che il Nucleo Carabinieri TPC, delegato alle verifiche sul campo, esibisse alla Procura della Repubblica, se non l’ha già fatto, la documentazione raccolta nel corso dell’indagine.

Infatti, si vorrebbe capire come, all’atto pratico, secondo la Soprintendenza si possano facilmente rimuovere facilmente decine se non centinaia di tonnellate di calcestruzzo e di travi in ferro, peraltro legate ai casseri, sempre in calcestruzzo, da posizionare sul fondale a formare una trincea inamovibile con i plinti posizionati sulla scogliera attuale.

Per non tacere in merito alla prescrizione che le opere debbano essere realizzate con materiali ecocompatibili che, dalle indicazioni contenute in numerosi siti di ingegneria civile, non comprendono ferro e calcestruzzo come normalmente intesi e che, invece, sono il “cuore” costruttivo del progetto “solarium”.

Il grafico è tratto dalla nuova versione progettuale del Giugno 2023 che, tuttavia, non recepisce le prescrizioni della Soprintendenza e della Regione: infatti, la piattaforma si spinge in mare, nonostante la disposizione contraria della Soprintendenza, non è amovibile e utilizza materiali cementizi. Tutto contro le prescrizioni ricevute dagli organi competenti in materia ambientale e paesaggistica. Perchè? E perchè ora la Soprintendenza dice che va tutto bene?

Peraltro, le stesse prescrizioni della Soprintendenza stabiliscono che le strutture debbano essere realizzate “senza l’utilizzo di materiali cementanti di qualsiasi genere e fondazioni nel sottosuolo”.

Anche in questo caso, a nostro modesto avviso, la Procura della Repubblica dovrebbe accertare quali sono le tecniche di ancoraggio dei plinti in calcestruzzo previsti sulla scogliera (almeno un centinaio) e dei casseri, sempre in calcestruzzo, ancorati sul fondale che, formeranno, come specifica l’ultima versione progettuale, una trincea INAMOVIBILE.

Eppure sono le stesse prescrizioni della Soprintendenza che così stabiliscono in conclusione: “pertanto la struttura in esame dovrà risultare esclusivamente in appoggio”.

Tutto questo dovrebbe essere essere provato  per non incorrere in una chiara violazione di prescrizioni stabilite dalla normativa regionale: art. 45 comma 3 delle NTA  del PPTR.

Probabilmente lunedì 1° settembre i lavori riprenderanno: il Sindaco vorrà esibirli in occasione della Festa patronale. L’anno scorso fu la magnanima (ma farlocca) ostensione del ritiro delle querele.

Quest’anno si farà grande con il cantiere del solarium in piena attività.  Ma sarà vera gloria?

Colonna a Radio Incontro

 

2 COMMENTI

  1. Buongiorno partendo dall’assunto che “l’unico a non sbagliare è chi non fa” io proverei a spostare verso l’interesse dell’impatto sull’aggancio dei plinti(abbondantemente sovradimensionati in quanto dovranno resistere alle abbondanti mareggiate invernali) con fondale scoglio e flagi fluitti che sia. Un plinto prefabbricato( per quanto di mia conoscenza) va posizionato allineato livellato bloccato sul supporto a mezzo di un sottofondo cementizio (e certo non un riempimento in sabbia e/o breccia facilmente asportabile dalle mareggiate).In sostanza la buona norma tecnica impone in quel punto la realizzazione di un supporto livellato in calcestruzzo durevole o in alternativa la realizzazione di incassi e/o livellamenti sul fondale / scogli/flangiflutti. Come riusciranno a posizionare e bloccare stabilmente i plinti che unitamente al sottofondo costituiscono la fondazione della struttura metallica del solarium senza usare un getto di magrone( cemento scarsamente arricchito di cemento finalizzato alla realizzazione di un piano di fondo su cui posare le strutture prefabbricate plinti di fondazione) . L’area è esposta ai venti di maestrale …. non a caso il castello è posto nella parte nord della penisola dell’insediamento fortificato medioevale tipico di tutti gli impianti del sud est barese, questo ci ci racconta la storia mola come barie d altri comuni viciniori fondati durante il 1300? Allora la domanda lecita è: ma non sarebbe stato meglio prevedere pedane metalliche smontabili, regolabili e facilmente adattabili alla scogliera? A bari sul mare realizzano in quel modo: strutture semplici leggere temporanee.Buona Domenica

  2. 𝐒𝐎𝐋𝐀𝐑𝐈𝐔𝐌. 𝐋’𝐀𝐑𝐂𝐇. 𝐆𝐎𝐓𝐓𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐎𝐏𝐑𝐈𝐍𝐓𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐄𝐃𝐄 𝐑𝐄𝐓𝐓𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀 𝐈𝐍 𝐌𝐄𝐑𝐈𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐒𝐔𝐄 𝐃𝐈𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐀 “𝐌𝐎𝐋𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀”
    L’arch. Federica Gotta ha inviato alla nostra redazione la seguente comunicazione che, in base alla legge sulla stampa, pubblichiamo integralmente:
    Gentilissima Redazione,
    avendo constatato la pubblicazione on line dell’articolo di cui all’indirizzo https://molalibera.it/esclusiva-mola-libera-solarium-per…/, duole rappresentarvi che la Scrivente non ha in alcun modo rilasciato il proprio consenso a farsi intervistare dal vostro giornale e che il solo soggetto deputato a intrattenere rapporti con la stampa in rappresentanza del Ministero è il Dirigente dell’Ufficio.
    Le interlocuzioni telefoniche a cui l’articolo fa riferimento si sono svolte tra sottoscritta e il sig. Laterza in qualità di privato cittadino.
    Si chiede, per tanto, una urgente rettifica dell’articolo, su qualsiasi supporto sia stato pubblicato, elidendo qualsiasi riferimento a quanto estrapolato e decontestualizzato dalla interlocuzione telefonica informale avvenuta tra la Scrivente come funzionario territorialmente competente per il comune di Mola di Bari della tutela paesaggistica e il sig. Laterza.
    La Scrivente non ha prestato alcun consenso ad una intervista e alla divulgazione dei contenuti delle interlocuzioni avvenute, attribuite, per altro, alla stessa in rappresentanza dell’Ente pubblico presso cui lavora e che non è autorizzata a rappresentare nelle comunicazioni ufficiali.
    Per qualsiasi dichiarazione ufficiale siete pregati di rivolgervi alla Segreteria del Soprintendente.
    Si resta in attesa di urgente riscontro e rettifica.
    arch. Federica Gotta

    ——————
    NOTA DELLA REDAZIONE

    L’arch. Gotta, sebbene demandi alla Direzione della Soprintendenza ogni dichiarazione in merito alla questione “solarium” di Mola di Bari, nella sostanza non smentisce il contenuto delle sue dichiarazioni e di tanto prendiamo atto.
    Ricordiamo che l’arch. Gotta rispondeva al dott. Laterza in quanto segnalante alla Soprintendenza, al Nucleo Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale) e alla Procura della Repubblica, la situazione di avvio lavori del c.d. “solarium”, con una nota inviata via pec, in data 05-07-2025, in qualità di direttore responsabile di “Mola Libera” e di giornalista iscritto all’Albo, e non di privato cittadino.
    Nella nota si segnalava, nella progettazione e quindi nell’avvio dell’esecuzione, la violazione delle Norme tecniche di attuazione del PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), come la stessa Soprintendenza richiamava al rispetto nel proprio parere autorizzativo ex art. 45 co. 3 NTA, e cioè: “facile amovibilità della struttura; da realizzare con materiali eco compatibili senza l’utilizzo di materiali cementanti di qualsiasi genere e fondazioni nel sottosuolo; esclusivamente in appoggio”.
    Pertanto, l’arch. Gotta era ovviamente consapevole di conferire con un giornalista, che come tale si è presentato, e che avrebbe dovuto chiedere espressamente di non fare riferimento al contenuto della conversazione, peraltro, finalizzata ad informare l’opinione pubblica in merito all’orientamento del funzionario della Soprintendenza competente per territorio su una tematica di notevole interesse e attualità cittadina.
    Tale richiesta non è avvenuta nel corso della conversazione del 29 agosto e neppure successivamente, se non con la nota attuale del 9 settembre. Quindi in maniera intempestiva e che oggi intendiamo, ma vorremmo sbagliarci, come un atteggiamento soprattutto di censura alla nostra libertà di stampa.
    Consci di aver operato correttamente nell’esercitare sia il diritto di cronaca che quello di critica, costituzionalmente protetti, attendiamo ora una dichiarazione ufficiale della Direzione della Soprintendenza che, senz’altro, pubblicheremo, rammentando tuttavia che le numerose osservazioni inviate dal nostro giornale, nell’esercizio del ruolo di “cittadinanza attiva”, al predetto Ente di tutela, in fase di conferenza di servizi, sia in prima che in seconda, non hanno mai trovato risposte, se non una di mero riscontro burocratico.
    Una prassi che, duole constatare, è comune in generale alla Pubblica Amministrazione, ma che non esonera quest’ultima dal rispetto delle stesse normative spesso invocate ma altrettanto sovente disattese all’atto pratico.
    Non a caso l’Italia intera, e la Puglia non fa eccezione, è piena di “ecomostri”, non sempre contrastati dalle diverse Soprintendenze.
    Forse la forma è salva (ma anche in tal senso, attendiamo che si pronunci eventualmente la Procura della Repubblica), ma la sostanza ci consegna brutture uniche e inarrivabili se non veri e propri scempi ambientali e paesaggistici, quale il “solarium” di Mola di Bari si appresta ad essere se una mano ferma e decisa a livello autoritativo non provvederà a fermarlo prima che esso si compia.

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