Ieri, mercoledì 10 febbraio 2021, in occasione del Giorno del Ricordo, alle 16,30, nella sede della presidenza del Consiglio Regionale della Puglia, presenti la Presidente, Loredana Capone, e il Prefetto di Bari, Antonia Bellomo, si è tenuto il seminario: “L’esodo giuliano-dalmata e il sistema dei campi profughi in Terra di Bari”, dedicato soprattutto agli insegnanti, agli studenti delle scuole superiori e agli allievi della Guardia di Finanza.
Tra la fine del 1943, dopo l’armistizio, e il 1954 (Memorandum di Londra, che assegnava all’Italia la zona A dell’ex Territorio Libero di Trieste, quella B alla Jugoslavia), oltre trecentomila istriani e dalmati si trovarono senza patria e costretti all’esodo forzato.
La Puglia, e Bari in particolare, sono stati in prima linea nell’accogliere questi infelici, provenienti dall’Istria (Pola, Parenzo, Rovigno), da Fiume e da Zara, ma anche quelli che fuggivano dalla Grecia e dalle isole del Dodecaneso.
L’evento, organizzato dall‘IPSAIC (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), si è aperto, dopo gli interventi della presidente Capone e del Prefetto, con un’introduzione storica, molto ampia, articolata e approfondita del prof. Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’istituto, e di Anna Gervasio e Annabella De Robertis, ricercatrici Ipsaic, che hanno toccato tutti i temi più scottanti dell’argomento.
È seguita la testimonianza, molto apprezzata, del prof. Dionisio Simone, profugo istriano, che nel suo racconto è partito dalla data del 10 febbraio 1947, firma del trattato di pace che assegnava definitivamente l’ Istria e la Dalmazia alla Jugoslavia, soffermandosi sulle difficoltà, che lui e la sua famiglia, sradicati dal proprio mondo, hanno incontrato in Puglia, soprattutto nei primi anni, citando le esperienze di autori come Enzo Bettiza e Fulvio Tomizza, anche loro esuli, il primo dalla Dalmazia, il secondo dall’Istria.







Non potevo non commuovermi ascoltando le parole del prof Simone – essendo stata io stessa, con mio fratello, protagonista di quelle vicende – e rendendomi conto ancora una volta di quanto sia importante che i giovani conoscano una parte non indolore della storia italiana. Vissuta soprattutto per restare fedeli ad un sentimento molto forte di italianita’.