Il mito di Danae e Perseo
in un articolo del prof. Simone, con l’eroe raffigurato nelle decorazioni pittoriche dello storico edificio.
di Dino Simone
Le decorazioni pittoriche di Palazzo Roberti custodiscono molti miti, alcuni dei quali sono stati illustrati nelle visite guidate, organizzate la passata primavera, in occasione della manifestazione comunale “Cortili aperti”, per far conoscere ai cittadini il patrimonio storico-artistico dei vari monumenti di Mola. Anche questa volta il nostro punto di riferimento sarà il bel libro di Ursula Annio e Valeria Nardulli Il Palazzo Roberti Alberotanza.
Oggi mi soffermerò sul mito di Danae e Perseo.
In due ovali delle sovrapporte del Palazzo è raffigurato l’eroe Perseo, nella prima mentre libera Andromeda, nella seconda, se è esatta l’interpretazione, riceve da Atena ciò che gli servirà per uccidere la Gorgone Medusa.
I due dipinti sono analizzati da Valeria Nardulli in maniera approfondita, con dovizia di particolari.
Io mi soffermerò soprattutto sulla figura di Danae, madre di Perseo, sull’episodio della pioggia d’oro e dell’arca abbandonata in mare.
Perseo è stato protagonista di molte imprese straordinarie, ma, nella poesia antica, l’autore che ha dato più spazio alle sue vicende è Ovidio, che gli dedica il IV libro delle Metamorfosi e lo presenta impegnato nella terribile lotta contro il mostro marino e nell’uccisione di Medusa.
A sua madre Danae è dedicato un dipinto famoso di Gustav Klimt, ma già nel ‘500 e nel ‘600 ritrassero Danae e la pioggia d’oro tanti pittori di primo piano.
Gustav Klimt è stato uno dei principali rappresentanti della cosiddetta Secessione Viennese, importante movimento artistico, sviluppatosi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, che si proponeva di rinnovare l’arte, di liberarla di tutto ciò che aveva di tradizionale, di accademico.
Tra le opere principali di Klimt dobbiamo ricordare soprattutto Il Bacio e Giuditta, diventati il manifesto dell’arte secessionista viennese, perché, in accordo con i canoni del liberty, presentano nelle eleganti decorazioni in foglia d’oro un intenso uso del colore, con una tecnica che ricorda quella dei mosaici bizantini.
Soggetto del quadro di Klimt, Danae, è il mito della giovane principessa che fu rinchiusa in una torre di bronzo o dalle porte di bronzo (oppure in una stanza sotterranea rivestita di bronzo, secondo altri mitografi) dal padre Acrisio, re di Argo, perché, secondo l’oracolo, se Danae avesse avuto un figlio, questi avrebbe ucciso il nonno (è lo stesso mito di successione, che troviamo nella storia di Laio, re di Tebe, ed Edipo). Ma Zeus penetrò nella torre (o nella stanza) sotto forma di nuvola e con una pioggia d’oro fecondò Danae addormentata. È questo il momento fissato sulla tela da Klimt.
È lo stesso momento su cui si erano soffermati altri pittori prima di lui (ad es. Tiziano, Artemisia Gentileschi, Rubens).
Il mito sottolinea come il desiderio erotico sia incontenibile e come per l’oro non esistano ostacoli di nessun genere. Gli artisti del ‘500 e del ‘600, nei cui dipinti appaiono un amorino o una vecchia che raccolgono le monete d’oro, faranno di Danae una prostituta.
Dall’unione Di Zeus e Danae nascerà Perseo. Quando Acrisio lo venne a sapere, fece rinchiudere la madre e il bambino in un’arca di legno e ordinò che questa fosse gettata in mare.

(cliccare sulle immagini per ingrandire)
Si ispira a questa seconda parte del mito il poeta corale greco Simonide (VI-Vsec. a. C.) di cui si ricorda soprattutto l’encomio dei caduti alle Termopili (fr. 26 P):
Di quanti sono morti alleTermopili
gloriosa è la sorte, bello il destino,
la tomba è un altare,
la memoria al posto di lacrime, il rimpianto è un elogio….
In un altro breve frammento sulla instabilità delle vicende umane e sulle mutevoli sorti dell’uomo, egli esorta a non lasciarsi illudere dalle apparenze della condizione presente:
Poiché sei un uomo, non pronunciarti mai su cosa accadrà domani,
né, se vedi qualcuno felice, per quanto tempo lo sarà:
così – come neppure il moto della mosca che batte veloci le ali –
è rapido il mutamento, (fr. 16 P).
Nel Lamento di Danae (fr. 38 P.), brano famoso per il pathos che lo pervade, Simonide esprime il contrasto fra il tumulto di sentimenti che si agitano nel cuore della madre angosciata, rinchiusa nella cassa, e l’innocente serenità del bambino inconsapevole, immerso in uno sonno profondo. Il canto si conclude con una ninna nanna che diventa una preghiera di speranza e di salvezza rivolta a Zeus.
Quando nell’arca regale l’impeto del vento
e l’acqua agitata la trascinarono al largo,
Danae con sgomento, piangendo, distese amorosa
le mani su Perseo e disse: «O figlio,
quale pena soffro! Il tuo cuore non sa;
e profondamente tu dormi
così raccolto in questa notte senza luce di cielo,
nel buio del legno serrato da chiodi di rame.
E l’onda lunga dell’acqua che passa
sul tuo capo, non odi, né il rombo
dell’aria: nella rossa
vestina di lana, giaci: reclinato
al sonno il tuo bel viso.
Se tu sapessi quello che è da temere,
il tuo piccolo orecchio sveglieresti alla mia voce.
Ma io prego: tu riposa, o figlio, e quiete
abbia il mare; ed il male senza fine,
riposi. Un mutamento
avvenga ad un tuo gesto, Zeus padre;
e qualunque parola temeraria
io urli, perdonami;
la ragione m’abbandona.
(trad. di Salvatore Quasimodo)
La preghiera di Danae venne presto esaudita. Si placò il vento, si placarono le onde e l’arca finì nella rete dei pescatori di Sérifo che salvarono la madre e il bambino e li consegnarono a Ditti, fratello di Polidette, re dell’isola, che allevò Perseo.
Secondo Robert Graves (Miti Greci, pag 219, 4) il mito di Danae, Perseo e l’arca abbandonata in mare pare collegato a quello di Iside, Osiride, Set e Horus.
L’arca è la barca di legno di acacia di cui si servirono Iside e Horus per cercare il corpo di Osiride nel delta del Nilo.
Danae, imprigionata nella torre di bronzo dove dà alla luce un bimbo, si ricollega all’ immagine dell’Anno Nuovo; Zeus che feconda Danae con una pioggia d’oro si riferisce alle nozze rituali del Sole e della Luna, da cui nascerà il re dell’Anno Nuovo.
La scena si può anche interpretare come un’allegoria pastorale: l’acqua è oro per il pastore greco e Zeus scatena rovesci temporaleschi sulla terra.
Comunque il volere del fato si compì inesorabilmente. Perseo, da adulto, mentre partecipava, senza essere riconosciuto, ai giochi funebri in onore di Polidette, organizzati da Acrisio, lanciò il disco con tale forza che, colpito accidentalmente il nonno Acrisio, ne causò la morte.
Perseo è soprattutto l’eroe che uccise Medusa e liberò Andromeda da un mostro marino.
Ecco prima il dipinto di Palazzo Roberti, che raffigura Perseo mentre libera Andromeda. È un’impresa dipinta da vari artisti, tra cui Tiziano, il Cavaliere d’Arpino, Rubens.
L’episodio è narrato nel libro IV delle Metamorfosi di Ovidio. L’opera di Ovidio è sempre stata per i pittori una fonte preziosa a cui attingere per raffigurare personaggi e storie mitologiche, in assoluto la più utilizzata dagli artisti che nel Settecento hanno decorato i palazzi nobiliari.

Nell’ovale di Palazzo Roberti vediamo l’eroe che. libera la fanciulla dal mostro marino.
Andromeda, figlia di Cefeo, re dell’Etiopia, e di Cassiopea era stata condannata a essere divorata da un mostro marino perché sua madre, orgogliosa dell’avvenenza di sua figlia, aveva affermato che superava in bellezza tutte le Nereidi, le ninfe del mare. Secondo altri, Cassiopea si riteneva lei più bella di tutte le Nereidi, che si rivolsero a Nettuno (Posidone) perché la punisse. Il dio mandò un mostro a devastare la regione degli Etiopi, per cui il re chiese all’oracolo di Ammone come avrebbe potuto liberare il paese da quel flagello. La risposta fu che la figlia Andromeda doveva essere esposta al mostro come vittima espiatoria, cosa che Cefeo fu costretto a fare dai suoi sudditi.
Ecco un momento dell’epica lotta dell’eroe con il mostro, come è raccontato da Ovidio:
“Perseo, spingendosi a precipizio nel vuoto con volo veloce piombò sul dorso della fiera infuriata, affondandole nella spalla destra la spada fino alla ricurva impugnatura. La belva gravemente ferita ora balza in alto nell’aria, ora si immerge sotto l’acqua, ora gira in cerchio alla maniera di un feroce cinghiale atterrito dalla torma dei cani latranti tutt’intorno; Perseo con il sussidio delle ali veloci si sottrae ai morsi rabbiosi e dovunque la bestia si scopre, ora ne colpisce con la spada falcata la schiena coperta di cave conchiglie, ora i fianchi (Metamorfosi, IV, 718 e segg. trad. di N. Scivoletto).
Nel dipinto del Palazzo, però, non c’è nulla di tutto questo, niente di terrificante.
Come sottolinea Valeria Nardulli, “è da notare come nella tela molese la contestualizzazione dell’episodio, che dovrebbe compiersi in Etiopia, sia data dalla presenza di un animale esotico, il cammello, dipinto in maniera molto ingenua” (Palazzo Roberti Alberotanza, pag 234).
Non tutti i dipinti di Palazzo Roberti sono di eguale valore artistico e lo si nota confrontando le sue tele con quelle di altri grandi artisti che trattano lo stesso argomento.
Prima di uccidere il mostro marino e liberare Andromeda Perseo, con l’aiuto di Atena e di Ermes, ha staccato la testa alla Gorgone Medusa, che aveva serpenti in luogo di capelli e pietrificava chiunque l’avesse guardata. C’è a Palazzo Roberti un altro dipinto, che raffigurerebbe Atena e Perseo, ma non è del tutto sicura l’interpretazione.
L’episodio di Perseo che uccide Medusa è raccontato nei particolari da Ovidio, sempre nel IV libro delle Metamorfosi.

Nel dipinto di Palazzo Roberti è raffigurata Atena mentre dà all’eroe uno scudo. Vedendo l’immagine di Medusa riflessa nello scudo (secondo il mito, lucido come uno specchio, ma questo particolare non risulta nel dipinto di Palazzo Roberti), l’eroe riuscirà ad ucciderla, senza rimanere pietrificato dal suo sguardo.










