Lo storico prof. Vito Didonna ricostruisce il motivo della presenza di due pesci d’oro alla mano sinistra della statua della Madonna Addolorata. Una storia che affonda le sue radici nell’epopea marinara dei molesi.
di Vito Didonna
Tra poco iniziano i festeggiamenti per la patrona di Mola, la Madonna Addolorata, che nel giorno della solenne processione sfoggia, appesi alla mano sinistra, due vistosi pesci d’oro.
Per capire le origini di questo particolare ex voto, ho incontrato Nicola Furio che evoca lontani ricordi di famiglia:
“Era l’anno 1905 e mio nonno Francesco Furio, soprannominato CAPETAPPAULE, partì da Mola verso la Grecia con quattro bilancelle. Dopo giorni di calate, preoccupato perché non si prendeva pesce e il vento era debole, con la scorta d’acqua potabile scarseggiante, fu costretto a dare ordine ai capi barca di sedersi sul barile d’acqua per il razionamento di tre bicchieri al giorno. Ogni giorno che passava la situazione diventava sempre più difficile. Una mattina si inginocchiò e guardando il sole disse: Madonna mia fammi prendere due pesci e te li renderò d’oro. E come per miracolo, le reti si riempirono di pesci.

Tornato a Mola, si rivolse al clero locale per tener fede alla sua promessa. Avendo avuto una risposta negativa perchè gli exvoto non erano oggetti religiosi, si rivolse alla Curia di Bari e poi a Roma, da dove finalmente arrivò l’accettazione.
Allora commissionò due pesci d’oro, una vopa e una triglia, e li donò alla chiesa della Maddalena per posizionare i due pesci al polso della Madonna Addolorata nel giorno della festa patronale.”
E la Confraternita ha sempre rispettato la promessa fatta da nonno Francesco.
Questo il racconto di Nicola Furio, il nipote, che richiama alla memoria i momenti d’oro della flotta peschereccia di Mola che agli inizi del ‘900, con paranze a vela, si avventurava nei lontani mari del Levante, tra Creta e Cipro, tra Suez e Porto Said.
E chiudendo la sua storia, sicuramente commosso, aggiunge: “Siamo qui solo come ricordi per i nostri figli”.





