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“I VERI POETI CONOSCONO IL VALORE DELLE PAROLE”

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Contro la banalizzazione e i supermercati estivi della cultura, il ritorno alla vera essenza della poesia: “le parole evocano, le parole sono semi sul sentiero del futuro”.

ALLA RICERCA di OASI DELLA CULTURA

Appunti di viaggio tra le ragioni della cultura nelle periferie dell’essere

“Mettere in luce” dovrebbe essere la funzione dinamica alla base dei rapporti umani. E’ questo quello che dovrebbe fare un educatore degno di questo titolo e, quello che compie un artista autentico!

Se l’educatore estrae e valorizza le potenzialità di un individuo così come l’artista coglie nella realtà che scorre il bisogno profondo, l’esigenza del tempo in cui vive per evidenziarla e, tutto in favore della convivenza migliore, in armonia col cielo e terra.

In forme diverse tutti siamo chiamati ad essere protagonisti della storia con azioni che favoriscano la conoscenza profonda del bello e del vero.

Scrivo queste righe che consideravo scontate se non retoriche, ma oggi più di ieri bisogna esprimersi e prendere distanza da cose puerili che nulla hanno a che fare con la spontaneità e l’ingenuità. Scrivo queste paginette come premessa necessaria per prendere la bussola e ritrovar la rotta, navigando in parchi della cultura che di fatto sono discariche, colonie di miseri d’animo e avidi. E questa potrebbe essere l’occasione per dir la propria e spiegare quali i criteri e gli scopi con i quali si fanno progetti “eruditi”.

Faccio queste riflessioni alla luce di annotazioni su comportamenti che mi sembrano innaturali per non dire ipocriti. Stanco di dover scusare goffi avanti nell’età che pensano di essere interessanti e giovani che sono piccoli e fragili per convenienza e adulti e forti all’occorrenza. Di fatto ridicoli.

Lo scrittore e pittore Piero Fabris, collaboratore di “Mola Libera, mentre dialoga con i bambini di una scuola elementare

Qualche tempo fa un preside di un istituto molto noto, nel lodare gli alunni vincitori di un concorso per giornalini scolastici, affermava: “Voi siete i primi e dovete essere sempre i primi in ogni competizione”.

Per quanto l’intenzione del responsabile scolastico non volesse essere cattiva, ma un invito a essere migliori, tale lode alimentava l’individualismo di quei ragazzi in erba.  Per quell’evento i genitori avevano chiesto permessi speciali e facevano fatica a rimanere seduti, si accalcavano per immortalare i propri figli sotto i riflettori con i riconoscimenti tra le mani. Mi sembrò giusto intervenire utilizzando il termine “collaborazione” e quello a me ancor più caro: “complementarietà”. Sottolineai il termine informare che è un atto di responsabilità e bisognava raccontare i fatti con la chiarezza necessaria se si vuol compiere un buon servizio alla comunità in cui si vive.

Non era mia intenzione oscurare la vetrina di altri, ma bisogna intervenire e dire la propria con onestà e non tacere per compiacere alle autorità.

Ero andato per parlare di rispetto per l’ambiente, creatività e rapporti amicali e, ritrovarmi ad ascoltare discorsi che nulla hanno a che fare con la solidarietà, la fraternità, …, accappona la pelle.

Sulla via del ritorno a casa ero particolarmente taciturno.  Mi tornavano alla mente tutti quei ragazzini stressati da genitori che avevano invaso le loro sfere e privati del tempo libero; orgogliosi per averli riempiti di palestre, musica e computer e ora li ammiravano nel ruolo d’infanti prodigio.

I ragazzi avevano bisogno di attenzione, di ascolto e venivano da me per farmi vedere disegni e leggere pensieri!  Come in ogni dinamica di gruppo vi era il leader, il buffone, ect., ma nei miei occhi rimase impresso la figurina scialba di uno dei ragazzini presenti riversa sul suo telefonino e con un piede fuori la gran sala delle rappresentanze, mi apparve chiuso nella sua stanza virtuale, scomparve subito. Risi. Anche io, mi affretto per andare ad appiccicarmi al televisore! E divengo sordo all’ambiente circostante.

Tornavo a casa inquieto. Volevo distrarmi, ma le immagini di quell’incontro si sovrapponevano vivaci e taglienti. Mi tornava in mente il discorso del preside e io non riuscivo a far tacere quella voce interiore: “I veri poeti conoscono il valore delle parole, di quanto sia importante il loro buon uso. La scelta dei termini per trasmettere un’idea, un concetto è fondamentale. Le parole evocano, le parole sono semi sul sentiero del futuro”.

E nel pensare alla poesia come atto creativo, quale essenza illuminante che richiama attraverso ritmi e musicalità immagini, ritrovo in alcune liriche, il diapason della sintonia con sfere immense, perciò quando mi giungono versi banali e fatterelli ingenui messi in verticale e fatti passare come carme riconosciuto di valore perché molto premiato, mi irrito.

Non accetto quanti usurpano piazze a chi ha qualcosa da dire, non sopporto noiosi egocentrici che ammorbano con liriche senza radici e spessore con le quali dissetano il loro bisogno di essere al centro dell’universo culturale e si fanno incensare da prefazioni di cortesia.

Dove sono i critici con gli attributi? Abbiate il coraggio dell’onestà, quell’onestà che rende liberi e serve a tutti per contemplare orizzonti di bellezza.

E voi operatori culturali che amate tappeti di petali profumati, quanto vi date da fare per valorizzare i talenti e quanto di riempir di frotte i luoghi delle belle iniziative?

L’artista crea congiunzioni, condivide emozioni, trova modi semplici per raccontare un mondo che scorre tra soffi trasparenti e far dell’invisibile sostanza per composizioni costruttive sulle quali soffermarsi e riconoscersi e intanto inciampo in scritti fatti per sfuggire al vuoto pieni di paroloni e paroline che annoiano più di quelle usate per ovvietà in tinte forti ritagliate e appiccicate su scatole ingombranti.

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