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Mola di Bari

IL 1° MAGGIO A MOLA, AL TEMPO DELLA GRANDE CRISI

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E’ una giornata amara: per la prima volta dal dopoguerra non ci saranno cortei, manifestazioni sindacali, festeggiamenti. L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio l’economia nazionale, con drammatici riflessi su quella locale. A Mola, sono centinaia i posti di lavoro persi, con oltre 400 domande per buoni spesa alimentari. La politica locale cessi le inutili ostilità e si stringa intorno ad un programma di vera rinascita economica.

E’ un 1° Maggio unico, quello che si svolge oggi, anno 2020.

Per la prima volta nell’Italia Repubblicana, non si terranno cortei, manifestazioni, discorsi sindacali.

1° Maggio 1948 – Festa dei Lavoratori a Mola – Al centro il sindaco Gianvito Pesce

Per la prima volta, nel corso di 75 anni, i lavoratori rimarranno chiusi in casa senza poter incontrarsi, parlarsi, confrontarsi, festeggiare.

E’ una giornata amara. Sono le dure regole del Covid-19, un nemico silenzioso e letale che ha scompaginato ogni vivere civile, ogni forma di socialità, ogni attività economica.

E amara lo è ancor più per gli effetti devastanti che il coronavirus ha provocato, sta provocando, sull’intera economia mondiale e su quella italiana in maniera ancora più massiccia.

L’attività economica è sostanzialmente ancora ferma, mentre la fase 2, che partirà lunedì 4 maggio, già si annuncia complessa e non risolutiva, dovendosi contemperare il primario diritto alla salute, impedendo al contagio di riprendere letale vigore, e il diritto all’esercizio di impresa e al lavoro.

Ieri, l’Istat ha annunciato un calo del 4,7 per cento del PIL italiano nel primo trimestre, interessato solo parzialmente dal blocco per il Covid-19. E’ un crollo drammatico che, proiettato su base annua, è stimato a fine 2020 in un – 8% dal Governo, e nel -9% dal Fondo Monetario Internazionale. Ma la perdita potrebbe essere anche superiore al 10% secondo autorevoli economisti.

La crisi da coronavirus ha spazzato in poche settimane interi comparti economici, vitali per l’economia pugliese: il turismo, la ristorazione, la ricettività, il commercio, gli eventi culturali, lo spettacolo.

A Mola, per restare nel nostro microcosmo globalizzato, la crisi è perfino impossibile da quantificare.

I settori tradizionali dell’economia molese sono stati duramente intaccati dalla crisi: la flotta peschereccia soltanto da poco ha ripreso, parzialmente, il mare e l’agricoltura sconta notevoli incertezze per le prospettive di mercato sulle coltivazioni e gli impianti esistenti.

Come hanno dimostrato alcune interviste realizzate da “Mola Libera”, e com’è d’altronde di evidenza empirica, nella nostra città sono centinaia i piccoli imprenditori (in specie artigiani, commercianti, operatori del mondo turistico, della ricettività, della ristorazione, del mondo culturale e dello spettacolo), i lavoratori autonomi a partita Iva e i lavoratori dipendenti (spesso precari e in “nero”) travolti dall’emergenza sanitaria, trasformatasi ben presto in una valanga inarrestabile che ha trascinato con sè i sacrifici delle aziende locali, già debilitate da tasse elevate e burocrazia asfissiante, e di tanti, troppi lavoratori che già vivevano una condizione al limite della sussistenza, con salari bassi, scarse protezioni sociali, precariato diffuso.

Una situazione che ha portato oltre 400 famiglie a richiedere al Comune di Mola l’erogazione dei buoni spesa per alimenti e generi di prima necessità e che vede le Caritas parrocchiali subissate di richieste straordinarie di sostegno. Una condizione sociale che mai si era verificata dopo la “fame” dell’immediato dopoguerra.

1963 – Manifestazione sindacale in Piazza XX Settembre

La Fase 2 si annuncia non meno complessa e delicata. Sono decine le piccole aziende molesi nei settori più colpiti dalla crisi che rischiano di non rialzare le saracinesche, o di farlo per un breve periodo, se immediatamente non arriveranno ingenti aiuti economici dallo Stato. Un’evenienza che sarebbe drammatica e che porterebbe davvero ad uno scenario tragico per centinaia di famiglie di imprenditori e di lavoratori molesi.

Il nostro giornale, sempre attento alle dinamiche sociali ed economiche, esprime la più ampia e incondizionata solidarietà a tutti i cittadini colpiti dalla crisi, chiedendo al contempo alla politica locale, in questa giornata di forte valore simbolico, di cessare le diatribe inconcludenti e di stringersi intorno a quanti il lavoro l’hanno perso o lo vedono seriamente minacciato.

Un’unità di intenti che deve abbandonare le polemiche su questioni marginali per fare squadra comunitaria e pensare insieme alle soluzioni per un riavvio della già debole struttura economica locale e, anzi, per renderla più forte, proiettandola nel futuro e dandole vere prospettive di crescita.

A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori molesi va il partecipato saluto di “Mola Libera”, con l’auspicio che il 1° Maggio del prossimo anno possa essere festeggiato con un autentico rilancio e sviluppo economico delle nostre attività produttive, caratterizzato da posti di lavoro stabili, correttamente inquadrati contrattualmente ed equamente retribuiti, e con condizioni di svolgimento aderenti pienamente alle normative sulla sicurezza del lavoro.

Non sarà facile, ma siamo davanti a tempi eccezionali che richiedono idee, programmi, azioni e persone eccezionali.

Buon 1° Maggio!

 

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