E’ una giornata amara: per la prima volta dal dopoguerra non ci saranno cortei, manifestazioni sindacali, festeggiamenti. L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio l’economia nazionale, con drammatici riflessi su quella locale. A Mola, sono centinaia i posti di lavoro persi, con oltre 400 domande per buoni spesa alimentari. La politica locale cessi le inutili ostilità e si stringa intorno ad un programma di vera rinascita economica.
E’ un 1° Maggio unico, quello che si svolge oggi, anno 2020.
Per la prima volta nell’Italia Repubblicana, non si terranno cortei, manifestazioni, discorsi sindacali.

Per la prima volta, nel corso di 75 anni, i lavoratori rimarranno chiusi in casa senza poter incontrarsi, parlarsi, confrontarsi, festeggiare.
E’ una giornata amara. Sono le dure regole del Covid-19, un nemico silenzioso e letale che ha scompaginato ogni vivere civile, ogni forma di socialità, ogni attività economica.
E amara lo è ancor più per gli effetti devastanti che il coronavirus ha provocato, sta provocando, sull’intera economia mondiale e su quella italiana in maniera ancora più massiccia.
L’attività economica è sostanzialmente ancora ferma, mentre la fase 2, che partirà lunedì 4 maggio, già si annuncia complessa e non risolutiva, dovendosi contemperare il primario diritto alla salute, impedendo al contagio di riprendere letale vigore, e il diritto all’esercizio di impresa e al lavoro.
Ieri, l’Istat ha annunciato un calo del 4,7 per cento del PIL italiano nel primo trimestre, interessato solo parzialmente dal blocco per il Covid-19. E’ un crollo drammatico che, proiettato su base annua, è stimato a fine 2020 in un – 8% dal Governo, e nel -9% dal Fondo Monetario Internazionale. Ma la perdita potrebbe essere anche superiore al 10% secondo autorevoli economisti.
La crisi da coronavirus ha spazzato in poche settimane interi comparti economici, vitali per l’economia pugliese: il turismo, la ristorazione, la ricettività, il commercio, gli eventi culturali, lo spettacolo.
A Mola, per restare nel nostro microcosmo globalizzato, la crisi è perfino impossibile da quantificare.
I settori tradizionali dell’economia molese sono stati duramente intaccati dalla crisi: la flotta peschereccia soltanto da poco ha ripreso, parzialmente, il mare e l’agricoltura sconta notevoli incertezze per le prospettive di mercato sulle coltivazioni e gli impianti esistenti.
Come hanno dimostrato alcune interviste realizzate da “Mola Libera”, e com’è d’altronde di evidenza empirica, nella nostra città sono centinaia i piccoli imprenditori (in specie artigiani, commercianti, operatori del mondo turistico, della ricettività, della ristorazione, del mondo culturale e dello spettacolo), i lavoratori autonomi a partita Iva e i lavoratori dipendenti (spesso precari e in “nero”) travolti dall’emergenza sanitaria, trasformatasi ben presto in una valanga inarrestabile che ha trascinato con sè i sacrifici delle aziende locali, già debilitate da tasse elevate e burocrazia asfissiante, e di tanti, troppi lavoratori che già vivevano una condizione al limite della sussistenza, con salari bassi, scarse protezioni sociali, precariato diffuso.
Una situazione che ha portato oltre 400 famiglie a richiedere al Comune di Mola l’erogazione dei buoni spesa per alimenti e generi di prima necessità e che vede le Caritas parrocchiali subissate di richieste straordinarie di sostegno. Una condizione sociale che mai si era verificata dopo la “fame” dell’immediato dopoguerra.

La Fase 2 si annuncia non meno complessa e delicata. Sono decine le piccole aziende molesi nei settori più colpiti dalla crisi che rischiano di non rialzare le saracinesche, o di farlo per un breve periodo, se immediatamente non arriveranno ingenti aiuti economici dallo Stato. Un’evenienza che sarebbe drammatica e che porterebbe davvero ad uno scenario tragico per centinaia di famiglie di imprenditori e di lavoratori molesi.
Il nostro giornale, sempre attento alle dinamiche sociali ed economiche, esprime la più ampia e incondizionata solidarietà a tutti i cittadini colpiti dalla crisi, chiedendo al contempo alla politica locale, in questa giornata di forte valore simbolico, di cessare le diatribe inconcludenti e di stringersi intorno a quanti il lavoro l’hanno perso o lo vedono seriamente minacciato.
Un’unità di intenti che deve abbandonare le polemiche su questioni marginali per fare squadra comunitaria e pensare insieme alle soluzioni per un riavvio della già debole struttura economica locale e, anzi, per renderla più forte, proiettandola nel futuro e dandole vere prospettive di crescita.
A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori molesi va il partecipato saluto di “Mola Libera”, con l’auspicio che il 1° Maggio del prossimo anno possa essere festeggiato con un autentico rilancio e sviluppo economico delle nostre attività produttive, caratterizzato da posti di lavoro stabili, correttamente inquadrati contrattualmente ed equamente retribuiti, e con condizioni di svolgimento aderenti pienamente alle normative sulla sicurezza del lavoro.
Non sarà facile, ma siamo davanti a tempi eccezionali che richiedono idee, programmi, azioni e persone eccezionali.
Buon 1° Maggio!





