Pietro Martiradonna, poeta, ripercorre la storia dei “caffè letterari” in Italia e nel mondo”: luoghi magici di incontro, di dibattito e di formazione intellettuale. Oggi, quasi tutti, lottano per sopravvivere e per non snaturare la loro storica e originaria funzione.
di Pietro Martiradonna

I CAFFE’ LETTERARI COME LUOGO DELL’INCONTRO
Un ambiente in cui si costruisce dopo anni di frequentazione un luogo d’elezione, quasi una seconda casa, in cui scrivere, pensare, fantasticare, sognare, ascoltare musica, soli, ma non troppo, come è successo per esempio, a Claudio Magris con il Caffè San Marco di Trieste.
I caffè letterari, istituzioni in città come Vienna e Venezia, Firenze e Roma, che lottano per sopravvivere, per non snaturare la propria vocazione multifunzionale.
Alcuni diventano monumenti nazionali come il Tortoni di Buenos Aires, frequentato, tra gli altri da Jorge Luis Borges, Federico Garcia Lorca, Alfonsina Storni.


Altri chiudono definitivamente battenti come lo storico Caffè Stoppani di Bari o il Caffè Sottano di Armando Scaturchio, lasciando un vuoto che solo la memoria di chi li ha frequentato può colmare.
Sembra che il primo caffè letterario d’Europa sia nato in Francia, a Parigi alla fine del Seicento.
Con l’avvento dell’Illuminismo si consolidarono diventando fucine di idee politiche, filosofiche e letterarie, tanto che nel 1764 nacque a Milano una rivista ad opera dei fratelli Pietro ed Alessandro Verri con il contributo del filosofo e letterato Cesare Beccaria intitolata proprio Il Caffè.

Nell’Ottocento in essi si forgiarono le idee indipendentiste del Risorgimento.
Nei primi del Novecento il Giubbe Rosse di Firenze divenne la redazione delle riviste il Leonardo e La Voce. Sempre ai suoi tavolini si riunivano Marinetti e i suoi sodali futuristi.
Dopo la Prima Guerra mondiale iniziò il periodo solariano con protagonisti gli avventori Eugenio Montale e, Umberto Saba e qui prese avvio anche l’esperienza dell’ermetismo.
Nel 1938 nacque la rivista Campo di Marte fondata da Vasco Pratolini, Alfonso Gatto e Piero Bigonciari e anche loro lo elessero come redazione.
Dopo la seconda Guerra mondiale la vita culturale italiana si spostò da Firenze a Roma e Milano.
Negli Cinquanta al Caffè Rosati si potevano incontrare Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante, ma anche tanti giovani pittori e cineasti.

Parigi è per antonomasia il crogiolo di varie esperienze culturali nate tra i tavolini dei caffè, Il Café de Flore divenne redazione della rivista “Les Soirées de Paris” e luogo di nascita del dadaismo, del surrealismo, dell’esistenzialismo, centro della Nouvelle Vague.
Ma soprattutto il Café de Flore è stato il rifugio preferito di Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre che al loro tavolino, eletto loro studio, ricevevano amici, scrivevano, fondavano movimenti letterari.
La coppia aveva un tavolino anche a Les Deux Magots, altro storico caffè letterario di Parigi, che a partire dagli anni Venti, divenne luogo di incontro di numerosi artisti e intellettuali: Alfred Jarry, Foujita, Guillaume Apollinaire, Elsa Triolet, Louis Aragon, André Gide, Picasso, Fernand Léger
All’ombra degli alberi La Closerie des Lilas, sempre a Parigi, Hemingway ha scritto Fiesta e sembra che qui Francis Scott Fitzgerald gli abbia mostrato per la prima volta le bozze del “Grande Gatsby.
Fondato da un italiano, Francesco Procopio dei Coltelli – Le Procope aprì nel 1686. E’ stato il primo luogo a Parigi dove poter degustare un caffè seduti e leggere in tranquillità. Attualmente Amélie Nothomb, Marc Dugain e Éric-Emmanuel Schmitt hanno preso il posto di Balzac, Nerval, Hugo, George Sand, Musset e Verlaine.
Ma il caffè letterario non rimane ancorato al passato, si rinnova, allontanandosi da una concezione sofisticata e elitaria, ereditata dai suoi sofisticati predecessori, aperto a disparate manifestazioni culturali, incontri ed esposizioni.

Ciò che accomuna antichi e moderni caffè letterari è il duende, quel folletto che accoglie gli avventori al loro ingresso.
* Duende: Fascino ammaliatore, talvolta venato di tristezza e inquietudine; estro ispiratore, creativo (Treccani).
Le poesie di Pietro Martiradonna
Laureato in Scienze Politiche ha incontrato tardi la poesia, per questo non se ne è ancora stancato. Nei suoi articoli giornalistici si è occupato soprattutto di musica e cultura latinoamericana.
L’ultima scintilla
Decifrare volti
rubando alla brace
l’ultima scintilla.
Decifrare l’oscurità
e spargerla al vento.
Sabahat
Vento di steppa nel tuo richiamo,
zoccoli di cavalli nel tuo silenzio.
Tutta l’arsura è nel succo
che ti bagna le labbra,
miele e metallo fusi.
Alejandra
Ho abitato per un fatale istante
nella tua stanza sonora,
incubo cesellato con grazia
per espiare la colpa
di non essere ombra.
Un’inebriante assenza avvolge ormai
la tua estasi gelata,
luminoso ingranaggio
che ha sedotto la morte,
togliendo ogni alibi
alla tua presenza.




