La zona potrebbe essere a grave rischio idrogeologico, eppure in occasione della recente festività di San Giovanni, sono stati ignorati i divieti di accesso delle auto all’area. Una lettera a “Mola Libera” del Comitato Residenti e le nostre considerazioni. Bisogna agire presto per evitare che, con le nuove piogge autunnali, il dissesto si aggravi e si espanda.
I lettori ricorderanno: il 23 gennaio 2025, in sostanza quasi un anno e mezzo fa, si ebbe il primo crollo della strada che porta alla storica chiesetta rurale.
Ecco come apprendemmo la notizia da uno dei residenti della zona:
“𝐁𝐮𝐨𝐧𝐚𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐌𝐨𝐥𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚, 𝐡𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐒. 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐒.𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢. 𝐀𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 “𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞”𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐨𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐚𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚. 𝐈𝐥 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐞́ 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐢̀ 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐮𝐧’𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐯𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨.
𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐝 𝐮𝐧’𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐫𝐦𝐞.”

Dopo, passano i mesi e, tranne l’ordinanza di ovvia interruzione della strada con l’individuazione di un percorso alternativo, non succede niente di rilevante.
Comune di Mola e Soprintendenza giocano al rimpallo. In particolare, il Sindaco-Assessore ad Urbanistica e Lavori pubblici “scarica” la patata bollente sulla Soprintendenza a causa della presenza al di sotto della strada crollata di una grande cavità carsica, antropizzata, cioè adattata dalla mano umana a fini di deposito di derrate agricole. in sostanza silos di grano, prevalentemente.
Anche se la zona potrebbe essere stata abitata dai monaci basiliani, in periodo bizantino, la Soprintendenza effettua sopralluoghi e non rinviene particolari tracce archeologiche che impongano un intervento specifico di tale ente di salvaguardia.
La palla passa quindi al Comune che, nel frattempo, non trova soluzioni tecniche concrete.
I cittadini residenti nella zona non fanno che attendere, sperando che qualche Autorità voglia provvedere per davvero.
Ma l’attesa non viene premiata. Anzi.
Venerdì 3 aprile 2026, il Venerdì Santo, pochi mesi fa, la strada crolla ancora e l’ultimo spezzone di asfalto finisce di sotto, assieme alle piogge torrenziali del periodo.

Nel frattempo qualcuno dei residenti contatta l’entourage del Sindaco per informarlo e chiederne la presenza, ma Colonna fa rispondere che non può, sta seguendo la processione del SS. Legno.
Intanto, arrivano i Vigili del Fuoco che vorrebbero sgomberare le abitazioni a valle del crollo perchè si teme un dissesto più ampio. I residenti ovviamente non se ne vogliono andare e nessuno si muove.
Tuttavia, i Vigili del Fuoco sono chiari: la strada è stata costruita sulla volta dell’ipogeo, con appena poche decine di centimetri a frapporsi tra la cavità e l’asfalto.

E’ ovvio che la grotta, alla fine, abbia ceduto: anni e anni di passaggi di autovetture e camion a pieno carico hanno intaccato la solidità della volta. Le piogge anomale dell’ultima stagione, nel secondo crollo, hanno dato il colpo di grazia ad un terreno già dissestato da troppi interventi edilizi fatti alla rinfusa: muretti a secco divelti per far posto a rigidi (ma per questo più vulnerabili) muri in cemento. Perforazioni con martelli pneumatici, ampliamenti fatti con ruspe, ancora camion di ogni tipo e portata per il trasporto di derrate agricole e di materiale edilizio oltre che di terreno vegetale.
E si arriva così, nell’inerzia quasi assoluta, alla seduta consiliare del 23 giugno scorso, quando i consiglieri Brunetti e Chiarelli, di minoranza, chiedono al Sindaco-Assessore notizie sugli intendimenti del Comune di Mola per la messa in sicurezza della zona.
Colonna risponde che la Protezione civile, pur interessata, è fin troppo impegnata con i problemi del dissesto idrogeologico dei comuni del Gargano. E quindi Mola passa in second’ordine.
Tuttavia, il Sindaco di Mola dà notizia al Consiglio della previsione di un futuro stanziamento di 200-250 mila euro per risolvere il problema. Una cifra chiaramente insufficiente, tenuto conto che la zona carsica è molto più ampia di quanto possa immaginarsi, coinvolgendo numerosi ettari di terreno.
Il giorno dopo, festività di San Giovanni, accadono fatti che non depongono bene per la nostra comunità.
Infatti, quanto accaduto è preceduto da due messaggi scritti, firmati dal Commissario della Confraternita di San Giovanni e affissi sul portone della chiesetta rurale: il primo datato 30 maggio informa che il 24 giugno si terrà una Santa Messa nella chiesetta, ma il secondo, dell’11 giugno, smentisce il primo, annullando l’evento per ragioni di sicurezza.



E’ accaduto infatti che Don Mimì Moro, parroco della Matrice e, quindi, anche della Chiesa di San Giovanni Battista in Santa Chiara, che presiede alla chiesetta rurale, si sia nel frattempo accertato delle condizioni della zona con i Vigili del Fuoco e ne abbia tratto motivo di dissuasione a tenere celebrazioni religiose e raduni, per motivi di staticità della zona. Una comunicazione ufficiale che, oltre all’avviso dell’11 giugno della Confraternita, Don Mimì darà al termine della Messa, nella Chiesa Matrice, di domenica 21 giugno. Quindi, pochi giorni prima della festività di mercoledì 24.
Tuttavia, successivamente, contravvenendo alle disposizioni di sicurezza, il presidente dell’AVIS di Mola informa sui social che sarà possibile fare “pellegrinaggio” alla chiesetta rurale e sostarvi. Ed è così che, in maniera assolutamente anomala, decine di persone si recano con le loro auto in contrada San Giovanni, attraverso il percorso alternativo, per giungere al luogo di culto e parcheggiarvi i mezzi nei dintorni che, ormai è risaputo, potrebbero risentirne in termini di stabilità.
Per giunta, da quanto ci è stato riferito da persona del posto, al “pellegrinaggio” si è aggiunto un evento musicale all’interno di una proprietà privata prospiciente la chiesetta, con il parcheggio di ulteriori decine di auto.
Insomma, sebbene la zona sia stata dichiarata instabile dai Vigili dl Fuoco, che avrebbero voluto sgomberare numerose abitazioni a seguito del secondo crollo, sembra che sia in atto un atteggiamento diffuso di incoscienza collettiva e di superficialità, probabilmente perché le Autorità comunali non hanno preso in maniera sufficientemente seria l’intera vicenda.
Eppure, come si può notare in una foto del 2004, scattata in occasione del primo corteo commemorativo, e pubblicata sul libro di Giuseppe Berlingerio “La chiesetta di San Giovanni Battista – Tra storia e leggenda”, il tratto di strada interessato dal crollo del gennaio 2025 e del venerdì Santo 2026, appare già delimitata da un nastro bianco-rosso, segno probabile di un precedente smottamento.


La zona, ripetiamo, a differenza di quanto è circolato in consessi di divulgazione locale, non è interessata da cavità scavate dall’uomo per deposito di derrate agricole. Una vasta area di contrada San Giovanni è caratterizzata da fenomeni carsici, con grotte naturali: in alcune di esse la mano dell’uomo è intervenuta per adattarle al bisogno della civiltà agricola nel corso dei secoli. Ad attestare il carsismo dell’area è la stessa relazione della Soprintendenza di Bari.
Pertanto, fare opera di minimizzazione, diretta o indiretta, della questione da parte di politici, funzionari ed esponenti della società civile, è rendere un pessimo servizio ai residenti e alla loro sicurezza.
Residenti che si sentono abbandonati dal potere comunale, tanto da aver scritto, dopo il 24 giugno, a Mola Libera in questi termini, a firma di Roberto Mangiolini, a nome del Comitato di quartiere, in data 26-06-26:
“Gentile Direttore,
Le scrivo in rappresentanza del comitato di quartiere della zona di S. Giovanni per chiederLe la disponibilità a scrivere un articolo sulla situazione di grave abbandono in cui versa la nostra zona.
Il 18 giugno scorso, il comitato si è riunito in assemblea invitando il consigliere d’opposizione Enzo Chiarelli per un incontro di quartiere. In tale occasione, abbiamo presentato al consigliere tutte le criticità che da sempre affliggono la nostra area. Successivamente, il consigliere Chiarelli si è fatto carico di raccogliere tutte queste istanze e di portarle all’attenzione del Consiglio Comunale, lavorando in sinergia con il consigliere d’opposizione Francesco Brunetti (che si sta occupando nello specifico anche del crollo dell’ipogeo) per dare voce a noi residenti, che ci sentiamo ormai completamente abbandonati da questa amministrazione.
Le criticità segnalate sono le seguenti:
Carenza di servizi primari: assenza delle reti di urbanizzazione primaria (acqua e fogna) in una cospicua parte della zona residenziale.
Sicurezza stradale e pubblica illuminazione: assenza totale di impianti di illuminazione pubblica sulle strade del quartiere.
Igiene urbana e manutenzione: mancanza cronica di spazzamento stradale, accumulo di rifiuti abbandonati in diversi punti e totale assenza di interventi di sfalcio dell’erba infestante sui cigli stradali.
Viabilità in Contrada Mazzoccolo: criticità strutturale della via, caratterizzata da una carreggiata eccessivamente stretta, senso unico di marcia e totale carenza di spazi di manovra o aree di svolta. Essendo ad oggi l’unica strada percorribile dai residenti, abbiamo richiesto più volte all’amministrazione l’installazione di una coppia di semafori da cantiere per regolare la viabilità nell’unico senso di marcia, tenendo conto che la zona viene servita quotidianamente da camion che forniscono acqua e gas.
Pericolo e instabilità su Str. Comunale S. Giovanni: la sede stradale si presenta particolarmente stretta e completamente priva di barriere protettive sui lati. Tale situazione comporta un grave rischio di caduta di veicoli all’interno dei fondi agricoli adiacenti, oltre a un progressivo cedimento dell’asfalto in corrispondenza dei vuoti laterali non protetti.
Barriere e pericoli pedonali sulla S.S Mola-Cozze: presenza di un attraversamento pedonale la cui traiettoria impatta direttamente contro una barriera di sicurezza (guardrail), impedendo il passaggio pedonale in sicurezza.
Degrado dell’ex mobilificio: stato di completo abbandono della struttura, divenuta discarica abusiva di rifiuti e area invasa da fitta vegetazione spontanea ma non manutenuta.
Modifica alla viabilità su Str. Comunale S. Giovanni: chiusura della via carrabile nei pressi della nuova rotatoria di recente realizzazione, con unica possibilità di uscita ed entrata dal varco presente dopo la rotatoria in direzione statale (allego foto da Maps per meglio comprendere).
Saremmo molto lieti se voleste dare voce ai residenti tramite un vostro articolo, contribuendo a sollecitare gli interventi necessari. Le allego le foto. Cordiali saluti,
Il Comitato di quartiere S. Giovanni”
Al sig. Mangiolini così ho risposto nell’immediatezza:
Buon pomeriggio sig. Mangiolini, senz’altro era già nelle intenzioni del mio giornale di dedicare un ampio servizio alla Vostra situazione. Tale volontà è nata anche da una serie di informazioni che nel frattempo ho assunto a seguito di quanto accaduto pochi giorni fa, nel giorno dedicato a San Giovanni. Sono notizie piuttosto serie che mi fanno propendere, nel Vostro caso, oltre che all’attenzione per tutte le problematiche da Lei giustamente sollevate, soprattutto per la stabilità della zona. A mio modesto parere, dovreste chiedere l’immediato intervento di uno o più geologi per mappare accuratamente il territorio, che è fortemente carsico e se già ci sono stati due crolli, significa che tutta l’area, ricca di grotte naturali (solo in parte “lavorate” dall’uomo), rischia ulteriori frane, smottamenti e crolli perchè si è innescato qualche movimento del terreno, indotto da un eccessivo carico (camion, auto, lavori edili. ecc.). Tutto questo può rimettersi in movimento con l’arrivo delle piogge autunnali che, come ormai si sa, sono fortemente influenzate dal cambiamento climatico e danno luogo a fenomeni alluvionali. Pertanto, ripeto, chiedete che intervenga la Protezione civile con geologi esperti del territorio e ingegneri geotecnici o similari. Spero di sbagliarmi, ma secondo me non bisogna aspettare che arrivi l’autunno. A presto e a disposizione per ogni collaborazione. Un cordiale saluto.
Non possiamo fare altro che ribadire la nostra risposta al rappresentante del Comitato. Il problema, ancorchè meritevole di trovare soluzioni tampone per la viabilità e la sicurezza stradale, è di carattere statico: la zona potrebbe andare incontro, con la ripresa del ciclo delle piogge autunnale, a nuovi fenomeni di smottamento che, una volta innescati, sono imprevedibili.
Pertanto, è necessario che il Sindaco non proceda con il “fai da te”, ma che coinvolga in maniera convinta e assertiva i responsabili della Protezione civile regionale e degli Assessorati regionali e metropolitani competenti, per una mappatura al più presto dell’intera zona e di tutti i fattori di instabilità e di rischio, con le più alte professionalità, accedendo da subito ai fondi riservati al rischio idrogeologico, con assoluta priorità, per un progetto di “messa in sicurezza” stabile e duraturo, non aleatorio o transitorio.
La vicenda di San Giuanne de fore è emblematica di come il territorio venga considerato un vacca da mungere da politici, imprenditori e dagli stessi cittadini: negli anni e decenni scorsi si è costruito in zona spesso senza criteri di rispetto del rischio idrogeologico, oltre ad aver permesso la movimentazione sulle piccole strade dell’area carsica di grossi mezzi di trasporto di ogni tipo, sia per scopi edilizi che agricoli.
Ora basta!




