A volte guardiamo con sufficienza alla produzione letteraria nostrana, in particolare se si tratta di gialli. Il giallo viene troppo spesso considerato un genere minore rispetto agli altri lavori di narrativa. “Il segreto di Mr Willer” (Les Flaneurs Edizioni – Pagg. 276 €.16,00) di Chicca Maralfa smentisce questa tesi.
di Marilina Sepe
Calata in un’atmosfera torbida e a tratti noir, l’indagine sull’assassinio di un influencer, condotta per scoprirne l’esecutore materiale, mette in realtà a nudo il colpevole marciume che si annida nelle pieghe della Milano bene.
Neanche la vittima ne è esente. Il personaggio non suscita in noi nessuna empatia, ma, al contrario, ci provoca ribrezzo, lo stesso disgusto che proviamo per tutto l’universo umano che lo circonda.
La scrittura è intrigante. Il lettore si trova costretto nella scomoda posizione di chi deve parteggiare per la risoluzione di un omicidio non provando, inizialmente, alcuna pietà né per la vittima né per il suo modo di vivere.
Come dei voyeur, spiamo a distanza eppure avvertiamo il lezzo di questa corruzione nel senso materiale del termine: il frutto è marcio, puzza, è nauseante.
Gradatamente, l’occhio della Maralfa si allontana sottoponendo al nostro sguardo un panorama che si allarga come in uno zoom a ritroso. L’ambiente in cui si svolge l’indagine diventa il dettaglio di una mappa che lentamente si definisce arricchendosi di elementi simbolici, figure, luoghi, fino a disegnare quello che potrebbe essere il nostro quotidiano.
L’autrice utilizza allo scopo vari linguaggi, passando dal diaristico a quello della comunicazione online, il linguaggio dei social, per poi indicarci gli imputati.
E sono tutti lì, sotto i nostri occhi (come, del resto, è): il perbenismo, l’effimero, l’anticonformismo (che diventa anch’esso conformismo), i concetti semplificati fino a diventare vuoti, gli slogan. La morale, l’immorale e l’amorale giocano e si allacciano in nodi viscidi e inestricabili.
Come in ogni giallo che si rispetti, l’elaborata indagine si chiuderà, il caso intricato verrà risolto e la trama, che ci ha tenuti col fiato sospeso, si concluderà con l’ultimo capitolo.
Ma questa lettura mi ha lasciato uno strascico di riflessioni e, personalmente, amo i romanzi che non finiscono quando chiudi il libro.
Ho avuto l’impressione di essere inconsapevolmente scivolata nel testo, imputata, in quanto capace di identificare il marcio, e colpevole, perché non in grado di contrastarlo, perché forse anch’io mi limito a schiacciare un like o, al massimo, a postare una condivisione. Difficile assolversi da questa accusa.
Il romanzo di Chicca Maralfa è coraggioso. Non c’è nulla di accattivante, di piacioso nella sua scrittura, l’autrice non strizza l’occhio al mercato. E’ un giallo duro dove la Maralfa affonda i suoi colpi confermando la sua attenta capacità di analisi e il suo potente “graffio” che è la sua inconfondibile firma.
L’Autrice
Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.





