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IL NUOVO LIBRO DEL PROF. DINO SIMONE: “I CLASSICI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS”

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Domani, venerdì 19 novembre, alle ore 18:30, presso “Scuderie Le Torri”, a Polignano, si terrà la presentazione del nuovo libro del prof. Dino Simone.

Dall’Introduzione a: « I Classici ai tempi del coronavirus», Paginaria Edizioni, 2020

     Restiamo a casa

     Andrà tutto bene

     Due frasi che leggiamo e sentiamo ogni giorno.

     Il coronavirus ci costringe a stare chiusi in casa.

    

Il prof. Dionisio (Dino) Simone

Lockdown è diventata subito la parola “di colore oscuro” (per usare un termine dantesco) che ha sostituito ‘isolamento’ e ‘chiusura totale’.

     In attesa che sia pronto il vaccino per il virus, la diffusione della pandemia si arresterà solo se rispetteremo le regole e resteremo tutti a casa. Quale modo migliore di farlo, per me, che cercare la compagnia dei miei amati autori latini e greci?

     Come dice Italo Calvino, tutti i classici sono sempre attuali, ogni volta li sentiamo come nuovi, ci arricchiscono sempre di più.

     Avevo pensato di riempire queste giornate rileggendo e commentando i classici testi sulla peste: il primo libro dell’Iliade, il prologo dell’Edipo re di Sofocle, la peste di Atene narrata da Tucidide nel II libro della Guerra del Peloponneso, ripresa da Lucrezio alla fine del VI libro del De rerum natura, la peste del Norico che colpisce gli animali, di cui parla Virgilio nel III libro delle Georgiche, e poi Boccaccio, Manzoni, Camus.

     Ma siamo già afflitti giorno dopo giorno dai bollettini della Protezione civile e del Governo; numero dei positivi al coronavirus, morti, guariti, mascherine (introvabili), guanti, e poi autodichiarazione, calo del Pil, fase 2,

      In un primo momento, all’inizio del “soggiorno obbligato”, dei “domiciliari”, ho ripreso e rielaborato alcuni articoli che avevo pubblicato qualche tempo fa su Mola Libera online dedicati alle Satire I 5 e I 9 di Orazio, un autore sempre piacevole e interessante, ma poi il mio programma è cambiato. Ecco perché.

     “Apprezzato grecista e latinista” ha scritto l’Editore sul risvolto di copertina del mio ultimo libro,  Acta Diurna. Divagazioni sul mito e Temi di varia umanità tra antico e moderno, Schena Editore, 2019.

     E allora, se le cose stanno così, perché non utilizzare queste mie riconosciute competenze provando a tradurre in latino i lirici greci, mentre sono relegato in casa?

     Ha scatenato in me questa lucida “follia” la lettura, ripresa proprio in questi giorni, dopo tanti anni, dell’Elogio della follia o Stulticiae laus di Erasmo da Rotterdam.

     Erasmo dice che “La follia è desiderabile… e sorge ogni volta che una dolce illusione libera l’animo da tutti gli affanni e le ansie e lo inebria di molte sensazioni piacevoli”  (Id accidit quoties iucundus quidam mentis error simul et anxiis illis curis  animum liberat  et multiiuga voluptate delibùtum reddit).

     Dopo i miei primi momenti di difficoltà e il proposito di rinunciare all’impresa, la lucida ‘follia’ ha avuto il sopravvento e anzi, con il procedere dei giorni, io ho preso gusto a tradurre (immo in lyricis ex Graeco Latine vertendis delectatus sum)  e ho deciso addirittura di raccogliere queste traduzioni in un libellus, ad usum paucorum ovviamente, anzi di pochissimi.

     Pur  non sentendomi all’altezza di un tale compito, che avrebbe fatto “tremare le vene e i polsi” a uno sano di mente, mentis bene sanae, ho deciso di farlo con “leggerezza”, direbbe Italo Calvino, con “stulticia”, direbbe Erasmo, considerando questo esercizio come un semplice “divertissement” per impiegare questi giorni vuoti in un modo che potesse appagare il mio narcisismo, ma soprattutto diventasse un’occasione per rileggere i lirici greci, per ristudiarli, riscoprendo in essi nuovi messaggi, con la nascosta speranza di avvicinare a questi autori chi non ha avuto la fortuna di leggerli al liceo, o chi li ha dimenticati.

 A questo scopo, di ogni poeta greco ho riportato i testi originali, la traduzione in italiano di autori importanti e la mia versione in latino, il tutto preceduto da un breve inquadramento storico-critico.

     La successione degli autori non segue un rigoroso criterio cronologico, ma tiene conto soprattutto dell’ordine in cui i testi sono stati tradotti, degli umori del giorno, delle mie simpatie, ma anche dell’affinità dei temi trattati.

Una follia la mia?

Questo impegno che potrebbe sembrare frutto di “stulticia”, di “morìa”, è in realtà il risultato di una forza vitale che mi ha spinto a dedicarmi a un lavoro che giorno dopo giorno mi ha appassionato sempre di più e mi ha aiutato a sopportare il “lockdown” e a superare le preoccupazioni, le ansie, le angosce che la pandemia provocata dal coronavirus ha creato in tutti.

Giudicheranno i miei perpauci lettori se l’esperimento sia riuscito.

    Nell’Appendice ho inserito la Chioma di Berenice di Callimaco, con la traduzione di Catullo, e alcuni frammenti di Saffo e Alceo liberamente “tradotti” da Catullo e Orazio».

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