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IL PROF. SIMONE RACCONTA: “TEODORA, PROSTITUTA E IMPERATRICE DISSOLUTA”

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Il prof. Dionisio (Dino) Simone riprende a scrivere su “Mola Libera”, rivisitando alcuni personaggi storici dell’età classica. In questo articolo riprende l’opera dello storico Procopio di Cesarea dedicata a Teodora, la discussa imperatrice bizantina, moglie di Giustiniano.

di Dionisio (Dino) Simone

Lo storico Procopio di Cesarea e Teodora, imperatrice d’Oriente

Un articolo della pagina culturale della Repubblica del 21 agosto 2022, «Prostituta e imperatrice, femme fatale incarnata da Sarah Bernhardt», mi ha offerto lo spunto per rileggere Storie segrete (Anecdota) di Procopio di Cesarea, storico bizantino del VI sec. d. C., già  autore della “Guerra gotica”.

Ma mentre in quest’opera la sua esposizione era basata sull’autopsia, in quanto egli fu consigliere di Belisario, generale di Giustiniano, nella prima fase della guerra greco-gotica, poi sostituito da Narsete, che sconfisse Totila, re degli Ostrogoti, e il suo successore Teia, negli Anecdota, invece, mostrando  il gusto per il pettegolezzo e la maldicenza, utilizzando i temi  della propaganda avversa a Giustiniano e Teodora, Procopio rivela il lato umano,  le debolezze, i vizi, le infamie dei personaggi che ha esaltato nell’opera storica.

Qui fa del generale Belisario (e di sua moglie Antonina amica di Teodora), di Giustiniano, ma soprattutto di Teodora, l’oggetto delle sue calunnie e dei suoi attacchi. In particolare è da lui presa di mira l’imperatrice, di umili origini, attrice e cortigiana, vittima della propaganda degli avversari politici di Giustiniano, per il ruolo che ha avuto nella gestione del potere.

Per Procopio, i colpevoli di tutti i mali che affliggono e travolgono lo Stato bizantino sono soltanto Giustiniano e Teodora.

Sulla coppia imperiale è focalizzato quasi tutto il racconto, ma il bersaglio principale dello storico è Teodora, che, una volta sul trono, governò a fianco di Giustiniano e meglio di lui, mostrando un carattere di ferro e un autentico talento politico. Gli storici hanno sempre riconosciuto la sua influenza determinante sulle decisioni di Stato, tanto che  spesso, per i due, si è parlato di diarchia: la conduzione dello Stato si trasforma in un affare privato dei sovrani.

Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo gli Anecdota di Procopio erano stati tradotti in francese e da quella storia Victorien Sardou decise di fare una pièce teatrale. Ai suoi occhi, il personaggio di Teodora era perfetto per incarnare la figura di femme fatale tanto cara al pubblico dell’Ottocento.

Scelse così come protagonista, una donna che era l’incarnazione vivente del mito della femme fatale: Sarah Bernhardt.  La storia di Sardou, rispetto alla narrazione di Procopio, è semplificata, e i costumi sessuali di Teodora sono rappresentati in termini più soft che in Procopio, il quale invece nelle Storie segrete narra senza reticenze tutte le perversioni di Teodora, a cominciare dalla prima giovinezza.

Procopio non esita ad entrare in  dettagli scabrosi e il suo linguaggio è sempre contrassegnato da crudo realismo.

«Non appena giunse all’adolescenza e fu matura, Teodora entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano ‘la truppa’ (così erano chiamate le prostitute più abiette).

Era persona affatto ignara di quel che fosse il pudore; mai nessuno la vide tirarsi indietro. Anzi, non esitava ad acconsentire alle pratiche più svergognate. Con i suoi amanti, era maliziosa, snervandoli con sempre nuove tecniche di accoppiamento. Mai vi fu persona più succuba a qualsivoglia forma di piacere; spesso  giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più e trascorreva l’intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai servitori e s’accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria (koron de oud’ ōs tautēs dē tēs misetias elambane).

Sovente anche a teatro, sotto gli occhi del popolo tutto, si spogliò e rimase nuda sulla scena, portando intorno al sesso e all’inguine solo il perizoma.

Giustiniano s’infiammò d’amor violento per lei. Dapprima se la tenne vicina come amante, pur avendola innalzata al patriziato; così Teodora ben presto riuscì a procurarsi eminente potere e fortune cospicue. Alla morte dell’imperatore Giustino, il potere passò a Giustiniano, che già prima aveva sposato Teodora, benché fosse una cortigiana» (Procopio, op, cit., IX, 11-32, passim, a cura di F. Conca, trad. di P. Cesaretti,).

Fu così che Teodora ascese alla dignità imperiale senza ostacoli e «Giustiniano non disdegnò di far sua quella pubblica rovina dell’umana stirpe (O de to koinon agos apantōn anthrōpōn autou idion pepoiēsthai ouk apēxiou)» [op. cit. X, 3 ] e nella loro vita mai nulla fecero l’uno senza l’altro.

Procopio appare informatissimo, ma sicuramente non tutte le notizie riferite sono di prima mano: il suo racconto è costruito anche sui pettegolezzi dei circoli da lui frequentati.. La sua ricostruzione d’altro canto era agevolata dall’esperienza teatrale di Teodora: le scene erano da sempre paradigma di vita corrotta e dissoluta.

Secondo H. G. Beck (Lo storico e la sua vittima. Teodora e Procopio, Laterza) “l’accusa di prostituzione nei confronti di Teodora può essere una semplice leggenda dovuta all’uso corrente di identificare le attrici con le prostitute”.

Ma la vittima di Procopio non è soltanto Teodora. Tutta la politica di Giustiniano è messa in discussione dallo storico. C’era in lui il vagheggiamento di un diverso assetto statale, centrato sul ruolo dell’ordine senatorio e dei ceti possidenti, il cui tracollo economico è uno dei motivi del declino di Bisanzio.

Lo sconvolgimento provocato dalla politica di Giustiniano non risparmia nessuno. Insieme ai possidenti, contro i quali Giustiniano si accanisce inasprendo la tassazione, sono colpiti i senatori, costretti ad operare in un’assemblea che era ormai solo un “simulacro”, privo di dignità.  

Infatti, secondo Procopio, Giustiniano, giunto al potere, col consenso o il suggerimento di Teodora riuscì subito a scompigliare tutto. Ciò che prima era proibito dalla legge, egli lo introdusse nello Stato e abolì tutte le consuetudini in vigore, trasformando ogni cosa, dandole una nuova veste.

Teodora, questa ex prostituta, proveniente dal mondo dello spettacolo, avrebbe dominato e schiacciato il consorte, il grande Giustiniano, ma l’accanimento con cui Procopio demonizza la figura di Teodora è tale da far sorgere il dubbio che si tratti di un partito preso, di una esagerazione.

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