Lo spettacolo dell'”Art Tango Ensemble“, andato in scena giovedì 12 agosto nel Chiostro di Santa Chiara, per l’Agimus Festival 2021, ha trascinato, con grande partecipazione, l’affollata platea di appassionati del ballo più sensuale e ammirato, ovunque nel mondo.
Ancora un largo e atteso successo per l’Agimus Festival, Stagione 2021, diretto dal Maestro Piero Rotolo, in grado come pochi organizzatori di dare vita, anno dopo anno, a programmi sempre più coinvolgenti e accorsati.
Certo, con il tango sul palcoscenico si vince facile. Ma non sempre: dipende dalla qualità degli artisti.
Questa volta a trascinare il numeroso pubblico, che ha occupato la vasta platea del Chiostro di Santa Chiara in ogni ordine di posti, è stata un’orchestra di solidi e brillanti professionisti, l’Art Tango Ensemble, con gli spagnoli, padre e figlio, Joaquin Palomares e Jaoaquin Pall Palomares ai violini e l’argentino Orlando Dibello al bandoneon.
Alle loro note, ora struggenti e melanconiche, ora eclettiche e briose, ha ballato la coppia di ballerini David&Victoria, con coreografie di passi e movimenti, in un intreccio sensuale, che hanno estasiato il pubblico molese.
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Carlos Gardel, il tango tradizionale e storico, e Astor Piazzolla, il “tango nuevo“, più strumentale che ballabile, sono stati gli autori preferiti dall’Art Tango Ensemble nel loro vasto repertorio, con numerose digressioni nelle musiche di Mores, Villoldo, Jasili, Troilo, Discepolo, Matos Rodriguez.
David Reus e Victoria Huang, tra i ballerini più acclamati nel mondo del popolare ballo argentino, hanno trasmesso non solo una formidabile tecnica, ma anche e soprattutto la passione, l’incanto, la sensualità e la malinconia del tango.
Una musica ed un ballo intramontabili perchè segnano un mezzo, ineguagliabile e artistico, di comunicazione della sfera sentimentale e intima tra un uomo e una donna, in una relazione e una connessione tra i ballerini che si esalta nei movimenti del corpo e nell’emotività che ciascuno trasmette all’altro, ora nell’abbraccio ora nell’allontanamento.
Un legame continuo, attraverso gesti sia studiati che spontanei, ma sempre finalizzati a trasmettere il pathos della nostalgia, dell’attesa, dell’incanto e del disincanto, dell’intensa malinconia, della passione tra amanti, nell’attrazione e nel rifiuto, come è sempre nelle vere storie d’amore, mai lineari e scontate, ma sempre combattute tra eros e thanatos.
A dare forma e sostanza ai passi di David e Victoria sono stati i superbi violini dei Palomares, ma sopra ogni cosa il cuore pulsante del tango, la voce profonda della sua musica diffusasi tra le banchine del grande porto di Buenos Aires ai tempi della sterminata migrazione italiana verso quelle lontane sponde: il bandoneon.
La sua anima intensa e fascinosa veste la struttura armonica del tango conferendogli la sua unicità, la sua essenza più interiore.
E a suonare mirabilmente il bandoneon, nella calda serata agostana del Chiostro di Santa Chiara, è stato il Maestro Orlando Dibello, di antiche radici italiane come le ebbero gran parte dei grandi compositori del tango: Aníbal Troilo, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, tutti figli d’italiani, e più recentemente Astor Piazzolla, di origini pugliesi, con il nonno emigrato da Trani.
In uno dei tanti momenti di presentazione e di commento dei brani, ben spiegati in un buon italiano da Joaquin Palomares, Orlando Dibello ha dato prova di grande simpatia e affabulazione, parlando in “castellano“, la lingua spagnola d’Argentina, al pubblico molese.
Il suo eloquio melodioso, quasi un’estensione del mirabile suono del suo bandoneon, ha trasmesso sia pure in un idioma diverso, ma pienamente comprensibile, tutta la magia di un’atmosfera irripetibile.
E così, nel volgere della serata, le note appassionate dei violini e del bandoneon, al ritmo dell’intreccio sinuoso dei ballerini, hanno fatto rivivere il fascino dei primi fortunati decenni del Novecento argentino, con i grandi successi di Carlos Gardel – Volver, Por una cabeza, El dia que me quieras, La cumparsita – fino ad arrivare al tango innovativo dei celebrati brani di Astor Piazzolla, con il sontuoso Oblivion e il celeberrimo Libertango.
(Tutte le foto sono state concesse da Agimus Festival)

















