Nell’inerzia del Sindaco, della Giunta comunale e della Commissione speciale Martucci, cinque cittadini di buona volontà, con il riferimento dei gruppi di “cittadinanza attiva” di “Comitato per l’emergenza ambientale”, “Per fare un fiore” e “Mola Libera”, hanno inviato stamattina, mercoledì 19 marzo 2025, un esposto al Procuratore Capo della Repubblica, nonché al Comando Carabinieri per la tutela dell’Ambiente e al NOE Carabinieri di Bari, chiedendo di valutare l’apertura di un’inchiesta per inquinamento e disastro ambientale, a norma degli articoli 452 bis e quater del codice penale, a causa del probabile deflusso nel sottosuolo e, quindi, nella falda acquifera, di 20 milioni di litri di percolato, prodotti secondo l’ARPA dal solo lotto 3, dal 2013 al 2019, e MAI estratti. Una quantità immensa, alla quale si aggiungono altre decine di milioni di litri prodotti dal 2019 ad oggi, anch’essi mai estratti: in totale, potrebbero essere 40 milioni, pari a 1.333 autocisterne a pieno carico da 30.000 litri ciascuna. Pubblichiamo in esclusiva il testo dell’esposto e l’accesso agli allegati, nonché il modulo per la raccolta delle firme a sostegno dell’esposto.
Non solo di rifiuti di ogni tipo è piena la discarica Martucci, ma anche di tonnellate di chiacchiere.
Anni, anzi decenni, di fumose e inconsistenti iniziative della classe politica e istituzionale, giravolte e capriole di ogni tipo, fumi e fiumi di parole anche dalle associazioni ambientaliste di regime, senza che una sola goccia di percolato sia mai stata estratta dalle viscere della “collina dei veleni”.
E così, stanchi di assistere alle solite litanie e giaculatorie del Sindaco, della superficiale Commissione Martucci e degli ambientalisti a convenienza, cinque cittadini di buona volontà, impegnati tra l’altro nell’associazionismo di cittadinanza attiva, tra cui “Per fare un fiore”, “Mola Libera” e “Comitato per l’emergenza ambientale” (ex “sciala delle cozze”), hanno deciso di rompere gli indugi e le mille cautele, distinguo, freni e contrappesi della classe politica locale.
E così hanno inviato un esposto, ben documentato e preciso, ma senza troppi giri di parole, per chiedere al Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Bari, dott. Roberto Rossi, di valutare l’apertura di una nuova inchiesta giudiziaria, dopo che quella del 2013 finì a tarallucci e vino, con la nota assoluzione di tutti gli imputati, nella sostanziale inerzia delle parti civili, tra cui i Comuni di Mola e di Conversano e le associazioni ambientaliste Legambiente e WWF.
Questa volta il codice penale, nella sua nuova formulazione sui reati ambientali – arrivata quando quel processo era già stato instaurato con la vecchia normativa del “disastro innominato” – permette di trattare nello specifico la questione Martucci come vero e proprio DISASTRO AMBIENTALE”.
E, infatti, si presenta come un vero e proprio, gravissimo, disastro ambientale l’assenza totale di estrazione del percolato dalla discarica Martucci, per una produzione stimata dall’ARPA Puglia, per il solo lotto 3, in 20 milioni di litri dall’aprile 2013 all’ottobre 2019, ma ormai, dopo ulteriori cinque anni e mezzo di perdurante assenza di estrazione, probabilmente giunti a 40 milioni di litri, come evidenziano le dichiarazioni pubbliche del giugno 2024 dell’ex Direttore ARPA. Insomma, dodici anni nei quali quel liquido tossico e potenzialmente cancerogeno NON è mai stato estratto dalla discarica.
E, non essendo mai stato rinvenuto nei pozzi di raccolta, a causa delle lacerazioni accertate della guaina nel lotto 3 con le indagini geoelettriche (oltre che nel lotto 2, come da indagine avviata dalle dichiarazioni di Domenico Lestingi a fine marzo 2012) e del lotto 1 realizzato senza alcuna protezione, non necessita un genio per capire come l’equivalente del carico di 1.333 autocisterne da 30.000 litri, siano finite nel sottosuolo e, quindi, per la natura carsica del territorio, abbiano da tempo raggiunto la falda.
Peraltro, la produzione di percolato non si ferma: quel liquido tossico e cancerogeno si produce continuamente dal degrado dei rifiuti e, in assenza di estrazione, esce dalla discarica “bucata” del lotto 3 e del lotto 2 e senza alcuna protezione del lotto 1, e continua a fluire nel sottosuolo e, quindi, nella falda acquifera, finendo con l’alimentare l’irrigazione dei campi e delle colture agricole, con ogni conseguenza purtroppo immaginabile.
L’esposto, di cui pubblichiamo la versione integrale (corredata dagli allegati), depurata soltanto dai dati personali e dalle firme dei cinque sottoscrittori, è molto chiaro in proposito e, quindi, chiede nella sostanza l’apertura di una nuova indagine giudiziaria, per inquinamento e, tenuto conto della gravità dei quantitativi di percolato mai estratti dal 2013 ad oggi, anche per disastro ambientale, a norma degli attuali articoli 452 bis (inquinamento ambientale) e 452 quater (disastro ambientale).
E, se il Procuratore Capo della Repubblica riterrà di aprire l’inchiesta, non sarà necessario dover effettuare alcuna verifica in materia di superamento dei limiti stabiliti dal Testo Unico Ambientale per procedere con l’indagine per inquinamento e disastro ambientale: lo spiega molto bene la sentenza della Corte di Cassazione Penale, sez. III, n. 50018 del 19/09/2018, della quale “Mola Libera” ha trattato più volte, nel silenzio di una classe politica e burocratica che del significato di questo dirimente pronunciamento della Suprema Corte non vuole evidentemente sentir parlare…
Si trova infatti molto più utile, anche per gli ambientalisti di regime, girare a vuoto con vuoti sofismi e distinguo da percezioni di “aria fritta”, nell’utilizzo della “foglia di fico” del non superamento dei valori delle CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) e CSR (Concentrazione Soglia di Rischio), per non ammettere che a Martucci è in corso da almeno 12 anni, ma probabilmente da ben prima, un disastro ambientale immane anche se silenzioso e invisibile.
In presenza dei pozzi di raccolta “tombati” (come ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Marino Liuzzi nei giorni scorsi a “Mola Libera”) – e si è tornati colpevolmente sul luogo del misfatto per ri-accertarlo soltanto dopo ben 5 anni e mezzo dalla prima ispezione ARPA del 4 ottobre 2019 – l’onere della prova spetta alle Autorità regionali e comunali e alla stessa ARPA che, da tempo, non si assume responsabilità… non mettendo mai nero su bianco, in una relazione conclusiva, quello che è ormai evidente a tutti.
Infatti, se i pozzi di raccolta sono occlusi (per un fatto dovuto ad uno spostamento interno dei rifiuti? O per responsabilità di qualche “manina”? A questo punto, se non lo scrive l’ARPA, lo accerti la Magistratura), e se, come risulta da tutti gli atti pubblici, il percolato NON è MAI stato estratto in 12 anni consecutivi, qualcuno dovrà dimostrare che il percolato non è finito nella falda.
Invece, continua ancora il solito balletto di politici e ambientalisti di regime: non solo sulle CSC e CSR che non sarebbero state superate (e quindi secondo costoro non ci sarebbero le prove del “sito contaminato”), ma anche sul percolato che, se non si trova nei pozzi di raccolta perchè con le sonde non si riesce ad arrivare sul fondo, significherebbe a loro parere che bisogna scavare altri pozzi per raggiungere quel fondo…
Basta! E’ una vera indecenza! Così passano gli anni, i decenni, e il percolato continua a defluire nella falda mentre politici, burocrati e ambientalisti di regime trovano sempre mille scappatoie per spostare l’asticella sempre più in alto, confondendo le già fin troppe inquinate acque, e quindi evitando ogni responsabilità.
Allora, il significato dell’esposto è chiarissimo: la Procura della Repubblica esca dal groviglio di inchieste parziali e ormai di fatto finite su un binario morto, per imboccare con decisione la strada maestra di un’unica, grande e decisiva inchiesta giudiziaria per inquinamento e disastro ambientale a tutto campo.
E valuti di farlo partendo dalle relazioni ARPA dell’ottobre 2019 e del gennaio 2020, estese alle dichiarazioni del Direttore ARPA ing. Gravina alla V Commissione consiliare del Consiglio Regionale, in occasione della preparazione all’approvazione del vigente Piano regionale rifiuti, oltre che alle ultime rilasciate pubblicamente a Conversano nel giugno 2024, per finire alle ultime inquietanti novità delle video ispezioni nei pozzi di raccolta del percolato finite con il definitivo accertamento che quei pozzi sono impraticabili.
E nel mezzo ci sono tutti gli altri accertamenti, come le indagini geoelettriche, che hanno dimostrato la mancanza di tenuta del corpo della discarica al lotto 3, oltre alla presenza di tetracloroetilene, una sostanza chimica di utilizzo industriale, sostanzialmente cancerogena, che in una discarica di rifiuti solidi urbani non dovrebbe mai essere presente, neppure in tracce minime.
Peraltro, in assenza della prova contraria, il percolato al fondo della discarica non c’è perchè è già defluito nel sottosuolo o se c’è lo è in quantità minime, come di un catino bucato che trattiene solo in parte il suo liquido, rilasciandolo più o meno lentamente o velocemente dai suoi fori.
Siamo certi che il Procuratore Capo, dott. Roberto Rossi, nella sua prudente ma circostanziata valutazione, saprà comprendere tutte le argomentazioni portate nell’esposto dei cinque cittadini, con l’attività continua delle loro associazioni o gruppi di “cittadinanza attiva” di riferimento. E che ogni responsabilità eventuale verrà alla luce, peraltro con l’obiettivo finale di mettere davvero in sicurezza permanente e nell’immediato l’intera discarica nei suoi tre lotti, procedendo quindi alla sua bonifica integrale, oltre a chiudere definitivamente ogni attività di trattamento rifiuti nel martoriato territorio di Martucci.
L’esposto, già inviato via posta elettronica certificata (pec) alle Autorità in indirizzo, tra cui il Comando Carabinieri Tutela per l’Ambiente e il NOE (Nucleo Operativo Ecologico) Carabinieri di Bari, sarà rafforzato a partire dai prossimi giorni da una raccolta di firme tra la popolazione per adesione all’esposto che, è bene chiarirlo, non comporta alcuna responsabilità personale nel sottoscriverlo, ma soltanto un’azione di partecipazione e di consapevolezza civica. Infatti, si chiede soltanto che l’Autorità Giudiziaria esamini i FATTI descritti, senza la formulazione di accuse specifiche ad alcuno. Se esistono eventuali responsabilità spetterà alla Magistratura accertarle.
Vi terremo aggiornati. Continuate a seguirci.
Pubblichiamo quindi il testo integrale dell’ESPOSTO.
Per quanti avessero difficoltà nel visualizzarlo, è possibile farlo cliccando su “Open new tab” (si aprirà una finestra a parte), oppure cliccando su “Download” in basso nel riquadro:
ALLEGATI
Gli allegati, a causa del loro volume, sono scaricabili da un link del programma “We transfer” e, per disposizione tecnica di tale sito, saranno disponibili fino alla seguente scadenza: 26 mar 2025, 01:01:13 CET.
Ecco il link:
Pubblichiamo inoltre il MODULO scaricabile per la RACCOLTA DELLE FIRME in adesione all’esposto:





Ben fatto!
Auguriamoci che abbia un seguito e che non venga insabbiato!
Speriamo ne tengano conto e facciano le dovute investigazioni ambientali .Ne va della salute di tutti !
Grazie per questa battaglia!Vogliamo anche noi una Mola pulita ma non siamo residenti. Vorremmo firmare la petizione…ce una maniera di mettere la raccolta firme online? C’è una app chiamata Change.org che potrebbe aiutare..