Lo scorso martedì 17 ottobre, alle 18:30, si è svolto un incontro, presso il Comune di Mola, finalizzato alla redazione di un piano d’azione per la tutela dell’area rurale. Ecco il resoconto, dal quale emerge, tra gli altri importanti argomenti, l’attuale e scottante questione dell’espansione della “Città dei Ragazzi” di San Materno, con il complesso sportivo voluto da Padre Giuseppe De Stefano giudicato molto negativamente dalla rappresentante delle “Antiche Ville” per il danno ambientale e paesaggistico inferto ad una delle aree più belle ma vulnerabili del nostro territorio, da proteggere da ulteriori assalti della “Comunità Frontiera”.
All’incontro, per il Comune hanno partecipato il Sindaco Giuseppe Colonna, il consigliere Leonardo Losito e l’assessore Mariagrazia Del Cane; per le associazioni: Giancarla Aniello (Ecomuseo), Pietro Rutigliano, Giuseppe Ciaccia e Rosemary Delvecchio (Le Antiche Ville), Ronnie Berlen e Mariangela Barbanente (Legambiente), Giuseppe Berlingerio e Salvatore Consiglio (Gruppo Archeologico), Vittorio Farella (Associazione Chiudiamo la discarica Martucci).
La riunione si è aperta con il sindaco Colonna che ha riassunto lo stato di avanzamento sia dell’adeguamento del Piano Regolatore Generale al PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) che del PUG (Piano Urbanistico Generale).
Il Sindaco ha reso noto che ad aprile è stato preso atto in consiglio comunale delle indicazioni pervenute dalla consultazione cittadina sul PUG e che intendono portare il provvedimento dell’adeguamento del PRG al PPTR in consiglio entro le prime settimane del 2024.
Per il Sindaco: “Le indicazioni del PPTR sono chiare: il nuovo PUG non deve basarsi su nuovo consumo di suolo. […] L’obiettivo sarà: riqualificazione dell’esistente.”
Per l’elaborazione del PUG, dopo l’incarico di supporto al RUP per l’adeguamento del PRG al PPTR, sono stati nominati come referenti l’ing. NICOLA GIORDANO e l’arch. NICOLA FUZIO nonché la nuova dirigente del Settore Urbanistico, arch. TERESA PALLADINO. I primi due avranno il ruolo di progettisti, ruolo che, è stato detto dal Sindaco, sarà ufficializzato a breve.
A tal proposito, resta da chiedersi: che fine ha fatto la convenzione con il Politecnico di Bari, difesa strenuamente nella scorsa consiliatura dal Sindaco Colonna e dall’Assessore Berlen, ancorchè illegittima, come definito sostanzialmente nel parere ANAC reso al Comune di Mola? Al momento non risultano atti amministrativi che ne dichiarino la decadenza o la revoca… E quindi come si concilia questa situazione con l’incarico ai progettisti Nicola Giordano e Nicola Fuzio? Anche in questo caso non esistono atti pubblici di nomina che, peraltro, dovrebbero essere condivisi con il Consiglio comunale dopo, comunque, una procedura di conferimento di incarico ad evidenza pubblica. E perché, in ogni caso, una decisione del genere non è mai stata portata all’attenzione della 3^ Commissione consiliare in materia di Urbanistica?
Per l’area rurale il Comune ha reso noto di lavorare su 3 interventi:
– sono stati stanziati oltre 3 Milioni di euro con il PNRR per il nuovo Parco Urbano dell’ex-canile;
– 150 mila euro per infrastrutture tramite il Gal, soprattutto per il parcheggio di interscambio da realizzare accanto all’Ecomuseo (150-200 auto);
– sarà aperto un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti per la manutenzione straordinaria delle strade rurali e vicinali.
Legambiente, con un intervento di Ronnie Berlen, ha obiettato che 200 posti auto in un’area agricola sono un eccessivo consumo di suolo. Invita pertanto l’amministrazione a mantenersi su un centinaio di posti auto.
Le richieste emerse dall’incontro sono state:
1) riduzione drastica del consumo di suolo;
2) vincolo per le costruzioni storiche (sia per la zona urbana che extra-urbana) che non possono essere abbattute e modificate nella loro architettura (si è ribadito il caso avvenuto alcuni anni fa della chiesetta rurale dedicata a San Materno inglobata in una villa per una carenza di controllo da parte degli uffici del comune);
3) protezione delle aree boschive ancora rimaste lungo il costone del primo gradino murgiano e previsione di rimboschimento della macchia mediterranea.
Il dott. Berlingerio del Gruppo Archeologico ha fornito al sindaco un censimento delle aree di macchia mediterranea tramite foto aeree scaricate da Google Maps.
“Prima io andavo da Titolo a Cozze in un bosco ininterrotto, ora – con la meccanizzazione dell’agricoltura – hanno tagliato il costone in più punti e fatto vigneti. Hanno distrutto quasi tutto. Quello che si evince da Google Maps è che è rimasta solo una linea sottile. E le foto sono di un paio di anni fa, è probabile che la situazione sia ancora peggiorata.”
4) regolamento per l’edilizia e le ristrutturazioni, non solo nelle zone rurali ma anche a San Materno, con possibilità di scegliere tra gli interventi che si possono fare (tipologia dei materiali e dei colori, fogge dei cancelli, rifacimento dei muretti a secco e loro costruzione ex-novo, piantumazione di specie autoctone di piante…), ma anche un ridimensionamento importante dei metri cubi realizzabili, n° piani delle case, distanze dai confini, impermeabilizzazione del suolo…).
Giuseppe Ciaccia, dell’Associazione Le Antiche Ville, ha sottolineato la necessità di creare un regolamento non fatto di divieti ma di possibilità, di indirizzi.
Rosemary Delvecchio della stessa associazione, ha portato all’attenzione del sindaco e dei suoi stretti collaboratori la ristrutturazione di un paio di antiche case dove sono stati realizzati muretti perimetrali di cemento e montati cancelli il cui stile, materiale e colore non tiene minimamente conto del contesto paesaggistico.
Ribadisce inoltre che il danno che San Materno ha ricevuto dalla costruzione del Centro Sportivo della Comunità Frontiera è incalcolabile. E lo sarà ulteriormente se i lavori continuano con i volumi previsti. Una ferita aperta: al posto di un uliveto si erge ora un’enorme tensostruttura di plastica, tra ville storiche che dovrebbero essere tutelate a livello paesaggistico secondo il PPTR che è stato completamente ignorato.
“Il comune deve dare delle precise indicazioni, altrimenti la caratterizzazione del luogo sarà definitivamente perduta. Un impianto sportivo di quelle dimensioni si fa alla periferia del paese, non in campagna. Allora adesso dobbiamo dirci: fermiamoci e capiamo come dobbiamo procedere, perché un intervento così, sul punto più alto della contrada di San Materno, con la tensostruttura che si vede svettare dalla provinciale quando si arriva da Mola, è un danno spaventoso.”
Al termine della riunione si è accennato ad altri due punti:
5) La necessità di individuare delle alternative per limitare i tendoni dell’uva e in generale la monocoltura, per esempio intercettando finanziamenti e attivando fondi per promuovere altre varietà di coltivazioni agricole;
6) Rilevare (e sanzionare) con più attenzione le infrazioni di vario genere, dalla distruzione dei muretti a secco all’abbandono dei rifiuti, al taglio degli ulivi.
Alla fine il sindaco Colonna si è impegnato a dare seguito a questo primo incontro per entrare nello specifico degli argomenti trattati con i progettisti del PUG.
La riunione si è sciolta alle ore 20.00 con l’intesa di una nuova convocazione per metà novembre per il primo incontro con l’ing. Giordano e l’arch. Fuzio.
_______________________
NOSTRE CONSIDERAZIONI
E’ molto positivo che, finalmente, si sia aperto un tavolo di confronto tra alcune associazioni molesi (ma, ad esempio, in materia ambientale, non risulta invitato il Comitato STOP Martucci) e l’Amministrazione comunale in merito alla tutela dell’area rurale.
Tuttavia, vi è da segnalare l’assenza di una vera politica urbanistica che perdura da decenni, in particolare da quando l’ex Sindaco ed ex Assessore Berlen ha fatto la sua comparsa sulla scena istituzionale.
In un così lungo periodo si è proceduto a derogare al Piano Regolatore Generale (PRG) vigente mediante continui accordi di programma con la Regione Puglia in variante automatica allo stesso PRG, per la realizzazione di nuove espansioni urbanistiche in zona “F” per attività collettive e in zona agricola.
Peraltro, in assenza di un Piano dei Servizi che desse sostanza e caratterizzazione alle numerose zone “F” per attività collettive, queste sono lasciate allo stato brado, con i proprietari costretti comunque a pagare la tassazione di riferimento senza alcuna garanzia di utilizzo, ovvero con permessi a costruire rilasciati in regime di forte discrezionalità.
Il risultato è quello di un tessuto urbano assolutamente sfilacciato, con le periferie prive di servizi e con urbanizzazioni spesso approssimate, incomplete e carenti.
Non molto diversa è la situazione del tessuto urbano consolidato, con il centro che si spopola in conseguenza del forte invecchiamento della popolazione e della messa in vendita di case cadenti che rimangono per lo più invendute. E si configura così una schizofrenia di fondo della città: periferie popolose e scarsamente vivibili, centro urbano (borgo antico e centro storico dei secoli ‘600-800) decadente e con gravi problemi igienico-sanitari e di microcriminalità. E non va meglio, anzi, nella cosiddetta “Mola Bianca” novecentesca: una distesa di case unifamiliari senza alcun servizio, né commerciale, né di verde urbano, né di parcheggi. E su tutto il bubbone della ex scuola elementare “De Amicis” di Via Trento, in abbandono totale con una situazione di degrado e di sporcizia da alto allarme sanitario.
La situazione dei litorali è anch’essa molto pesante: cementificazioni selvagge e abusive, con le ville a mare confiscate non ancora demolite nonostante il voto in tal senso del Consiglio comunale (ottobre 2019), scarico a mare della fogna bianca alla sciala delle cozze, folle progetto del solarium-spiaggia urbana alla Rotonda con la previsione di centinaia di piloni in cemento armato infissi nel fondale del mare per reggere una doppia trama di travi in acciaio che, a sua volta, reggerà una piattaforma in legno sintetico, abbandono di rifiuti ovunque, ecc..
In questo quadro sconfortante non meraviglia affatto la situazione dell’area rurale, anche in questo caso con estese mini discariche selvagge di rifiuti indifferenziati, quasi mai rimosse, stato della viabilità disastroso, scarsa distribuzione del servizio idrico e fognario, roghi tossici con la combustione di materiale plastico di copertura dei tendoni di uva da tavola in dismissione e di tubazioni di irrigazione da sostituire e di flaconi vuoti di fitofarmaci. Roghi che producono diossina e altre sostanze tossiche, nocive e cancerogene.
Su tutto preme minaccioso e invadente il cancro della discarica Martucci con l’inquinamento permanente della falda acquifera e del sottosuolo, con la presenza di coltivazioni al suo ridosso, i cui prodotti finiscono sulle nostre tavole e anche all’estero. Una metastasi che la politica non sa e non vuole estirpare per connivenze antiche con il sistema di gestione dei rifiuti.
In questo quadro desolante dell’agro molese, si inquadra primariamente la problematica dell’espansione della “Città dei ragazzi”.
Un’assenza completa di trasparenza ha finora contraddistinto questa vicenda, caratterizzata da molte zone d’ombra: finanziamenti non ben definiti e non esplicitati nei documenti attuali sottoposti al voto del Consiglio comunale, terreni comunali agricoli in comodato e ora in compravendita con velate richieste di cambio di destinazione d’uso, protocollo d’intesa che non definisce le modalità di utilizzo a favore della comunità locale delle nuove strutture sportive, ostruzionismo dell’apparato politico-burocratico verso i residenti di San Materno – Brenca che hanno chiesto e attendono ancora la documentazione ufficiale dell’intricata vicenda amministrativa, dopo un regolare accesso agli atti.

Peraltro, induce a riflettere, e molto, la velleità del recupero della devianza giovanile rimanendo sulla “collina” mentre servirebbero “preti di strada”, come Lorenzo Milani, Tonino Bello, Andrea Gallo, Pino Puglisi, Maurizio Patriciello… che scendano nei luoghi della dis-aggregazione giovanile, soprattutto laddove è lo stessa proposta di delibera di Consiglio comunale, in discussione nella seduta odierna, a prendere atto che il grave fenomeno sociale non solo non è sotto controllo ma, a Mola, è addirittura peggiorato.
E su tutto un preoccupante consumo di suolo in una zona di grande pregio ambientale e paesaggistico, zona di dimore storiche di alta valenza architettonica e culturale, faticosamente recuperate e tenute in esercizio, e di uno dei pochi habitat premurgiani che finora non avevano ricevuto danni estesi.

Finora, appunto. Non era affatto necessario sversare copioso cemento per un campo da calcio da 22 giocatori, quando da poco il Comune ha recuperato il Caduti di Superga, ed ergere tensostrutture in plastica visivamente invadenti, sul punto più panoramico del poggio, per campi da paddle che imprenditori privati sono già stati autorizzati a realizzare o attendono autorizzazioni da tempo in aree per attività collettive, con continui ritardi e vessazioni della pubblica amministrazione, mentre lo stadio comunale fatiscente e pericoloso resta in una condizione igienica paurosa e la comunità non dispone nemmeno di una piscina pubblica, né di una pista di atletica leggera.

E’ un’operazione che spinge ad interrogarsi sulle sue reali finalità, tant’è che per la gestione delle nuove attrezzature sportive è stata costituita una società a responsabilità limitata, soggetta alle norme del codice civile e della legge fallimentare, oltre che a quelle specifiche del Terzo settore.
Ora che purtroppo il danno ambientale è conclamato, si tratta di impedire che una nuova espansione “bruci” altra terra buona, a cominciare da quella del noto “boschetto”, a due passi dall’impianto sportivo.
E’ ora di fermarsi e di riflettere: sia sul reale significato del recupero della devianza giovanile e sulle vere azioni da intraprendere “in strada”, non sulla collina, che sulla piena e non formale difesa dell’habitat premurgiano, a cominciare dal diritto all’integrità del paesaggio che, ricordiamolo a tutti, a cominciare dagli amministratori pubblici, è costituzionalmente protetto.





Non ho potuto partecipare all’incontro per ragioni di salute, ma non posso non osservare (condividendo tutto il resto) che nell’incontro gli amministratori presenti non hanno neppure accennato al fatto che stavano elaborando d’intesa con il sacerdote imprenditore (e anche politico, visto che mi dicono che partecipi sia pure con discrezione alle campagne elettorali: notizia da appurare ovviamente) un protocollo d’intesa! Non mi sembra un modo corretto e leale di dialogare con un pool di associazioni rappresentative di interessi collettivi.
Chi fa sbaglia, chi non fa crede per questo di non sbagliare, ma Dante ci spiega il destino di coloro che non intraprendono nessuna azione.
Ora non prendiamocela con padre Giuseppe per il fatto che a Mola servono preti di strada.
Per la devianza poi serve anche la prevenzione e il giusto intervento dell’assessore al ramo.
Poi serve un assessore al ramo pure per le problematiche paesaggistiche (dov’è tale assessorato, ormai scomparso dalla Giunta).
Spero che a Mola venga al più presto formata una vera Giunta Comunale operativa per tutte le necessità del paese.
Grazie dell’attenzione