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INTERVISTA ALLO STORICO VITO DIDONNA: “PANEGIRICO” E ALTRE STORIE

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“Mola Libera” ha intervistato il prof. Vito Didonna che, nei mesi scorsi, ha illustrato l’importante documento storico dedicato alla Madonna Addolorata del 1747, ritrovato, probabilmente non a caso, a Trieste.

Chi è il prof. Vito Didonna

Il prof. Vito Didonna è nato a Noicattaro il 19 maggio 1948. Ha fatto gli studi liceali a Conversano. Si è laureato in filosofia con una tesi sulla rivolta di Masaniello nel diario di Francesco Capecelatro.

Negli anni ’70 ha diretto diverse radio private e nel 1976 è stato assessore alla cultura nell’amministrazione di sinistra di Saponaro a Noicattaro. Ha partecipato alla fondazione della biblioteca comunale e al progetto di restauro del teatro cittadino.

Dopo l’esperienza politica ha insegnato scienze umane e filosofia e storia nei licei. Contemporaneamente si è occupato di ricerche storiche sul territorio partendo da documenti inediti, pubblicando 12 volumi tutti in cartaceo e online.

E’ ritornato nel 2013 a fare l’assessore alla cultura a Noicattaro con il sindaco Sozio riprendendo e portando al finanziamento il restauro del teatro ottocentesco.

Ha collaborato con Filippo Affatati a diverse mostre documentarie. Risiede a Mola dal 1998.

Ecco le domande di “Mola Libera” al prof. Vito Didonna

Come nasce la tua passione per la storia locale? Qual è il periodo storico di tuo maggiore interesse?

Sono laureato in filosofia ma la tesi riguardava la rivolta napoletana di Masaniello portando a termine un interesse per la storia iniziato con gli studi liceali a Conversano con il prof. Logroscino. Poi, dopo l’abilitazione, ho insegnato in provincia di Milano, Acquaviva, Altamura e Conversano per 35 anni. Sono stato più volte assessore alla Cultura al comune di Noicattaro, promuovendo l’istituzione della Biblioteca Comunale e il recupero del Teatro Cittadino. Nel corso degli anni ho portato avanti i miei interessi per la storia pubblicando dodici volumi e partecipando a numerosi convegni. Non ho una preferenza per un periodo particolare in quanto la mia attenzione si focalizza sulla scoperta di un documento che analizzo inserendolo nel contesto culturale ed economico. Ho iniziato la mia attività di pubblicista con i rarissimi e unici documenti sulla peste di Noja del 1815.

Nei mesi scorsi ti sei occupato di un importante documento settecentesco ritrovato a Trieste da tuo cognato Filippo Affatati: il panegirico della Madonna Addolorata. Tenendo conto che la marineria mercantile di Mola aveva rapporti molto stretti con il porto di Trieste nel corso del 1700, e che il ritrovamento nella città giuliana potrebbe non essere casuale, puoi spiegare ai lettori in cosa consiste il documento e perchè è così importante?

In una relazione del 1783 si descrive il porto di Mola estremamente attivo con le località di Trieste e Venezia e si enumerano la presenza di 8 trabaccoli, 2 pandore e un pipero utilizzati per trasportare olio, grano, mandorle e carrube. In questo contesto è plausibile affermare la presenza di famiglie di Mola trasferite in quei porti per commercio, un trasferimento che comportava anche beni immateriali come, nel nostro caso, il manoscritto del Panegirico. Il documento è estremamente importante perchè è un esempio di oratoria ispirata a Bossuet, predicatore francese, ed evidenzia l’importanza della chiesa della Maddalena e la diffusione del culto dell’Addolorata a Mola. Tra l’altro il predicatore anonimo fa riferimento a lavori di ristrutturazione recenti finanziati da privati ma anche alla presenza della Confraternita dell’Addolorata. Curiosità letteraria…nei fogli per 13 volte è ripetuto il termine spasimo che, a mio parere, rimanda alla diffusione del culto della Madonna dello Spasimo di cui esiste a Mola, nella chiesa della Purificazione, una pregevole statua.

Da ultimo hai tenuto la relazione storica per la mostra sulla “Puglia nel Regno delle Due Sicilie”, organizzato dalla ProLoco e dall’Associazione culturale “Le 7 Muse di Apollo”, con la direzione artistica di Filippo Affatati, svoltasi nel Castello Angioino. Cosa contengono i documenti esibiti al pubblico e, in particolare, cosa narrano – in termini di vita sociale, economica e amministrativa – quelli che riguardano Mola?

Nella mostra del Regno delle Due Sicilie erano presenti quasi 40 documenti che riguardavano Mola. In particolar modo 3 erano pertinenti alla peste di Noja del 1815 e descrivono il controllo del mare per impedire sbarchi; quattro documenti invece descrivono l’attività dell’ospedale presso l’ex convento dei Francescani; un documento riguarda l’appalto della vendita della neve; un altro molto umano riguarda la petizione di una madre, tale Maria Pesce, per l’esenzione del servizio militare del figlio; ancora due che analizzano dati demografici: la città nel 1822 contava 7900 abitanti e nel 1858 11.400; alcuni decreti per la lavorazione del sapone e il commercio dell’olio. Ho detto nella relazione che manca uno studio complessivo di Mola nel periodo analizzato e che quindi questi documenti erano importanti come la presenza della Carboneria “Apostolato” e il ruolo di Giuseppe De Santis e dell’arciprete Francesco Noya nelle rivolte del 1848. Ho aggiunto, chiudendo, che a Mola si contarono 1920 voti nel plebiscito a favore dell’Unità .

Ti sei anche occupato delle vicende storiche che riguardano la famiglia Zuccarino. Che ricerche hai condotto nello specifico? Perchè è così importante questa famiglia nella storia di Mola? A quali risultati e convinzioni storiche sei giunto sul suo ruolo?

Mi sono occupato degli Arcipreti Zuccarino facendo ricerche sulla storia della chiesa dalla Maddalena, riscontrando una diretta volontà di Angelo Antonio Zuccarino nella costruzione della stessa. Ho notato anche la presenza di un prezioso crocifisso ligneo, con le iniziali della famiglia, del Settecento sull’altare della Madonna del Carmine sempre nella chiesa della Maddalena. Le successive letture di memorie storiche mi hanno convinto del ruolo di antagonisti al potere feudale dei Vaaz tanto che si parla della morte di Angelo Antonio Zuccarino a Troia avvelenato da Edoardo Vaaz. Mola non è stata riconoscente agli arcipreti se non per una strada dedicata a loro, permettento ultimamente la scomparsa della cappella di S. Materno con relativo altare costruita da Giuseppe Zuccarino.

Lo storico Pietro Giannone

In base ai tuoi studi e ricerche, è esistita una Mola antecedente a quella fondata (o rifondata) da Carlo d’Angiò? Che ne pensi delle affermazioni dello storico Giannone sull’esistenza di una Mola pre-angioina e della dichiarata esistenza di un porto che commerciava con la sponda opposta dell’Adriatico e dal quale sarebbero partiti anche vascelli per la Terrasanta?

In merito a questa domanda sicuramente meglio di me è accreditato il nuovo studio sul Castello scritto da Berlingerio e Consiglio. Tuttavia ti informo che sto lavorando su una dettagliata relazione economica su Mola voluta da Bernardo Tanucci per conto del re Ferdinando IV che descrive il porto di Mola molto attivo nei rapporti commerciali con Ragusa e le isole dell’arcipelago greco e successivamente con Ferrara, Venezia e Trieste. Quest’inverno la docente Ventura, in una conferenza al Cav, ha mostrato i reperti trovati nel castello affermando di conseguenza una preesistenza umana nel luogo prima della costruzione del maniero, non so dirti altro sull’argomento.

Di cosa ti stai occupando in questi mesi? Le ricerche riguardano solo Mola o anche Noicattaro, tua città natale?

Vito Positano, diplomatico italiano nato a Noicattaro

Attualmente per Mola stiamo pubblicando il testo integrale del Panegirico con trascrizione e storia della Chiesa della Maddalena e la presentazione è prevista per metà settembre. Con la Fabbrica delle Idee ho un progetto di analisi della Relazione del 1783 sulla città di Mola e in più con Filippo Affatati una serie di mostre documentarie su personaggi di spicco della politica e cultura molese. Invece per Noicattaro devo rieditare il testo di ricerche documentarie sul teatro cittadino e sto collaborando con l’Ambasciata Italiana a Sofia per celebrare Vito Positano, nojano, che nel 1873 salvò la capitale bulgara dalla distruzione turca.

 

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