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LA FESTA DI SAN ROCCO NEL PERIODO FASCISTA: QUANDO FU ARRESTATO L’ARCIPRETE DI MOLA

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Ecco un dettagliato resoconto dello storico prof. Vito Didonna sulle complesse e delicate vicende che attraversarono la vita della Confraternita di San Rocco nel decennio 1921-1931.

di Vito Didonna

La festa di San Rocco dall’Archivio della Confraternita di Mola (1921-1931).

Lo scorso anno ho avuto modo di consultare alcuni documenti presenti nell’Archivio Storico Diocesano di Bari relativi alla Confraternita di San Rocco di Mola e ricordo i più importanti: il volantino del 1886, in pieno colera, che sospendeva la festa di San Rocco per motivi sanitari; la costruzione nel 1911 dell’attuale altare al Santo nella Matrice con la relativa richiesta sottoscritta da 600 molesi; le lettere di espulsione del confratello Vito Castellana; il verbale di consegna alle Clarisse dell’oro di San Rocco e infine una copia dello Statuto della Confraternita.

Quest’anno ho preso in considerazione invece i documenti della stessa Confraternita conservati nella sede di Mola.

I documenti da me consultati fanno parte di un registro di 134 pagine che raccoglie la stesura di 61 verbali delle riunioni capitolari che vanno dal 1921 al 1931: la lettura dei registri si è rivelata preziosa per la storia del culto di San Rocco a Mola ma anche per la storia della città in quegli anni.

Nelle prime pagine dei verbali c’è un elenco dei confratelli iscritti nel 1920, anno della fondazione della Congrega: ben 274, di cui 154 consorelle e 124 confratelli. Un dato questo che fa riflettere sull’importanza del culto del Santo di Montpellier a Mola e sulla diffusione popolare della devozione.

Aprendo il registro, a pag. 3, si dichiara che la confraternita viene canonicamente eretta il 16 agosto 1920 con decreto dell’Arcivescovo Vaccaro di Bari con il titolo di San Rocco, speciale Patrono della città di Mola. Si specifica che l’iniziativa parte dall’Arciprete del tempo don Pietro Novielli e il 9 gennaio del 1921 si riunisce per la prima volta la congrega e il primo Priore eletto è Matteo Deliso.

Uno degli atti rilevanti di questo periodo è la decisione di costruire nel cimitero la cappella gentilizia, acquistando il terreno a prezzo contenuto da mastro Lorenzo Roca il quale si impegna anche a realizzare il manufatto: tutto questo è descritto nella riunione del 13 dicembre 1921, giorno di Santa Lucia, data anche della prima vestizione dei confratelli.

Nell’incontro del mese di novembre del 1922 si parla della raccolta obbligatoria dell’olio da parte dei confratelli nei trappeti, olio che poi veniva venduto e il ricavato versato nelle casse della congrega.

Altro dato importante che si rileva dai verbali è la decisione presa nel marzo del 1931 della vendita dell’oro di San Rocco per la costruzione della nuova base della statua. E la sera del 7 maggio 1931 gli amministratori della congrega prendono in esame i bozzetti della base presentati da tre artisti: Giaquinto e Loprieno di Bari e Affatati di Mola. Alla fine della gara si sceglie il progetto di Loprieno al costo di 7300 lire: per l’occasione si specifica anche la qualità del legno da usare, tiglio o pioppo, e l’indoratura della base.

Ma l’evento più importante descritto in molti verbali della Confraternita dagli anni 1926 al 1932, evento che per poco non portò allo scioglimento della stessa, è la vicenda dell’espulsione dei confratelli amministratori Vito e Domenico Castellana: a questa si aggiunge la polemica con l’Arcivescovo di Bari e con l’Arciprete Novielli.

Le vicende videro coinvolti anche don Nicola Alberotanza, personaggio di spicco in quel periodo, proprietario del noto “palazzo delle 100 stanze” e banchiere, e il Podestà di Mola, Monetti.

La descrizione dei fatti inizia nel verbale della riunione capitolare del 16 ottobre 1926: l’Arciprete Novielli con “dolorose parole” risponde ai malumori dei confratelli sull’oro del Santo e sulle offerte in denaro raccolte in chiesa e non consegnate alla Congrega.

La discussione si accende quando il confratello Vito Rago, uno dei fondatori dell’associazione, con “impeto e arroganza appella sfruttatori” gli amministratori per degli ammanchi di cassa. E nel luglio del 1927 l’assemblea chiede trasparenza e affida allo stesso Rago il mandato di fare verifiche sulle sottrazioni di denaro dalla cassa della Confraternita.

Nel mese di agosto del 1927 si tiene una riunione capitolare a cui partecipano esponenti politici e istituzionali: don Nicola Alberotanza, presidente onorario del comitato festa, e il Podestà di Mola, Monetti.

E’ un episodio questo che rivela il forte intreccio tra politica e devozione religiosa a Mola nel periodo fascista.

Vito Rago nella riunione alza il dito accusatore contro l’ex cassiere Vito Castellana e l’ex vicepresidente Domenico Castellana incolpandoli di aver falsificato la firma sui verbali, di non aver riportato incassi degli interessi sui capitali affidati, di ammanchi nella vendita dell’oro e nelle offerte in denaro, di trasferimento illecito di capitali alla banca Martucci.

Alla fine dell’acceso incontro, don Nicola Alberotanza che presiede, dopo un tentativo di mediazione, mette ai voti la decisione di espulsione di Vito e Domenico Castellana e l’assemblea approva per 29 voti a favore e 20 contrari. Nella successiva seduta del 20 agosto, l’assemblea dà mandato agli amministratori di una querela nei confronti dei Castellana e di nominare due avvocati per costituirsi parte civile nel processo e difendere gli interessi e la dignità della confraternita.

L’accaduto sconvolse il paese di Mola e il sentimento dei numerosi devoti a San Rocco: si aggiunse a questo l’attacco, durante la processione, del priore Nicola Valentini all’Arciprete Novielli, in piazza pubblica davanti al Podestà e al Maresciallo dei Carabinieri. Le cronache del tempo raccontano di un tumulto popolare nelle ore pomeridiane del 15 agosto 1927 e dell’arresto dell’Arciprete, di un processo al prelato in cui venne dimostrata l’innocenza.

I successivi verbali parlano della posizione dell’Arcivescovo di Bari che invia a Mola il prelato don Francesco Bitetto. Questi davanti a tutti condanna il comportamento del Priore e invita la Confraternita a ritirare la querela, richiamandosi alle regole statutarie di fratellanza, attribuendo a “beghe personali” l’accaduto.

Per rispondere alle decisioni dell’Arcivescovo, viene convocata una riunione capitolare in cui i confratelli ribadiscono l’espulsione dei Castellana ma si ritengono disposti a ritirare la querela a patto che la controparte risarcisca i danni alla congrega.

Dopo la presa di posizione della Diocesi, Vito Castellana, non contento dell’atteggiamento dei suoi ex confratelli, presenta un memoriale all’Arcivescovo discolpandosi per l’accaduto e chiedendo la riammissione. La Curia invia di conseguenza alla Confraternita una lettera circostanziata ritenendo l’accaduto una dimenticanza, pregando i confratelli di riammettere il Castellana.

Il braccio di ferro tra Diocesi e Congrega continua: alle ore 21 del 14 giugno 1930, nella riunione capitolare, alla presenza di 50 confratelli e assente l’Arciprete, il Priore propone all’assemblea di accettare il decreto dell’Arcivescovo di riammissione del Castellana.

In modo unanime però i confratelli rispondono che “se il Castellana dovesse essere riammesso nessuno resterebbe nella confraternita” e quindi si rigetta il decreto vescovile.

Nel frattempo i verbali riportano che l’organizzazione della festa di San Rocco è in difficoltà per mancanza di fondi: difficoltà, penso, dovute sia ai descritti problemi interni sia alla crisi economica di quel periodo a Mola, causata dal dissesto della banca di don Nicola Alberotanza che aveva dissipato i risparmi delle famiglie molesi. A questa si aggiunge anche la disoccupazione scatenata  dalla caduta della borsa negli Stati Uniti, dove lavoravano migliaia di molesi devoti al Santo.

Per reagire alla crisi i confratelli e gli amministratori cercano di rimpinguare le casse vendendo i loculi della cappella gentilizia al cimitero: i grandiosi festeggiamenti degli anni 1920-21 erano ormai un lontano nostalgico ricordo.

Un colpo di coda dell’espulso Vito Castellana si ha ancora nell’ottobre del 1932 quando mons. Bitetto, diventato arciprete di Mola, propone una lettera dell’ex confratello a discolpa di quanto avvenuto, rendendosi disponibile a fare dei versamenti di riparazione: la confraternita di San Rocco è irremovibile e Vito Castellana non è più riammesso nella religiosa società.

Così si chiude la mia lettura dei verbali nel decennio 1921-1931: una sintesi di avvenimenti che alla fine mi ha fatto apprezzare la netta e “testarda” posizione della Confraternita sul caso Castellana che non accetta compromessi con chi aveva utilizzato a fini personali la fede in San Rocco e chi aveva mandato al lastrico i risparmi degli emigrati molesi.

E solo in questo modo, dopo cento anni da quegli eventi, la Congrega è riuscita a conservare e rafforzare fino a oggi la devozione popolare della città verso il Santo di Montpellier.

In ultimo, ringrazio la Confraternita di San Rocco per la disponibilità a consultare il suo archivio.

 Mola, agosto 2022                                        

Vito Didonna

                                                                                                                                                       

 

 

                                                                                               

 

 

 

 

 

 

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